In breve
Il 1° ottobre 1949 Mao Zedong proclama a piazza Tiananmen la Repubblica Popolare Cinese, mettendo fine a quattro anni di guerra civile fra il Partito Comunista Cinese e il Guomindang nazionalista di Chiang Kai-shek. Il governo nazionalista, sconfitto sul continente, si rifugia sull’isola di Taiwan, dove sopravvive come Repubblica di Cina. La nuova Cina comunista avvia subito una radicale riforma agraria e stringe un’alleanza strategica con l’Unione Sovietica, ponendo le basi per decenni di rivalità e, insieme, di trasformazione sociale su scala continentale.
Contesto
Alla fine della seconda guerra mondiale la Cina usciva da un secolo di umiliazioni — le guerre dell’oppio, le concessioni straniere, il collasso dell’impero nel 1911 — e da quindici anni di aggressione giapponese, culminati nell’invasione totale del 1937 e in milioni di morti. Il paese era formalmente unito sotto la Repubblica di Cina guidata dal Guomindang (il Partito Nazionalista) di Chiang Kai-shek, ma di fatto logorato da un’economia allo sfascio, un’iperinflazione fuori controllo e un apparato statale segnato da corruzione diffusa e scarsa presa sulle campagne.
Guomindang e comunisti avevano già combattuto una guerra civile negli anni Trenta, sospesa da un fragile fronte unito antigiapponese dopo l’incidente di Xi’an del 1936. Durante la guerra contro il Giappone il Partito Comunista Cinese, guidato da Mao Zedong dalla base di Yan’an, aveva costruito un solido radicamento nelle campagne del nord, sperimentando riforme agrarie moderate e organizzando un esercito di guerriglia — l’Esercito popolare di liberazione — capace di logorare l’occupante e di espandersi mentre il Guomindang sosteneva il peso maggiore dei combattimenti convenzionali contro Tokyo, uscendone indebolito.
Con la resa del Giappone nell’agosto 1945 il vuoto di potere in Manciuria e nel nord della Cina, ricca di industrie e risorse, divenne il punto critico su cui si sarebbe deciso il conflitto successivo: sovietici e americani mediarono un armistizio nell’inverno 1945-46, ma né Chiang né Mao erano disposti a rinunciare a una vittoria totale, e la guerra civile riprese apertamente nella seconda metà del 1946.
Svolgimento
Nella prima fase della guerra civile, fra il 1946 e il 1947, il Guomindang, meglio armato grazie agli aiuti statunitensi e numericamente superiore, ottenne alcuni successi iniziali, incluse la conquista della capitale comunista Yan’an nel marzo 1947. Ma la sovraestensione militare, l’inflazione che rendeva inutile la paga dei soldati, e una riforma agraria comunista che nelle aree controllate distribuiva le terre dei proprietari ai contadini, garantirono all’Esercito popolare di liberazione un crescente sostegno di massa e reclute nelle campagne del nord.
Il punto di svolta arrivò nel 1948, con tre grandi campagne decise a favore dei comunisti: quella di Liaoshen (settembre-novembre), che consegnò loro l’intera Manciuria e il suo apparato industriale, quella di Huaihai (novembre 1948-gennaio 1949) nella Cina centrale, e quella di Pingjin, che portò alla resa senza combattimento di Pechino nel gennaio 1949. Il Guomindang perse in pochi mesi le sue armate migliori, insieme a enormi quantità di armamenti statunitensi, spesso passati direttamente al nemico per diserzione o resa.
Nella primavera del 1949 le forze comuniste attraversarono lo Yangtze e il 23 aprile occuparono Nanchino, capitale nazionalista dal 1928; Shanghai cadde a maggio. Chiang Kai-shek, che aveva già iniziato a trasferire riserve auree, archivi e reparti fedeli, si ritirò progressivamente verso Taiwan, dove il governo della Repubblica di Cina si stabilì definitivamente nel dicembre 1949, protetto dallo stretto di Formosa e, dal 1950, dalla settima flotta statunitense.
Il 1° ottobre 1949, dall’alto della porta Tiananmen a Pechino, Mao Zedong proclamò la nascita della Repubblica Popolare Cinese, con Pechino capitale al posto di Nanchino e il Partito Comunista Cinese unico depositario del potere. L’Unione Sovietica riconobbe il nuovo stato entro pochi giorni; nel febbraio 1950 Mao e Stalin firmarono a Mosca il Trattato sino-sovietico di amicizia, alleanza e mutua assistenza, che portò consulenti tecnici, prestiti e sostegno militare sovietico a Pechino, sancendo per un decennio uno schieramento comune nella guerra fredda asiatica.
