In breve
Nel 1917 la Russia zarista crollò in due tempi. A febbraio una rivolta popolare travolse Nicola II e portò a un governo provvisorio liberale-moderato; a ottobre i bolscevichi di Lenin lo rovesciarono a loro volta e proclamarono un potere dei soviet. Nel giro di pochi mesi il nuovo governo uscì dalla guerra mondiale con una pace durissima e si trovò subito immerso in una guerra civile che avrebbe insanguinato il paese per anni. Nasceva così il primo stato che si dichiarava apertamente socialista, punto di riferimento e insieme incubo per il resto del secolo.
Contesto
All’inizio del 1917 l’impero russo era una monarchia assoluta retta da Nicola II, un sistema che aveva concesso solo nel 1905 un simulacro di parlamento, la Duma, senza mai accettare un vero limite al potere dello zar. Il paese era rimasto in gran parte agrario, con una massa di contadini poveri e affamati di terra, mentre nelle città come Pietrogrado e Mosca era cresciuto rapidamente un proletariato industriale concentrato in grandi fabbriche, terreno di reclutamento per i partiti socialisti clandestini: menscevichi e bolscevichi, entrambi eredi del marxismo russo, ed i populisti agrari raccolti nel partito social-rivoluzionario.
La prima guerra mondiale, in cui la Russia combatteva dal 1914 al fianco di Francia e Regno Unito, aveva aggravato ogni tensione preesistente. L’esercito zarista subiva sconfitte pesanti e perdite enormi, i trasporti collassavano, il cibo scarseggiava nelle città e l’autorità della corona, già indebolita dagli scandali attorno al monaco Rasputin, si era ridotta quasi a nulla. Nell’inverno 1916-1917 Pietrogrado era una città in fila per il pane, con un esercito di riserva demotivato di stanza nella capitale stessa: gli ingredienti di una rivolta erano tutti presenti prima ancora che qualcuno la organizzasse.
Svolgimento
La rivoluzione di febbraio esplose quasi spontaneamente. Tra il 23 e il 27 febbraio del calendario giuliano allora in uso in Russia (8-12 marzo nel calendario gregoriano) scioperi e cortei per il pane a Pietrogrado si trasformarono in insurrezione quando i reggimenti di guarnigione, invece di reprimere la folla, si ammutinarono e passarono dalla sua parte. Il 2 marzo (15 marzo gregoriano) Nicola II abdicò, ponendo fine a oltre trecento anni di dinastia Romanov. Il potere passò a un governo provvisorio, espressione della Duma e guidato inizialmente da liberali moderati, mentre parallelamente si costituiva il soviet di Pietrogrado, consiglio di operai e soldati che rivendicava una propria autorità: nacque così una situazione di dualismo di potere.
Il governo provvisorio, presieduto dall’estate 1917 dal social-rivoluzionario Aleksandr Kerensky, scelse di proseguire la guerra al fianco degli alleati, decisione che gli alienò rapidamente il consenso popolare in un paese ormai sfinito dal conflitto. Nel frattempo Lenin, rientrato in Russia in aprile dall’esilio svizzero grazie a un convoglio facilitato dai tedeschi (interessati a destabilizzare il fronte russo), spinse il suo partito bolscevico su una linea intransigente: pace immediata, terra ai contadini, potere ai soviet. Dopo un tentativo fallito di insurrezione a luglio e un breve periodo di clandestinità per Lenin, un colpo di stato militare del generale Kornilov contro Kerensky, sventato a fine agosto proprio con l’aiuto delle milizie bolsceviche, rafforzò paradossalmente il prestigio e l’armamento dei bolscevichi.
Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre (6-7 novembre gregoriano) le Guardie Rosse bolsceviche, coordinate da Trotsky attraverso il Comitato militare rivoluzionario del soviet di Pietrogrado, occuparono senza quasi combattere i punti chiave della capitale e presero d’assalto il Palazzo d’Inverno, sede del governo provvisorio, arrestandone i ministri rimasti. Il giorno seguente il Secondo congresso dei soviet ratificò il nuovo potere e approvò i primi decreti: quello sulla pace, che proponeva l’armistizio immediato, e quello sulla terra, che legittimava le occupazioni contadine già in corso.
