In breve
Il 1° marzo 1896, presso Adua, nell’altopiano etiope del Tigrè, l’esercito dell’imperatore Menelik II annienta il corpo di spedizione italiano guidato dal generale Oreste Baratieri. È la più grave sconfitta subita da una potenza europea in Africa durante la spartizione coloniale, e costringe l’Italia a riconoscere con il trattato di Addis Abeba la piena indipendenza dell’Etiopia. Insieme alla Liberia, l’Etiopia resta l’unico stato africano a non cadere sotto il dominio europeo, e Adua diventa nei decenni successivi un riferimento simbolico per i movimenti pan-africanisti e anticoloniali.
Contesto
Alla fine degli anni 1880 l’Italia, arrivata tardi alla spartizione dell’Africa rispetto a Francia e Regno Unito, cercava un proprio spazio coloniale sul Mar Rosso, dove dal 1882 occupava Assab e dal 1885, con l’appoggio britannico, Massaua. Da lì i governi italiani guardavano all’altopiano etiope come a un possibile protettorato, in un momento in cui l’Etiopia stessa attraversava una transizione di potere: nel 1889 moriva l’imperatore Yohannes IV e saliva al trono Menelik II, negus dello Scioa, che aveva già stretto rapporti con Roma negli anni precedenti in funzione anti-Yohannes.
Il 2 maggio 1889 Menelik firmò con l’Italia il trattato di Uccialli (Wuchale), che riconosceva l’espansione italiana lungo la costa e regolava i rapporti fra i due stati. Il trattato fu redatto in due versioni, una in amarico e una in italiano, e la loro differenza sarebbe diventata la causa immediata della guerra: l’articolo 17 in amarico prevedeva che l’Etiopia potesse avvalersi del governo italiano per le proprie relazioni con le altre potenze, mentre la versione italiana rendeva quella mediazione obbligatoria, trasformando di fatto l’Etiopia in un protettorato italiano agli occhi delle cancellerie europee, che vennero informate in questi termini in base all’articolo 34 dell’Atto di Berlino del 1885. Menelik denunciò l’ambiguità e nel 1893 dichiarò unilateralmente decaduto il trattato, ma l’Italia non accettò di rinunciare alla pretesa di protettorato.
Nei tre anni successivi Menelik consolidò il proprio potere interno e costruì una rete diplomatica con Francia e Russia, ottenendo forniture di armi moderne — fucili a retrocarica e alcuni pezzi di artiglieria — che gli permisero di armare un esercito assai più numeroso ed equipaggiato di quanto i comandi italiani avessero previsto. Contemporaneamente le truppe italiane, comandate dal generale Oreste Baratieri, governatore dell’Eritrea, avanzavano nel Tigrè occupando Adigrat e, nel gennaio 1895, Macallè, in una serie di scontri con i signori locali tigrini che il governo di Roma lesse come prova della debolezza etiope, sottovalutando la capacità di Menelik di radunare un esercito nazionale.
Svolgimento
Nel dicembre 1895 le forze etiopi inflissero un primo rovescio agli italiani ad Amba Alagi, e nel gennaio 1896 costrinsero la guarnigione di Macallè alla resa dopo un assedio. Menelik, alla testa di un esercito stimato fra le 100.000 e le 120.000 unità — cifra enormemente superiore a quella prevista dai servizi informativi italiani — si accampò con la sua corte, comprese l’imperatrice Taitù e diversi ras regionali, nei pressi di Adua, tagliando le linee di rifornimento italiane e costringendo Baratieri, pressato dal governo Crispi a Roma per un’azione risolutiva, a decidere l’attacco.
Nella notte fra il 29 febbraio e il 1° marzo 1896 le quattro colonne italiane, circa 17.000-20.000 uomini fra reparti nazionali ed eritrei, mossero verso le posizioni etiopi attraverso un terreno montano poco conosciuto e mal cartografato, con carte imprecise che provocarono la separazione delle colonne. All’alba del 1° marzo l’esercito di Menelik, avvertito del movimento e schierato in forze nettamente superiori, attaccò le colonne italiane isolate una dopo l’altra. La battaglia si concluse in poche ore con la rotta totale del corpo di spedizione: circa 6.000-7.000 soldati italiani ed eritrei caddero sul campo, altre migliaia furono fatti prigionieri, e le perdite etiopi, pur pesanti, furono proporzionalmente inferiori. Fu la disfatta militare più grave subita da una potenza europea in Africa nell’intera epoca della spartizione coloniale.
La notizia della sconfitta provocò in Italia una crisi politica immediata: il governo di Francesco Crispi, principale sostenitore dell’espansione coloniale, cadde pochi giorni dopo, il 5 marzo 1896.
