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Atlante della storia umana

Secolo delle masseRicostruzione e decolonizzazione

Sputnik

Il primo satellite avvia la corsa allo spazio e, con essa, elettronica e telecomunicazioni moderne

esatto

1914Secolo delle masse1991

In breve

Il 4 ottobre 1957 l’Unione Sovietica mette in orbita lo Sputnik 1, il primo oggetto costruito dall’uomo a girare intorno alla Terra, lanciato dal cosmodromo di Baikonur nella steppa kazaka. La notizia coglie di sorpresa gli Stati Uniti, che vivono il fatto come uno shock geopolitico e psicologico, e apre una corsa allo spazio tra le due superpotenze della Guerra fredda. Nel giro di pochi mesi lo shock spinge Washington a fondare la NASA e a riformare l’istruzione scientifica, mentre la tecnologia dei satelliti comincia a trasformare elettronica e telecomunicazioni ben oltre l’uso militare.

Contesto

Alla metà degli anni Cinquanta, Stati Uniti e Unione Sovietica avevano già trasformato l’eredità tecnica dei missili tedeschi V-2 della Seconda guerra mondiale in programmi missilistici propri, spinti soprattutto dall’esigenza militare di consegnare testate nucleari a grande distanza. In URSS il programma era guidato da Sergej Pavlovič Korolëv, ingegnere capo che aveva sviluppato l’R-7 Semërka, il primo missile balistico intercontinentale del mondo: una macchina pensata per la guerra, ma abbastanza potente da mettere in orbita anche un carico non bellico.

Il contesto immediato era scientifico più che militare: il 1957-58 era stato proclamato Anno geofisico internazionale, un’iniziativa di cooperazione scientifica globale durante la quale sia Washington sia Mosca avevano annunciato pubblicamente l’intenzione di lanciare un satellite artificiale. Gli Stati Uniti puntavano sul programma Vanguard, civile e annunciato con grande visibilità, ma afflitto da ritardi tecnici. L’Unione Sovietica lavorava invece nella massima segretezza, e proprio la segretezza contribuì a far sottovalutare ai servizi americani quanto Mosca fosse vicina al traguardo.

Il lancio avvenne da Baikonur, nella steppa del Kazakistan sovietico, un migliaio di chilometri a sud-est di Mosca: il sito - allora indicato in codice come Tyuratam - era stato scelto proprio per l’isolamento, la vicinanza a una linea ferroviaria e una latitudine relativamente bassa, che rendeva più efficiente l’inserimento in orbita rispetto ai poligoni più settentrionali sul territorio russo europeo.

Svolgimento

Il 4 ottobre 1957 un razzo R-7 modificato lanciò dal poligono di Baikonur una sfera di alluminio di 58 centimetri di diametro e 83,6 chilogrammi, dotata di quattro antenne e di un trasmettitore radio: lo Sputnik 1 (“compagno di viaggio”, in russo). Il satellite raggiunse un’orbita ellittica compresa fra circa 215 e 939 chilometri di quota, con un periodo di rivoluzione di circa 96 minuti, ed emise per tre settimane un segnale radio a impulsi regolari, ricevibile con apparecchi radioamatoriali in tutto il mondo, prima che le batterie si esaurissero.

L’annuncio ufficiale sovietico, diffuso dall’agenzia Tass poche ore dopo il lancio, fu inizialmente accolto con relativa freddezza dall’amministrazione Eisenhower, che non ne colse subito la portata simbolica. Ma la notizia, ripresa dalla stampa americana con enfasi crescente nei giorni successivi, si trasformò rapidamente in un trauma pubblico: se l’Unione Sovietica era in grado di collocare un oggetto in orbita, poteva colpire il territorio statunitense con un missile balistico, e il primato tecnologico americano - dato per scontato dal dopoguerra - appariva improvvisamente in discussione. La stampa parlò presto di “shock dello Sputnik”.

Il 3 novembre 1957 l’URSS rincarò la dose lanciando lo Sputnik 2, che portava a bordo la cagnetta Lajka, primo essere vivente a raggiungere l’orbita terrestre (l’animale morì in poche ore per il surriscaldamento della capsula, un dettaglio che i sovietici non resero noto per anni). Il primo tentativo statunitense di risposta, il lancio Vanguard TV-3 del 6 dicembre 1957, esplose in diretta televisiva pochi secondi dopo il decollo, aggravando l’imbarazzo. Solo il 31 gennaio 1958 gli Stati Uniti misero in orbita il proprio primo satellite, l’Explorer 1, sviluppato dal team dell’ingegnere Wernher von Braun e dello scienziato James Van Allen, che scoprì con la sua strumentazione le fasce di radiazione che oggi portano il nome di quest’ultimo. Lo Sputnik 1 rientrò nell’atmosfera e si disintegrò il 4 gennaio 1958, dopo circa tre mesi e 1400 orbite.

