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Atlante della storia umana

Secolo delle masseRicostruzione e decolonizzazione

I test nucleari nel Pacifico

La bomba viene provata sulle case di chi non l'ha costruita

esatto

1914Secolo delle masse1991

In breve

Tra il 1946 e il 1996 Stati Uniti, Regno Unito e Francia fecero esplodere oltre trecento ordigni nucleari sugli atolli e le isole del Pacifico, quasi sempre su territori abitati da popolazioni che non avevano voce in capitolo sulle decisioni. Bikini ed Enewetak nelle Isole Marshall, Christmas Island e Maralinga nell’orbita britannica, Mururoa e Fangataufa in Polinesia francese diventarono i poligoni di una guerra che si combatteva altrove, con il suo costo pagato da chi ci viveva. Lo sfollamento forzato di interi popoli, la contaminazione da fallout radioattivo — culminata nel test statunitense Castle Bravo del 1954 — e i decenni di malattie, contenziosi e bonifiche mai concluse fecero del Pacifico il luogo dove per la prima volta si misurò, su scala umana e non solo militare, il prezzo dell’arma nucleare.

Contesto

Alla fine della Seconda guerra mondiale gli Stati Uniti possedevano l’unico arsenale nucleare del pianeta, ma dovevano ancora capire cosa quelle armi fossero in grado di fare: agli aerei, alle navi, ai corpi viventi. Farlo sul proprio suolo era impensabile; farlo nel Pacifico era comodo per ragioni che si sommavano una all’altra. Le Isole Marshall erano diventate un territorio fiduciario delle Nazioni Unite affidato all’amministrazione americana nel 1947, un’eredità delle basi giapponesi conquistate durante la guerra: giuridicamente “sotto tutela”, di fatto senza sovranità reale. Bikini fu scelta per la prima serie di test, l’Operation Crossroads del 1946, perché remota, priva di valore economico agli occhi di Washington e abitata da appena 167 persone, che il governatore militare della zona convinse a trasferirsi presentando l’operazione come un servizio all’umanità, per “porre fine a tutte le guerre”. Lo stesso schema — distanza dalla madrepatria, popolazione piccola e priva di potere contrattuale, territorio già segnato da un rapporto coloniale — guidò le scelte successive: gli inglesi si rivolsero alle Isole Monte Bello e a Maralinga in Australia, terra aborigena Anangu, e poi a Christmas Island e Malden nel Pacifico centrale; la Francia, uscita dalla guerra d’Algeria e privata dei poligoni sahariani, si rivolse alla sua Polinesia d’oltremare, dove Mururoa e Fangataufa erano atolli disabitati a ridosso di Tahiti. In ogni caso la scelta del sito precedette qualunque valutazione seria delle conseguenze sanitarie a lungo termine: la fisica dei venti e delle correnti oceaniche, che avrebbe portato il fallout ben oltre i confini dei poligoni, era nel 1946 ancora poco studiata.

Svolgimento

Operation Crossroads si aprì il 1° luglio 1946 con il test Able, un ordigno sganciato da un bombardiere su una flotta bersaglio ancorata nella laguna di Bikini, seguito il 25 luglio dal test subacqueo Baker, che sollevò una colonna d’acqua radioattiva capace di contaminare irrimediabilmente le navi superstiti. Da allora fino al 1958 Bikini ed Enewetak, l’atollo vicino la cui popolazione fu trasferita a Ujelang, ospitarono complessivamente 67 test statunitensi, tra cui, nel novembre 1952 a Enewetak, Ivy Mike, la prima esplosione termonucleare della storia. Il punto di svolta arrivò il 1° marzo 1954 con Castle Bravo: l’ordigno, fatto detonare a Bikini, sprigionò una potenza di 15 megatoni, circa due volte e mezzo quella prevista dai calcoli dei progettisti, e il fallout ricadde su un’area molto più vasta del previsto, investendo gli abitanti dell’atollo di Rongelap e di Utrik e, a oltre 160 chilometri di distanza, il peschereccio giapponese Daigo Fukuryu Maru (Quinto Drago Fortunato): i 23 membri dell’equipaggio furono ricoperti di cenere radioattiva, e il capo radiotelegrafista Aikichi Kuboyama morì pochi mesi dopo, in settembre, primo caso riconosciuto di morte per un test nucleare in tempo di pace. Nel frattempo il Regno Unito aveva condotto il proprio primo test, Operation Hurricane, nell’ottobre 1952 alle Isole Monte Bello, seguito da Totem (1953) e Buffalo e Antler (1956-57) a Maralinga, e infine dalla serie Grapple del 1957-58 a Christmas e Malden Island, con cui Londra fece detonare la sua prima bomba all’idrogeno. La Francia arrivò per ultima: dal 1966 condusse test atmosferici a Mururoa e Fangataufa, interrotti nel 1974 sotto la pressione internazionale — nel 1985 gli agenti dei servizi segreti francesi affondarono nel porto di Auckland la Rainbow Warrior di Greenpeace, in missione contro i test, uccidendo il fotografo Fernando Pereira — per poi proseguire con esplosioni sotterranee fino a una moratoria nel 1992. La ripresa decisa dal presidente Chirac nel 1995 scatenò proteste in tutto il Pacifico e oltre; l’ultima serie si chiuse il 27 gennaio 1996, e la Francia firmò pochi mesi dopo il Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari.

