In breve
Il 24 febbraio 2022 la Russia lancia un’invasione su vasta scala dell’Ucraina, otto anni dopo l’annessione della Crimea e l’inizio della guerra nel Donbass. L’offensiva su Kyiv fallisce nelle prime settimane, ma il conflitto si trasforma in una guerra di logoramento lungo un fronte di oltre mille chilometri, con assedi, controffensive e un costo umano ed economico che si misura in centinaia di migliaia di vittime militari e in una crisi energetica che ridisegna i rapporti fra Europa e Russia. È la più grande guerra convenzionale combattuta in Europa dal 1945, e ad agosto 2026, dopo oltre quattro anni, resta senza una soluzione definitiva: tregue parziali e trattative si susseguono senza sfociare, finora, in un accordo di pace comprensivo.
Contesto
L’Ucraina ottiene l’indipendenza nel 1991, con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, ereditando il terzo arsenale nucleare al mondo, che cede alla Russia entro il 1996 in cambio delle garanzie di sicurezza previste dal Memorandum di Budapest del 1994, firmato anche da Stati Uniti e Regno Unito. Nei due decenni successivi il paese resta diviso fra un orientamento filo-occidentale, più forte nell’ovest e nel centro, e uno filo-russo, radicato soprattutto nell’est russofono e in Crimea, mentre la NATO si allarga progressivamente ai paesi dell’ex blocco sovietico e, al vertice di Bucarest del 2008, dichiara che Ucraina e Georgia “diventeranno membri” senza fissare tempi, una formula che Mosca considera da allora una linea rossa.
La crisi esplode nel novembre 2013, quando il presidente Viktor Yanukovich sospende la firma di un accordo di associazione con l’Unione europea sotto pressione russa: le proteste di piazza Maidan a Kyiv, represse con violenza crescente, portano alla sua fuga il 22 febbraio 2014. Nei giorni successivi truppe russe senza insegne — i “piccoli uomini verdi” — occupano la Crimea, dove un referendum organizzato in fretta e non riconosciuto dalla comunità internazionale sancisce formalmente l’annessione russa il 18 marzo 2014. Nello stesso periodo insorgenti filo-russi, con sostegno militare russo mai ammesso ufficialmente da Mosca ma documentato da inchieste indipendenti, proclamano le “repubbliche popolari” di Donetsk e Luhansk nel Donbass: la guerra che ne segue, con oltre 14.000 morti fra il 2014 e il 2022 secondo le stime delle Nazioni Unite, viene solo parzialmente contenuta dagli accordi di Minsk del 2014-2015, mai pienamente attuati da nessuna delle parti.
Svolgimento
Alle prime ore del 24 febbraio 2022 la Russia lancia un’invasione su tre direttrici: verso Kyiv da nord, verso Kharkiv da nord-est, verso il sud attraverso la Crimea. Il presidente Vladimir Putin la definisce una “operazione militare speciale” per la “denazificazione” e la “smilitarizzazione” dell’Ucraina; il presidente Volodymyr Zelensky, che respinge un’offerta statunitense di evacuazione con la frase, divenuta celebre, “ho bisogno di munizioni, non di un passaggio”, resta a Kyiv e diventa il simbolo della resistenza. L’offensiva su Kyiv, concepita per una vittoria rapida, si arena entro le prime settimane per la resistenza ucraina, problemi logistici russi e un uso efficace di missili anticarro forniti dagli alleati occidentali; il 2-3 aprile 2022 le forze ucraine riprendono il controllo dei sobborghi della capitale, dove emergono le stragi di civili di Bucha, oggetto di indagini per crimini di guerra. La Russia ripiega quindi la propria strategia sul Donbass e sul sud.
Nel sud cade Mariupol, città portuale sull’Azov ridotta in macerie da settimane di assedio e bombardamenti, incluso quello al teatro cittadino che ospitava civili sfollati; l’ultima resistenza, asserragliata nell’acciaieria Azovstal, si arrende il 20 maggio 2022. In autunno l’Ucraina lancia due controffensive: a est riprende Kharkiv e gran parte dell’omonima regione a settembre, a sud costringe la Russia a ritirarsi dalla città di Kherson, unico capoluogo regionale conquistato dai russi, l’11 novembre 2022. Nel 2023 il fronte si concentra sulla città orientale di Bakhmut, teatro della battaglia più lunga e sanguinosa del conflitto, condotta in gran parte dalle forze mercenarie del gruppo Wagner e caduta in mano russa il 20 maggio 2023 dopo mesi di combattimenti casa per casa. La controffensiva ucraina dell’estate 2023, molto attesa dagli alleati occidentali, avanza a fatica contro linee difensive russe fortificate con campi minati in profondità, ottenendo solo guadagni territoriali limitati.
Nell’agosto 2024 l’Ucraina sorprende con un’incursione nella regione russa di Kursk, la prima occupazione di territorio russo dalla Seconda guerra mondiale, mentre sul fronte del Donbass la Russia avanza lentamente ma con continuità, conquistando Avdiivka nel febbraio 2024 e altri centri minori negli anni successivi. Fra il 2025 e il 2026 si susseguono tentativi diplomatici, inclusi contatti fra le amministrazioni statunitense e russa e proposte di tregua limitata attorno a festività come la Pasqua e il Giorno della Vittoria del 2026, ma senza che si arrivi, alla data di scrittura di questa voce, a un cessate il fuoco stabile o a un trattato di pace: i nodi irrisolti restano soprattutto lo status territoriale del Donbass e le garanzie di sicurezza per l’Ucraina.
