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Atlante della storia umana

Secolo delle masseLe due guerre

La seconda guerra mondiale

Sessanta milioni di morti, bombardamenti sulle città e la Shoah: il conflitto più letale ed esteso della storia umana.

esatto

1914Secolo delle masse1991

In breve

Il 1º settembre 1939 l’invasione tedesca della Polonia apre un conflitto che in sei anni si estende a quasi tutti i continenti e uccide circa sessanta milioni di persone, in maggioranza civili. Il teatro europeo, dominato dalla guerra lampo tedesca e poi dallo scontro titanico con l’Unione Sovietica, si salda dal dicembre 1941 a quello del Pacifico, aperto dall’attacco giapponese a Pearl Harbor. Nel cuore del conflitto la Germania nazista organizza lo sterminio industriale di sei milioni di ebrei europei, la Shoah, insieme a milioni di altre vittime civili. La guerra si chiude nel 1945 con la resa tedesca in maggio e quella giapponese in agosto-settembre, dopo i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, e ridisegna da cima a fondo l’ordine politico mondiale.

Contesto

Vent’anni dopo la fine della prima guerra mondiale, l’Europa non ha mai davvero smaltito i propri conti in sospeso. Il trattato di Versailles, percepito in Germania come un’umiliazione più che come una pace, alimenta un risentimento che il crollo economico del 1929 rende esplosivo: nel 1933 il nazismo conquista il potere a Berlino promettendo di cancellare quei confini e quelle riparazioni. Hitler rimilitarizza la Renania nel 1936, annette l’Austria nel marzo 1938 e ottiene i Sudeti cecoslovacchi a Monaco nel settembre dello stesso anno, con l’avallo di Francia e Regno Unito, convinti che l’appeasement possa saziare le richieste tedesche. Quando la Germania occupa il resto della Cecoslovacchia nel marzo 1939, quella convinzione crolla: Londra e Parigi garantiscono l’indipendenza della Polonia, prossimo obiettivo dichiarato di Hitler.

La chiave che sblocca l’aggressione è diplomatica: il 23 agosto 1939 Germania e Unione Sovietica firmano il patto Molotov-Ribbentrop, un accordo di non aggressione con un protocollo segreto che si spartisce l’Europa orientale. Hitler si assicura così di non dover combattere su due fronti mentre attacca a ovest. In Asia orientale il Giappone persegue da tempo un proprio progetto di espansione: dopo l’invasione della Manciuria nel 1931 apre nel 1937 una guerra su vasta scala contro la Cina, e guarda alle colonie europee del Sud-Est asiatico, indebolite dalla crisi in Europa, come a un vuoto di potere da colmare. Le due crisi, occidentale e orientale, restano per ora separate: si fonderanno in un solo conflitto globale solo alla fine del 1941.

Svolgimento

Il 1º settembre 1939 la Wehrmacht invade la Polonia applicando per la prima volta su larga scala la guerra lampo, la Blitzkrieg: colonne corazzate e aviazione tattica sfondano le linee difensive prima che possano consolidarsi. Regno Unito e Francia dichiarano guerra alla Germania il 3 settembre, ma non intervengono; il 17 settembre l’Armata Rossa invade la Polonia orientale in base al patto con Berlino, e il paese viene spartito entro inizio ottobre. Segue in Occidente una “guerra finta” di mesi, mentre l’URSS attacca la Finlandia (guerra d’inverno, novembre 1939-marzo 1940). Nella primavera del 1940 la Germania invade Danimarca e Norvegia, poi il 10 maggio scatena l’offensiva contro Paesi Bassi, Belgio e Francia: le divisioni corazzate aggirano la linea Maginot attraverso le Ardenne, la Francia crolla e firma l’armistizio il 22 giugno. Tra luglio e ottobre 1940 la Luftwaffe tenta di piegare il Regno Unito nella battaglia d’Inghilterra, ma la Royal Air Force regge e l’invasione via mare viene rinviata a tempo indeterminato.

