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Atlante della storia umana

RivoluzioniL'età delle rivoluzioni

La rivoluzione francese

Sovranità popolare, cittadinanza, coscrizione di massa e Terrore

esatto

1650Rivoluzioni1850

In breve

Fra il 1789 e il 1794, in Francia, una crisi fiscale della monarchia si trasformò in un rovesciamento dell’ordine politico d’Europa. Gli Stati generali convocati a Versailles per approvare nuove tasse si dichiararono Assemblea nazionale sovrana, presero la Bastiglia il 14 luglio 1789 e abolirono in poche settimane i privilegi feudali e la monarchia assoluta, proclamando diritti dichiarati universali. Il processo, radicalizzato dalla guerra e dalla paura del tradimento, sfociò nella repubblica, nell’esecuzione del re e nel Terrore giacobino del 1793-94, quando il Comitato di salute pubblica guidato da Robespierre inventò insieme la coscrizione di massa e il sospetto come categoria giudiziaria. Conta perché da qui in poi «cittadino», «nazione» e «sovranità popolare» diventarono il lessico ordinario della politica, non un’ipotesi filosofica.

Contesto

Nel 1789 lo stato francese era sull’orlo dell’insolvenza. Il debito pubblico, già gonfio per le guerre del secolo, era cresciuto ulteriormente per il sostegno militare e finanziario dato alla guerra d’indipendenza americana, conclusa nel 1783: un intervento che aveva contribuito ad affermare altrove i principi di sovranità popolare e diritti naturali discussi altrove in questo atlante, e che in patria lasciava le casse vuote. Il sistema fiscale era iniquo per costruzione: il regno era diviso in tre ordini — clero, nobiltà e terzo stato — e i primi due, pur possedendo gran parte della terra, restavano in larga misura esenti dalle imposte dirette, che gravavano quasi per intero su contadini, artigiani e borghesia urbana. I tentativi di riforma fiscale dei ministri Turgot e Necker erano falliti contro la resistenza dei ceti privilegiati.

A questo si sommò una crisi materiale acuta: il raccolto del 1788 fu pessimo, seguito da un inverno rigidissimo, e nella primavera del 1789 il prezzo del pane a Parigi assorbiva la maggior parte del salario di un lavoratore. Luigi XVI, per sbloccare lo stallo fiscale, convocò per il maggio 1789 a Versailles gli Stati generali, l’assemblea dei tre ordini che non si riuniva dal 1614.

Svolgimento

Gli Stati generali si aprirono il 5 maggio 1789. Il terzo stato, che rappresentava oltre il novantacinque per cento della popolazione ma pesava un terzo nel voto per ordine, chiese il voto per testa; di fronte al rifiuto della corte, il 17 giugno i suoi deputati si proclamarono Assemblea nazionale, sostenendo di rappresentare da soli la nazione sovrana. Trovato il 20 giugno il luogo di riunione sbarrato, giurarono nella sala della Pallacorda di non sciogliersi finché la Francia non avesse avuto una costituzione: il giuramento della Pallacorda fu il primo atto di autonomia sovrana dell’assemblea rispetto alla corona.

Il 14 luglio la folla parigina, temendo un intervento militare contro l’assemblea, assaltò la fortezza della Bastiglia in cerca di polvere da sparo: il presidio si arrese dopo poche ore, e il governatore fu ucciso e decapitato dalla folla. L’evento, militarmente minore, divenne il simbolo della rivoluzione e la data della festa nazionale francese. Nelle settimane seguenti le campagne furono percorse dalla «grande paura», voci di bande al soldo dei nobili che spinsero i contadini ad attaccare castelli e archivi feudali.

Per arginare il collasso dell’ordine rurale, la notte fra il 4 e il 5 agosto 1789 l’Assemblea abolì in blocco i diritti feudali, le decime ecclesiastiche e i privilegi fiscali degli ordini: in una seduta durata poche ore cadde un sistema di privilegi costruito in secoli. Il 26 agosto approvò la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, che proclamava gli uomini liberi ed eguali in diritti e fondava la sovranità nella nazione, non nel monarca.

La monarchia costituzionale che ne seguì durò meno di due anni. Nel giugno 1791 Luigi XVI tentò di fuggire all’estero travestito, fu riconosciuto e fermato a Varennes: il fallimento della fuga distrusse la credibilità di un re che aveva cercato di abbandonare il paese proprio mentre ne era il capo costituzionale. La guerra contro Austria e Prussia, dichiarata nel 1792, radicalizzò il processo: dopo la caduta della monarchia il 10 agosto 1792, la neonata Convenzione proclamò la repubblica il 21 settembre. Luigi XVI, processato per tradimento, fu ghigliottinato il 21 gennaio 1793.

Fra il 1793 e il 1794 la repubblica, in guerra su più fronti e minacciata da rivolte interne come quella della Vandea, attraversò il Terrore: il potere esecutivo si concentrò nel Comitato di salute pubblica, dominato da Robespierre, che governò per decreto attraverso i rappresentanti in missione e i tribunali rivoluzionari. Nell’agosto 1793 la Convenzione decretò la levée en masse, la coscrizione di massa di uomini e risorse al servizio della guerra: fu la prima volta che uno stato europeo mobilitò l’intera popolazione maschile adulta come riserva militare permanente, un modello che avrebbe segnato la guerra europea per oltre un secolo. Il Terrore giustiziò migliaia di sospetti, reali o presunti nemici della rivoluzione, con la ghigliottina come strumento pubblico di un’uccisione dichiarata legale. Il 27 luglio 1794 (9 termidoro nel calendario rivoluzionario) una coalizione di deputati che si sentivano essi stessi minacciati fece arrestare e giustiziare Robespierre, chiudendo la fase del Terrore.

