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Atlante della storia umana

Età industrialeSpartizione del mondo

Il Congresso nazionale indiano

Nasce l'organizzazione che guiderà la lotta per l'indipendenza, inizialmente chiedendo solo rappresentanza

esatto

1850Età industriale1914

In breve

Nel dicembre 1885 settantadue delegati indiani si riunirono a Bombay per la prima sessione del Congresso nazionale indiano, un’associazione promossa dal funzionario britannico in pensione Allan Octavian Hume con l’appoggio di riformatori indiani come Womesh Chunder Bonnerjee, che ne fu il primo presidente. Le richieste iniziali erano moderate: maggiore rappresentanza indiana nell’amministrazione coloniale, riforma dei consigli legislativi, riduzione della spesa militare, non l’indipendenza. Nei decenni successivi il Congresso si trasformò da club di notabili anglofoni in un movimento di massa, diventando nel Novecento il principale veicolo della lotta per l’indipendenza dell’India.

Contesto

Dopo la rivolta dei sepoy del 1857 e il passaggio dell’India dal governo della Compagnia delle Indie Orientali a quello diretto della Corona britannica (1858), si era formato un ceto indiano istruito all’occidentale: avvocati, giornalisti, funzionari minori, spesso formati nelle nuove università di Bombay, Calcutta e Madras o addirittura laureati in Inghilterra. Questo ceto medio colto leggeva i giornali in lingua inglese, conosceva il diritto britannico e le istituzioni rappresentative della madrepatria, e ne chiedeva l’applicazione anche in India, dove il potere restava saldamente nelle mani di un’esigua élite di funzionari e militari britannici.

Già negli anni 1870 e primi 1880 erano sorte associazioni locali di riforma — la Poona Sarvajanik Sabha, l’Indian Association di Calcutta fondata da Surendranath Banerjea, la Madras Mahajana Sabha — che denunciavano la sottorappresentanza indiana nell’amministrazione e negli organi consultivi. Il malcontento crebbe con episodi come l’Ilbert Bill del 1883-84, un progetto di legge che avrebbe permesso a magistrati indiani di giudicare imputati europei: la violenta opposizione della comunità britannica residente in India, che costrinse il governo a un compromesso al ribasso, convinse molti riformatori indiani che occorreva un’organizzazione unica e permanente, capace di parlare a nome di tutta l’India colta.

In questo clima si mosse Allan Octavian Hume, ex funzionario dell’Indian Civil Service ritiratosi dal servizio nel 1882, convinto che dare uno sfogo politico moderato alle aspirazioni della nuova classe colta indiana fosse anche nell’interesse britannico, per evitare che il malcontento sfociasse in forme più radicali o violente. Hume si mise in contatto con i principali riformatori delle diverse regioni e ottenne, secondo la tradizione storiografica poi molto discussa, un tacito assenso del viceré Lord Dufferin all’iniziativa.

Svolgimento

La prima sessione dell’Indian National Congress si tenne a Bombay dal 28 al 31 dicembre 1885, ospitata nei locali del Gokuldas Tejpal Sanskrit College. Vi parteciparono 72 delegati, in maggioranza avvocati, giornalisti e proprietari terrieri provenienti soprattutto da Bombay, Bengala, Madras e dalle Province Unite, quasi tutti indù di casta alta e di formazione anglofona. L’assemblea, originariamente pensata da Hume come “Indian National Union” e poi ribattezzata Indian National Congress, elesse presidente l’avvocato bengalese Womesh Chunder Bonnerjee.

Le risoluzioni approvate a Bombay erano deliberatamente moderate: si chiedeva l’istituzione di una commissione d’inchiesta sull’amministrazione indiana, l’ampliamento dei consigli legislativi con membri eletti, l’ammissione di più indiani ai gradi superiori dell’amministrazione (anche tramite esami da tenersi simultaneamente in India e in Inghilterra), la riduzione delle spese militari e l’abolizione del Consiglio dell’India a Londra. Il linguaggio era quello della lealtà all’Impero: i delegati si dichiaravano sudditi fedeli della Corona, desiderosi non di rovesciare il dominio britannico ma di parteciparvi da protagonisti, in nome degli stessi principi liberali che l’Inghilterra diceva di portare in India.

Le sessioni successive consolidarono l’iniziativa come appuntamento annuale itinerante: la seconda si tenne a Calcutta nel dicembre 1886, presieduta dal parsi Dadabhai Naoroji, figura chiave del movimento anche per i suoi scritti sul “drenaggio di ricchezza” (drain of wealth) dall’India verso la Gran Bretagna; la terza a Madras nel 1887. Negli anni 1890 il Congresso rimase un’organizzazione di petizione e dibattito, priva di una vera base di massa, ma andò progressivamente ampliando la propria rappresentanza geografica e sociale, pur restando dominato da professionisti urbani di lingua inglese.

