In breve
La mattina dell’11 settembre 2001 diciannove uomini di al-Qaeda dirottano quattro aerei di linea negli Stati Uniti, distruggendo le Torri Gemelle del World Trade Center e colpendo il Pentagono; un quarto velivolo, il volo United 93, precipita in Pennsylvania dopo la rivolta dei passeggeri. Muoiono quasi tremila persone in poche ore, il numero più alto per un singolo attacco sul suolo statunitense. Gli Stati Uniti rispondono con l’invasione dell’Afghanistan e con un ampliamento senza precedenti dei poteri di sorveglianza interna, aprendo una “guerra al terrorismo” che nei due decenni successivi ridisegnerà eserciti, confini, aeroporti e diritti civili in tutto il mondo.
Contesto
Alla fine degli anni Novanta al-Qaeda era un’organizzazione relativamente piccola ma già radicata: nata nel 1988 dall’esperienza della guerriglia antisovietica in Afghanistan, guidata da Osama bin Laden, un ingegnere saudita di famiglia ricca convertito alla causa del jihad globale, si era spostata prima in Sudan e poi, dal 1996, di nuovo in Afghanistan, dove i taliban al potere le offrivano rifugio in cambio di risorse e uomini. Bin Laden aveva formalizzato la sua rottura con Washington nel 1996 e nel 1998 con due fatwa che dichiaravano dovere religioso uccidere americani e loro alleati ovunque nel mondo, motivate soprattutto dalla presenza di truppe statunitensi in Arabia Saudita dopo la guerra del Golfo del 1991 e dal sostegno americano a Israele.
L’organizzazione aveva già colpito prima del 2001: l’attentato al World Trade Center del 1993, con un’autobomba nel garage sotterraneo che uccise sei persone senza far crollare la torre; gli attacchi simultanei alle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania nel 1998, oltre duecento morti; l’attacco suicida contro il cacciatorpediniere USS Cole nel porto di Aden nel 2000. Le agenzie di intelligence americane, in particolare la CIA, seguivano bin Laden da anni e avevano raccolto segnali di un attacco imminente nell’estate del 2001, ma le informazioni restarono frammentate fra agenzie che non comunicavano bene fra loro, un problema che la Commissione d’inchiesta avrebbe poi definito un fallimento sistemico più che un singolo errore. Il piano dei dirottamenti, ideato da Khalid Sheikh Mohammed e approvato da bin Laden, era in preparazione dal 1996 e gli attentatori si erano addestrati al volo in scuole civili negli Stati Uniti stessi, entrando nel paese con visti regolari.
Svolgimento
La mattina dell’11 settembre 2001 quattro gruppi di dirottatori presero il controllo di altrettanti voli di linea partiti dalla costa orientale degli Stati Uniti. Alle 8:46 il volo American Airlines 11 colpì la Torre Nord del World Trade Center a New York; alle 9:03 il volo United Airlines 175 colpì la Torre Sud, rendendo evidente in diretta televisiva che non si trattava di un incidente. Alle 9:37 il volo American Airlines 77 si schiantò contro il Pentagono, a Washington D.C., sede del Dipartimento della Difesa. Il quarto aereo, il volo United Airlines 93, diretto probabilmente contro il Campidoglio o la Casa Bianca, precipitò in un campo vicino a Shanksville, in Pennsylvania, alle 10:03, dopo che i passeggeri, informati via telefono di quanto stava accadendo altrove, tentarono di riprendere il controllo della cabina.
Le due torri del World Trade Center, alte oltre quattrocento metri, crollarono entro un’ora e mezza dagli impatti: la Torre Sud alle 9:59, la Torre Nord alle 10:28. Il crollo fu causato dal cedimento delle strutture metalliche indebolite dal calore degli incendi alimentati dal carburante degli aerei, non da un’esplosione controllata come sosterranno in seguito alcune teorie del complotto. Morirono 2.977 persone, comprese le vittime dei quattro aerei: cittadini di oltre novanta paesi, centinaia di vigili del fuoco e agenti di polizia intervenuti nei soccorsi, impiegati intrappolati ai piani alti. Fu l’attacco più letale mai avvenuto sul suolo statunitense.
La risposta politica fu immediata. Il presidente George W. Bush dichiarò la “guerra al terrorismo” e il Congresso approvò in poche settimane, il 26 ottobre 2001, lo USA PATRIOT Act, che ampliava enormemente i poteri di sorveglianza, intercettazione e detenzione delle autorità federali. Il 7 ottobre 2001 iniziò l’operazione Enduring Freedom, l’invasione dell’Afghanistan da parte di una coalizione a guida statunitense, con l’obiettivo dichiarato di rovesciare il regime taliban, che rifiutava di consegnare bin Laden, e smantellare le basi di al-Qaeda nel paese. Il regime taliban cadde entro dicembre, ma bin Laden sfuggì alla cattura, probabilmente rifugiandosi nelle montagne di Tora Bora al confine col Pakistan, e sarebbe stato individuato e ucciso dalle forze speciali statunitensi solo il 2 maggio 2011, in un raid ad Abbottabad, in Pakistan.
