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Atlante della storia umana

Mondo contemporaneoClima, pandemia, IA

L'India più popolosa

Il baricentro demografico del mondo cambia paese

esatto

1991Mondo contemporaneo2026

In breve

Nella primavera del 2023 l’India superò la Cina come paese più popoloso del mondo. Secondo le stime del Dipartimento per gli affari economici e sociali delle Nazioni Unite (UN DESA), pubblicate il 19 aprile 2023, entro la fine di quel mese la popolazione indiana raggiunse circa 1.428,6 milioni di abitanti contro i 1.425,7 milioni della Cina continentale. Fu la prima volta, da quando esistono stime demografiche affidabili per entrambi i paesi, che la Cina cedeva il primato: un sorpasso reso possibile da un decennio di fecondità cinese in caduta libera e da una transizione demografica indiana più lenta.

Contesto

Quando l’India ottenne l’indipendenza nel 1947, contava poco più di 340 milioni di abitanti; la Cina, uscita dalla guerra civile nel 1949, ne contava circa 540 milioni. Nei decenni successivi entrambi i paesi affrontarono lo stesso problema — nutrire e impiegare popolazioni in rapida crescita — con strategie opposte. In India la produzione agricola crebbe a partire dalla metà degli anni Sessanta grazie a varietà di grano e riso ad alta resa, irrigazione estesa e fertilizzanti chimici: un pacchetto di tecniche noto come rivoluzione verde, che allontanò lo spettro delle carestie ricorrenti senza che lo stato imponesse per legge un limite alle nascite. Un tentativo di sterilizzazione di massa condotto durante lo stato d’emergenza proclamato da Indira Gandhi fra il 1975 e il 1977 restò un episodio isolato e politicamente costoso, abbandonato con il ritorno al voto.

La Cina scelse invece la via del vincolo legale. Dopo una campagna già restrittiva negli anni Settanta, il Partito comunista impose dal 1980 la politica del figlio unico, applicata con gradi diversi di severità a seconda delle province e delle minoranze etniche. La fecondità cinese scese sotto la soglia di sostituzione (2,1 figli per donna) già negli anni Novanta e vi restò stabilmente; quella indiana calò più lentamente, scendendo sotto quella stessa soglia solo fra la fine degli anni Dieci e l’inizio degli anni Venti, secondo le stime nazionali più recenti attorno a 1,98 nel 2023. Il divario non dipese solo dalla politica cinese: Feng Wang, Baochang Gu e Yong Cai hanno mostrato che una parte consistente del calo della fecondità cinese era già in corso prima del 1980, spinta da urbanizzazione e istruzione femminile, e che la politica del figlio unico ne accelerò e irrigidì la traiettoria più che determinarla da sola. Pechino abolì formalmente il vincolo alla fine del 2015, con effetto dal 1° gennaio 2016, sostituendolo con un limite di due figli poi esteso a tre nel 2021; la fecondità cinese, però, non si è ripresa, restando attorno a 1,0-1,2 figli per donna nei primi anni Venti, un segno che le cause profonde del crollo — costo dell’abitazione e dell’istruzione, lavoro femminile, cultura urbana della famiglia piccola — non si lasciano invertire per decreto.

Svolgimento

Il 19 aprile 2023 la Divisione popolazione di UN DESA, con sede a New York, pubblicò il policy brief n. 153, «India Overtakes China as the World’s Most Populous Country», basato sulla revisione 2022 del World Population Prospects. Le stime a metà anno indicavano per l’India circa 1.428,6 milioni di abitanti contro i 1.425,7 milioni della Cina continentale: un margine di poco meno di tre milioni di persone, entro l’incertezza statistica di entrambe le cifre, ma sufficiente perché l’ONU annunciasse il sorpasso come compiuto o imminente entro la fine del mese.

Non fu un evento osservato direttamente in un giorno preciso: né l’India né la Cina disponevano allora di un censimento aggiornato. L’India non svolgeva un censimento nazionale dal 2011 — quello previsto per il 2021 era stato rinviato per la pandemia di covid-19 e non risultava ancora completato — e le cifre indiane erano perciò stime modellizzate a partire da rilevazioni campionarie e proiezioni di fecondità e mortalità. Il dato cinese era invece un’estrapolazione dell’Ufficio nazionale di statistica di Pechino, che nel gennaio 2023 aveva già annunciato per il 2022 il primo calo della popolazione cinese dal 1961 — l’anno della grande carestia seguita al Grande balzo in avanti —, pari a 850.000 persone: un segnale che la popolazione cinese aveva già superato il proprio massimo storico.

Il sorpasso ebbe un’eco pubblica ampia, in parte proprio perché nessuna delle due capitali celebrò o contestò formalmente la cifra: il governo indiano non pubblicò una stima ufficiale concorrente, e Pechino si limitò a osservare, tramite un portavoce del ministero degli Esteri, che il valore di un paese non si misura solo in abitanti. La coincidenza con la presidenza di turno del G20, assunta dall’India proprio nel 2023, offrì al governo di Narendra Modi un’occasione retorica che sfruttò ampiamente nei mesi successivi, presentando il paese come voce crescente del Sud globale.