Conseguenze

Gli abitanti di Bikini non sono mai potuti tornare stabilmente a casa: trasferiti prima a Rongerik, poi a Kwajalein e infine sull’isolotto di Kili, tentarono un rientro nel 1972 ma furono nuovamente evacuati nel 1978 quando si scoprì che il cesio-137 assorbito dal suolo aveva reso immangiabili le noci di cocco, alimento base della dieta locale; l’atollo resta oggi spopolato. Gli abitanti di Rongelap, esposti al fallout di Castle Bravo senza preavviso né evacuazione tempestiva, tornarono sull’atollo nel 1957 sulla base di rassicurazioni governative rivelatesi infondate, e se ne allontanarono di nuovo, questa volta per scelta, nel 1985, trasportati proprio dalla Rainbow Warrior in uno dei suoi ultimi viaggi prima dell’attentato. Le conseguenze sanitarie furono pesanti e durature: aumento dei tumori alla tiroide e delle leucemie tra le popolazioni marshallesi, malformazioni neonatali attribuite dagli abitanti al fallout, sindrome acuta da radiazioni per l’intero equipaggio del Daigo Fukuryu Maru e un’ondata di panico alimentare in Giappone per il “tonno atomico” pescato nell’area contaminata. Sul piano politico nacquero il Compact of Free Association del 1986 tra Stati Uniti e Isole Marshall e il Nuclear Claims Tribunal, che riconobbe centinaia di milioni di dollari di risarcimenti mai versati per intero, mentre in Australia le comunità Anangu di Maralinga ottennero solo negli anni Novanta un indennizzo e una bonifica del sito, gestita con l’Operation Clean Up. I test contribuirono anche a far nascere un movimento regionale di rifiuto, il Nuclear Free and Independent Pacific Movement, che portò al Trattato di Rarotonga del 1985, istitutivo di una zona del Pacifico meridionale libera da armi nucleari firmata anche da alcune potenze nucleari.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

La ricostruzione si basa su documenti governativi statunitensi, britannici e francesi via via declassificati, sui filmati e sulle migliaia di fotografie ufficiali di Operation Crossroads (girate proprio per studiare gli effetti dell’esplosione sulla flotta bersaglio), sui referti medici raccolti dal programma di sorveglianza sanitaria della Atomic Energy Commission a Rongelap e Utrik, sulle audizioni del Nuclear Claims Tribunal delle Isole Marshall e su decenni di ricerca etnografica e storico-orale — in particolare quella di Barbara Rose Johnston e Holly Barker, che hanno raccolto testimonianze dirette dei sopravvissuti di Rongelap. Restano dibattute più cose: l’entità reale delle dosi di radiazione ricevute dalle popolazioni locali, perché i dati militari sono rimasti classificati per decenni e in alcuni casi le misurazioni furono condotte proprio per studiare gli effetti dell’esposizione su soggetti umani, sollevando accuse mai del tutto chiarite di sperimentazione non consensuale; la questione se Castle Bravo fu un errore di calcolo o una sottovalutazione nota e accettata dei rischi; e in Polinesia francese l’entità reale del danno sanitario nella popolazione civile, oggetto ancora oggi di contenziosi legali e di stime discordanti tra i rapporti militari francesi e gli studi epidemiologici indipendenti condotti a partire dagli anni Duemila.

Approfondimenti

  • Jonathan M. Weisgall, Operation Crossroads: The Atomic Tests at Bikini Atoll (1994)
  • Stewart Firth, Nuclear Playground (1987)
  • Barbara Rose Johnston e Holly M. Barker, Consequential Damages of Nuclear War: The Rongelap Report (2008)
  • Bengt Danielsson e Marie-Thérèse Danielsson, Poisoned Reign: French Nuclear Colonialism in the Pacific (1986)

Riferimenti

  • Jonathan M. Weisgall, Operation Crossroads: The Atomic Tests at Bikini Atoll, 1994, Naval Institute Press
  • Stewart Firth, Nuclear Playground, 1987, University of Hawaii Press
  • Barbara Rose Johnston, Holly M. Barker, Consequential Damages of Nuclear War: The Rongelap Report, 2008, Left Coast Press
  • Bengt Danielsson, Marie-Thérèse Danielsson, Poisoned Reign: French Nuclear Colonialism in the Pacific, 1986, Penguin Books

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