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Atlante della storia umana

NeoliticoVillaggi e ceramica

Il miglio del Fiume Giallo

Un secondo centro agricolo cinese, a nord, basato su miglio e maiale

circa

12.000 a.C.Neolitico3.300 a.C.

In breve

Nella valle del Fiume Giallo (Huang He), in Cina settentrionale, comunità neolitiche addomesticano a partire da circa 8000 anni fa due cereali — il miglio comune (Panicum miliaceum) e il miglio della coda di volpe (Setaria italica) — insieme al maiale come principale animale d’allevamento. È un centro di domesticazione delle piante indipendente sia dalla Mezzaluna Fertile sia dalla valle dello Yangtze, dove nello stesso arco di tempo si addomestica il riso: la linea che separa il miglio (e poi il grano) del nord dal riso del sud attraversa ancora oggi la cucina cinese. Dai villaggi di questa fase discende, un paio di millenni più tardi, la cultura Yangshao, spesso citata come una delle culle della civiltà cinese del Fiume Giallo.

Contesto

Il bacino medio e inferiore del Fiume Giallo è coperto da loess, un sedimento eolico fine e fertile ma esposto a piogge stagionali irregolari: un clima più freddo e più secco di quello, monsonico e umido, della valle dello Yangtze quasi mille chilometri più a sud, dove nello stesso periodo si stava addomesticando il riso (si veda riso-nello-yangtze). È una differenza che conta: il miglio comune tollera la siccità meglio di quasi ogni altro cereale coltivato, e questo lo rende la pianta giusta per una pianura semi-arida in cui il riso, che ha bisogno di acqua stagnante, semplicemente non cresce.

Gli antenati selvatici sono erbe diffuse come piante infestanti in tutta l’Eurasia steppica: il miglio della coda di volpe discende dal panico selvatico (Setaria viridis), il miglio comune da forme selvatiche del genere Panicum native delle steppe dell’Asia interna e della Cina settentrionale. Già prima della piena domesticazione, popolazioni di cacciatori-raccoglitori della tarda glaciazione lavoravano semi di graminacee selvatiche con macine e pestelli di pietra — un’intensificazione della raccolta che, come nella Mezzaluna Fertile, precede di secoli la comparsa di piante morfologicamente domestiche. La differenza rispetto all’Eurasia occidentale non sta solo nella pianta, ma anche nell’animale: qui il ruolo che altrove hanno pecora, capra e bue lo occupa il maiale (si veda pecore-capre-maiali per il pacchetto animale del Vicino Oriente, molto diverso).

Svolgimento

La prova più antica e meglio datata viene dal sito di Cishan, presso Wu’an, nella provincia dello Hebei: in fosse di stoccaggio scavate di recente, fitoliti delle glume e marcatori biomolecolari hanno permesso di riconoscere miglio comune puro, datato fra circa 10.300 e 8.700 anni cal BP (grosso modo 8300-6700 a.C.). Per gran parte di questo intervallo il miglio della coda di volpe è quasi assente: compare in quantità significative solo dopo l’8.700 BP, il che suggerisce che a Cishan il miglio comune, più resistente alla siccità, sia stato addomesticato e coltivato prima dell’altro cereale.

Più a sud, nella provincia dello Henan, la cultura di Peiligang (dal sito omonimo presso Xinzheng, databile fra circa il 7000 e il 5000 a.C.) rappresenta la fase in cui l’agricoltura del miglio si stabilizza in villaggi semi-permanenti: fosse di stoccaggio, macine a sella con i loro rulli, ceramiche rosso-brune, e — significativo — nello stesso sito di Peiligang tracce sia di miglio coltivato in asciutto sia di riso in aree umide vicine, segno che confine fra il pacchetto agricolo del nord e quello del sud non era, agli inizi, una linea netta ma una fascia di sovrapposizione e scambio.