Conseguenze

Nel breve periodo lo shock politico produsse in pochi mesi un riassetto profondo delle istituzioni scientifiche americane. Nel febbraio 1958 il Dipartimento della Difesa istituì l’Advanced Research Projects Agency (ARPA), incaricata di finanziare ricerca avanzata per non farsi più cogliere di sorpresa: da quell’agenzia sarebbe nata, un decennio più tardi, la rete ARPANET, antenata di Internet. Il 29 luglio 1958 il Congresso approvò il National Aeronautics and Space Act, che istituì la NASA, agenzia civile che assorbì il precedente comitato aeronautico NACA e centralizzò il programma spaziale statunitense. Nello stesso anno il National Defense Education Act stanziò ingenti fondi federali per l’insegnamento di matematica, scienze e lingue straniere nelle scuole americane, nel timore che il sistema educativo sovietico stesse producendo più ingegneri e scienziati di quello statunitense.

Sul piano geopolitico, lo Sputnik inaugurò una corsa allo spazio che sarebbe proseguita per oltre un decennio, passando per il primo volo umano in orbita di Jurij Gagarin nel 1961 e culminando nello sbarco sulla Luna dell’Apollo 11 nel 1969. La competizione ebbe anche un peso simbolico nella decolonizzazione in corso: molti paesi di nuova indipendenza, corteggiati da entrambi i blocchi, videro nell’exploit sovietico la prova che un modello non capitalista potesse competere alla pari sul terreno della scienza e della tecnologia.

Nel lungo periodo, l’impatto tecnologico dello Sputnik andò ben oltre la propaganda della Guerra fredda. La necessità di alleggerire i carichi utili spinti in orbita accelerò l’adozione dei transistor al posto delle valvole termoioniche e, di lì a poco, dei primi circuiti integrati, sviluppati proprio fra il 1958 e il 1959 da Jack Kilby e Robert Noyce: un salto nella miniaturizzazione elettronica che avrebbe reso possibili, decenni dopo, i personal computer. I satelliti, da dimostrazione tecnica, divennero presto infrastruttura: nel 1962 Telstar 1 trasmise le prime immagini televisive attraverso l’Atlantico, e negli anni successivi i satelliti meteorologici e per le telecomunicazioni cambiarono la previsione del tempo, la telefonia intercontinentale e, molto più tardi, la navigazione satellitare, di cui il sistema statunitense GPS - concepito negli anni Settanta anche come discendente diretto della logistica missilistica nata con l’R-7 - è l’esito più pervasivo nella vita quotidiana di oggi.

La rincorsa tecnologica innescata dallo Sputnik ebbe infine una controparte diplomatica: proprio perché i satelliti dimostravano che lo spazio extra-atmosferico poteva essere attraversato liberamente senza violare la sovranità di alcuno stato sorvolato, la vicenda contribuì indirettamente a preparare il terreno per il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967, che vietò di collocare armi nucleari in orbita e dichiarò lo spazio patrimonio comune dell’umanità - un compromesso raggiunto proprio perché nessuna delle due superpotenze poteva più permettersi di ignorare quanto rapidamente la tecnologia satellitare stesse evolvendo.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

La ricostruzione dei fatti tecnici essenziali - data, orario, parametri orbitali, caratteristiche del satellite - si basa su fonti solide da entrambe le parti: i comunicati e i dati radar americani dell’epoca, le registrazioni radioamatoriali del celebre “bip bip”, e la documentazione tecnica sovietica resa pubblica solo dopo l’apertura degli archivi negli anni Novanta. Proprio la segretezza del programma sovietico è però anche il principale limite delle fonti: per decenni la versione ufficiale di Mosca ha nascosto dettagli scomodi (la morte di Lajka, il numero reale di fallimenti nei lanci precedenti, il ruolo di Korolëv, il cui nome fu tenuto segreto fino alla morte nel 1966), e solo le memorie degli ingegneri coinvolti e gli studi condotti sugli archivi post-sovietici hanno permesso di ricostruire un quadro più completo del processo decisionale del Cremlino.

Resta materia di dibattito storiografico quanto la decisione di anticipare il lancio - inizialmente previsto per la fine del 1957 in coincidenza con l’anniversario della rivoluzione d’ottobre - fosse un calcolo politico deliberato di Chruščëv o piuttosto il risultato della pressione competitiva di Korolëv sui propri collaboratori; così come resta discusso quanto l’amministrazione Eisenhower avesse davvero sottovalutato il programma sovietico o scelto consapevolmente di minimizzarne pubblicamente la portata, per non legittimare l’uso militare dello spazio.

Approfondimenti

  • Paul Dickson, Sputnik: The Shock of the Century, Walker & Company, 2001
  • Matthew Brzezinski, Red Moon Rising: Sputnik and the Hidden Rivalries that Ignited the Space Age, Times Books/Henry Holt and Company, 2007
  • Asif A. Siddiqi, Challenge to Apollo: The Soviet Union and the Space Race, 1945-1974, NASA History Division, 2000
  • Walter A. McDougall, …The Heavens and the Earth: A Political History of the Space Age, Basic Books, 1985

Riferimenti

  • Paul Dickson, Sputnik: The Shock of the Century, 2001, Walker & Company
  • Matthew Brzezinski, Red Moon Rising: Sputnik and the Hidden Rivalries that Ignited the Space Age, 2007, Times Books/Henry Holt and Company
  • Asif A. Siddiqi, Challenge to Apollo: The Soviet Union and the Space Race, 1945-1974, 2000, NASA History Division
  • Walter A. McDougall, ...The Heavens and the Earth: A Political History of the Space Age, 1985, Basic Books

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