Conseguenze
Il 26 ottobre 1896 Italia ed Etiopia firmarono ad Addis Abeba un trattato di pace che abrogava il trattato di Uccialli e riconosceva senza ambiguità la piena e completa indipendenza dell’Etiopia, ridimensionando i confini della colonia Eritrea a quanto già effettivamente occupato sulla costa. L’Italia dovette inoltre rinunciare a ogni pretesa di protettorato e a versare un indennizzo per il rilascio dei prigionieri.
Nel breve periodo la vittoria consolidò il potere di Menelik II su un impero etiope allargato dalle sue stesse conquiste verso sud e verso est negli anni precedenti e successivi, e gli permise di trattare da pari con le potenze europee, che stabilirono legazioni permanenti ad Addis Abeba. Nel lungo periodo Adua rimase per oltre quarant’anni l’unico precedente di una potenza africana capace di respingere militarmente un tentativo di conquista coloniale europea, fino a quando l’Italia fascista non riuscì a occupare l’Etiopia nel 1935-36, in una guerra vissuta esplicitamente a Roma come rivincita per la sconfitta del 1896.
Il significato simbolico di Adua andò ben oltre l’Etiopia e l’Italia: nel corso del Novecento la battaglia divenne un riferimento ricorrente per gli intellettuali e i movimenti pan-africanisti e per i nascenti nazionalismi anticoloniali in tutto il continente e nella diaspora nera, come prova storica concreta che una potenza africana poteva sconfiggere un esercito europeo. L’Etiopia indipendente, insieme alla Liberia, divenne per decenni un punto di riferimento politico e simbolico per l’intero movimento panafricano, un ruolo che si sarebbe rafforzato ulteriormente dopo la seconda guerra italo-etiopica e la successiva liberazione del 1941.
Nel frattempo altrove
- 1869Il canale di Suez — Medio Oriente
- 1885Il Congresso nazionale indiano — Asia meridionale
- 1893Il suffragio femminile — Oceania
- 1894La prima guerra sino-giapponese — Asia orientale
- 1895Il cinema — Europa
- 1900Freud e Planck — Europa
- 1903Il volo — Americhe
Come lo sappiamo
La documentazione diplomatica sul trattato di Uccialli — i testi paralleli in amarico e in italiano dell’articolo 17, la corrispondenza fra Menelik e i governi europei, la denuncia etiope del 1893 — è conservata negli archivi diplomatici italiani ed etiopi ed è stata pubblicata e commentata a più riprese; la discrepanza fra le due versioni non è in discussione, mentre resta dibattuto quanto fosse deliberata da parte italiana e quanto invece un errore di traduzione poi sfruttato politicamente.
Per la battaglia vera e propria le fonti principali sono i rapporti ufficiali e le relazioni dei superstiti italiani, raccolti nelle inchieste parlamentari successive al disastro, e le cronache orali e le tradizioni etiopi raccolte da storici come Sven Rubenson a partire da documenti in lingua ge’ez e amarica. Il numero esatto dei combattenti e delle vittime da entrambe le parti resta oggetto di stime divergenti fra le fonti dell’epoca e la storiografia successiva, perché né l’esercito etiope né il corpo di spedizione italiano tennero un censimento affidabile delle proprie forze prima dello scontro: le cifre riportate in questa voce corrispondono alle stime più diffuse nella storiografia recente, non a un conteggio certo. Resta inoltre dibattuto, e in parte irrisolto, quanto la disfatta italiana sia dipesa da un errore di comando e cartografia e quanto da una sottovalutazione sistematica, di matrice razziale, della capacità militare etiope da parte dei governi e degli stati maggiori europei dell’epoca.
Approfondimenti
- Raymond Jonas, The Battle of Adwa: African Victory in the Age of Empire (2011) — la ricostruzione più recente e completa della battaglia, del contesto diplomatico e del suo significato simbolico successivo.
- Angelo Del Boca, Gli italiani in Africa Orientale, vol. 1: Dall’Unità alla Marcia su Roma (1976) — la storia di riferimento del colonialismo italiano in Africa orientale, con una ricostruzione dettagliata della campagna del 1895-96.
- Sven Rubenson, The Survival of Ethiopian Independence (1976) — una storia dei rapporti fra Etiopia ed Europa nell’Ottocento basata sistematicamente su fonti etiopi, con particolare attenzione al trattato di Uccialli.
- Harold G. Marcus, A History of Ethiopia (1994) — una storia generale dell’Etiopia utile a collocare Menelik II e Adua nel percorso più lungo dello stato etiope.