In breve
Nel 1969 il programma tecnologico statunitense della Guerra fredda produce, a pochi mesi di distanza, due risultati che sembrano appartenere a mondi diversi e nascono invece dalla stessa spinta. Il 20 luglio Neil Armstrong ed Edwin “Buzz” Aldrin sbarcano sulla Luna con l’Apollo 11, portando a termine la sfida lanciata da John F. Kennedy nel 1961. Il 29 ottobre, con molto meno clamore, un computer dell’Università della California a Los Angeles si collega a uno dello Stanford Research Institute: è la prima connessione di ARPANET, la rete finanziata dal Pentagono da cui discenderà Internet. Uno dei due eventi conquista il mondo in diretta televisiva, l’altro cambierà la vita quotidiana di miliardi di persone in modo più profondo e duraturo.
Contesto
Dopo il lancio dello Sputnik nell’ottobre 1957, gli Stati Uniti avevano riorganizzato in pochi mesi il proprio apparato di ricerca: nel 1958 nascevano sia la NASA, agenzia civile per lo spazio, sia l’Advanced Research Projects Agency (ARPA) del Dipartimento della Difesa, incaricata di finanziare ricerca avanzata perché il paese non si facesse più cogliere di sorpresa. Le due agenzie avrebbero seguito percorsi paralleli per oltre un decennio, entrambe figlie dello stesso shock geopolitico e dello stesso timore di restare indietro rispetto all’Unione Sovietica.
Il programma spaziale statunitense aveva accumulato ritardi vistosi nei primi anni Sessanta: Jurij Gagarin era diventato il primo uomo nello spazio nell’aprile 1961, un mese prima che gli Stati Uniti riuscissero a mandare in orbita suborbitale Alan Shepard. Fu in quel clima che il 25 maggio 1961 il presidente John F. Kennedy annunciò davanti al Congresso l’obiettivo di far sbarcare un uomo sulla Luna e riportarlo sano e salvo sulla Terra entro la fine del decennio: un traguardo scelto proprio perché abbastanza lontano da permettere agli Stati Uniti di ripartire da zero su un terreno dove nessuno aveva ancora un vantaggio consolidato. Nacque così il programma Apollo, guidato dalla NASA con un budget che negli anni di picco assorbì il 4% della spesa federale.
Parallelamente, ARPA aveva cominciato a finanziare fin dai primi anni Sessanta la ricerca informatica nelle università americane, sotto la guida di uomini come Joseph Licklider, Ivan Sutherland e Bob Taylor, che dirigeva l’Information Processing Techniques Office. Il problema pratico da cui nacque ARPANET era semplice: i centri di ricerca finanziati da ARPA avevano ciascuno il proprio computer, spesso incompatibile con gli altri, e i ricercatori dovevano letteralmente spostarsi fisicamente o duplicare le risorse per condividere l’uso di macchine costose. Bob Taylor propose di collegare quei calcolatori in rete, e nel 1968 ARPA affidò l’incarico tecnico principale alla società di consulenza Bolt, Beranek and Newman (BBN) di Cambridge, Massachusetts, che avrebbe costruito i primi “Interface Message Processor” (IMP), i nodi di instradamento della rete. Il primo dei quattro siti scelti per la sperimentazione iniziale fu l’Università della California a Los Angeles (UCLA), dove Leonard Kleinrock dirigeva un laboratorio di teoria delle code adatto a testare il traffico della nuova rete.
Svolgimento
Il 16 luglio 1969 il razzo Saturn V decollò dal Kennedy Space Center, sulla costa della Florida vicino a Cape Canaveral, portando in orbita e poi verso la Luna la capsula Apollo 11 con a bordo Neil Armstrong, comandante della missione, Michael Collins, pilota del modulo di comando, e Edwin “Buzz” Aldrin, pilota del modulo lunare. Il 20 luglio 1969, alle 20:17 UTC, il modulo lunare Eagle, pilotato da Armstrong con Aldrin a bordo, si posò sul Mare della Tranquillità mentre Collins restava in orbita lunare sul modulo di comando Columbia. Circa sei ore e mezza più tardi, alle 02:56 UTC del 21 luglio (le 22:56 della sera del 20 luglio sulla costa orientale degli Stati Uniti), Armstrong scese per primo sulla superficie lunare pronunciando la celebre frase “Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità”, seguito circa venti minuti dopo da Aldrin. I due astronauti raccolsero campioni di roccia, installarono strumenti scientifici e una bandiera statunitense, e ripartirono il giorno seguente per riagganciarsi al modulo di comando; l’ammaraggio nell’Oceano Pacifico avvenne il 24 luglio, davanti a un pubblico televisivo mondiale stimato in centinaia di milioni di persone.