Conseguenze

Nel breve periodo la rivoluzione abolì la società per ordini, nazionalizzò i beni della chiesa, introdusse il sistema metrico decimale e ridisegnò l’amministrazione del paese in dipartimenti uniformi. La coscrizione di massa del 1793, ereditata e perfezionata dagli eserciti napoleonici, cambiò la scala della guerra europea: eserciti di centinaia di migliaia di coscritti sostituirono le forze professionali di dimensioni limitate del Settecento.

Nel lungo periodo la rivoluzione diede all’Europa e alle sue colonie un vocabolario politico nuovo — cittadino, nazione, sovranità popolare, costituzione scritta — che sopravvisse alla sua stessa sconfitta militare e circolò attraverso le guerre napoleoniche fino a diventare il linguaggio comune dei movimenti liberali e nazionali del secolo successivo.

Il contrasto fra il principio proclamato e la sua applicazione fu però immediato ed esplicito, non un giudizio retrospettivo. La Dichiarazione del 1789 parlava di «uomo» e di diritti universali, ma l’Assemblea non riconobbe alle donne diritti politici. Nel 1791 Olympe de Gouges pubblicò la Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne, che riscriveva articolo per articolo il testo del 1789 sostituendo «uomo» con «donna» per mostrarne l’esclusione strutturale; fu giustiziata nel 1793 durante il Terrore, ufficialmente per le sue posizioni politiche, non per lo scritto sui diritti delle donne. Nelle colonie la Convenzione abolì la schiavitù nel 1794, un atto radicale per l’epoca, ma Napoleone la ripristinò nel 1802: la vicenda, legata a doppio filo alla rivoluzione scoppiata a Haiti nel 1791, è approfondita nella voce dedicata a quella rivoluzione.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

La rivoluzione è fra gli eventi meglio documentati della storia moderna: gli atti dell’Assemblea e della Convenzione furono stampati e diffusi quasi in tempo reale, la stampa periodica esplose in numero di testate, e sopravvivono migliaia di lettere, memorie e diari di partecipanti di ogni ceto. Le fonti materiali — la Bastiglia demolita e venduta pezzo per pezzo come souvenir, gli oggetti del culto rivoluzionario, la ghigliottina conservata in diversi musei — integrano la documentazione scritta.

Il punto storiografico più rilevante non riguarda i fatti, largamente stabiliti, ma la loro interpretazione complessiva, e conviene dirlo esplicitamente invece di sceglierne una in silenzio. Per gran parte del Novecento prevalse una lettura marxista classica, quella di storici come Georges Lefebvre e Albert Soboul: la rivoluzione come rivoluzione borghese, motore del passaggio da un ordine feudale a uno capitalistico, con il conflitto di classe come chiave esplicativa di fondo. Dagli anni Settanta questa lettura fu contestata dalla storiografia detta «revisionista», di cui François Furet è il nome più citato: Furet sostenne che la dimensione decisiva della rivoluzione fosse politico-culturale e ideologica, non di classe economica, e che il Terrore non fosse una deviazione imposta dalle circostanze militari ma un esito reso possibile dalla stessa logica della sovranità popolare assoluta, che non ammetteva un’opposizione legittima. Le due letture non sono del tutto conciliabili, e questa scheda le presenta entrambe senza sceglierne una come definitiva: la loro disputa è essa stessa parte di cosa sappiamo della rivoluzione, perché ne segna la ricezione politica per due secoli.

Resta discusso anche il bilancio delle vittime del Terrore: le stime più citate parlano di circa 16.600 condanne a morte pronunciate dai tribunali rivoluzionari, a cui si aggiungono le uccisioni sommarie durante la repressione della Vandea, il cui numero è oggetto di stime divergenti e in parte irrecuperabili per mancanza di registri sistematici.

Approfondimenti

  • William Doyle, The Oxford History of the French Revolution (1989) — la sintesi in un volume più citata in inglese, un buon punto di partenza prima di entrare nel dibattito storiografico.
  • François Furet, Interpreting the French Revolution (1981) — il testo che ha spostato l’attenzione dalla lotta di classe alla dimensione politico-ideologica: utile proprio per misurare la distanza dalla lettura marxista classica.
  • Simon Schama, Citizens: A Chronicle of the French Revolution (1989) — una narrazione discontinuista, che insiste sulla violenza come tratto presente fin dall’inizio del processo rivoluzionario e non solo nel Terrore.
  • Olympe de Gouges, Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne (1791) — il testo primario che rende visibile, articolo per articolo, il limite di genere della Dichiarazione del 1789.

Riferimenti

  • Déclaration des droits de l'homme et du citoyen, 1789
  • Olympe de Gouges, Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne, 1791
  • François Furet, Interpreting the French Revolution, 1981, Cambridge University Press
  • Simon Schama, Citizens: A Chronicle of the French Revolution, 1989, Alfred A. Knopf
  • William Doyle, The Oxford History of the French Revolution, 1989, Oxford University Press

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