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Atlante della storia umana

Secolo delle masseGuerra fredda tarda

Il vaiolo eradicato

L'unica malattia che l'umanità abbia mai eliminato

esatto

1914Secolo delle masse1991

In breve

L’8 maggio 1980 l’Assemblea mondiale della sanità dichiara ufficialmente il vaiolo eradicato dal pianeta: è la prima e finora unica malattia infettiva umana debellata di proposito. Il risultato arriva al termine dell’Intensified Eradication Program lanciato dall’OMS nel 1967, che sotto la guida di Donald A. Henderson abbandona la vaccinazione di massa indiscriminata a favore della strategia della sorveglianza-contenimento, più rapida e meno costosa. L’ultimo caso di vaiolo naturale al mondo viene registrato in Somalia, a Merca, nell’ottobre 1977, su un cuoco d’ospedale di nome Ali Maow Maalin.

Contesto

Il vaiolo accompagna la storia umana da millenni, con epidemie documentate nell’Egitto faraonico e ondate che nella sola Europa del Settecento uccidevano centinaia di migliaia di persone l’anno. Nel Novecento restava endemico in gran parte dell’Africa, dell’Asia meridionale e del Sud America, con una letalità che nella forma più grave, il variola major, poteva superare il 30%; chi sopravviveva restava spesso sfigurato o cieco. Contro la malattia esisteva però da tempo un’arma efficace: nel 1796 il medico inglese Edward Jenner aveva dimostrato che l’inoculazione del pus prelevato da pustole di vaiolo bovino (cowpox) proteggeva dal vaiolo umano, inaugurando la pratica della vaccinazione — termine che deriva proprio dal latino vacca. Nell’Ottocento e nel primo Novecento la vaccinazione jenneriana si diffonde in molti paesi, spesso per obbligo di legge, e riduce drasticamente l’incidenza della malattia nelle nazioni industrializzate, ma resta largamente assente o intermittente altrove.

Nel secondo dopoguerra l’OMS, fondata nel 1948, avvia una prima campagna di eradicazione nel 1959, basata sulla vaccinazione di massa dell’intera popolazione a rischio. I risultati sono modesti: le risorse sono insufficienti, i vaccini spesso di qualità scadente e instabili al calore tropicale, e coprire con l’ago ogni singolo abitante di paesi vastissimi e con sistemi sanitari deboli si rivela un obiettivo fuori portata con i mezzi disponibili. Alla metà degli anni Sessanta il vaiolo resta endemico in circa trenta paesi, concentrato soprattutto nell’Africa subsahariana, nel subcontinente indiano e nel Corno d’Africa, e la comunità internazionale è divisa sulla possibilità stessa di debellarlo per sempre.

Svolgimento

Nel 1967 l’Assemblea mondiale della sanità approva l’Intensified Eradication Program, con un finanziamento dedicato e un mandato a dieci anni. A dirigerlo viene chiamato l’epidemiologo statunitense Donald A. “D.A.” Henderson, del Communicable Disease Center di Atlanta, che imposta la campagna su un principio diverso da quello seguito fino ad allora. Invece di inseguire la vaccinazione universale — impraticabile su scala di miliardi di persone con risorse limitate — il programma adotta la strategia della sorveglianza-contenimento: reti di operatori sanitari locali segnalano ogni nuovo caso non appena compare, il caso viene isolato e tutti i suoi contatti vengono vaccinati immediatamente attorno a lui, creando un “anello” di immunità che blocca la catena di trasmissione senza dover vaccinare l’intera popolazione. Il metodo, sperimentato con successo durante un’epidemia in Nigeria orientale nel 1966-67, si rivela molto più efficiente della vaccinazione di massa e diventa il pilastro operativo della campagna globale.

Il programma combina questa strategia con innovazioni tecniche decisive: l’ago biforcato, più economico e più facile da usare sul campo rispetto alle vecchie tecniche di scarificazione, e vaccini liofilizzati stabili anche senza catena del freddo continua, elemento cruciale nei climi tropicali. Squadre dell’OMS lavorano paese per paese, spesso in condizioni difficili — guerre civili, carestie, infrastrutture sanitarie minime — riducendo progressivamente il numero di nazioni con trasmissione attiva: l’Asia è dichiarata libera dal vaiolo nel 1975, dopo che l’ultimo caso di variola major viene registrato in Bangladesh nell’ottobre di quell’anno, mentre l’ultimo caso al mondo di variola minor, la forma meno letale, viene diagnosticato in Somalia nell’ottobre 1975 su una bambina, Rahima Banu.

Il Corno d’Africa resta l’ultimo focolaio attivo, complicato dalla guerra tra Etiopia e Somalia e dai movimenti di profughi. Il 26 ottobre 1977 viene registrato a Merca, sulla costa somala, quello che risulterà l’ultimo caso di vaiolo naturale mai contratto da un essere umano: Ali Maow Maalin, un cuoco dell’ospedale locale che non era mai stato vaccinato, contrae la malattia — sopravvive, guarisce, e non trasmette il contagio a nessun altro grazie al pronto isolamento e alla vaccinazione di oltre 90 persone a lui vicine. Per due anni le squadre dell’OMS continuano a sorvegliare il mondo intero alla ricerca di altri casi, offrendo ricompense in denaro a chiunque segnali un nuovo focolaio, senza trovarne. Una Commissione globale di esperti indipendenti certifica l’eradicazione dopo aver esaminato le prove regione per regione, e l’8 maggio 1980 la XXXIII Assemblea mondiale della sanità, riunita a Ginevra, adotta la risoluzione che dichiara ufficialmente: “il mondo e i suoi popoli hanno vinto la libertà dal vaiolo”.