Conseguenze

Nel breve periodo il sorpasso non cambiò nulla di per sé: è un dato statistico, non un evento con effetti materiali immediati. Ne rese però visibile una struttura già in atto. L’India ha una popolazione molto più giovane di quella cinese — un’età mediana stimata attorno ai 28 anni contro quasi 39 in Cina — e una quota di popolazione in età lavorativa (15-64 anni) di circa i due terzi del totale. È la condizione materiale del cosiddetto dividendo demografico: Shekhar Aiyar e Ashoka Mody, usando la variazione della struttura per età fra gli stati indiani, hanno stimato un effetto positivo consistente e robusto della quota di popolazione in età lavorativa sulla crescita economica. Ma un dividendo demografico non è automatico: si converte in crescita solo se l’economia crea abbastanza posti di lavoro qualificato per assorbire ogni anno milioni di nuovi ingressi nella forza lavoro, se il sistema scolastico li forma adeguatamente e se le città — dove si concentra la crescita occupazionale non agricola — riescono a costruire in tempo alloggi, trasporti e servizi per un’urbanizzazione che nel 2023 restava, con poco più di un terzo della popolazione, ancora inferiore a quella cinese. Il rischio, discusso da più economisti indiani, è che la finestra demografica si chiuda — l’età mediana indiana è proiettata a salire a circa 38 anni entro metà secolo — prima che il paese diventi ricco, replicando in forma attenuata il problema che la Cina affronta oggi con un’popolazione che invecchia rapidamente prima di aver raggiunto il reddito pro capite dei paesi ad alto reddito.

Sul piano internazionale il nuovo primato demografico rafforzò una narrazione già in corso sul peso crescente dell’India: la più grande democrazia del mondo per popolazione, un mercato interno che pesa sulle strategie industriali delle multinazionali, una base di consumatori e di lavoratori qualificati (in particolare nei servizi digitali e nell’informatica) che alimenta ambizioni di seggio permanente al Consiglio di sicurezza dell’ONU e di ruolo di ponte fra il blocco occidentale e il Sud globale. Per la Cina, specularmente, il sorpasso arrivò insieme a un dibattito interno sulle conseguenze del calo demografico — meno lavoratori, più anziani da assistere, pressione crescente sul sistema pensionistico — che il governo di Pechino affronta con incentivi alla natalità finora poco efficaci.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

Il dato di partenza va maneggiato con cautela: non è un conteggio, è una stima modellizzata. L’India non ha condotto un censimento dal 2011, e le cifre del 2023 derivano da proiezioni costruite su indagini campionarie precedenti; la Cina pubblica cifre annuali dall’anagrafe e da indagini a campione, ma con una storia di revisioni al ribasso che nella letteratura demografica ha sollevato dubbi sulla loro accuratezza negli anni precedenti al sorpasso. Per questo UN DESA non indicò mai un giorno preciso del sorpasso, ma una finestra di fine aprile 2023: la differenza fra le due popolazioni stimate, circa 2,9 milioni di persone su un totale di oltre 1,4 miliardi, è comparabile al margine di errore implicito nelle proiezioni stesse, e diversi demografi hanno osservato che il sorpasso potrebbe essere avvenuto mesi prima o dopo la data annunciata senza che nessuno se ne accorgesse.

Resta inoltre dibattuto quanto della caduta della fecondità cinese sia attribuibile alla politica del figlio unico rispetto alla trasformazione socioeconomica del paese: la lettura di Wang, Gu e Cai, che ridimensiona il ruolo della coercizione statale a favore di urbanizzazione e istruzione femminile, non è l’unica in campo, e parte della letteratura demografica cinese attribuisce alla politica un effetto più diretto e duraturo sulla struttura per età del paese. Sul lato indiano, l’assenza di un censimento aggiornato dal 2011 rende ogni cifra — dalla popolazione totale alla composizione per età — una stima costruita, non un fatto misurato: un limite che gli stessi rapporti dell’ONU riconoscono esplicitamente nelle note metodologiche.

Approfondimenti

  • UN DESA, India Overtakes China as the World’s Most Populous Country (2023) — il policy brief che annunciò il sorpasso, con le cifre e la metodologia della stima.
  • UN DESA, World Population Prospects 2022: Summary of Results (2022) — la revisione delle proiezioni ONU su cui si basa l’intero episodio.
  • UNFPA, State of World Population 2023 (2023) — il rapporto annuale che colloca il sorpasso nel quadro più ampio delle otto miliardi di persone sulla Terra e mette in guardia contro le narrazioni allarmistiche sulla popolazione.
  • Feng Wang, Baochang Gu, Yong Cai, The End of China’s One-Child Policy (2016) — la lettura più citata su cause ed effetti della politica del figlio unico e sulla sua abolizione.
  • Shekhar Aiyar, Ashoka Mody, The Demographic Dividend: Evidence from the Indian States (2011) — la stima econometrica più citata sull’effetto della struttura per età sulla crescita economica indiana, utile per capire cosa è in gioco nel dividendo demografico.

Riferimenti

  • UN DESA, Population Division, India Overtakes China as the World's Most Populous Country, 2023, UN DESA Policy Briefs, No. 153 doi:10.18356/27081990-153
  • UN DESA, Population Division, World Population Prospects 2022: Summary of Results, 2022, United Nations
  • UNFPA, State of World Population 2023: 8 Billion Lives, Infinite Possibilities, 2023, United Nations Population Fund
  • Feng Wang, Baochang Gu, Yong Cai, The End of China's One-Child Policy, 2016, Studies in Family Planning, 47(1) doi:10.1111/j.1728-4465.2016.00052.x
  • Shekhar Aiyar, Ashoka Mody, The Demographic Dividend: Evidence from the Indian States, 2011, IMF Working Paper, No. 2011/038 doi:10.5089/9781455217885.001

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