In breve
Il 28 dicembre 1895, in un salone sotterraneo del Grand Café di Parigi, i fratelli Auguste e Louis Lumière tengono la prima proiezione pubblica a pagamento di immagini in movimento su schermo. Non è la prima macchina capace di catturare e riprodurre il movimento — Thomas Edison aveva già messo in commercio il Kinetoscopio nel 1893-94 — ma è il primo dispositivo a proiettare le immagini davanti a un pubblico collettivo, e questo lo trasforma in pochi anni in uno spettacolo di massa e in un’industria mondiale. Entro un decennio il cinema passa dalla curiosità da baraccone al racconto strutturato di Georges Méliès, e nel giro di vent’anni la produzione si sposta verso la California, dove nasce Hollywood.
Contesto
Per tutto l’Ottocento la ricerca sull’illusione del movimento aveva prodotto una lunga serie di giocattoli ottici — il fenachistoscopio, lo zootropio, il prassinoscopio di Émile Reynaud — che sfruttavano la persistenza della visione per dare l’impressione che immagini disegnate in sequenza si muovessero. Erano oggetti individuali o da teatrino, non spettacoli di massa. La svolta arriva con due innovazioni convergenti: la pellicola flessibile su base di celluloide, messa a punto commercialmente da George Eastman a partire dal 1889, che finalmente permette di far scorrere una striscia continua di immagini attraverso un meccanismo; e la fotografia istantanea in serie, già dimostrata da Eadweard Muybridge negli anni settanta con le sue celebri sequenze di cavalli al galoppo, ottenute con batterie di fotocamere allineate.
Negli Stati Uniti, il laboratorio di Thomas Edison a West Orange, New Jersey, mette a punto tra il 1891 e il 1893 il Kinetoscopio, ideato in gran parte dal tecnico W. K. L. Dickson: un apparecchio a gettone in cui un solo spettatore alla volta guarda, attraverso un oculare, una pellicola che scorre in loop all’interno di un mobile di legno. I primi Kinetoscope Parlors aprono a New York nell’aprile 1894, e il dispositivo si diffonde rapidamente in tutte le grandi città americane e poi in Europa. Edison fa girare i primi cortometraggi nel suo studio di posa, soprannominato la “Black Maria” per la somiglianza con i furgoni cellulari della polizia, il primo edificio della storia progettato apposta per riprendere film. Ma Edison ritiene — a torto, come si vedrà — che il vero business stia nel visore individuale a pagamento, non nella proiezione collettiva, e non brevetta il Kinetoscopio in Europa: un errore che lascia campo libero agli sperimentatori europei.
In Francia, la famiglia Lumière gestisce a Lione una delle maggiori fabbriche di lastre e pellicole fotografiche del paese. Louis Lumière, ingegnere, vede un Kinetoscopio esposto a Parigi nel 1894 e capisce il limite del sistema Edison: uno spettatore per volta non può reggere un mercato di massa. Nel 1895 Louis brevetta il Cinématographe, un apparecchio compatto che unisce in un solo dispositivo la funzione di camera da presa, di stampatrice per copiare la pellicola e di proiettore, capace di gettare le immagini su uno schermo davanti a decine di spettatori insieme.
Svolgimento
I fratelli Lumière tengono alcune proiezioni private e riservate a un pubblico di scienziati e industriali già nella primavera del 1895 — la più nota il 22 marzo, alla Société d’encouragement pour l’industrie nationale a Parigi. Ma è il 28 dicembre 1895, nel Salon Indien, un salone sotterraneo del Grand Café al numero 14 del boulevard des Capucines a Parigi, che avviene la prima proiezione pubblica a pagamento della storia: dieci brevi film, ciascuno della durata di circa cinquanta secondi, fra cui La sortie de l’usine Lumière à Lyon (operai che escono dalla fabbrica), Le repas de bébé (la colazione del figlio di Auguste) e soprattutto L’arrivée d’un train en gare de La Ciotat, che secondo un aneddoto divenuto leggenda avrebbe fatto sobbalzare gli spettatori, convinti che il treno stesse per travolgerli. Il biglietto d’ingresso costa un franco; il primo giorno il pubblico pagante è appena una trentina di persone, ma la notizia si diffonde rapidamente per Parigi nelle settimane successive, e in pochi mesi le proiezioni Lumière diventano un fenomeno cittadino.