Fra il 1950 e il 1953 il nuovo governo varò la legge di riforma agraria, che ridistribuì le terre di proprietari e latifondisti a decine di milioni di contadini senza terra, spesso accompagnata da processi pubblici e violenze contro i «proprietari terrieri», con un bilancio di vittime stimato in centinaia di migliaia di persone; parallelamente furono nazionalizzate le grandi imprese, avviata una campagna di alfabetizzazione di massa e lanciata una vasta campagna contro oppio, prostituzione e pratiche considerate «feudali».
Conseguenze
Nel breve periodo la vittoria comunista pose fine a più di un secolo di frammentazione politica cinese e a otto anni di guerra ininterrotta, restituendo al paese un governo centrale capace di imporre autorità sull’intero territorio continentale, isole periferiche escluse. La riforma agraria ridistribuì la terra a decine di milioni di famiglie contadine e distrusse economicamente e socialmente la vecchia classe dei proprietari terrieri, ridisegnando in pochi anni la struttura sociale delle campagne cinesi. L’alleanza con l’URSS fornì il modello economico — pianificazione centralizzata, industria pesante, collettivizzazione agricola — su cui la Cina avrebbe costruito il primo piano quinquennale a partire dal 1953.
Nel lungo periodo il 1949 fissò la divisione fra due Cine che dura tuttora: la Repubblica Popolare sul continente e la Repubblica di Cina a Taiwan, entrambe per decenni rivendicanti la rappresentanza legittima dell’intera nazione cinese, con il seggio all’ONU passato da Taipei a Pechino solo nel 1971. La fondazione della RPC ridisegnò gli equilibri della guerra fredda in Asia, favorì l’anno dopo l’intervento cinese nella guerra di Corea e aprì la strada, nei decenni successivi, a episodi drammatici come il Grande balzo in avanti e la rivoluzione culturale, prima della svolta di mercato avviata da Deng Xiaoping alla fine degli anni Settanta.
Nel frattempo altrove
- 1945ONU e ordine postbellico — Americhe
- 1946I test nucleari nel Pacifico — Oceania
- 1947Indipendenza e partizione — Asia meridionale
- 1948La nascita di Israele — Medio Oriente
- 1953La struttura del DNA — Europa
- 1956Il container — Americhe
- 1957L'anno dell'Africa — Africa
Come lo sappiamo
La cronologia militare della guerra civile — le tre grandi campagne del 1948-49, la caduta di Nanchino e Shanghai, la ritirata a Taiwan — è ricostruita da documenti militari, dispacci diplomatici americani e sovietici (in parte desecretati dopo la fine della guerra fredda) e dalle memorie di protagonisti su entrambi i fronti. La proclamazione del 1° ottobre 1949 è documentata da fotografie, filmati d’epoca e dai resoconti della stampa presente a Tiananmen, oltre che dagli archivi ufficiali del nuovo governo.
Restano dibattuti soprattutto due nodi. Il primo riguarda le cause della sconfitta nazionalista: la storiografia più recente, penso a Odd Arne Westad, ha ridimensionato le spiegazioni tradizionali centrate solo sulla corruzione del Guomindang, sottolineando invece scelte militari sbagliate, il collasso finanziario e l’efficacia della propaganda e dell’organizzazione territoriale comunista nelle campagne. Il secondo riguarda il bilancio umano della riforma agraria del 1950-53: le stime del numero di proprietari terrieri giustiziati o morti nelle campagne di riforma variano sensibilmente a seconda delle fonti, da poche centinaia di migliaia secondo le cifre più caute a oltre un milione secondo le ricostruzioni di Frank Dikötter basate su archivi locali cinesi resi accessibili solo a partire dagli anni 2000, e il tema resta oggetto di ricerca attiva più che di consenso storiografico consolidato.
Approfondimenti
- Decisive Encounters: The Chinese Civil War, 1946-1950, Odd Arne Westad, 2003, Stanford University Press
- The Tragedy of Liberation: A History of the Chinese Revolution 1945-1957, Frank Dikötter, 2013, Bloomsbury Press
- The Search for Modern China, Jonathan Spence, 1990, W. W. Norton & Company
- The Generalissimo: Chiang Kai-shek and the Struggle for Modern China, Jay Taylor, 2009, Harvard University Press