In breve
Il 30 gennaio 1933 il presidente Paul von Hindenburg nominò Adolf Hitler cancelliere della Germania, l’ultima di una serie di cancellerie di minoranza con cui la classe dirigente conservatrice sperava di controllarlo. In poco più di un anno e mezzo, sfruttando l’incendio del Reichstag, la legge sui pieni poteri e la resa dei conti interna al movimento nazista, Hitler smontò le garanzie costituzionali della Repubblica di Weimar e concentrò nella propria persona i poteri di capo del governo, capo dello stato e capo supremo delle forze armate. Alla morte di Hindenburg, nell’agosto 1934, la trasformazione della democrazia parlamentare tedesca in dittatura a partito unico era compiuta.
Contesto
La Repubblica di Weimar, nata dalla sconfitta del 1918 e dal crollo dell’impero guglielmino, non aveva mai goduto di un consenso solido. Fin dalla sua costituzione del 1919 conviveva con un’opposizione ostile sia a destra sia a sinistra, con un esercito e un’amministrazione pubblica che ne accettavano l’esistenza più per calcolo che per convinzione, e con un articolo, il 48, che permetteva al presidente del Reich di governare per decreto in caso di emergenza: uno strumento pensato per difendere la democrazia che finì per essere lo strumento con cui la si smontò. La grande depressione, arrivata in Germania con particolare violenza a partire dal 1930 a causa della dipendenza dell’economia tedesca dai capitali statunitensi, portò la disoccupazione oltre i sei milioni di persone e delegittimò ai loro occhi i partiti che avevano governato la repubblica.
In questo vuoto crebbe il Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi (NSDAP), guidato da Adolf Hitler dal 1921. Da forza marginale — il fallito colpo di stato di Monaco nel 1923 lo aveva ridotto quasi all’irrilevanza — il partito passò a essere la formazione più votata del Reichstag nelle elezioni del luglio 1932, pur senza mai raggiungere la maggioranza assoluta. Già dal 1930 la Germania era governata da cancellerie prive di maggioranza parlamentare stabile, tenute in vita da decreti presidenziali: il parlamentarismo weimariano si era di fatto già ritirato prima che Hitler arrivasse alla cancelleria. Nell’inverno 1932-33 il cancelliere uscente Kurt von Schleicher e l’ex cancelliere Franz von Papen, convinti di poter usare Hitler come testa d’ariete elettorale da tenere sotto controllo con un governo di coalizione a maggioranza conservatrice, persuasero un riluttante Hindenburg a nominarlo cancelliere.
Svolgimento
Il 30 gennaio 1933 Hitler fu nominato cancelliere alla guida di un governo di coalizione in cui i nazisti detenevano solo tre ministeri su undici, incluso però quello degli Interni prussiano e del Reich, decisivo per il controllo della polizia. Hitler chiese e ottenne nuove elezioni per il 5 marzo, contando di rafforzare la propria posizione.
Nella notte tra il 27 e il 28 febbraio 1933 un incendio distrusse l’edificio del Reichstag. Un giovane comunista olandese, Marinus van der Lubbe, fu arrestato sul posto e in seguito processato e giustiziato come autore dell’incendio; se avesse agito da solo o con complici resta materia di dibattito storiografico. Il governo attribuì immediatamente la responsabilità a un presunto complotto comunista e il giorno dopo, 28 febbraio, fece firmare a Hindenburg il decreto “per la protezione del popolo e dello stato” (Reichstagsbrandverordnung), che sospendeva le libertà civili garantite dalla costituzione di Weimar — libertà di stampa, di riunione, di corrispondenza, inviolabilità del domicilio — e restò in vigore, di fatto, fino al 1945. Migliaia di militanti comunisti e di altri oppositori furono arrestati nelle settimane seguenti.
Alle elezioni del 5 marzo 1933, tenute in un clima di intimidazione diffusa, l’NSDAP ottenne il 43,9% dei voti: una crescita netta ma ancora senza maggioranza assoluta, colmata dall’alleanza con i nazionalisti tedeschi. Il 23 marzo il nuovo Reichstag, riunito nella Kroll-Oper perché l’edificio originale era inagibile e circondato da reparti delle SA, approvò con 444 voti contro 94 la legge per rimediare al disagio del popolo e del Reich (Ermächtigungsgesetz, “legge sui pieni poteri”): consentiva al governo di emanare leggi, incluse leggi che deviassero dalla costituzione, senza il voto del parlamento. Solo il Partito socialdemocratico votò contro; i comunisti erano già stati esclusi dall’aula, i cattolici del Zentrum votarono a favore dopo rassicurazioni sulla tutela della Chiesa poi in gran parte disattese.
Nei mesi seguenti il governo usò la legge per smantellare sistematicamente il pluralismo politico e sociale tedesco, in un processo che i nazisti chiamarono Gleichschaltung (“coordinamento” o “allineamento”). I sindacati furono sciolti il 2 maggio 1933 e sostituiti dal Fronte tedesco del lavoro; il Partito socialdemocratico fu messo fuori legge il 22 giugno; gli altri partiti si sciolsero volontariamente sotto pressione nelle settimane seguenti; il 14 luglio 1933 una legge dichiarò l’NSDAP unico partito legale in Germania. I governi regionali (Länder) persero autonomia a favore di commissari nominati da Berlino.
