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Atlante della storia umana

Età industrialeLa belle époque armata

Freud e Planck

Nello stesso torno di tempo, un medico viennese e un fisico berlinese rompono, per strade indipendenti, l'immagine ottocentesca di un mondo continuo e prevedibile

circa

1850Età industriale1914

In breve

Tra la fine del 1899 e il dicembre del 1900, a poche centinaia di chilometri di distanza e senza sapere l’uno dell’altro, un medico viennese e un fisico berlinese pubblicano due idee che scardinano lo stesso presupposto: che il mondo, osservato con abbastanza cura, si lasci descrivere senza resti oscuri o discontinuità. Sigmund Freud fa uscire “L’interpretazione dei sogni”, che fonda la psicoanalisi sull’ipotesi di un inconscio con leggi proprie. Max Planck introduce, per spiegare lo spettro del corpo nero, l’idea che l’energia venga scambiata in quantità discrete: il quanto d’azione. Nessuno dei due, in quel momento, coglie fino in fondo la portata di ciò che ha scritto.

Contesto

L’ultimo quarto dell’Ottocento europeo vive di una fiducia diffusa nel metodo scientifico come garanzia di trasparenza totale: la fisica classica di Newton, Maxwell e Boltzmann descrive materia ed energia come grandezze continue, in linea di principio calcolabili con precisione arbitraria; la medicina positivista, da Charcot in poi, ambisce a ridurre ogni disturbo nervoso a una lesione o a un meccanismo fisiologico identificabile. In questo clima due città imperiali funzionano da laboratori paralleli. Vienna è la capitale di un impero multietnico in fermento, sede di una borghesia ebraica colta e ansiosa, e di una scuola medica che da decenni studia l’isteria senza riuscire a spiegarla con la sola anatomia: qui Freud, dopo aver lavorato con Jean-Martin Charcot a Parigi e con Josef Breuer a Vienna, matura dal 1895 l’idea che i sintomi nervosi abbiano un senso psichico nascosto, non solo una causa organica. Berlino è invece il centro della fisica sperimentale tedesca, con la Physikalisch-Technische Reichsanstalt (PTR) impegnata, per ragioni squisitamente industriali, a definire standard precisi di illuminazione: misurare con esattezza lo spettro di un corpo nero, cioè di un emettitore ideale di radiazione termica. Alla fine degli anni 1890 le misure di Otto Lummer, Ferdinand Kurlbaum e Heinrich Rubens mostrano che le formule teoriche esistenti (quella di Wien, quella di Rayleigh) funzionano solo a metà spettro ciascuna: serve una formula nuova, e Max Planck, allora professore all’Università di Berlino e frequentatore assiduo della Società fisica berlinese, è la persona meglio posizionata per trovarla.

Svolgimento

Freud conduce dal 1897 un’autoanalisi innescata dalla morte del padre Jacob (ottobre 1896), annotando i propri sogni e usando il metodo delle libere associazioni già sperimentato in clinica. Il manoscritto de “L’interpretazione dei sogni” (“Die Traumdeutung”) è pronto nell’estate del 1899 e l’editore viennese Franz Deuticke lo stampa il 4 novembre 1899, pur datandolo 1900 in copertina, come uso editoriale per allungare la vita commerciale del volume. La tiratura è di sole 600 copie, e ci vorranno otto anni prima che se ne renda necessaria una seconda edizione. Il libro sostiene che i sogni sono “appagamenti di desiderio” travestiti dal lavoro onirico (condensazione, spostamento, elaborazione secondaria) per aggirare una censura psichica, e propone per la prima volta un modello strutturato dell’inconscio come sistema con leggi proprie, distinte da quelle del pensiero cosciente.

A Berlino, nell’ottobre 1900, Planck comunica alla Società fisica tedesca una formula di interpolazione che riproduce correttamente lo spettro del corpo nero a tutte le lunghezze d’onda misurate da Rubens e Kurlbaum, ma senza ancora una giustificazione teorica. Nelle settimane seguenti cerca quella giustificazione applicando il metodo statistico-combinatorio di Ludwig Boltzmann all’energia degli oscillatori che compongono la cavità radiante, ma per far tornare i conti deve introdurre un’ipotesi che ripugna al suo temperamento conservatore: l’energia di ciascun oscillatore non varia con continuità, ma solo per multipli interi di una quantità minima, pari alla frequenza moltiplicata per una nuova costante universale, h, il quanto d’azione. Presenta la derivazione il 14 dicembre 1900, in una seduta della stessa società berlinese: è la data che la storiografia della fisica ha convenzionalmente adottato come nascita della teoria dei quanti, anche se Planck stesso la considera per anni un artificio matematico di calcolo, non una rottura reale con la fisica classica.

