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Atlante della storia umana

NeoliticoVillaggi e ceramica

L'agricoltura arriva in Europa

Contadini anatolici risalgono i Balcani e il Mediterraneo portando semi, greggi e ceramica

circa

12.000 a.C.Neolitico3.300 a.C.

In breve

Fra il 7000 e il 6000 a.C. l’agricoltura, nata secoli prima nella Mezzaluna Fertile, raggiunge l’Europa partendo dall’Anatolia. Due percorsi distinti la portano a destinazione: uno segue rapido le coste e le isole del Mediterraneo, l’altro risale l’Egeo verso la Grecia e poi, per via di terra, i Balcani e il corridoio del Danubio, dando origine alla cultura della ceramica lineare che in pochi secoli arriva fino al Reno. Con i semi di grano e orzo viaggiano pecore, capre, buoi — e la domanda, dibattuta per generazioni, se a spostarsi siano stati soprattutto contadini o soprattutto idee.

Contesto

Nel Vicino Oriente l’agricoltura era pratica ormai consolidata da oltre due millenni: grano e orzo erano stati addomesticati nella Mezzaluna Fertile a partire da circa il 9500 a.C., pecore e capre poco dopo. Da lì il “pacchetto neolitico” — cereali, legumi, animali da allevamento, case in mattoni di fango, ceramica — si era diffuso attraverso l’Anatolia, raggiungendo l’altopiano centrale, a Çatalhöyük e Aşıklı Höyük, già nel IX-VIII millennio a.C.

L’Europa, nel frattempo, era abitata da popolazioni mesolitiche di cacciatori-raccoglitori-pescatori, insediate lungo coste, fiumi e laghi fin dalla fine dell’ultima glaciazione. Non c’era alcuna barriera geografica insormontabile fra Anatolia ed Europa: l’Egeo è punteggiato di isole che riducono ogni traversata a poche decine di chilometri, e i Balcani offrono un corridoio continuo verso il cuore del continente lungo il Danubio e i suoi affluenti. Perché il salto avvenne proprio fra il 7000 e il 6000 a.C., e non prima, resta materia di dibattito: fra le spiegazioni proposte, la crescita demografica delle comunità agricole anatoliche, che rendeva conveniente colonizzare nuove terre, e il miglioramento delle tecniche di navigazione costiera nel Mediterraneo orientale.

Svolgimento

Verso la metà del VII millennio a.C. comunità di agricoltori sedentari erano già insediate sulla costa egea dell’Anatolia, a Çukuriçi e Ulucak, e più a nord a Barcın Höyük, Menteşe e Aktopraklık, con date intorno al 6600-6500 a.C. Poco dopo, fra il 6500 e il 6400 a.C., villaggi con la stessa economia — grano, orzo, pecore, capre, ceramica — compaiono quasi simultaneamente sull’altra sponda dell’Egeo, in Grecia: Franchthi, Sesklo, Nea Nikomedeia. La rapidità e la somiglianza dei corredi materiali sulle due rive indicano un attraversamento marittimo, non un contatto sporadico.

Da qui la diffusione seguì due strade.

La prima, verso nord, risalì la costa egea e la Tracia: intorno al 6100 a.C. l’agricoltura aveva raggiunto la Macedonia e la Tracia interna, e nel corso del millennio successivo si diffuse lungo la pianura danubiana, dove prese forma il complesso Starčevo-Körös-Criș, fra Serbia, Ungheria e Romania. Da questo ceppo balcanico nacque, intorno al 5600-5500 a.C., in Transdanubia, la cultura della ceramica lineare (Linearbandkeramik, LBK): villaggi di lunghe case in legno, campi di farro e orzo, allevamento misto. La LBK si espanse verso ovest con una rapidità sorprendente, raggiungendo il Reno in due o tre secoli e, in un’ondata successiva, il bacino di Parigi e la Normandia, oltre che l’Ucraina a est: qualche migliaio di chilometri in poco più di cinquecento anni.

La seconda strada corse lungo le coste del Mediterraneo. Ceramica impressa — decorata premendo il bordo dentellato di conchiglie di cardio sull’argilla fresca — compare fra il 6400 e il 6200 a.C. in Epiro e a Corfù, poi rapidamente, fra il 6100 e il 5900 a.C., in Albania e Dalmazia. Da lì il complesso impresso-cardiale corse lungo le coste dell’Italia, della Francia meridionale e della penisola iberica, raggiungendo la Catalogna, a La Draga, e il Portogallo atlantico già entro il 5500-5400 a.C.: circa duemila chilometri di costa in pochi secoli, una velocità che il solo cammino a piedi non spiega e che rimanda a spostamenti in barca, di insediamento in insediamento.

Conseguenze

Nel breve periodo l’arrivo dei contadini trasformò il paesaggio: foreste diradate per campi e pascoli, villaggi permanenti al posto degli accampamenti stagionali, mandrie di pecore, capre e buoi al posto della sola caccia. La densità di popolazione crebbe rapidamente nelle aree colonizzate, ben oltre quanto la caccia e la raccolta potevano sostenere.