Il 22 giugno 1941 la Germania rompe il patto con Mosca e lancia l’operazione Barbarossa, l’invasione dell’Unione Sovietica su un fronte di oltre 2.000 chilometri: è lo sforzo militare più grande della storia fino a quel momento. L’avanzata tedesca arriva alle porte di Mosca e assedia Leningrado, ma si arresta nell’inverno 1941-42 di fronte alla resistenza sovietica e al freddo. Sei mesi dopo l’inizio di Barbarossa, il 7 dicembre 1941 (8 dicembre in Asia), l’aviazione giapponese attacca a sorpresa la flotta statunitense a Pearl Harbor, alle Hawaii, mentre le forze giapponesi occupano in poche settimane Filippine, Malesia, Singapore e le Indie orientali olandesi. Gli Stati Uniti entrano in guerra contro il Giappone l’8 dicembre e, quando Germania e Italia dichiarano guerra a Washington l’11 dicembre, il conflitto europeo e quello asiatico diventano un’unica guerra mondiale.

Il 1942 è l’anno delle svolte parallele. Nel Pacifico la vittoria statunitense a Midway (giugno 1942) spezza la superiorità navale giapponese; in Nord Africa la battaglia di El Alamein (ottobre-novembre 1942) ferma l’avanzata italo-tedesca verso il canale di Suez; sul fronte orientale la battaglia di Stalingrado, tra agosto 1942 e il 2 febbraio 1943, si conclude con la resa della Sesta Armata tedesca e segna l’inizio del ripiegamento tedesco a est. È in questi stessi mesi che la Germania nazista organizza lo sterminio sistematico degli ebrei d’Europa: dopo la conferenza di Wannsee del 20 gennaio 1942, che coordina burocraticamente la “soluzione finale”, i campi di sterminio come Auschwitz-Birkenau, Treblinka, Sobibor e Chełmno funzionano a pieno regime fino al 1944, uccidendo circa sei milioni di ebrei insieme a rom, prigionieri di guerra sovietici, disabili e oppositori politici.

Nel 1943 gli Alleati sbarcano in Sicilia e poi nell’Italia continentale, provocando la caduta di Mussolini; l’Unione Sovietica prosegue l’avanzata dopo la battaglia di Kursk. Il 6 giugno 1944 le forze alleate sbarcano in Normandia (operazione Overlord), aprendo il secondo fronte a ovest che Stalin chiedeva da anni; Parigi viene liberata il 25 agosto. Sul fronte orientale l’Armata Rossa avanza verso la Germania, schiacciando nell’agosto-ottobre 1944 l’insurrezione di Varsavia senza intervenire in tempo in suo soccorso. Nel gennaio 1945 i sovietici liberano il campo di Auschwitz; tra aprile e maggio la battaglia di Berlino si conclude con il suicidio di Hitler il 30 aprile e la resa tedesca senza condizioni, firmata il 7-8 maggio 1945. Nel Pacifico, dopo le sanguinose battaglie di Iwo Jima e Okinawa (febbraio-giugno 1945), gli Stati Uniti sganciano bombe atomiche su Hiroshima (6 agosto) e Nagasaki (9 agosto); l’Unione Sovietica dichiara guerra al Giappone l’8 agosto e invade la Manciuria. Il Giappone annuncia la resa il 15 agosto e la firma formalmente il 2 settembre 1945 a bordo della corazzata USS Missouri, chiudendo la guerra.

Conseguenze

Il bilancio è il più pesante della storia umana: tra i cinquanta e i sessanta milioni di morti, la maggioranza civili, oltre alla distruzione di intere città in Europa e in Asia e allo sterminio della Shoah, che cancella due terzi degli ebrei europei. Le potenze vincitrici ridisegnano confini e regimi: la Germania viene divisa in zone di occupazione, la Polonia si sposta verso ovest, e l’Europa centro-orientale resta sotto controllo sovietico, tracciando quella che Churchill chiamerà la “cortina di ferro”. I processi di Norimberga e di Tokyo istituiscono per la prima volta la responsabilità penale internazionale per crimini contro l’umanità e genocidio.