Pochi mesi dopo, il 29 ottobre 1969, in un contesto molto meno spettacolare, il programmatore Charley Kline, nel laboratorio di Leonard Kleinrock all’UCLA, tentò di collegarsi a distanza a un computer dello Stanford Research Institute (SRI) di Menlo Park, digitando il comando “LOGIN”: il sistema remoto si bloccò dopo che erano state trasmesse solo le lettere “L” e “O”, ma il collegamento fu ristabilito pochi minuti dopo e la sessione completata. Quel primo scambio di dati fra due nodi remoti - reso possibile dagli Interface Message Processor costruiti da BBN e installati rispettivamente il 30 agosto e il 1° ottobre 1969 - è considerato il primo collegamento operativo di ARPANET. Entro la fine dell’anno altri due nodi, all’Università della California a Santa Barbara e all’Università dello Utah, si aggiunsero alla rete, portandola a quattro elaboratori collegati.
Conseguenze
Nel breve periodo l’Apollo 11 fu seguito da altre cinque missioni di allunaggio riuscite, fino all’Apollo 17 nel dicembre 1972, mentre l’incidente dell’Apollo 13 nel 1970 mostrò quanto il margine di sicurezza restasse sottile. Il programma, costato secondo le stime circa 25 miliardi di dollari dell’epoca, si concluse proprio mentre l’opinione pubblica e il Congresso, esaurita la spinta della competizione con Mosca, ne riducevano progressivamente i finanziamenti: nessun essere umano è più tornato sulla Luna dal 1972. ARPANET, al contrario, crebbe con discrezione ma senza interruzioni: nel 1971 contava una quindicina di nodi, nel 1973 si estese con i primi collegamenti internazionali verso Regno Unito e Norvegia, e nel 1983 adottò il protocollo TCP/IP che ne avrebbe permesso l’espansione praticamente illimitata, ponendo le basi tecniche di quella che sarebbe diventata Internet.
Nel lungo periodo i due eventi hanno lasciato eredità di segno opposto. Il programma Apollo resta un episodio conchiuso: uno straordinario esercizio di ingegneria di sistema, che ha lasciato ricadute tecnologiche reali (dai circuiti integrati miniaturizzati ai materiali compositi) ma nessun seguito immediato di presenza umana stabile oltre l’orbita terrestre bassa. ARPANET, viceversa, si è trasformata in un’infrastruttura pervasiva: la posta elettronica, inventata proprio sulla rete nel 1971 da Ray Tomlinson, il web ideato da Tim Berners-Lee nel 1989, e poi lo smartphone e il commercio elettronico sono tutti discendenti diretti di quella prima connessione tentata a Los Angeles. La differenza fra i due destini è diventata un caso di scuola nella storia della tecnologia: l’obiettivo spettacolare e dichiarato per intero fin dall’inizio (mandare un uomo sulla Luna) si è esaurito nel raggiungerlo, mentre l’infrastruttura pensata per un problema modesto e specifico (condividere computer costosi fra università) si è rivelata capace di crescere ben oltre lo scopo per cui era stata concepita.
Nel frattempo altrove
- 1946I test nucleari nel Pacifico — Oceania
- 1953La struttura del DNA — Europa
- 1966La rivoluzione verde — Asia meridionale
- 1973La crisi petrolifera — Medio Oriente
- 1975La fine del Vietnam — Asia orientale
- 1978Le riforme di Deng — Asia orientale
- 1980Il vaiolo eradicato — Africa
Come lo sappiamo
Lo sbarco lunare è tra gli eventi più documentati del Novecento: trasmesso in diretta televisiva mondiale, registrato dalle telemetrie della NASA, corredato da centinaia di fotografie scattate dagli astronauti con macchine Hasselblad, da campioni di roccia lunare tuttora conservati e analizzati, e da testimonianze dirette raccolte negli anni successivi da storici come Andrew Chaikin, che intervistò quasi tutti gli astronauti del programma Apollo. Proprio l’abbondanza e la visibilità delle prove hanno paradossalmente alimentato teorie del complotto che negano l’autenticità della missione, sistematicamente confutate dalla comunità scientifica anche grazie a prove indipendenti come i retroriflettori lunari tuttora utilizzati per misurare con laser la distanza Terra-Luna.
La prima connessione di ARPANET è ricostruita soprattutto attraverso i log tecnici del laboratorio di Kleinrock, la corrispondenza interna di BBN e ARPA, e i racconti successivi dei protagonisti, in particolare di Charley Kline; proprio perché non fu un evento pubblico né percepito come storico nel momento in cui accadde, i dettagli minori - l’orario esatto, la formulazione precisa del primo messaggio trasmesso prima del blocco del sistema - variano leggermente a seconda della fonte e sono stati in parte ricostruiti a posteriori, quando l’importanza dell’evento divenne evidente solo con il senno di poi. Resta inoltre dibattuto quanto instradare la nascita di Internet in quella singola data del 29 ottobre 1969 sia una semplificazione utile alla narrazione più che una scelta storiograficamente univoca, dato che la rete fu il risultato di un processo distribuito su più anni e più istituzioni, senza un solo momento di invenzione.
Approfondimenti
- Andrew Chaikin, A Man on the Moon: The Voyages of the Apollo Astronauts, Viking, 1994
- Katie Hafner e Matthew Lyon, Where Wizards Stay Up Late: The Origins of the Internet, Simon & Schuster, 1996
- Janet Abbate, Inventing the Internet, MIT Press, 1999
- David A. Mindell, Digital Apollo: Human and Machine in Spaceflight, MIT Press, 2008