La diffusione internazionale è fulminea, secondo gli standard dell’epoca. Nel 1896 il Cinématographe viene mostrato a Londra, Bruxelles, Berlino, Vienna, Mosca, New York e persino a Bombay e Shanghai: i Lumière inviano in giro per il mondo operatori addestrati, gli stessi che riprendono anche vedute locali, costruendo così i primi archivi di immagini in movimento di decine di paesi diversi. Negli Stati Uniti, nel frattempo, la reazione al Kinetoscopio di Edison porta rapidamente alla proiezione: nell’aprile 1896 Edison presenta a New York il Vitascope, un proiettore in realtà sviluppato da altri due inventori, Thomas Armat e Charles Francis Jenkins, e poi commercializzato sotto il nome e il marchio Edison. Si apre così, quasi contemporaneamente in Europa e in America, la fase della proiezione pubblica.
Il passaggio decisivo dalla ripresa documentaria al racconto strutturato avviene grazie a Georges Méliès, illusionista e proprietario del Théâtre Robert-Houdin di Parigi, che assiste a una delle prime proiezioni Lumière e ne intuisce subito il potenziale narrativo e illusionistico. Costruitosi una propria cinepresa, Méliès fonda nel 1896 la casa di produzione Star Film e comincia a girare film di finzione con trucchi ed effetti speciali (sovrimpressioni, dissolvenze, arresti di macchina), inventando di fatto i generi del fantastico e della fantascienza cinematografica. Il suo film più celebre, Le Voyage dans la Lune (1902), della durata di circa quattordici minuti, è tra le prime opere a raccontare una storia articolata in più scene con una logica narrativa continua.
Negli Stati Uniti, Edison cerca di controllare il nascente mercato attraverso il contenzioso sui brevetti: la sua casa di produzione fa causa a decine di concorrenti indipendenti per l’uso non autorizzato di apparecchiature di ripresa e proiezione. Nel 1908 Edison riunisce le principali case produttrici e distributrici in un cartello, la Motion Picture Patents Company (nota anche come “Edison Trust”), che tenta di monopolizzare l’industria attraverso il controllo dei brevetti e delle pellicole. La reazione dei produttori indipendenti, che vogliono sfuggire sia al controllo legale del Trust sia alle sue cause giudiziarie, li spinge a trasferirsi verso la costa opposta del continente, in California, dove il clima assicura luce naturale tutto l’anno e la distanza dal New Jersey rende più difficile l’azione legale immediata. Attorno al 1910-1913 nasce così Hollywood, allora un sobborgo agricolo di Los Angeles, come nuovo centro produttivo: vi si trasferiscono compagnie come la Nestor Film Company, la Biograph di D. W. Griffith e numerose altre, e nel giro di pochi anni la Corte Suprema statunitense (1915) dichiara illegittimo il monopolio della Motion Picture Patents Company, sancendo la vittoria del modello indipendente.
Conseguenze
Nel breve periodo, la proiezione collettiva trasforma il cinema da attrazione da fiera in spettacolo popolare stabile: nascono le prime sale fisse dedicate — i nickelodeon statunitensi, così chiamati dal costo del biglietto di cinque centesimi, si moltiplicano a partire dal 1905 — e un pubblico di massa, spesso operaio e immigrato nelle grandi città americane, trova nel cinema un intrattenimento a basso costo in una lingua universale, quella delle immagini, che supera le barriere linguistiche.
