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Atlante della storia umana

Basso medioevoL'età mongola

Gengis Khan

Le tribù della steppa vengono unite e in due generazioni creano l'impero contiguo più grande mai esistito

esatto

1.000 d.C.Basso medioevo1400

In breve

Nel 1206, su un qurultai riunito presso la sorgente del fiume Onon, un capo chiamato Temujin venne proclamato Gengis Khan, sovrano di tutte le tribù della steppa mongola. Vi era arrivato dopo un’infanzia di miseria e da un lungo percorso di alleanze e guerre intestine, e aveva ristrutturato la società steppica sostituendo i legami di clan con un’organizzazione militare decimale fedele a lui solo. Nei due decenni successivi, e poi sotto i suoi eredi, l’esercito mongolo sottomise il nord della Cina e distrusse il regno corasmio, ponendo le basi del più vasto impero territorialmente contiguo mai esistito. La violenza delle campagne fu enorme, ma le cifre tramandate dalle cronache coeve — spesso ostili — restano oggetto di forte incertezza.

Contesto

L’altopiano mongolo, fra il lago Bajkal e il deserto del Gobi, era una steppa fredda e arida, inadatta all’agricoltura ma ottima per l’allevamento di cavalli, pecore e cammelli. Le famiglie vivevano in gruppi mobili, spostando le mandrie secondo la stagione, e la ricchezza si misurava in capi di bestiame, non in terra. Era una società organizzata per clan patrilineari, spesso in faida fra loro per il controllo dei pascoli e per rapimenti di donne e bestiame: le vendette di sangue duravano generazioni.

A sud, due imperi sedentari osservavano la steppa con interesse contrapposto: la dinastia Jin, di origine jurchen, che governava il nord della Cina, e il regno tanguto di Xi Xia, più a occidente. Entrambi commerciavano con le tribù mongole e insieme le tenevano deliberatamente divise, sostenendo ora l’una ora l’altra confederazione per impedire che una sola diventasse abbastanza forte da minacciarli. Era una politica che aveva funzionato per secoli.

In questo mondo nacque, in un anno che le fonti collocano fra il 1155 e il 1167 (la data più citata è il 1162, ma resta convenzionale), Temujin, figlio di Yesugei, capo di un piccolo lignaggio dei Borjigin. Da bambino fu promesso in matrimonio a Börte, figlia di un’altra famiglia mongola; tornando da quell’incontro, Yesugei venne avvelenato da alcuni Tatari, tribù rivale, e morì. Temujin aveva forse nove anni.

Svolgimento

Alla morte di Yesugei il clan abbandonò la sua vedova Hö’elun e i suoi figli: senza un capofamiglia adulto non valeva la pena proteggerli, e la famiglia si ritrovò a raccogliere radici e piccola selvaggina per sopravvivere sulla steppa. In quegli anni di miseria Temujin uccise il fratellastro Begter in una lite per la spartizione del cibo, un episodio che la Storia Segreta dei Mongoli non nasconde. Fu catturato dai Tayichiud, rivali del padre, con un giogo di legno al collo, e riuscì a fuggire.

Da quella condizione Temujin risalì attraverso alleanze personali più che attraverso l’eredità del padre. Rinnovò il legame di anda (fratellanza giurata) con Jamukha, compagno d’infanzia e poi rivale; si legò come vassallo a Toghrul, capo dei Kereit, che aveva un tempo giurato fedeltà a Yesugei. Con l’appoggio di Toghrul recuperò Börte, rapita dai Merkit, e cominciò a costruire un seguito proprio di nökör, compagni scelti per fedeltà personale e non per lignaggio. Fra il 1180 e il 1204 sconfisse in successione i Tatari, i Kereit dello stesso Toghrul e i Naiman, unificando con le armi ciò che nessun’alleanza aveva mai tenuto insieme a lungo.

La vera svolta non fu solo militare. Temujin smontò l’architettura tribale che aveva prodotto secoli di faide: riorganizzò i guerrieri in unità decimali — arban di dieci uomini, jagun di cento, minggan di mille, fino ai tumen di diecimila — che mescolavano deliberatamente uomini di clan diversi sotto comandanti scelti per merito e lealtà dimostrata, non per nascita. Promosse ex nemici accanto a compagni di sempre, e impose un codice di norme, la yassa, che regolava la disciplina militare, la caccia, i rapporti di successione e puniva severamente il furto di bestiame e il tradimento in battaglia: della yassa non sopravvive un testo unico e completo, e la sua ricostruzione si basa su citazioni indirette nelle cronache successive.

Nel 1206, su un qurultai — l’assemblea dei capi — riunito presso le sorgenti dell’Onon, Temujin fu proclamato Gengis Khan, titolo il cui significato esatto resta discusso ma che indicava comunque un dominio universale sulle genti della steppa. Da lì mosse verso l’esterno: nel 1209 costrinse alla sottomissione lo Xi Xia; dal 1211 attaccò i Jin, prendendone nel 1215 la capitale settentrionale, l’odierna Pechino.