Per il maiale, la testimonianza più antica viene da Jiahu, sito legato allo stesso orizzonte culturale di Peiligang, dove analisi di morfometria geometrica sui molari di suini hanno individuato segnali di gestione e domesticazione già intorno al 9000 BP. Studi successivi sul DNA mitocondriale antico hanno mostrato continuità genetica fra quei primi maiali del medio Fiume Giallo e le popolazioni suine, sia archeologiche sia moderne, della stessa regione: un indizio forte di un centro di domesticazione locale, indipendente da quello del Vicino Oriente e, con ogni probabilità, distinto anche da un eventuale centro parallelo più a sud o a nord-est.

Da questo sostrato di villaggi del miglio discende, fra il 5000 e il 3000 a.C., la cultura Yangshao, diffusa nelle province di Henan, Shaanxi e Shanxi lungo il medio corso del fiume. È famosa per la ceramica dipinta — il bacino con volto umano e motivi di pesce trovato a Banpo, presso Xi’an, ne è l’esempio più noto — e per villaggi più grandi e più stabili dei precedenti, con case seminterrate, fosse per la conservazione del grano, recinti per il bestiame e aree cimiteriali distinte. Banpo, scavato fra il 1954 e il 1957, resta il sito di riferimento per capire come si organizzava la vita quotidiana in un villaggio Yangshao: l’economia restava fondata su miglio e maiale, integrati da cane, canapa e allevamento del baco da seta.

Conseguenze

Il binomio miglio-maiale diventa la base economica delle società del Fiume Giallo per i millenni successivi: dalla cultura Yangshao si passa a quella di Longshan e poi, nella prima età del Bronzo, ai primi stati cinesi — Erlitou, poi Shang — che si formano nello stesso corridoio del medio e basso Fiume Giallo dove per primi erano sorti i villaggi di Cishan e Peiligang. In questo senso il miglio ha per la Cina settentrionale la stessa funzione fondativa che grano e orzo hanno per la Mezzaluna Fertile: non solo cibo, ma la base demografica ed economica su cui si costruiscono villaggi permanenti, gerarchie sociali e infine città e stati.

La dicotomia fra nord coltivatore di miglio (e più tardi anche di grano) e sud coltivatore di riso, nata da questi due centri di domesticazione indipendenti e quasi coevi, è diventata un tratto duraturo della civiltà cinese: si riflette ancora oggi nella cucina, con il nord di tagliatelle, ravioli e pane al vapore a base di farina, e il sud dove il riso resta l’alimento base. È una linea di faglia culturale che attraversa la storia cinese per ottomila anni, dalle prime fosse di stoccaggio di Cishan fino alle abitudini alimentari contemporanee.

Anche sul fronte animale la differenza rispetto all’Eurasia occidentale si è mantenuta nel tempo: mentre nel Vicino Oriente e poi in Europa l’allevamento ruota attorno a pecore, capre e bovini, in Cina il maiale resta l’animale domestico principale, allevato per la carne più che per latte o lana, fino all’epoca moderna. Infine, il fatto che due dei centri mondiali di domesticazione indipendente delle piante — il miglio del Fiume Giallo e il riso dello Yangtze — si trovino a poche centinaia di chilometri l’uno dall’altro, all’interno di quella che oggi è la Cina, è di per sé un dato importante per capire quanto le origini dell’agricoltura siano state locali e plurime, non un’unica invenzione diffusasi da un solo centro.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

La prova decisiva per la cronologia del miglio comune a Cishan non viene da chicchi carbonizzati facilmente riconoscibili a occhio, ma da fitoliti delle glume e da marcatori biomolecolari estratti da fosse di stoccaggio scavate di recente: un metodo necessario perché il miglio comune e quello della coda di volpe, una volta carbonizzati, sono difficili da distinguere morfologicamente. Questi dati (Lu et al., 2009) restano il riferimento principale per collocare l’inizio della coltivazione del miglio comune attorno al 10.300-8.700 BP. Una sintesi più ampia dei resti archeobotanici raccolti per flottazione in numerosi siti della valle del Fiume Giallo, compresi quelli della cultura di Peiligang, è offerta da Zhao Zhijun (2011), che discute anche l’area di sovrapposizione fra coltivazione del miglio e del riso.