Conseguenze
Nel breve periodo gli attentati trasformarono la sicurezza aeroportuale e il rapporto fra libertà civili e prevenzione, con la creazione negli Stati Uniti del Department of Homeland Security e della Transportation Security Administration, e con controlli su bagagli, identità e movimenti delle persone estesi in tutto il mondo. La NATO invocò per la prima e finora unica volta nella sua storia l’articolo 5 del trattato, la clausola di difesa collettiva, considerando l’attacco a un membro dell’alleanza come un attacco a tutti.
Nel lungo periodo la “guerra al terrorismo” si allargò ben oltre l’Afghanistan. Nel 2003 l’amministrazione Bush invase l’Iraq sulla base di accuse, poi rivelatesi infondate, di possesso di armi di distruzione di massa e di legami con al-Qaeda: la guerra irachena, distinta nelle cause dall’11 settembre ma giustificata retoricamente come sua continuazione, avrebbe prodotto centinaia di migliaia di morti e destabilizzato la regione per anni, contribuendo indirettamente alla nascita dello Stato Islamico. Le due guerre in Afghanistan e Iraq, insieme a operazioni minori in altri paesi, sarebbero durate vent’anni, fino al ritiro statunitense da Kabul nell’agosto 2021, il conflitto più lungo della storia americana.
Sul piano interno, il Patriot Act e i programmi di sorveglianza rivelati poi da Edward Snowden nel 2013 ridefinirono il confine fra sicurezza nazionale e privacy dei cittadini, un dibattito che attraversò anche l’Europa e altri paesi che adottarono normative simili. Le pratiche di detenzione a Guantánamo Bay, gli interrogatori definiti dai critici come tortura e le “extraordinary rendition” divennero oggetto di controversia internazionale duratura. Sul piano culturale, l’11 settembre alimentò un’ondata di islamofobia in molti paesi occidentali e ridisegnò la percezione pubblica dell’Islam e dei musulmani, un effetto che gli storici considerano fra i più duraturi e meno riconosciuti dell’evento.
Nel frattempo altrove
- 1991La fine dell'URSS — Europa
- 2000Nollywood e le industrie culturali del Sud — Africa
- 2001La Cina nel WTO — Asia orientale
- 2004Lo tsunami dell'Oceano Indiano — Asia orientale
- 2011Le primavere arabe — Medio Oriente
- 2015Le isole e il livello del mare — Oceania
- 2023L'India più popolosa — Asia meridionale
Come lo sappiamo
L’11 settembre è probabilmente l’evento storico più documentato mai avvenuto, per la combinazione di diretta televisiva globale, migliaia di testimoni, telefonate dai voli e dagli edifici, e un’inchiesta ufficiale straordinariamente estesa. La National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States, nota come Commissione 9/11, pubblicò nel 2004 un rapporto di oltre 500 pagine basato su interviste a oltre 1.200 persone in dieci paesi e sull’esame di più di 2,5 milioni di pagine di documenti, diventando la fonte di riferimento su fatti, cronologia e responsabilità dell’intelligence. A questo si aggiungono le registrazioni delle torri di controllo, i tabulati delle compagnie aeree, i filmati amatoriali e professionali degli impatti e dei crolli, e le indagini tecniche del National Institute of Standards and Technology sul cedimento strutturale degli edifici.
Restano nodi dibattuti. Il più importante riguarda quanto le agenzie di intelligence statunitensi avrebbero potuto prevenire l’attacco: la Commissione parlò di un “fallimento di immaginazione” più che di informazioni mancanti, ma la ripartizione delle responsabilità fra CIA, FBI e Casa Bianca resta oggetto di polemica politica. Un secondo filone riguarda il ruolo dell’Arabia Saudita: quindici dei diciannove dirottatori erano cittadini sauditi, e la desecretazione parziale, avvenuta solo nel 2021, di documenti FBI su possibili contatti fra dirottatori e funzionari sauditi ha riacceso il dibattito su complicità statali mai pienamente chiarite. Circolano infine teorie del complotto che negano la natura accidentale dei crolli o ipotizzano un coinvolgimento del governo statunitense: sono state esaminate e respinte dalla comunità scientifica e ingegneristica, ma restano diffuse, un caso di scuola su come un evento iper-documentato possa comunque generare narrazioni alternative persistenti.
Approfondimenti
- National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States, The 9/11 Commission Report (2004) — il rapporto ufficiale, base di ogni ricostruzione successiva dei fatti e delle falle di intelligence.
- Lawrence Wright, The Looming Tower: Al-Qaeda and the Road to 9/11 (2006) — la storia più completa della nascita di al-Qaeda e del percorso verso l’attentato, Premio Pulitzer.
- Steve Coll, Ghost Wars (2004) — la storia dell’intervento della CIA in Afghanistan dagli anni Ottanta fino alla vigilia dell’11 settembre.
- Terry McDermott, Perfect Soldiers (2005) — un’indagine sui diciannove dirottatori, chi erano e come si sono radicalizzati.