Nel medio periodo si struttura un’industria vera e propria, con ruoli distinti — produzione, distribuzione, esercizio delle sale — e con logiche di mercato che spingono verso film sempre più lunghi e narrativamente complessi, dal cortometraggio di pochi minuti al lungometraggio. Il trasferimento a Hollywood concentra in un solo luogo capitali, manodopera specializzata e infrastrutture, ponendo le basi del sistema degli studios che dominerà il cinema mondiale per buona parte del Novecento.
Nel lungo periodo il cinema diventa la prima forma d’arte della storia a nascere direttamente da una macchina industriale, e la prima industria culturale di massa in senso proprio: un prodotto standardizzato, riproducibile all’infinito e distribuibile su scala globale, che precede di decenni la radio e la televisione nello stesso ruolo. Trasforma anche la percezione stessa del tempo e dello spazio storico — è la prima epoca a lasciare di sé documenti visivi in movimento — e getta le basi di un immaginario condiviso su scala planetaria, dalle comiche di Méliès al cinema muto hollywoodiano, che precede e prepara il Novecento come secolo dell’immagine.
Nel frattempo altrove
- 1869Il canale di Suez — Medio Oriente
- 1885Il Congresso nazionale indiano — Asia meridionale
- 1893Il suffragio femminile — Oceania
- 1894La prima guerra sino-giapponese — Asia orientale
- 1896Adua — Africa
- 1901La federazione australiana — Oceania
- 1903Il volo — Americhe
Come lo sappiamo
La serata del 28 dicembre 1895 è documentata dai registri contabili della famiglia Lumière — che annotano gli incassi giornalieri del Grand Café — dalle inserzioni pubblicitarie sui giornali parigini dell’epoca e dalle pellicole stesse, in buona parte conservate e restaurate nel Novecento da istituzioni come gli Archives françaises du film e l’Institut Lumière di Lione. I brevetti depositati da Louis Lumière nel 1895 e i corrispondenti brevetti Edison per il Kinetoscopio e il Vitascope permettono di ricostruire con precisione la cronologia tecnica.
Resta invece incerta e in parte leggendaria la storia del panico degli spettatori davanti a L’arrivée d’un train en gare de La Ciotat: non esistono resoconti di prima mano contemporanei che confermino fughe o svenimenti in sala, e gli storici del cinema — Martin Loiperdinger fra i primi, in un saggio molto citato del 2004 — la trattano oggi come un mito fondativo costruito a posteriori, utile a raccontare la potenza dell’illusione cinematografica più che un fatto documentato. È dibattuto anche il primato assoluto della proiezione pubblica: prima dei Lumière, altri inventori — fra cui Max e Emil Skladanowsky a Berlino, l’1 novembre 1895, con il loro Bioskop — avevano già proiettato immagini in movimento davanti a un pubblico pagante, ma le loro macchine erano meno affidabili e meno diffuse, e non ebbero lo stesso impatto industriale e simbolico della serata parigina, che la storiografia continua perciò a trattare come la data fondativa. Discussa infine è la genesi del trasferimento a Hollywood: la fuga dal Trust di Edison è la spiegazione più diffusa nella pubblicistica popolare, ma alcuni storici del cinema la considerano un fattore fra altri — accanto al clima, ai costi dei terreni e alla varietà di paesaggi della California — più che la causa unica dello spostamento.
Approfondimenti
- Charles Musser, The Emergence of Cinema: The American Screen to 1907 (1990) — la ricostruzione più autorevole della nascita dell’industria cinematografica americana, dal Kinetoscopio al Trust di Edison.
- David Robinson, From Peep Show to Palace: The Birth of American Film (1996) — il percorso dai dispositivi ottici ottocenteschi alla sala cinematografica come istituzione.
- David Bordwell e Kristin Thompson, Film History: An Introduction (1994) — manuale di riferimento, colloca l’invenzione del cinema nel contesto tecnico e industriale più ampio.
- Emmanuelle Toulet, Birth of the Motion Picture (1995) — sintesi illustrata sulla nascita del cinema a Parigi e la sua rapida diffusione internazionale.