Conseguenze

Nell’immediato, nessuna delle due pubblicazioni produce uno scossone. “L’interpretazione dei sogni” vende pochissimo e viene ignorata o derisa dall’establishment medico viennese; Freud fonda comunque, nel 1902, la Società psicologica del mercoledì, nucleo da cui nascerà nel 1908 la Società psicoanalitica di Vienna, e nei due decenni successivi la psicoanalisi si diffonde in Europa e negli Stati Uniti (celebre il ciclo di conferenze alla Clark University nel 1909), trasformando non solo la psichiatria ma il linguaggio comune con cui l’Occidente parla di sé: rimozione, lapsus, complesso. La formula di Planck resta per cinque anni una curiosità tecnica, finché nel 1905 Albert Einstein la prende sul serio fino in fondo, postulando che anche la luce, non solo la materia oscillante, sia fatta di quanti discreti per spiegare l’effetto fotoelettrico; Niels Bohr la userà nel 1913 per il suo modello atomico, e tra il 1925 e il 1927 Heisenberg, Schrödinger e Dirac ne faranno il nucleo di una meccanica quantistica completa. A lungo termine, le due scoperte convergono in un solo effetto culturale: la fine della pretesa ottocentesca che la ragione, applicata con sufficiente rigore, renda il mondo interamente trasparente e prevedibile, sia esso il mondo della psiche sia quello della materia.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

Per Freud la documentazione è insolitamente ricca e insolitamente problematica insieme: restano le edizioni originali di “Die Traumdeutung” (con le variazioni che Freud introdusse nelle edizioni successive, spesso aggiungendo materiale clinico a distanza di anni) e il carteggio con l’amico e confidente Wilhelm Fliess, pubblicato solo dopo la morte di entrambi e in forma parziale, che permette di seguire la genesi dell’autoanalisi quasi giorno per giorno. Resta però aperta, e discussa dagli storici della psichiatria almeno dal lavoro di Henri Ellenberger, la questione di quanto i “casi” narrati nel libro siano resoconti fedeli e quanto ricostruzioni letterarie a posteriori: Freud stesso ammise di aver alterato dettagli per proteggere l’identità dei pazienti (spesso se stesso). Per Planck la fonte primaria è la memoria letta il 14 dicembre 1900 alla Deutsche Physikalische Gesellschaft e pubblicata l’anno dopo negli “Annalen der Physik”, insieme ai dati sperimentali della PTR che la resero necessaria. Il punto storiograficamente controverso, sollevato in modo influente da Thomas Kuhn, è se lo stesso Planck nel 1900 avesse davvero in mente una discontinuità fisica reale dell’energia, o se leggesse la propria ipotesi come un espediente di calcolo alla maniera di Boltzmann, comprendendone la portata rivoluzionaria solo più tardi, sotto la spinta di Einstein: la tesi di Kuhn ha diviso per anni gli storici della fisica e non è del tutto composta ancora oggi.

Approfondimenti

  • “Die Traumdeutung”, Sigmund Freud (1899, Franz Deuticke)
  • “Freud: A Life for Our Time”, Peter Gay (1988, W. W. Norton & Company)
  • “The Discovery of the Unconscious: The History and Evolution of Dynamic Psychiatry”, Henri F. Ellenberger (1970, Basic Books)
  • “Black-Body Theory and the Quantum Discontinuity, 1894-1912”, Thomas S. Kuhn (1978, Clarendon Press)
  • “Quantum Generations: A History of Physics in the Twentieth Century”, Helge Kragh (1999, Princeton University Press)

Riferimenti

  • Sigmund Freud, Die Traumdeutung, 1899, Franz Deuticke
  • Peter Gay, Freud: A Life for Our Time, 1988, W. W. Norton & Company
  • Henri F. Ellenberger, The Discovery of the Unconscious: The History and Evolution of Dynamic Psychiatry, 1970, Basic Books
  • Thomas S. Kuhn, Black-Body Theory and the Quantum Discontinuity, 1894-1912, 1978, Clarendon Press (Oxford University Press)
  • Helge Kragh, Quantum Generations: A History of Physics in the Twentieth Century, 1999, Princeton University Press

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