In breve
Nel dicembre 1978 Deng Xiaoping consolida il potere effettivo nel Partito Comunista Cinese e avvia un programma di riforme di mercato — decollettivizzazione agricola, zone economiche speciali, apertura agli investimenti esteri — mantenendo intatto il monopolio politico del partito. Ne nasce quello che i dirigenti cinesi chiamano «socialismo di mercato»: la più rapida riduzione di povertà mai registrata nella storia, e un modello di autoritarismo capitalista che nel giro di quattro decenni trasforma la Cina nella seconda economia mondiale.
Contesto
Alla morte di Mao Zedong, il 9 settembre 1976, la Cina esce da un decennio di rivoluzione culturale che ha devastato l’apparato produttivo, l’istruzione superiore e la stessa struttura del partito, oltre a milioni di vite spezzate da persecuzioni politiche. L’economia è stagnante, l’agricoltura collettivizzata fatica a sfamare una popolazione in rapida crescita, e il paese resta largamente isolato dal commercio e dagli investimenti internazionali dopo la rottura con l’Unione Sovietica alla fine degli anni Cinquanta.
Nel mese successivo alla morte di Mao il nuovo segretario Hua Guofeng fa arrestare la «banda dei quattro» — la vedova di Mao Jiang Qing e i suoi alleati, principali responsabili degli eccessi della rivoluzione culturale — ma resta legato alla linea maoista attraverso la formula dei «due assoluti»: qualunque decisione presa da Mao e qualunque sua istruzione vanno rispettate senza eccezioni. È una linea che lascia poco spazio al cambiamento.
Deng Xiaoping, veterano della Lunga Marcia ed ex segretario generale del partito, era stato purgato due volte durante l’era maoista — l’ultima nel 1976, dopo le manifestazioni di piazza Tiananmen in memoria di Zhou Enlai — e riabilitato nel luglio 1977 grazie al sostegno di una parte consistente della vecchia guardia del partito e dell’esercito. Da vicepremier, senza mai assumere le cariche formali di capo di stato o di governo, Deng costruisce nei mesi successivi una rete di alleati riformisti che gli permette di logorare progressivamente l’autorità di Hua, presentandosi come garante di un ritorno all’ordine e al pragmatismo economico dopo anni di caos ideologico.
Svolgimento
Il passaggio decisivo avviene al terzo plenum dell’undicesimo comitato centrale del partito, riunito a Pechino dal 18 al 22 dicembre 1978. Il comunicato finale sposta la priorità nazionale dalla «lotta di classe» alla «modernizzazione socialista», apre la strada a riforme economiche ancora indefinite nei dettagli e segna, di fatto più che di diritto, l’ascesa di Deng Xiaoping a leader supremo del partito, pur senza rivestire il titolo di segretario generale o di presidente. Da quel momento la formula che guida la Cina è il gaige kaifang, «riforma e apertura».
La prima riforma concreta riguarda le campagne. Già nell’inverno 1978, prima ancora del plenum, i contadini del villaggio di Xiaogang, nella provincia di Anhui, avevano segretamente diviso le terre collettive fra le famiglie, rischiando l’accusa di sabotaggio del socialismo; il successo del raccolto convince la dirigenza a legittimare e generalizzare l’esperimento come «sistema di responsabilità familiare»: le famiglie contadine restano formalmente parte della collettività, ma coltivano appezzamenti assegnati e vendono sul mercato quanto eccede le quote consegnate allo stato. Entro la metà degli anni Ottanta il sistema copre quasi tutte le campagne cinesi, e la produzione agricola cresce a ritmi mai visti nella Cina comunista.
Nel 1979 il governo introduce la prima legge sulle imprese miste con capitale estero e designa quattro zone economiche speciali lungo la costa meridionale — Shenzhen, Zhuhai e Shantou nel Guangdong, Xiamen nel Fujian — istituite formalmente nell’agosto 1980. Shenzhen, allora un villaggio di pescatori di poche decine di migliaia di abitanti al confine con Hong Kong, diventa il laboratorio del nuovo modello: sgravi fiscali, burocrazia semplificata e infrastrutture dedicate attirano capitali di Hong Kong, Taiwan e dell’Occidente, in un’area separata dal resto del paese da vincoli doganali interni. Nel 1984 l’apertura si estende a quattordici città costiere, fra cui Shanghai e Guangzhou, e negli anni successivi a intere province.
Le riforme restano però rigorosamente circoscritte al piano economico. Deng liquida nel 1980 il breve movimento del «Muro della democrazia» che a Pechino aveva chiesto anche libertà politiche, e nel 1979 formula i «quattro princìpi cardinali» — via socialista, dittatura democratica popolare, guida del Partito Comunista, marxismo-leninismo-pensiero di Mao Zedong — che restano non negoziabili. Quando nella primavera del 1989 studenti e cittadini occupano piazza Tiananmen chiedendo riforme politiche e la fine della corruzione, Deng, ormai settantacinquenne e privo di cariche formali ma ancora arbitro ultimo del partito, autorizza la repressione militare del 3-4 giugno, con un bilancio di vittime mai chiarito ufficialmente, stimato in centinaia se non migliaia di morti. È la dimostrazione più cruda del limite del modello: mercato senza democrazia.