La guerra decisiva a occidente nacque da un incidente diplomatico. Nel 1218 una carovana di mercanti sotto protezione mongola fu massacrata a Otrar per ordine del governatore corasmio, e lo scià Muhammad II rifiutò di consegnarlo; quando Gengis Khan inviò ambasciatori a chiedere riparazione, anche questi furono uccisi. Fra il 1219 e il 1221 l’esercito mongolo invase il regno corasmio, che si estendeva dall’Asia centrale alla Persia: caddero Otrar, Bukhara, Samarcanda, Urgench, Merv, Nishapur. Le cronache persiane, scritte in gran parte dopo la conquista e sotto governo mongolo o poco dopo, descrivono città rase al suolo e popolazioni intere passate a fil di spada, con cifre di vittime che per singole città toccano le centinaia di migliaia. Gengis Khan morì nel 1227, durante una nuova campagna contro lo Xi Xia; il luogo della sua sepoltura fu tenuto segreto e non è mai stato identificato con certezza.

Conseguenze

Nel breve periodo la distruzione fu reale e in alcune aree del Khwarazm e del Khorasan durò a lungo: sistemi di irrigazione che avevano richiesto secoli furono abbandonati, e alcune città, come Urgench, non recuperarono mai la popolazione precedente. Interi apparati amministrativi corasmi scomparvero insieme alle élite che li gestivano.

Nel lungo periodo l’impero che Gengis Khan aveva fondato non si fermò con la sua morte: sotto il figlio Ögödei e i nipoti (Batu verso la Rus’ e l’Europa orientale, Hülegü verso la Persia e Baghdad, Kublai verso la Cina meridionale) si estese, entro la metà del XIII secolo, dal Pacifico al Mediterraneo, il più vasto territorio mai controllato in modo contiguo da un solo potere. La struttura decimale e la yassa sopravvissero come ossatura amministrativa comune a un impero altrimenti diviso in khanati regionali. La relativa tolleranza religiosa dei sovrani mongoli — che protessero indistintamente sciamani, buddisti, cristiani nestoriani e musulmani, pur imponendo una violenza sistematica a chi resisteva militarmente — permise la convivenza di comunità diverse dentro i territori conquistati, e la sicurezza imposta lungo le rotte carovaniere aprì la fase di scambi nota come pax mongolica.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

La fonte più vicina agli eventi è la Storia Segreta dei Mongoli, testo mongolo del XIII secolo di autore anonimo, scritto per la corte poco dopo la morte di Gengis Khan: racconta l’infanzia difficile di Temujin, l’uccisione di Begter e le prime alleanze con dettagli che nessuna cronaca esterna avrebbe avuto motivo di inventare, ma è anche un testo di legittimazione dinastica, e va letto sapendo a chi serviva. Le fonti persiane — in particolare gli storici che scrissero sotto i khanati mongoli di Persia nel secolo successivo — sono la base per la conquista corasmia, ma sono per costruzione posteriori e spesso interessate a rappresentare la devastazione come castigo o come apocalisse, il che ne gonfia probabilmente le cifre. Le fonti cinesi sulle campagne contro Jin e Xi Xia offrono un terzo punto di vista, quello del nemico sconfitto.

Su questo punto la storiografia resta divisa, e conviene dirlo invece di scegliere in silenzio. Le cifre di vittime attribuite alle campagne mongole in Asia centrale — spesso milioni di morti nelle fonti coeve, sommando le popolazioni dichiarate uccise città per città — sono numeri che gli storici moderni considerano quasi certamente esagerati, in parte per convenzione retorica orientale nel descrivere una sconfitta totale, in parte perché superano la popolazione stimata delle regioni in questione. Quanto ridimensionarle resta però discusso: alcuni storici propongono cifre assolute molto più basse, altri preferiscono non sostituire una stima incerta con un’altra ugualmente incerta e limitarsi a segnalare l’inaffidabilità delle fonti. Allo stesso modo, l’immagine dei mongoli come puri distruttori — dominante nella storiografia europea e mediorientale per secoli — è stata rivista da storici recenti, che ne sottolineano il ruolo nel proteggere le rotte commerciali e nel favorire la circolazione di tecniche, merci e persone lungo l’Asia: nessuna delle due letture cancella l’altra, perché la stessa struttura di potere produsse entrambi gli effetti in momenti e luoghi diversi.

Approfondimenti

  • Storia Segreta dei Mongoli — la fonte più vicina a Temujin, scritta per la corte mongola: racconta la sua infanzia e ascesa con un punto di vista interno, che va letto come tale.
  • Jack Weatherford, Genghis Khan and the Making of the Modern World (2004) — la lettura che più insiste sul lascito positivo dell’impero mongolo; utile proprio perché ribalta l’immagine tradizionale e va confrontata con essa.
  • David Morgan, The Mongols (2ª ed., 2007) — sintesi accademica più prudente sulle fonti e sulle cifre, buon contrappeso alla lettura di Weatherford.

Riferimenti

  • Storia Segreta dei Mongoli
  • Jack Weatherford, Genghis Khan and the Making of the Modern World, 2004, Crown
  • David Morgan, The Mongols, 2007, Wiley-Blackwell

Alcuni di questi riferimenti non sono ancora stati controllati sull'originale: sono elencati in TODO-fonti.md in attesa di verifica. Preferiamo dirlo che lasciarlo intendere.