Conseguenze
La Russia, principale fornitore di gas naturale dell’Europa prima del 2022, taglia progressivamente le forniture nel corso dell’anno, provocando un’impennata dei prezzi energetici che costringe i governi europei a razionamenti, sussidi straordinari e un’accelerazione degli investimenti in gas naturale liquefatto e rinnovabili per ridurre la dipendenza da Mosca. Stati Uniti, Unione europea e altri paesi alleati impongono alla Russia il pacchetto di sanzioni economiche più esteso mai adottato contro un’economia di quelle dimensioni, incluso il congelamento di gran parte delle riserve valutarie della banca centrale russa detenute all’estero e l’esclusione di molte banche russe dal sistema di pagamenti SWIFT; l’efficacia di queste misure nel piegare l’economia russa resta oggetto di valutazioni discordanti fra analisti ed economisti.
Sul piano militare la guerra spinge la Finlandia, confine di oltre 1.300 chilometri con la Russia, ad aderire alla NATO il 4 aprile 2023, seguita dalla Svezia il 7 marzo 2024: la fine di decenni di neutralità di entrambi i paesi è uno degli effetti geopolitici più immediati del conflitto, insieme a un generale riarmo dei paesi europei della NATO, che aumentano la spesa militare a ritmi non visti dalla fine della guerra fredda. Il blocco russo dei porti ucraini sul Mar Nero interrompe le esportazioni di grano e altri cereali di uno dei maggiori granai del mondo, con effetti sui prezzi alimentari globali attenuati solo in parte dall’Iniziativa per il grano del Mar Nero, mediata da Turchia e Nazioni Unite dal luglio 2022, da cui la Russia si ritira il 17 luglio 2023. Il costo umano resta enorme e solo parzialmente verificabile: le Nazioni Unite documentano oltre 12.000 morti civili accertati entro il 2025, una cifra che gli osservatori considerano una sottostima, mentre le perdite militari delle due parti, secondo le stime di intelligence occidentali mai confermate ufficialmente da Kyiv o Mosca, si contano probabilmente in centinaia di migliaia fra morti e feriti; milioni di ucraini restano rifugiati all’estero o sfollati internamente.
Nel frattempo altrove
- 2008La crisi finanziaria — Americhe
- 2011Le primavere arabe — Medio Oriente
- 2015Le isole e il livello del mare — Oceania
- 2020La pandemia di COVID-19 — Asia orientale
- 2023L'India più popolosa — Asia meridionale
- 2023Intelligenza artificiale generativa — Americhe
- 2024Il baricentro demografico — Africa
Come lo sappiamo
La guerra in Ucraina è probabilmente il conflitto più documentato in tempo reale della storia, per la combinazione di immagini satellitari commerciali ad alta risoluzione, dati open source geolocalizzati da centri come l’Institute for the Study of War e Bellingcat, video pubblicati dai combattenti stessi con droni e telefoni, e la presenza di corrispondenti di guerra sul terreno per gran parte della durata del conflitto. Le Nazioni Unite, attraverso l’Alto Commissariato per i Diritti Umani, pubblicano bollettini periodici sulle vittime civili basati su verifiche incrociate di più fonti, un metodo che porta gli stessi osservatori a segnalare le proprie cifre come limite minimo accertato, non come conteggio totale.
Restano diversi nodi dibattuti. Le perdite militari di entrambe le parti sono fra i dati meno affidabili del conflitto: Kyiv e Mosca non pubblicano cifre proprie credibili, e le stime circolanti provengono quasi sempre da servizi di intelligence occidentali con margini di incertezza dichiarati ampi. Il ruolo e il peso reale delle sanzioni economiche sull’economia russa, così come l’entità degli aggiramenti attraverso paesi terzi, sono oggetto di analisi che arrivano a conclusioni diverse a seconda della metodologia. Infine, alla data di scrittura di questa voce (agosto 2026), lo stato dei negoziati di pace resta esplicitamente una questione aperta e in evoluzione: tregue temporanee e proposte diplomatiche si sono succedute nel 2025 e nel 2026 senza produrre finora un accordo definitivo, e qualunque descrizione dello stato attuale del conflitto rischia di essere superata dagli eventi nel giro di settimane.
Approfondimenti
- Serhii Plokhy, The Russo-Ukrainian War: The Return of History (2023) — la ricostruzione storica più organica, che colloca l’invasione del 2022 dentro la storia di lungo periodo dei rapporti russo-ucraini.
- Yaroslav Trofimov, Our Enemies Will Vanish: The Russian Invasion and Ukraine’s War of Independence (2024) — cronaca giornalistica dal fronte, scritta da un corrispondente del Wall Street Journal nato a Kyiv.
- Andrew Wilson, Ukraine Crisis: What It Means for the West (2014) — per il contesto del 2014: Maidan, l’annessione della Crimea e l’inizio della guerra nel Donbass.
- Institute for the Study of War, Russian Offensive Campaign Assessments — aggiornamenti quotidiani sull’andamento del fronte, fra le fonti open source più citate dalla stampa internazionale.