I bolscevichi avviarono subito trattative con gli imperi centrali, concluse con la pace di Brest-Litovsk il 3 marzo 1918: un trattato punitivo che costò alla Russia Polonia, Finlandia, i paesi baltici, l’Ucraina e parte del Caucaso, insieme a gran parte della sua base industriale e agricola. Lenin lo accettò come prezzo necessario per consolidare il potere sovietico, contro l’opposizione di una parte del suo stesso partito. Già nella primavera del 1918 la Russia era scivolata in una guerra civile su vasta scala, con l’Armata Rossa organizzata da Trotsky contrapposta alle armate bianche di ispirazione monarchica o liberale, sostenute da un intervento militare straniero limitato di potenze come Regno Unito, Francia, Stati Uniti e Giappone.
Conseguenze
Nel breve periodo la rivoluzione produsse una guerra civile durata fino al 1922-1923, con milioni di morti per combattimenti, carestia e terrore da entrambe le parti, e la nazionalizzazione forzata dell’economia sotto il cosiddetto comunismo di guerra. Nel 1922 le repubbliche sovietiche vittoriose si federarono nell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.
Nel lungo periodo l’evento cambiò la geopolitica del Novecento. Per la prima volta un grande stato si dichiarava guidato da un partito marxista-leninista con l’obiettivo dichiarato di esportare la rivoluzione, e questo fece dell’URSS insieme un modello per i movimenti operai e anticoloniali di tutto il mondo e una minaccia esistenziale per le potenze capitaliste, alimentando anticomunismi di stato dal fascismo europeo alla guerra fredda americana. Il partito bolscevico, ribattezzato comunista, costruì rapidamente uno stato a partito unico, con polizia politica (la Ceka e le sue eredi) e censura pervasiva: le premesse dello stalinismo che sarebbe seguito nella metà degli anni venti erano già in parte presenti nella prassi del potere assunta durante e dopo la guerra civile.
Nel frattempo altrove
- 1896Adua — Africa
- 1901La federazione australiana — Oceania
- 1908La catena di montaggio — Americhe
- 1911Cade l'impero cinese — Asia orientale
- 1923Dopo gli ottomani — Medio Oriente
- 1925Il jazz e la musica registrata — Americhe
- 1930La marcia del sale — Asia meridionale
Come lo sappiamo
Per gli eventi del 1917 esiste una quantità insolita di fonti dirette, perché i protagonisti stessi, consapevoli di fare la storia, scrissero moltissimo. Il resoconto più celebre è quello del giornalista americano John Reed, testimone oculare degli eventi di ottobre a Pietrogrado, pubblicato già nel 1919: una fonte di prima mano preziosa ma dichiaratamente partigiana, scritta da un simpatizzante bolscevico. Lenin e Trotsky lasciarono discorsi, decreti e memorie proprie, così come esponenti del governo provvisorio e osservatori diplomatici stranieri, le cui corrispondenze sono conservate negli archivi di Londra, Parigi e Washington.
Dopo il crollo dell’URSS nel 1991 si sono aperti parzialmente gli archivi sovietici, offrendo agli storici accesso a documenti di partito, rapporti della polizia politica e statistiche interne prima inaccessibili, e permettendo una storiografia meno vincolata alla propaganda di stato o alla contro-propaganda della guerra fredda.
Restano dibattuti diversi punti. Quanto fosse davvero inevitabile la vittoria bolscevica a ottobre, o quanto dipendesse dalla debolezza contingente del governo Kerensky, è discusso da decenni: storici come Richard Pipes hanno insistito sul carattere di colpo di stato minoritario dell’ottobre bolscevico, mentre altri, come Orlando Figes, ne hanno raccontato le radici in un collasso sociale più ampio e di lungo periodo. Restano inoltre incerti i numeri esatti delle vittime della guerra civile e della carestia successiva, e resta aperto il dibattito su quanto la deriva autoritaria e repressiva del regime fosse già scritta nelle scelte del 1917-1918 o dipendesse piuttosto dalle successive decisioni di Stalin.
Approfondimenti
- Orlando Figes, A People’s Tragedy: The Russian Revolution 1891-1924 (1996) — la narrazione più ampia e leggibile, costruita attorno a destini individuali.
- Sheila Fitzpatrick, The Russian Revolution (1982) — sintesi accademica breve, punto di partenza classico nelle università.
- Richard Pipes, The Russian Revolution (1990) — lettura più critica verso i bolscevichi, insiste sul carattere di minoranza organizzata.
- E. H. Carr, The Bolshevik Revolution, 1917-1923 (1950) — il primo volume della grande storia dell’URSS sovietica di Carr, ancora un riferimento per la ricostruzione istituzionale.
- John Reed, Ten Days That Shook the World (1919) — testimonianza diretta e di parte, da leggere come fonte primaria più che come storiografia.