In breve
Il 31 dicembre 1600 la regina Elisabetta I d’Inghilterra concesse a un gruppo di mercanti londinesi una carta reale che li autorizzava a commerciare in esclusiva con l’Asia orientale: nacque così la Compagnia inglese delle Indie orientali (East India Company, EIC). Sedici mesi dopo, il 20 marzo 1602, gli Stati Generali delle Province Unite fecero lo stesso per la Verenigde Oostindische Compagnie (VOC), fondendo le compagnie regionali che fino ad allora si erano fatte concorrenza sui prezzi nei porti asiatici. Entrambe furono fra le prime società a capitale permanente e ad azioni negoziabili su un mercato aperto, e ricevettero dai rispettivi stati prerogative fino ad allora riservate ai sovrani: dichiarare guerra, firmare trattati, battere moneta, costruire fortezze, arruolare eserciti e flotte proprie. Nel giro di due decenni la VOC controllava con la forza le isole delle Molucche, che producevano noce moscata e chiodi di garofano; nei territori dei grandi imperi asiatici, quello moghul e quello Tokugawa, le compagnie restavano invece ospiti soggetti a condizioni dettate da corti che le sovrastavano per popolazione, esercito e ricchezza.
Contesto
Fino alla fine del Quattrocento le spezie asiatiche — pepe, noce moscata, chiodi di garofano, cannella — raggiungevano l’Europa attraverso una catena di intermediari: mercanti indiani e arabi, carovane fino al Levante, mercanti veneziani che le rivendevano a un prezzo moltiplicato a ogni passaggio. La rotta marittima aperta da Vasco da Gama nel 1498 aveva dimostrato che si poteva raggiungere l’Asia via mare, aggirando quella catena; il Portogallo ne aveva ricavato l’Estado da Índia, un impero di fortezze costiere amministrato dalla corona. Ma un impero di corona era costoso, e il Portogallo, con poco più di un milione di abitanti, non riuscì a sostenerne il peso.
Il problema che inglesi e olandesi dovettero risolvere era diverso: come finanziare viaggi di due o tre anni, in cui buona parte dell’equipaggio poteva non tornare, senza gravare sul bilancio dello stato. La risposta fu la compagnia per azioni a capitale permanente: invece di raccogliere fondi viaggio per viaggio, si vendevano quote a un numero di investitori che superava il migliaio, vincolate per anni ma rivendibili in un mercato secondario. Ad Amsterdam nacque nello stesso 1602 la prima borsa valori nel senso moderno del termine, costruita apposta per scambiare quelle azioni.
La spinta a fondere le compagnie regionali olandesi concorrenti fu anche difensiva: competendo fra loro sui prezzi, si danneggiavano a vicenda più di quanto danneggiassero i concorrenti stranieri. In Inghilterra la spinta venne invece dall’esterno: la notizia che gli olandesi avessero fatto salire il prezzo del pepe spinse un gruppo di mercanti londinesi a chiedere una carta reale prima che il mercato gli sfuggisse del tutto.
Svolgimento
La carta della VOC, concessa dagli Stati Generali il 20 marzo 1602, definì un territorio di monopolio enorme: tutto il commercio a est del Capo di Buona Speranza e a ovest dello stretto di Magellano. All’interno di quell’area la compagnia poteva firmare trattati, costruire fortezze, tenere soldati e navi da guerra propri. Il governo era affidato agli Heeren XVII, diciassette rappresentanti delle sei camere regionali eletti dagli azionisti.
Nei primi due decenni la compagnia costruì una rete di empori fortificati lungo le rotte delle spezie. Nel 1619 il governatore generale Jan Pieterszoon Coen conquistò Jayakarta, la incendiò e sulle sue rovine fondò Batavia (l’attuale Giacarta), che divenne la capitale asiatica della VOC.
L’inglese EIC, nello stesso periodo, cercò fortuna soprattutto in India. Nel 1612, al largo di Swally, una piccola flotta della compagnia sconfisse una squadra navale portoghese più numerosa; la vittoria convinse l’imperatore moghul Jahangir a concedere, nel 1613, un firmano che autorizzava una fattoria commerciale a Surat. L’impero moghul contava allora decine di milioni di sudditi e un esercito che nessuna compagnia europea avrebbe potuto affrontare: agli inglesi fu concesso solo ciò che serviva alla corte stessa, dazi doganali e merci che l’impero non produceva in casa.
Sulle spezie fini, i due monopoli si scontrarono direttamente. Le noci moscate crescevano allora solo sulle isole Banda; i chiodi di garofano solo a Ternate e Tidore, e chi controllava quelle isole controllava l’intera offerta mondiale. Nel 1621 Coen guidò una spedizione contro le isole Banda per imporre un monopolio assoluto sulla noce moscata: le fonti olandesi, le uniche sopravvissute, parlano di una popolazione locale di circa quindicimila persone prima della spedizione e di poche centinaia di sopravvissuti dopo, fra massacro, deportazione come schiavi e fuga. È uno degli episodi di violenza coloniale meglio documentati del primo Seicento, proprio perché i suoi autori lo misero per iscritto senza nasconderlo, come prova di successo da mostrare agli azionisti.
