In breve
Nel 206 a.C. Liu Bang, un capovillaggio senza origini aristocratiche, fondò la dinastia Han sulle rovine dell’impero Qin, crollato pochi anni dopo aver unificato la Cina con la forza. Gli Han governarono, con un’interruzione, per circa quattro secoli, e stabilirono un modello di stato che sarebbe durato duemila anni: temperarono il rigore legalista dei Qin con l’etica confuciana del merito e della virtù, avviarono una selezione dei funzionari basata in parte su raccomandazione e in parte su merito, e allargarono l’orizzonte cinese verso ovest attraverso le missioni diplomatiche di Zhang Qian. Sotto gli Han si consolidò anche un’identità culturale così duratura che l’etnia oggi maggioritaria in Cina si chiama Han, e la sua scrittura è ancora chiamata “caratteri Han”.
Contesto
Nel 221 a.C. il regno di Qin aveva unificato con la forza gli stati rivali della Cina della pianura del fiume Giallo e del bacino dello Yangtze, imponendo scrittura, pesi, misure e assi dei carri comuni sotto un governo legalista che non tollerava dissenso. Quel governo si reggeva però su tasse pesanti, su una mobilitazione massiccia di manodopera coatta per opere pubbliche colossali — strade, canali, il primo tratto della futura Grande Muraglia, il mausoleo del primo imperatore — e su un codice penale che puniva con estrema severità anche i piccoli ritardi negli obblighi di corvée. Morto il primo imperatore nel 210 a.C., l’impero si rivelò incapace di reggere il proprio peso: rivolte contadine scoppiarono quasi ovunque, e nel giro di pochi anni i Qin si dissolsero.
Fra i capi ribelli che si contesero l’eredità Qin, due emersero sugli altri: Xiang Yu, generale di nobile lignaggio ed eccellente comandante in campo, e Liu Bang, capo di un piccolo distretto rurale nello stato di Chu, senza ascendenza aristocratica né esperienza militare paragonabile. Fu il primo caso, nella storia cinese registrata, in cui un uomo di origini così comuni conquistò il trono imperiale: un fatto che i vincitori avrebbero poi raccontato come prova che il mandato del cielo premia la virtù, non il sangue, e che per questo va letto anche come racconto interessato, non solo come cronaca.
Svolgimento
La guerra fra Liu Bang e Xiang Yu, nota come contesa Chu-Han, durò dal 206 al 202 a.C. Liu Bang si mostrò meno abile in battaglia ma più capace di attrarre alleati e di trattenere consiglieri capaci; Xiang Yu, pur superiore sul campo, si alienò progressivamente il sostegno con episodi di violenza indiscriminata verso le città sconfitte. Nel 202 a.C., dopo la sconfitta finale di Xiang Yu a Gaixia, Liu Bang si proclamò imperatore, assumendo il nome templare di Gaozu, e fissò la capitale a Chang’an, presso l’attuale Xi’an, nella stessa valle del fiume Wei da cui secoli prima erano partiti gli Zhou.
Il nuovo governo mantenne l’impalcatura amministrativa unificata dei Qin — la stessa scrittura, la stessa rete di comandi e distretti, gran parte dello stesso apparato di funzionari — ma ne alleggerì drasticamente il peso materiale: le imposte fondiarie furono ridotte a una frazione di quelle qin, gli obblighi di lavoro coatto diradati, le pene più severe del codice legalista abolite o attenuate. Fu una scelta concreta più che ideologica: i consiglieri di Gaozu erano convinti che i Qin fossero caduti proprio per aver spremuto la popolazione oltre il sostenibile, e alleggerire tasse e corvée era il modo più diretto per non fare la stessa fine.
Sul piano ideologico, gli Han conservarono per i primi decenni un impianto legalista di fatto, ma cominciarono a integrarvi l’etica confuciana della virtù del sovrano e del merito dei funzionari. Il processo raggiunse una svolta sotto l’imperatore Wu, che regnò dal 141 all’87 a.C.: il confucianesimo fu elevato a dottrina di stato, e nel 124 a.C. fu fondata un’accademia imperiale per formare funzionari sui classici confuciani. Accanto alla raccomandazione locale — i governatori di provincia dovevano segnalare periodicamente candidati di virtù riconosciuta — si affiancò così una componente di selezione basata sulla conoscenza dei testi: un precursore rudimentale, non un sistema di esami imperiali completo, che si svilupperà pienamente solo secoli più tardi, sotto i Sui e i Tang.
Sempre sotto Wu, l’impero si allargò verso ovest. Nel 138 a.C. l’imperatore inviò l’ufficiale Zhang Qian in missione diplomatica verso l’Asia centrale, in cerca di alleati contro i nomadi Xiongnu che minacciavano la frontiera settentrionale; Zhang Qian fu catturato e trattenuto per anni dagli stessi Xiongnu, ma riuscì infine a raggiungere la Battriana e il regno di Fergana, e tornò a Chang’an con informazioni dettagliate su regni, merci e cavalli fino ad allora sconosciuti alla corte Han. Le sue missioni aprirono contatti commerciali regolari con l’Asia centrale, la premessa materiale di quella rete di scambi che i posteri chiameranno “via della seta” — un nome coniato solo nell’Ottocento dal geografo tedesco Ferdinand von Richthofen: proiettarlo su una singola strada già esistente nel II secolo a.C. è un anacronismo, un punto che questo atlante segnala anche altrove.