Nell’ottobre 1945 nasce l’Organizzazione delle Nazioni Unite, mentre gli accordi di Bretton Woods, firmati già nel luglio 1944, gettano le basi del sistema monetario e finanziario postbellico con Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale. La guerra accelera irreversibilmente la decolonizzazione, indebolendo militarmente ed economicamente le potenze coloniali europee e delegittimando moralmente il dominio razziale, con l’indipendenza dell’India nel 1947 come primo grande segnale. La rivelazione della Shoah pesa direttamente sulla nascita dello Stato di Israele nel 1948 e sulla Dichiarazione universale dei diritti umani e sulla Convenzione sul genocidio, entrambe del 1948. Infine, la contrapposizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica, alleati di circostanza durante la guerra, si trasforma quasi senza soluzione di continuità nella Guerra Fredda, mentre l’arma nucleare, usata per la prima e finora unica volta nel 1945, apre un’epoca in cui la distruzione totale della civiltà è diventata materialmente possibile.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

La documentazione sulla seconda guerra mondiale è probabilmente la più vasta mai prodotta su un singolo evento storico: archivi militari e diplomatici tedeschi, sovietici, statunitensi, britannici e giapponesi, in parte catturati e microfilmati subito dopo la guerra, in parte aperti solo dopo il 1991 nel caso degli archivi ex sovietici; gli atti stessi dei processi di Norimberga, che raccolgono migliaia di documenti originali del regime nazista come prove d’accusa, incluso l’unico esemplare superstite del protocollo della conferenza di Wannsee. A questo si aggiungono le testimonianze dei sopravvissuti alla Shoah, raccolte sistematicamente a partire dagli anni Quaranta e poi in scala massiccia dagli anni Novanta, e la decrittazione dei codici tedeschi Enigma a Bletchley Park, la cui rilevanza per l’andamento della guerra è stata resa pubblica solo a partire dagli anni Settanta. I resti materiali sono immensi e in parte musealizzati: i campi di sterminio come Auschwitz-Birkenau, conservato come sito memoriale e prova storica; le spiagge e i cimiteri di guerra della Normandia; il complesso commemorativo di Mamayev Kurgan a Stalingrado/Volgograd.

Restano aperti diversi nodi storiografici. Il numero esatto delle vittime sovietiche oscilla nelle stime tra venti e ventisette milioni, per la scarsità delle rilevazioni dell’epoca. Sulla genesi della Shoah si confrontano da decenni una lettura “intenzionalista”, che vede lo sterminio come un progetto presente fin dagli anni Trenta, e una lettura “funzionalista”, che lo ricostruisce come la radicalizzazione progressiva di politiche persecutorie meno definite. Restano inoltre dibattute l’efficacia militare reale dei bombardamenti strategici delle città tedesche e giapponesi, e la necessità dei bombardamenti atomici del 1945 rispetto a un Giappone che alcuni storici ritengono già prossimo alla resa per altre vie.

Approfondimenti

  • Antony Beevor, The Second World War, Weidenfeld & Nicolson, 2012
  • Gerhard L. Weinberg, A World at Arms: A Global History of World War II, Cambridge University Press, 1994
  • Raul Hilberg, The Destruction of the European Jews, Quadrangle Books, 1961
  • Saul Friedländer, The Years of Extermination: Nazi Germany and the Jews, 1939-1945, HarperCollins, 2007
  • Richard Overy, Why the Allies Won, Jonathan Cape, 1995

Riferimenti

  • Antony Beevor, The Second World War, 2012, Weidenfeld & Nicolson
  • Gerhard L. Weinberg, A World at Arms: A Global History of World War II, 1994, Cambridge University Press
  • Raul Hilberg, The Destruction of the European Jews, 1961, Quadrangle Books
  • Saul Friedländer, The Years of Extermination: Nazi Germany and the Jews, 1939-1945, 2007, HarperCollins
  • Richard Overy, Why the Allies Won, 1995, Jonathan Cape

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