In breve
Nel 2024 la popolazione dell’Africa supera per la prima volta il miliardo e mezzo di persone, con un’età mediana di circa 19 anni: il continente più giovane del pianeta, in un mondo che nel suo complesso invecchia. Mentre le proiezioni delle Nazioni Unite indicano per l’Africa una crescita che continuerà per decenni, Cina, Giappone, Corea del Sud e Italia registrano già un calo della popolazione, e la crescita demografica globale si concentra sempre più in una manciata di paesi africani e asiatici.
Contesto
Per gran parte del Novecento l’Africa restava, in termini assoluti, il continente meno popolato dopo l’Oceania: nel 1960 contava circa 283 milioni di abitanti, un decimo della popolazione mondiale. Da allora la crescita non si è più fermata. La mortalità infantile, altissima ancora a metà secolo, è scesa in modo costante grazie a vaccinazioni di massa, terapie di reidratazione orale, migliore accesso all’acqua potabile e ai servizi sanitari di base; la mortalità generale è calata insieme a essa. La fecondità, invece, è rimasta a lungo elevata: in gran parte dell’Africa subsahariana le famiglie hanno continuato ad avere in media quattro o più figli per donna, ben oltre la soglia di sostituzione, in un contesto dove i figli restavano una forma di sicurezza economica e dove la scolarizzazione femminile, che quasi ovunque nel mondo anticipa il calo della fecondità, si è diffusa più lentamente che altrove. Il risultato di questa combinazione — mortalità in discesa rapida e fecondità in discesa lenta — è la piramide d’età più larga alla base di qualunque regione del pianeta: milioni di bambini e adolescenti che nei decenni successivi sarebbero diventati la generazione più numerosa mai nata nel continente. Contemporaneamente, in Europa e in Asia orientale la transizione demografica, cominciata prima, si avvicinava al suo esito opposto: fecondità sotto la soglia di sostituzione da decenni, popolazioni che invecchiavano e, in alcuni casi, avevano già smesso di crescere.
Svolgimento
Secondo le stime delle Nazioni Unite pubblicate nella revisione 2024 del World Population Prospects, nel corso del 2024 la popolazione dell’Africa ha superato 1,5 miliardi di persone, un numero più che quintuplicato rispetto al 1960. L’età mediana del continente è di circa 19 anni, contro una media mondiale vicina ai 30 e valori superiori ai 45 in Giappone e in Italia: significa che metà degli africani ha meno di 19 anni, la quota di popolazione in età lavorativa (20-64 anni) è destinata a salire da 883 milioni nel 2024 a circa 1,6 miliardi nel 2050, e la fecondità media resta intorno a 4 figli per donna, quasi il doppio della media globale. Le stesse proiezioni indicano che la crescita non si fermerà presto: l’Africa dovrebbe toccare circa 2,5 miliardi di abitanti nel 2050 e avvicinarsi a 3,8 miliardi nel 2100, arrivando a rappresentare, secondo diverse stime, circa un quarto della popolazione mondiale già a metà secolo. Nello stesso anno la Cina, che nel 2022 aveva già iniziato a perdere abitanti dopo decenni della politica del figlio unico, ha registrato il terzo calo annuo consecutivo — quasi 1,4 milioni di persone in meno nel solo 2024 — mentre il Giappone continua a perdere popolazione da quindici anni e la Corea del Sud, con il tasso di fecondità più basso al mondo (0,75 figli per donna nel 2024), è ormai in calo dal 2021. In Italia le nascite sono scese sotto le 400.000 nel 2024, la sedicesima diminuzione annua consecutiva e il livello più basso dall’Unità. Nel 2024 la popolazione era già scesa, secondo le Nazioni Unite, in 63 paesi e territori — quasi la metà in Europa — che insieme rappresentano più di un quarto della popolazione mondiale, mentre altri 48 dovrebbero raggiungere il proprio picco entro i prossimi trent’anni.
Questa crescita concentrata in Africa si è tradotta in una delle urbanizzazioni più rapide della storia. Il Cairo, Lagos e Kinshasa sono già le tre megalopoli del continente, con popolazioni rispettivamente vicine a 25, 13 e 11 milioni di abitanti: secondo le proiezioni della Divisione popolazione delle Nazioni Unite, entro il 2050 potrebbero arrivare a circa 32,6, 28,2 e 29 milioni, con Kinshasa e Lagos che più che raddoppiano nel giro di trent’anni. Più di 700 milioni di africani vivono già in aree urbane, e la cifra dovrebbe salire a circa 1,4 miliardi entro il 2050: circa l’80% della crescita demografica del continente nei prossimi decenni sarà assorbito da città e centri urbani, spesso più rapidamente delle infrastrutture — trasporti, alloggi, reti idriche e fognarie — necessarie a sostenerla.