Per il maiale, l’evidenza si basa su due linee di prova convergenti: l’analisi di morfometria geometrica dei molari, che rileva cambiamenti di forma e dimensione associati alla gestione umana rispetto ai cinghiali selvatici (Cucchi, Hulme-Beaman, Yuan e Dobney, 2011, su reperti di Jiahu), e il DNA mitocondriale antico, che ha permesso di seguire la continuità delle linee genetiche suine del medio Fiume Giallo dai primi siti neolitici fino a oggi (Xiang et al., 2017). Nessuna delle due prove individua un momento preciso in cui “il maiale diventa domestico”: entrambe descrivono un processo graduale, ed è proprio per questo che la distinzione fra gestione di animali ancora selvatici e domesticazione piena resta, per Jiahu come per molti altri siti, oggetto di discussione fra gli specialisti.

Restano incerti, in particolare: la soglia esatta fra coltivazione intensiva di piante ancora morfologicamente selvatiche e domesticazione vera e propria, che i dati fitolitici permettono di avvicinare ma non di fissare con precisione; l’ampiezza reale della fascia di sovrapposizione fra miglio e riso attorno a siti come Peiligang, che potrebbe riflettere sia coltivazione locale del riso sia scambio con comunità dello Yangtze; e se esista un secondo centro di domesticazione del maiale indipendente nella Cina nord-orientale, come alcuni dati genetici sembrano suggerire ma che altri campionamenti non hanno confermato in modo univoco.

Approfondimenti

  • Houyuan Lu et al., “Earliest domestication of common millet (Panicum miliaceum) in East Asia extended to 10,000 years ago”, Proceedings of the National Academy of Sciences 106 (2009) — la prova fitolitica e biomolecolare da Cishan.
  • Zhao Zhijun, “New Archaeobotanic Data for the Study of the Origins of Agriculture in China”, Current Anthropology 52 (2011) — sintesi dei resti vegetali dai siti neolitici del Fiume Giallo.
  • Thomas Cucchi, Allowen Hulme-Beaman, Jing Yuan, Keith Dobney, “Early Neolithic pig domestication at Jiahu, Henan Province, China”, Journal of Archaeological Science 38 (2011) — la morfometria dentale che data la gestione dei maiali a Jiahu.
  • Hai Xiang et al., “Origin and dispersal of early domestic pigs in northern China”, Scientific Reports 7 (2017) — il DNA mitocondriale antico sulla continuità delle linee suine locali.
  • Li Liu, The Chinese Neolithic: Trajectories to Early States (Cambridge University Press, 2004) — il quadro d’insieme dai villaggi del miglio ai primi stati del Fiume Giallo.

Riferimenti

  • Houyuan Lu et al., Earliest domestication of common millet (Panicum miliaceum) in East Asia extended to 10,000 years ago, 2009, Proceedings of the National Academy of Sciences doi:10.1073/pnas.0900158106
  • Zhao Zhijun, New Archaeobotanic Data for the Study of the Origins of Agriculture in China, 2011, Current Anthropology doi:10.1086/659308
  • Thomas Cucchi, Allowen Hulme-Beaman, Jing Yuan, Keith Dobney, Early Neolithic pig domestication at Jiahu, Henan Province, China: clues from molar shape analyses using geometric morphometric approaches, 2011, Journal of Archaeological Science doi:10.1016/j.jas.2010.07.024
  • Hai Xiang et al., Origin and dispersal of early domestic pigs in northern China, 2017, Scientific Reports doi:10.1038/s41598-017-06056-8
  • Li Liu, The Chinese Neolithic: Trajectories to Early States, 2004, Cambridge University Press

Alcuni di questi riferimenti non sono ancora stati controllati sull'originale: sono elencati in TODO-fonti.md in attesa di verifica. Preferiamo dirlo che lasciarlo intendere.