La svolta verso posizioni più radicali maturò a cavallo del secolo. La spartizione del Bengala decisa dal viceré Lord Curzon nel 1905, percepita come un tentativo di dividere la provincia lungo linee religiose per indebolire il nazionalismo bengalese, scatenò il movimento Swadeshi di boicottaggio delle merci britanniche e portò all’emergere, dentro il Congresso, di un’ala “estremista” guidata da figure come Bal Gangadhar Tilak, Bipin Chandra Pal e Lal Lajpat Rai, che contrapponevano all’attesa graduale dei “moderati” la rivendicazione dello swaraj, l’autogoverno. Il contrasto fra le due anime esplose nella sessione di Surat del 1907, che si concluse con una spaccatura formale, ricomposta solo nel 1916. Nel frattempo, nel 1906 si era formata anche la Lega musulmana, segno di una crescente competizione fra rappresentanze comunitarie che avrebbe pesato sulla storia successiva del subcontinente.

Conseguenze

Nel breve periodo il governo britannico rispose alle richieste del Congresso con concessioni caute: l’Indian Councils Act del 1892 ampliò leggermente il numero di membri indiani, eletti indirettamente, nei consigli legislativi centrale e provinciali, senza però concedere reale potere decisionale. Le riforme Morley-Minto del 1909 ampliarono ulteriormente la rappresentanza indiana, ma introdussero anche i collegi elettorali separati per i musulmani, un dispositivo che il Congresso denunciò come una manovra britannica di “divide et impera” e che avrebbe avuto conseguenze durature sui rapporti fra le comunità religiose indiane.

Nel lungo periodo, il Congresso mutò profondamente natura. L’arrivo di Mohandas Karamchand Gandhi, rientrato dal Sudafrica nel 1915, ne fece a partire dal 1919-1920 un movimento di massa capace di mobilitare contadini e classi popolari attraverso campagne di disobbedienza civile non violenta (non-cooperazione, disobbedienza civile, Quit India), superando i confini del ceto colto anglofono che lo aveva fondato. Da associazione di petizione nata per chiedere maggiore rappresentanza nell’amministrazione britannica, il Congresso divenne così il principale strumento organizzativo della lotta per l’indipendenza, guidando l’India fino all’indipendenza e alla contestuale partizione del 1947, e proseguendo poi come partito di governo nell’India indipendente per gran parte del Novecento.

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Come lo sappiamo

La fondazione del Congresso è documentata soprattutto attraverso fonti scritte in inglese: i resoconti ufficiali delle sessioni annuali (i Congress Reports, pubblicati fin dal 1885), la corrispondenza di Hume con i riformatori regionali, i giornali in lingua inglese e nelle lingue indiane dell’epoca (come The Hindu, Amrita Bazar Patrika, Bengalee), le memorie e biografie dei protagonisti — a partire dalla biografia di Hume scritta dal suo collaboratore William Wedderburn nel 1913 — e i documenti amministrativi britannici, compresa la corrispondenza dei viceré con Londra, oggi consultabili negli archivi della British Library (le collezioni dell’India Office Records).

Diversi punti restano dibattuti dagli storici. Il primo è il ruolo di Hume e il presunto assenso del viceré Dufferin: la tradizione, in parte alimentata dallo stesso Hume e da Wedderburn, secondo cui il Congresso sarebbe nato con benedizione britannica come “valvola di sfogo” per il malcontento indiano, è stata ridimensionata da storici successivi, che hanno sottolineato come l’iniziativa indiana preesistesse a Hume e come le fonti sull’appoggio ufficiale di Dufferin siano indirette e in parte posteriori ai fatti. Il secondo riguarda la rappresentatività sociale dei primi congressi: quanto la loro composizione — quasi interamente maschile, urbana, di casta alta, formata nelle università coloniali — permetta di parlare già nel 1885 di un movimento “nazionale”, o se questa etichetta vada intesa soprattutto come programma e aspirazione più che come base sociale effettiva. Il terzo è la periodizzazione della radicalizzazione: se la svolta verso posizioni più intransigenti vada fatta risalire già alla fine degli anni 1890 (con la crescente influenza di Tilak) o solo alla spartizione del Bengala del 1905, e quanto la spaccatura moderati-estremisti del 1907 rifletta divergenze di strategia più che di obiettivi di fondo.

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Come lo sappiamo

Approfondimenti

  • John R. McLane, Indian Nationalism and the Early Congress (1977) — lo studio di riferimento sui primi vent’anni del Congresso, dalla fondazione al 1905.
  • Sumit Sarkar, Modern India, 1885-1947 (1983) — inquadra la nascita del Congresso nella storia sociale, economica e politica dell’India coloniale tarda.
  • Judith M. Brown, Modern India: The Origins of an Asian Democracy (1985) — ricostruisce il lungo percorso dal Congresso dei notabili al partito di massa dell’indipendenza.
  • Bipan Chandra et al., India’s Struggle for Independence (1988) — sintesi ampia del movimento nazionale indiano, dal 1857 al 1947.
  • William Wedderburn, Allan Octavian Hume, C.B.: Father of the Indian National Congress, 1829 to 1912 (1913) — la prima biografia del fondatore, scritta da un suo collaboratore diretto.

Riferimenti

  • John R. McLane, Indian Nationalism and the Early Congress, 1977, Princeton University Press
  • Sumit Sarkar, Modern India, 1885-1947, 1983, Macmillan
  • Judith M. Brown, Modern India: The Origins of an Asian Democracy, 1985, Oxford University Press
  • Bipan Chandra, India's Struggle for Independence, 1988, Penguin Books
  • William Wedderburn, Allan Octavian Hume, C.B.: Father of the Indian National Congress, 1829 to 1912, 1913, T. Fisher Unwin

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