Conseguenze
Nel breve periodo la decollettivizzazione agricola solleva dalla povertà estrema decine di milioni di famiglie contadine già nei primi anni Ottanta, e il successo delle zone economiche speciali convince la dirigenza a estendere l’apertura commerciale a gran parte della costa. Dopo la battuta d’arresto seguita a Tienanmen, quando le riforme rischiano di essere invertite dall’ala conservatrice del partito, Deng rilancia personalmente il programma con il celebre «viaggio al sud» del gennaio-febbraio 1992, visitando proprio Shenzhen per ribadire che l’apertura economica non è negoziabile.
Nel lungo periodo la Cina diventa, nell’arco di quattro decenni, la seconda economia mondiale e la principale potenza manifatturiera del pianeta, con un ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio nel 2001 che ne suggella l’integrazione nell’economia globale. Shenzhen, da villaggio di pescatori, cresce fino a superare i dodici milioni di abitanti e diventa uno dei principali poli tecnologici e finanziari asiatici. La riduzione della povertà estrema — secondo le stime della Banca mondiale, centinaia di milioni di persone escono dalla soglia di povertà internazionale fra il 1980 e gli anni 2010 — resta il fenomeno di sviluppo più rapido mai documentato.
Il prezzo pagato per questa trasformazione è però la conferma di un sistema in cui il Partito Comunista non condivide mai il potere politico: la repressione di piazza Tiananmen nel 1989 resta un tema rimosso dal discorso pubblico interno, e il modello cinese — crescita economica sostenuta senza pluralismo politico — diventa nei decenni successivi un riferimento per altri regimi autoritari che cercano modernizzazione senza democratizzazione, ponendo una sfida diretta all’ipotesi, diffusa in Occidente negli anni Novanta, che sviluppo economico e apertura politica dovessero necessariamente procedere insieme.
Nel frattempo altrove
- 1946I test nucleari nel Pacifico — Oceania
- 1966La rivoluzione verde — Asia meridionale
- 1969La luna e la rete — Americhe
- 1973La crisi petrolifera — Medio Oriente
- 1979La rivoluzione iraniana — Medio Oriente
- 1980Il vaiolo eradicato — Africa
- 1986Chernobyl — Europa
Come lo sappiamo
Il comunicato ufficiale del terzo plenum del dicembre 1978 è un documento di partito pubblico, così come i discorsi di Deng Xiaoping raccolti nelle sue opere scelte pubblicate dal Partito Comunista Cinese. La cronologia delle riforme — la legalizzazione del sistema di responsabilità familiare, l’istituzione delle zone economiche speciali, il viaggio al sud del 1992 — è documentata da archivi di partito, statistiche ufficiali cinesi e resoconti di funzionari ed economisti stranieri presenti sul campo, come Ezra Vogel durante il suo soggiorno di ricerca nel Guangdong nel 1987. La biografia di Vogel del 2011 si basa inoltre su interviste dirette a decine di collaboratori e familiari di Deng, oggi la ricostruzione più autorevole del suo percorso politico.
Restano dibattuti diversi punti. Il primo riguarda l’origine della decollettivizzazione agricola: la storiografia discute quanto l’esperimento di Xiaogang sia stato davvero spontaneo e dal basso, come vuole la narrazione ufficiale successiva, e quanto sia stato invece già tollerato o incoraggiato da funzionari locali riformisti prima ancora del plenum del 1978. Il secondo riguarda il grado di pianificazione delle riforme nel loro complesso: alcuni storici, fra cui lo stesso Vogel, insistono sul carattere sperimentale e incrementale del processo — la formula attribuita a Deng, «attraversare il fiume tastando le pietre» — mentre altri vedono un disegno più coerente fin dall’inizio. Il terzo, e più politicamente sensibile, riguarda il bilancio delle vittime della repressione di Tiananmen nel 1989: il governo cinese non ha mai pubblicato cifre ufficiali, e le stime indipendenti, comprese fra poche centinaia e alcune migliaia di morti, restano oggetto di ricerca più che di consenso storiografico.
Approfondimenti
- Deng Xiaoping and the Transformation of China, Ezra F. Vogel, 2011, Belknap Press of Harvard University Press
- Burying Mao: Chinese Politics in the Age of Deng Xiaoping, Richard Baum, 1994, Princeton University Press
- China After Mao: The Rise of a Superpower, Frank Dikötter, 2022, Bloomsbury
- One Step Ahead in China: Guangdong under Reform, Ezra F. Vogel, 1989, Harvard University Press