Le tensioni interne al movimento nazista esplosero fra il 30 giugno e il 2 luglio 1934, la cosiddetta Notte dei lunghi coltelli: reparti delle SS uccisero Ernst Röhm, capo delle SA (le squadre d’assalto paramilitari, ormai viste da Hitler e dai vertici dell’esercito come una minaccia rivale) insieme ad altri dirigenti delle SA e ad avversari politici di lunga data, fra cui l’ex cancelliere Kurt von Schleicher. Il numero delle vittime, mai accertato con precisione, è stimato fra ottanta e oltre duecento. L’operazione fu presentata come repressione preventiva di un presunto complotto (“Röhm-Putsch”) e legalizzata retroattivamente da una legge del 3 luglio, guadagnando a Hitler l’appoggio pieno dell’esercito regolare, la Reichswehr, sollevato dalla concorrenza delle SA.
Quando Hindenburg morì il 2 agosto 1934, Hitler fece unire in sé, per legge emanata il giorno stesso, le cariche di cancelliere e di presidente del Reich, assumendo il titolo di Führer und Reichskanzler. Nelle stesse ore i membri delle forze armate prestarono un nuovo giuramento di fedeltà personale a Hitler, non più alla costituzione. Un plebiscito dell’agosto 1934 approvò la fusione dei poteri con oltre l’88% dei consensi, in condizioni che rendevano il voto tutt’altro che libero.
Conseguenze
Nel breve periodo la presa nazista sullo stato tedesco divenne totale e priva di contrappesi istituzionali: partiti, sindacati, stampa libera e autonomie regionali erano stati eliminati in meno di diciotto mesi, e l’esercito, dopo la Notte dei lunghi coltelli, aveva scelto la lealtà a Hitler in cambio dell’eliminazione di un rivale paramilitare. Cominciò subito anche la persecuzione razziale e politica: i primi campi di concentramento, come Dachau, aprirono già nella primavera del 1933, e le leggi di Norimberga del 1935 avrebbero codificato la discriminazione degli ebrei tedeschi.
Nel lungo periodo questa concentrazione di potere fu la premessa politica sia del riarmo tedesco e dell’espansionismo che avrebbero portato alla Seconda guerra mondiale, sia della Shoah, lo sterminio sistematico di sei milioni di ebrei europei. Il modo in cui una democrazia parlamentare si era smontata dall’interno, per via per lo più legale e con l’appoggio o l’acquiescenza di élite conservatrici convinte di poter controllare Hitler, sarebbe diventato un caso di studio centrale per la scienza politica del Novecento sul tema della fragilità delle istituzioni democratiche di fronte a movimenti che ne rifiutano apertamente le regole.
Nel frattempo altrove
- 1923Dopo gli ottomani — Medio Oriente
- 1925Il jazz e la musica registrata — Americhe
- 1929La grande depressione — Americhe
- 1930La marcia del sale — Asia meridionale
- 1931La Manciuria — Asia orientale
- 1946I test nucleari nel Pacifico — Oceania
- 1957L'anno dell'Africa — Africa
Come lo sappiamo
La ricostruzione si basa su una quantità imponente di documenti d’archivio: gli atti dei processi di Norimberga del 1945-46, che misero a disposizione degli storici verbali di governo, corrispondenza interna al partito e alle SS, e le deposizioni degli imputati; gli archivi del Reichstag e della cancelleria confluiti nel Bundesarchiv tedesco; la stampa dell’epoca, sia quella di regime sia quella, sempre più rara dopo il 1933, delle opposizioni; le memorie di protagonisti e testimoni, dai diari di Joseph Goebbels ai resoconti di diplomatici stranieri di stanza a Berlino. Anche i documenti prodotti dallo stesso apparato nazista per legittimare le proprie azioni, come il decreto sull’incendio del Reichstag o la legge che sanò retroattivamente la Notte dei lunghi coltelli, sono fonti dirette sul modo in cui il regime costruiva la propria narrazione pubblica.
Restano dibattuti alcuni punti. Sull’incendio del Reichstag la storiografia si è a lungo divisa fra chi accetta la responsabilità individuale di van der Lubbe, sostenuta da gran parte degli studi più recenti, e chi ha ipotizzato un coinvolgimento nazista diretto nell’appiccare il fuoco per creare un pretesto; il consenso attuale tende a escludere quest’ultima ipotesi ma non chiude del tutto la questione su eventuali complici. Sulla Notte dei lunghi coltelli il numero esatto delle vittime resta incerto, perché molte uccisioni avvennero senza registrazione formale. Più in generale, storici come Kershaw ed Evans discutono quanto la Machtergreifung (“presa del potere”) sia stata il risultato di un piano coerente di Hitler oppure l’esito di un processo più caotico e opportunistico, reso possibile soprattutto dagli errori di calcolo delle élite conservatrici che pensavano di poterlo usare e controllare.
Approfondimenti
- Ian Kershaw, Hitler: 1889-1936, Hubris (1998) — la biografia di riferimento sugli anni dell’ascesa, ricostruita su una base documentaria vastissima.
- Richard J. Evans, The Coming of the Third Reich (2004) — il primo volume della trilogia sul Terzo Reich, incentrato sulle radici e sulla conquista del potere.
- Benjamin Carter Hett, The Death of Democracy: Hitler’s Rise to Power and the Downfall of the Weimar Republic (2018) — un racconto centrato sugli errori di calcolo delle élite conservatrici che credettero di poter controllare Hitler.
- Karl Dietrich Bracher, The German Dictatorship: The Origins, Structure, and Effects of National Socialism (1970) — lo studio classico, di impianto politologico, sulla costruzione dello stato totalitario nazista.