Due anni dopo la rivalità anglo-olandese sulle Molucche esplose nell’incidente di Amboyna (1623): funzionari della VOC arrestarono un gruppo di dipendenti inglesi, giapponesi e un portoghese, li torturarono e ne giustiziarono venti, dieci dei quali inglesi, con l’accusa — mai provata in modo indipendente — di aver complottato per impadronirsi della fortezza. L’episodio convinse la EIC ad abbandonare le Molucche e a concentrare i propri sforzi sull’India, lasciando alla VOC il monopolio delle spezie fini.
Non tutti i contatti asiatici seguirono questo schema di forza. In Giappone la VOC ottenne dal 1609 un piccolo insediamento a Hirado; quando lo shogunato Tokugawa espulse i portoghesi nel 1639, gli olandesi restarono gli unici europei ammessi al commercio, ma a condizioni dettate da Edo: dal 1641 confinati sull’isolotto artificiale di Dejima, sorvegliati, senza famiglie al seguito né attività missionaria. Per due secoli la compagnia commerciò in Giappone accettando le condizioni che il Giappone, non Amsterdam, imponeva.
Conseguenze
Nel breve periodo le due compagnie costruirono la prima rete commerciale europea permanente in Asia, con basi fortificate, flotte stabili e una contabilità che collegava Amsterdam e Londra ai mercati di Batavia e Surat. Il modello finanziario si rivelò duraturo quanto quello commerciale: la VOC distribuì dividendi per quasi due secoli, secondo le stime più citate in media attorno al diciotto per cento l’anno nel corso del Seicento, e la borsa di Amsterdam divenne il prototipo dei mercati azionari moderni.
Il monopolio ebbe anche un costo ecologico diretto: per mantenere alti i prezzi, la compagnia estese negli anni successivi la pratica della extirpatie, la distruzione sistematica delle piante di chiodo di garofano cresciute fuori dalle aree consentite, così che l’offerta mondiale restasse un numero di alberi che i suoi funzionari potevano contare e sorvegliare.
Nel lungo periodo il modello della compagnia-stato — commercio e sovranità nello stesso soggetto giuridico — si rivelò una forma di transizione. Un secolo e mezzo dopo, la EIC lo portò alle sue conseguenze estreme conquistando il Bengala dopo la battaglia di Plassey del 1757; la VOC fallì invece nel 1799 sotto il peso dei propri debiti, e i suoi possedimenti passarono allo stato olandese. Ciò che fra il 1600 e il 1650 era un esperimento divenne un secolo dopo il modello ordinario del dominio coloniale europeo in Asia.
Nel frattempo altrove
- 1500La tratta atlantica — Africa
- 1520Solimano — Medio Oriente
- 1526I Moghul — Asia meridionale
- 1565Il galeone di Manila — Oceania
- 1600La porcellana di Jingdezhen — Asia orientale
- 1600I Tokugawa — Asia orientale
- 1607Le colonie inglesi — Americhe
Come lo sappiamo
Quasi tutto ciò che sappiamo di questi decenni viene dagli archivi delle compagnie stesse: le risoluzioni degli Heeren XVII, le lettere dei governatori, i registri di carico delle navi. L’archivio della VOC, conservato oggi soprattutto all’Aia, è il più vasto archivio aziendale sopravvissuto dell’età moderna ed è iscritto dal 2003 nel registro Memoria del mondo dell’UNESCO; quello della EIC ha una struttura simile, nelle India Office Records della British Library. Sono fonti nate per il controllo interno e per rendere conto agli azionisti, non per documentare l’esperienza delle popolazioni asiatiche coinvolte: sappiamo con precisione quante navi partirono da Amsterdam in un dato anno, molto meno di come le comunità delle Molucche vivessero l’arrivo della compagnia.
Il caso di Banda è il più netto: non è sopravvissuta nessuna testimonianza scritta bandanese sugli eventi del 1621, e tutto ciò che si sa viene dai rapporti che lo stesso Coen inviò ai suoi superiori, con l’interesse evidente di presentare la spedizione come un successo. Il numero delle vittime, spesso citato in cifra tonda, resta una stima costruita a posteriori su fonti di parte, non un conteggio verificabile.
Resta inoltre dibattuto, fra gli storici, se la sovranità delle compagnie fosse un disegno deliberato degli stati che le avevano fondate, o piuttosto un adattamento improvvisato a circostanze locali che nessuna carta del 1600 o del 1602 aveva previsto in dettaglio. Philip Stern sostiene con forza la seconda lettura per il caso inglese: i poteri sovrani della EIC crebbero per accumulo di precedenti pratici, in India come altrove, più che per un piano imperiale coerente fin dall’inizio.
Approfondimenti
- Femme S. Gaastra, The Dutch East India Company (2003) — la sintesi più solida sulla struttura finanziaria e di governo della VOC, scritta da uno storico che ha lavorato direttamente sull’archivio dell’Aia.
- Philip J. Stern, The Company-State (2011) — la tesi più discussa sulla sovranità della compagnia inglese, letta come accumulo di soluzioni pratiche più che come disegno imperiale.
- K. N. Chaudhuri, The English East India Company (1965) — datato ma ancora un riferimento sull’organizzazione economica della compagnia nei suoi primi decenni.
- Giles Milton, Nathaniel’s Nutmeg (1999) — racconto narrativo della rivalità anglo-olandese sulle Molucche, utile per vedere da vicino la parte inglese, quella che a Banda e Amboyna perse.