Un’ultima tragedia accompagna la fine della campagna: nel settembre 1978 Janet Parker, fotografa medica dell’Università di Birmingham, muore di vaiolo dopo un’esposizione accidentale a un ceppo conservato in un laboratorio universitario, l’ultimo decesso per vaiolo della storia — un episodio che accelera la decisione internazionale di limitare drasticamente gli stock di virus conservati nei laboratori di ricerca.

Conseguenze

L’eradicazione elimina una malattia che, nel solo Novecento, si stima abbia ucciso tra i 300 e i 500 milioni di persone nel mondo — più delle due guerre mondiali messe insieme. La vaccinazione antivaiolosa di routine viene progressivamente abbandonata negli anni successivi in quasi tutti i paesi, perché il rischio della malattia è sparito mentre il vaccino stesso comportava rare ma reali complicanze: un calcolo costi-benefici che si ribalta una volta raggiunta l’eradicazione globale.

Sul piano più ampio, il successo del programma diventa il modello di riferimento per le campagne sanitarie globali successive: l’iniziativa per l’eradicazione della poliomielite, lanciata dall’OMS nel 1988, ne eredita direttamente personale, metodi di sorveglianza e retorica pubblica, pur senza — finora — raggiungere lo stesso traguardo finale. La strategia della sorveglianza-contenimento, nata quasi per necessità pratica in Nigeria, diventa un principio generale di sanità pubblica applicato ben oltre il vaiolo. Restano oggi solo due depositi ufficiali del virus variola, custoditi sotto stretto controllo internazionale ai Centers for Disease Control statunitensi e presso il centro statale russo di virologia VECTOR, e il dibattito sulla loro distruzione definitiva — sostenuta da alcuni come chiusura simbolica e definitiva del rischio, contestata da altri per il valore che quei campioni avrebbero nella ricerca su vaccini e terapie future — resta aperto ancora oggi.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

La ricostruzione della campagna si basa in primo luogo sugli archivi dell’OMS a Ginevra — rapporti epidemiologici settimanali, corrispondenza tra i coordinatori nazionali, verbali della Commissione globale di certificazione — e sulla monografia ufficiale Smallpox and its Eradication (1988), scritta dagli stessi protagonisti della campagna con Frank Fenner come curatore principale: oltre 1400 pagine che restano la fonte primaria più completa, comprensiva di dati epidemiologici paese per paese. A questi si affianca il resoconto in prima persona di D.A. Henderson, che diresse il programma dal 1967, pubblicato nel 2009. Il caso di Ali Maow Maalin è documentato dai rapporti OMS dell’epoca e da interviste successive allo stesso Maalin, che in seguito lavorò come volontario nella campagna di eradicazione della poliomielite fino alla morte, nel 2013, per malaria — un dettaglio spesso citato per la sua ironia storica.

Resta dibattuto, più che il fatto in sé, il suo significato: alcuni storici della sanità pubblica sottolineano come il successo sia dipeso da un contesto irripetibile — un virus senza serbatoio animale, senza portatori asintomatici a lungo termine, con sintomi facilmente riconoscibili — che rende l’eradicazione del vaiolo un caso limite più che un modello generalizzabile, mentre altri, incluso lo stesso Henderson, ne hanno tratto lezioni operative ritenute valide anche per altre malattie. È dibattuto anche il ruolo relativo della vaccinazione di massa pregressa rispetto alla sorveglianza-contenimento nel determinare il successo finale, dato che la prima aveva comunque ridotto la trasmissione di base prima che la seconda strategia entrasse in campo su vasta scala. Sulla data e il luogo dell’ultimo caso naturale non c’è invece incertezza significativa: la documentazione clinica ed epidemiologica di Merca è tra le più accuratamente verificate dell’intera campagna, proprio perché su di essa si fondava la certificazione finale dell’eradicazione.

Approfondimenti

  • D. A. Henderson, Smallpox: The Death of a Disease, Prometheus Books, 2009.
  • Frank Fenner, Donald A. Henderson, Isao Arita, Zdenek Ježek, Ivan D. Ladnyi, Smallpox and its Eradication, World Health Organization, 1988.
  • Jonathan B. Tucker, Scourge: The Once and Future Threat of Smallpox, Atlantic Monthly Press, 2001.
  • Derrick Baxby, Jenner’s Smallpox Vaccine: The Riddle of Vaccinia Virus and Its Origin, Heinemann Educational Books, 1981.

Riferimenti

  • D. A. Henderson, Smallpox: The Death of a Disease, 2009, Prometheus Books
  • Frank Fenner, Donald A. Henderson, Isao Arita, Zdenek Ježek, Ivan D. Ladnyi, Smallpox and its Eradication, 1988, World Health Organization
  • Jonathan B. Tucker, Scourge: The Once and Future Threat of Smallpox, 2001, Atlantic Monthly Press
  • Derrick Baxby, Jenner's Smallpox Vaccine: The Riddle of Vaccinia Virus and Its Origin, 1981, Heinemann Educational Books

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