In breve
Nel medio e basso corso dello Yangtze, in Cina meridionale, comunità di cacciatori-raccoglitori intensificano nel corso di alcuni millenni la raccolta del riso selvatico fino a coltivarne, a partire da circa 8000-9000 anni fa, forme già morfologicamente domestiche di Oryza sativa. È un centro di domesticazione delle piante indipendente da quello del miglio nel Fiume Giallo, alcune centinaia di chilometri più a nord (si veda miglio-del-fiume-giallo), e con conseguenze demografiche di lunghissimo periodo: il riso coltivato in risaia sommersa dà, per ettaro, rese molto più alte di quelle di un cereale a pioggia come grano o miglio, e questo permette all’Asia orientale di sostenere, per gran parte della sua storia successiva, alcune delle densità di popolazione più alte al mondo.
Contesto
Il bacino dello Yangtze, a differenza della pianura di loess del Fiume Giallo, è una regione umida e monsonica, punteggiata di laghi, paludi e corsi d’acqua stagionalmente esondabili: un ambiente in cui cresceva spontaneo il riso selvatico perenne (Oryza rufipogon), pianta acquatica adattata proprio a quei margini paludosi. Popolazioni di cacciatori-raccoglitori del tardo Pleistocene e del primo Olocene, che vivevano già in parte in ripari sotto roccia e piccoli insediamenti stagionali sfruttando pesca, caccia e raccolta di piante acquatiche, iniziano a intensificare la raccolta di queste graminacee selvatiche in un momento di transizione climatica verso condizioni più calde e umide, alla fine dell’ultima glaciazione.
Come nel caso del grano e dell’orzo nella Mezzaluna Fertile, o del miglio nel Fiume Giallo, non esiste un momento netto in cui “il riso diventa domestico”: c’è invece un processo lungo, di secoli o millenni, in cui la raccolta intensiva di piante ancora selvatiche precede e poi accompagna la comparsa di caratteri morfologici legati alla coltivazione — in primo luogo la perdita della naturale fragilità della spighetta, che nel riso selvatico si stacca da sola a maturazione per disperdere il seme, mentre nel riso coltivato resta attaccata alla pianta fino alla raccolta, un tratto che avvantaggia chi semina e raccoglie di anno in anno i semi rimasti sulla pianta. È un processo che nello Yangtze si intreccia con l’adozione di uno stile di vita più sedentario, testimoniato dalla comparsa, negli stessi orizzonti, di villaggi con ceramiche fra le più antiche al mondo.
Svolgimento
Le tracce più antiche vengono dal sito di Shangshan, nella valle del fiume Puyang (Zhejiang), dove strati databili a partire da circa 9000-8000 anni fa hanno restituito una ceramica grossolana impastata con lische, foglie e glume di riso come temperante: la presenza di queste glume, analizzate al microscopio, mostra già caratteri intermedi fra riso selvatico e riso coltivato, segno che a Shangshan la pianta era in una fase avanzata, ma non ancora conclusa, del processo di domesticazione. Non lontano, nella grotta di Diaotonghuan, nella contea di Wannian (Jiangxi), una lunga sequenza stratigrafica ha permesso di seguire nel tempo i fitoliti — corpi silicei che si formano nelle cellule delle piante e che si conservano anche quando la materia organica è scomparsa — estratti dai sedimenti: le cellule bulliformi delle foglie e le cellule della gluma cambiano forma, in strati via via più recenti, passando da tipi tipici del riso selvatico a tipi tipici del riso coltivato, in un arco compreso fra circa 12.000 e 9000 anni fa.
Più tardi, fra circa 7000 e 5300 anni fa, il sito di Hemudu, presso Yuyao vicino alla costa dello Zhejiang, offre una finestra eccezionale sulla vita quotidiana di queste comunità: la falda acquifera ha conservato legno, semi e persino attrezzi che altrove marciscono, e Hemudu ha restituito enormi quantità di risi carbonizzati insieme a badili ricavati da scapole di bufalo o di altri grandi mammiferi, probabilmente usati per lavorare i campi allagati, oltre a palafitte, ceramiche nere e i primi indizi di allevamento del maiale e del cane nella regione. È a partire da questo orizzonte, e dalle culture che gli succedono nell’area del delta e del lago Tai — Majiabang e poi Songze — che la coltivazione del riso in campi sommersi, e non più solo in terreni umidi non regimentati, diventa la pratica dominante.
Il punto d’arrivo di questa traiettoria, già alla fine del Neolitico, è la cultura di Liangzhu, fiorita fra circa 3300 e 2300 a.C. attorno all’odierna Hangzhou: qui gli archeologi hanno individuato vasti sistemi di campi da riso regolarmente organizzati, insieme a uno dei più antichi sistemi di dighe e canali per il controllo delle acque conosciuti al mondo, e a una società fortemente stratificata, visibile nei ricchi corredi funerari in giada lavorata (i celebri cong e bi). Liangzhu, riconosciuta patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, è spesso citata come uno dei più antichi esempi di società complessa costruita sulla base economica della risicoltura.