Nel 9 d.C. il reggente Wang Mang usurpò il trono e proclamò una nuova dinastia, gli Xin, interrompendo per breve tempo la continuità Han; una rivolta la rovesciò nel 23 d.C. e un ramo cadetto della famiglia imperiale restaurò la dinastia, spostando la capitale più a est, a Luoyang. Per questa cesura gli storici distinguono i Han occidentali, o anteriori (206 a.C.-9 d.C.), dai Han orientali, o posteriori (25-220 d.C.).
Conseguenze
Nel breve periodo, l’alleggerimento fiscale e la fine dei lavori forzati massicci restituirono stabilità alla popolazione contadina, la base materiale su cui ogni dinastia cinese doveva reggersi: senza quel sollievo concreto, difficilmente il nuovo regime avrebbe retto meglio di quello Qin.
Nel lungo periodo, gli effetti furono più duraturi di quelli di qualunque altra dinastia antica cinese. Il confucianesimo come ideologia di stato, temperato dall’impianto amministrativo legalista ereditato dai Qin, restò l’assetto ideale a cui le dinastie cinesi successive avrebbero fatto riferimento fino al 1912. La selezione dei funzionari per merito e raccomandazione, per quanto ancora lontana da un sistema di esami compiuto, pose un principio — che il servizio dello stato non spetti per nascita — che nessuna dinastia cinese avrebbe più del tutto abbandonato. L’espansione verso ovest aperta da Zhang Qian collegò stabilmente la Cina all’Asia centrale, con conseguenze commerciali e culturali durate secoli.
L’effetto più visibile è quello identitario: l’etnia oggi maggioritaria in Cina si chiama Han, e i caratteri della sua scrittura sono ancora chiamati hanzi, “caratteri Han” — un’eredità di quattro secoli di governo che nessun’altra dinastia cinese avrebbe più eguagliato in durata.
Nel frattempo altrove
- 500 a.C.I Garamanti — Africa
- 300 a.C.L'impero Maurya — Asia meridionale
- 300 a.C.I Maya preclassici — Americhe
- 300 a.C.Alessandria — Europa
- 218 a.C.Annibale — Europa
- 138 a.C.L'impero partico — Medio Oriente
- 300 d.C.Verso il Pacifico orientale — Oceania
Come lo sappiamo
La fonte principale sulla fondazione degli Han è lo Shiji, le “Memorie di uno storico” compilate da Sima Qian intorno al 94 a.C., quindi circa un secolo dopo gli eventi narrati. Sima Qian era uno storico di corte Han, e il suo racconto ha anche un intento moralizzante dichiarato: contrapporre la virtù e la clemenza di Liu Bang alla tirannia dei Qin. Va letto come tale, non come un resoconto neutro: un funzionario che scrive per la dinastia regnante non è un testimone imparziale della caduta di quella precedente.
Su questo la storiografia distingue ciò che è consolidato da ciò che è più incerto. La cronologia dinastica — la caduta dei Qin, la contesa Chu-Han, la fondazione del 202 a.C., l’interruzione di Wang Mang — è attestata da fonti multiple e non è in discussione. Molto meno certi sono i dettagli biografici di Liu Bang prima della sua ascesa: gli aneddoti sulla sua nascita straordinaria e sulla sua indole magnanima da giovane funzionario di villaggio vengono quasi tutti dallo Shiji e da opere successive che ne dipendono, e sono probabilmente abbelliti — il genere premiava la costruzione di un fondatore virtuoso, e Sima Qian scriveva per una corte che aveva ogni interesse a quella costruzione.
Restano incerte anche l’estensione reale del sollievo fiscale nei primi decenni Han — le fonti trasmesse ne parlano in termini generali, senza le cifre puntuali che permetterebbero un confronto rigoroso con il carico qin — e la reale portata del meccanismo di raccomandazione dei funzionari, di cui sappiamo più dai principi enunciati negli editti imperiali che dalla pratica amministrativa effettiva.
Approfondimenti
- Sima Qian, Shiji (“Memorie di uno storico”), in traduzione — la fonte primaria sulla fondazione Han, da leggere sapendo che è anche un’opera di corte con un fondatore da nobilitare.
- Michael Loewe, The Government of the Qin and Han Empires: 221 BCE-220 CE (2006) — la sintesi più diretta su come cambiò concretamente l’amministrazione fra le due dinastie.
- Mark Edward Lewis, The Early Chinese Empires: Qin and Han (2007) — inquadra la continuità istituzionale fra Qin e Han oltre la cesura ideologica raccontata dalle fonti Han.