Sul lungo periodo, l’incontro fra agricoltori in espansione e cacciatori-raccoglitori mesolitici ebbe esiti diseguali. Nel nucleo centro-europeo della LBK i segnali di continuità mesolitica sono scarsi: sembra prevalere una sostituzione demografica pressoché completa. Ai margini — lungo il Baltico, in Scandinavia, in alcune sacche atlantiche — gruppi di cacciatori-raccoglitori sopravvissero per secoli accanto ai nuovi arrivati, talvolta assorbendo solo in parte l’economia agricola, prima di essere infine incorporati o sostituiti. In più regioni, dopo l’ondata iniziale, l’ascendenza mesolitica risalì lentamente all’interno delle popolazioni agricole, segno di una fusione proseguita per generazioni e non di un rimpiazzo istantaneo. Entro il V millennio a.C., comunque, l’agricoltura di origine anatolica era diventata l’economia dominante quasi ovunque in Europa, ponendo le basi demografiche ed economiche per gli sviluppi successivi: la metallurgia, i megaliti, le prime forme di disuguaglianza visibili nelle sepolture come quella di Varna.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

Le prove intrecciano archeologia e genetica. La cronologia si fonda su centinaia di datazioni al radiocarbonio: una sintesi che ne ha messe in serie oltre settecento in tutta Europa ha permesso di calcolare la velocità media di avanzamento dell’agricoltura, storicamente vicina a un chilometro l’anno lungo la via terrestre, e assai più rapida lungo le coste mediterranee. Semi carbonizzati e ossa animali nei livelli di scavo identificano le specie coltivate e allevate; la tipologia della ceramica — lineare in una via, impressa a cardio nell’altra — distingue le due correnti di diffusione.

Per decenni la comunità scientifica si è divisa fra due letture. La “diffusione demica”, proposta negli anni Settanta e Ottanta da Albert Ammerman e Luigi Luca Cavalli-Sforza sulla base della genetica delle popolazioni moderne, sosteneva che fossero stati contadini in carne e ossa a spostarsi verso nord-ovest, modellati come un’onda di avanzamento lenta e costante. La “diffusione culturale” replicava che potessero essere stati i cacciatori-raccoglitori mesolitici ad adottare piante, animali e ceramica per contatto, scambio o imitazione, senza un ricambio di popolazione. Il DNA antico ha in gran parte sciolto la questione: a partire dal 2010, il confronto fra genomi di agricoltori della cultura lineare e di cacciatori-raccoglitori mesolitici europei ha mostrato che i primi erano geneticamente vicini alle popolazioni del Vicino Oriente e ben distinti dai secondi, e analisi successive su resti scandinavi hanno confermato lo stesso schema più a nord. La lettura oggi prevalente è quindi una migrazione sostanziale di agricoltori lungo entrambe le vie, seguita da una mescolanza con le popolazioni locali che variò moltissimo da regione a regione, più intensa ai margini che nel nucleo centro-europeo. Restano aperte questioni di dettaglio: il peso relativo delle due rotte nella genetica delle popolazioni europee successive, e i tempi esatti con cui l’ascendenza mesolitica sia poi risalita nei secoli seguenti.

Approfondimenti

  • Albert J. Ammerman e Luigi Luca Cavalli-Sforza, The Neolithic Transition and the Genetics of Populations in Europe (1984) — il libro che ha formulato il modello dell’onda di avanzamento e la diffusione demica.
  • Ron Pinhasi, Joaquim Fort e Albert J. Ammerman, Tracing the Origin and Spread of Agriculture in Europe (2005) — la sintesi di centinaia di datazioni al radiocarbonio che misura la velocità di espansione lungo le due vie.
  • João Zilhão, Radiocarbon evidence for maritime pioneer colonization at the origins of farming in west Mediterranean Europe (2001) — l’argomento a favore di una colonizzazione marittima rapida lungo le coste del Mediterraneo occidentale.
  • Peter Bellwood, First Farmers: The Origins of Agricultural Societies (2005) — inquadra la diffusione europea dentro il quadro globale delle migrazioni agricole.
  • Wolfgang Haak e altri, Ancient DNA from European Early Neolithic Farmers Reveals Their Near Eastern Affinities (2010) — il primo confronto genomico diretto fra agricoltori della ceramica lineare e cacciatori-raccoglitori mesolitici.
  • Pontus Skoglund e altri, Origins and Genetic Legacy of Neolithic Farmers and Hunter-Gatherers in Europe (2012) — mostra lo stesso schema di sostituzione genetica più a nord, in Scandinavia.

Riferimenti

  • Albert J. Ammerman e Luigi Luca Cavalli-Sforza, The Neolithic Transition and the Genetics of Populations in Europe, 1984, Princeton University Press
  • Ron Pinhasi, Joaquim Fort e Albert J. Ammerman, Tracing the Origin and Spread of Agriculture in Europe, 2005, PLoS Biology doi:10.1371/journal.pbio.0030410
  • João Zilhão, Radiocarbon evidence for maritime pioneer colonization at the origins of farming in west Mediterranean Europe, 2001, PNAS doi:10.1073/pnas.241522898
  • Peter Bellwood, First Farmers: The Origins of Agricultural Societies, 2005, Blackwell
  • Wolfgang Haak e altri, Ancient DNA from European Early Neolithic Farmers Reveals Their Near Eastern Affinities, 2010, PLoS Biology doi:10.1371/journal.pbio.1000536
  • Pontus Skoglund e altri, Origins and Genetic Legacy of Neolithic Farmers and Hunter-Gatherers in Europe, 2012, Science doi:10.1126/science.1216304

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