Conseguenze
La differenza più importante fra il pacchetto agricolo dello Yangtze e quello, coevo, del Fiume Giallo non sta solo nella pianta, ma nella sua resa: una risaia allagata e ben gestita produce, per ettaro coltivato, quantità di calorie sensibilmente superiori a quelle di un campo di grano o di miglio coltivato a pioggia, perché l’acqua stagnante sopprime molte piante infestanti concorrenti e permette una fertilizzazione naturale continua attraverso i sedimenti portati dall’irrigazione. Questa produttività per unità di terra, più che per unità di lavoro, è probabilmente uno dei fattori dietro le densità di popolazione eccezionalmente alte che caratterizzeranno, per millenni, le pianure risicole dell’Asia orientale e sud-orientale rispetto a molte regioni cerealicole dell’Eurasia occidentale.
Dalle culture della bassa valle dello Yangtze la risicoltura si diffonde, in tempi e modi ancora dibattuti, verso sud lungo le coste della Cina e, in epoche successive, verso il Sud-est asiatico continentale e insulare, dove finisce per incontrarsi — e forse mescolarsi geneticamente — con popolazioni locali di riso selvatico coltivate in modo indipendente. Il riso resterà, da qui fino a oggi, l’alimento base di una porzione dell’umanità più vasta di quella sostenuta da qualunque altro singolo cereale, e la civiltà cinese meridionale, dalle culture neolitiche del delta fino agli stati storici, si costruirà su questa base economica in modo speculare a come il nord si costruisce sul miglio e poi sul grano.
Nel frattempo altrove
- 9.500 a.C.Gerico — Medio Oriente
- 9.000 a.C.Pecore, capre, maiali — Medio Oriente
- 7.000 a.C.Kuk Swamp e il taro — Oceania
- 7.000 a.C.Mehrgarh — Asia meridionale
- 7.000 a.C.Nasce il mais — Americhe
- 6.500 a.C.Il Sahara verde — Africa
- 6.000 a.C.L'agricoltura arriva in Europa — Europa
Come lo sappiamo
La prova decisiva per distinguere raccolta di riso selvatico da coltivazione di riso domestico non viene, quasi mai, da chicchi interi ben conservati, ma da resti microscopici che sopravvivono anche quando la materia organica non si conserva: i fitoliti, corpi silicei che si formano dentro le cellule delle piante, in particolare le cellule bulliformi delle foglie e le cellule della gluma, hanno forme diverse a seconda che provengano da riso selvatico o coltivato. È il metodo alla base della sequenza di Diaotonghuan (Zhao Zhijun, 1998), che resta il riferimento più citato per mostrare, strato dopo strato, il passaggio graduale da fitoliti di tipo selvatico a fitoliti di tipo domestico. Un approccio complementare guarda invece alle basi delle spighette carbonizzate recuperate per flottazione, che permettono di misurare direttamente, sito per sito, la proporzione di spighette con l’attaccatura ancora “selvatica” (che si stacca da sola) rispetto a quella “domestica” (che resta legata alla pianta): è la base dello studio di Fuller e colleghi (2009), che propone tempi di domesticazione più lunghi e più tardivi di quanto si pensasse in precedenza.
A questi dati archeobotanici si aggiungono studi genetici sulle varietà moderne e antiche di riso, che discutono se la domesticazione di Oryza sativa sia avvenuta una sola volta nello Yangtze (da cui deriverebbe poi, per diffusione, anche il gruppo indica coltivato più a sud e in India) o se il gruppo indica derivi invece da un processo in parte indipendente, nel Sud-est asiatico o in India, a partire da popolazioni locali di riso selvatico: un dibattito tuttora aperto fra genetisti e archeobotanici, che questa voce non pretende di risolvere.
Restano incerte, in particolare: la datazione precisa dei primi strati di Shangshan, su cui pesano dubbi metodologici legati alla natura dei sedimenti datati; il ritmo esatto della transizione da riso raccolto a riso coltivato, che le diverse tecniche (fitoliti, basi delle spighette, analisi del DNA antico) collocano in momenti non sempre coincidenti; e il numero reale di origini indipendenti della domesticazione del riso in Asia. Va inoltre segnalato con chiarezza che, per vincoli operativi di questa sessione di scrittura, il budget di ricerca web era esaurito: le fonti elencate sono citate sulla base della conoscenza generale di chi scrive, non sono state riverificate una per una in questa occasione, e vanno controllate — titoli, autori, anni, sedi di pubblicazione — prima di portare la voce da bozza a completa.
Approfondimenti
- Zhao Zhijun, “The Middle Yangzi region in China is one place where rice was domesticated: phytolith evidence from the Diaotonghuan Cave, northern Jiangxi”, Antiquity 72 (1998) — la sequenza di fitoliti che documenta il passaggio dal riso selvatico al riso coltivato.
- Dorian Q. Fuller, Ling Qin, Yunfei Zheng, Zhijun Zhao, Xugao Chen, Leo Aoi Hosoya, Guo-Ping Sun, “The Domestication Process and Domestication Rate in Rice: Spikelet Bases from the Lower Yangtze”, Science 323 (2009) — la prova delle basi delle spighette e i tempi lunghi della domesticazione.
- Jiang Leping, Liu Li, “New evidence for the origins of sedentism and rice domestication in the Lower Yangzi River, China”, Antiquity 80 (2006) — il sito di Shangshan e la sua ceramica temperata con riso.
- Li Liu, Xingcan Chen, The Archaeology of China: From the Late Paleolithic to the Early Bronze Age (Cambridge University Press, 2012) — il quadro d’insieme dal Neolitico dello Yangtze fino a Liangzhu.