Conseguenze
Una popolazione giovane e in crescita può tradursi in un “dividendo demografico”: quando il numero di persone in età lavorativa cresce più rapidamente di quello dei dipendenti (bambini e anziani), le risorse pubbliche e familiari liberate possono finanziare istruzione, sanità e investimenti produttivi, come accadde in Asia orientale fra gli anni Sessanta e Novanta. Ma il dividendo non è automatico: richiede che quei milioni di giovani trovino istruzione di qualità e lavoro dignitoso, condizione tutt’altro che scontata dove la disoccupazione giovanile resta alta e i sistemi scolastici sono spesso sotto pressione. Se questi investimenti mancano, la stessa crescita demografica rischia di tradursi in disoccupazione diffusa, urbanizzazione informale e pressione migratoria verso un’Europa che, viceversa, ha sempre più bisogno di manodopera per sostenere le proprie popolazioni che invecchiano: un’interdipendenza demografica fra le due sponde del Mediterraneo destinata a intensificarsi nei prossimi decenni. Sul fronte opposto, i paesi che invecchiano più rapidamente — Cina, Giappone, Corea del Sud, gran parte dell’Europa meridionale e orientale — si trovano a fronteggiare la contrazione della forza lavoro, la sostenibilità di pensioni e sanità pubblica pensate per popolazioni in crescita, e in alcuni casi un declino assoluto del numero di abitanti che nessuna politica natalista messa in campo finora è riuscita a invertire in modo duraturo. Il baricentro demografico del pianeta si sposta quindi in modo netto verso l’Africa e, in misura minore, verso l’Asia meridionale: entro la fine del secolo una parte crescente della popolazione, della forza lavoro e dei consumi mondiali sarà concentrata in paesi che nel 1960 pesavano poco sugli equilibri globali.
Nel frattempo altrove
- 2011Le primavere arabe — Medio Oriente
- 2015Le isole e il livello del mare — Oceania
- 2015L'accordo di Parigi — Europa
- 2020La pandemia di COVID-19 — Asia orientale
- 2022La guerra in Ucraina — Europa
- 2023L'India più popolosa — Asia meridionale
- 2023Intelligenza artificiale generativa — Americhe
Come lo sappiamo
Le cifre di questa voce vengono principalmente dal World Population Prospects, la serie di stime e proiezioni che la Divisione popolazione delle Nazioni Unite pubblica dagli anni Cinquanta e aggiorna ogni due anni combinando censimenti nazionali, registri anagrafici e indagini demografiche campionarie: la revisione 2024 è la ventottesima edizione della serie. Le proiezioni verso il 2050 e il 2100 sono per loro natura incerte, tanto più quanto più ci si allontana nel tempo: dipendono da ipotesi sull’andamento futuro della fecondità che possono rivelarsi sbagliate, come già accaduto in passato quando la fecondità africana è scesa più lentamente delle attese. Restano inoltre dibattuti i tempi e l’intensità del “dividendo demografico” africano — se e quanto le economie del continente riusciranno a trasformare la crescita della popolazione in età lavorativa in crescita economica reale, questione su cui organizzazioni come la Banca africana di sviluppo e il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione insistono da anni senza che il consenso sia unanime — e la qualità stessa dei dati di base in diversi paesi africani, dove i censimenti sono meno frequenti e meno capillari che altrove, il che rende le stime nazionali soggette a revisioni anche sensibili da un rapporto all’altro.
Approfondimenti
- United Nations, Department of Economic and Social Affairs, Population Division, World Population Prospects 2024: Summary of Results (2024) — il rapporto ufficiale con le stime e le proiezioni citate in questa voce.
- Hannah Ritchie, Lucas Rodés-Guirao, Peak global population and other key findings from the 2024 UN World Population Prospects, Our World in Data (2024) — sintesi accessibile dei risultati principali della revisione 2024, con grafici interattivi.
- Kathrin Weny, Rachel Snow, Sainan Zhang, The Demographic Dividend Atlas for Africa: Tracking the Potential for a Demographic Dividend, UNFPA (2017) — analisi paese per paese delle condizioni necessarie perché la crescita demografica si traduca in crescita economica.
- Manolo Corichi, Sofía Hernández Ramones, Julia Armeli, 5 facts about Africa’s population growth, Pew Research Center (2026) — panoramica sintetica e aggiornata con i dati più recenti sulla crescita del continente.