In breve
Nel Victoria sudoccidentale, sul territorio del popolo Gunditjmara, un reticolo di canali, dighe e trappole scavati nella roccia basaltica regolava il livello dell’acqua di paludi e corsi d’acqua per allevare l’anguilla di coda corta (Anguilla australis, in lingua gunditjmara kooyang). Uno scavo nel complesso di Muldoons, presso il lago Condah, ha datato al radiocarbonio la costruzione di un canale ad almeno 6600 anni fa: uno dei sistemi di acquacoltura più antichi oggi conosciuti al mondo, precedente alle piramidi egizie e a Stonehenge. Intorno alle trappole sorgevano centinaia di abitazioni in pietra, prova di insediamenti permanenti o semi-permanenti che contraddicono l’immagine, a lungo data per scontata, di un’Australia aborigena fatta solo di piccoli gruppi in movimento continuo. Nel 2019 il paesaggio di Budj Bim è diventato il primo sito australiano iscritto nella Lista del patrimonio mondiale UNESCO esclusivamente per i suoi valori culturali aborigeni.
Contesto
Budj Bim, chiamato Monte Eccles dai coloni britannici, è un vulcano a scudo basso nella provincia vulcanica del Victoria sudoccidentale, entrata in attività più volte negli ultimi centomila anni. Datazioni argon-argon pubblicate nel 2020 da Erin Matchan e colleghi hanno fissato l’ultima grande eruzione a circa 36.900 anni fa, con un margine di 3100 anni: la colata più lunga, nota come Tyrendarra Flow, corse per oltre cinquanta chilometri verso il mare, sbarrando corsi d’acqua preesistenti come il Darlot Creek (Killara in lingua gunditjmara) e trasformando la piana in un mosaico di laghi, paludi e canali naturali fra i blocchi di lava raffreddata, fra cui il lago Condah.
La tradizione orale dei Gunditjmara racconta che Budj Bim è la testa di un essere ancestrale, rivelatosi alla superficie della terra insieme ad altri tre giganti nello stesso evento di creazione: una narrazione che, secondo l’ipotesi di Matchan e colleghi, potrebbe conservare memoria diretta dell’eruzione avvenuta circa 37.000 anni fa, il che ne farebbe una delle storie tramandate più antiche oggi conosciute. È un’ipotesi, non una prova: nessun testo permette di verificarla in modo indipendente.
L’anguilla di coda corta ha un ciclo vitale che si prestava a essere sfruttato: nasce in mare aperto, nel Mar dei Coralli, risale i corsi d’acqua dolce come giovane anguilla per crescere per anni in laghi e paludi, e ridiscende verso il mare da adulta per riprodursi. Questo movimento stagionale, prevedibile e concentrato in punti di passaggio obbligati, rendeva la specie catturabile in massa proprio dove i Gunditjmara vivevano: bastava governare l’acqua, non inseguire l’animale.
Svolgimento
Fra i tremila e i seimilaseicento anni fa, e probabilmente prima, i Gunditjmara cominciarono a modificare sistematicamente l’idrologia della piana lavica. Scavarono canali nella roccia basaltica, alcuni lunghi fino a duecento metri, per collegare bacini naturali e deviare l’acqua secondo le stagioni; costruirono dighe e sbarramenti (weir) di blocchi di basalto per innalzare o abbassare il livello dei bacini a comando; posizionarono ceste intrecciate a imbuto nei punti di strozzatura dei canali, dove le anguille in movimento venivano incanalate e catturate vive.
Lo scavo del complesso di trappole di Muldoons, condotto da Ian McNiven con l’Università Monash e la Gunditj Mirring Traditional Owners Aboriginal Corporation, datò al radiocarbonio frammenti di carbone contenuti nei sedimenti alluvionali che avevano sepolto le pareti inferiori di uno dei canali: la costruzione risultò anteriore ad almeno 6600 anni fa. Muri di blocchi basaltici furono aggiunti molto più tardi, fra i seicento e gli ottocento anni fa, segno che il sistema fu rimaneggiato e mantenuto in uso per millenni, non costruito una volta sola e abbandonato.
Negli anni Novanta e nei primi anni Duemila l’archeologa Heather Builth, nella sua tesi di dottorato alla Flinders University, ricostruì al computer, in tre dimensioni, la rete di canali e dighe lungo il corso del Darlot Creek: il modello mostrò che le strutture non erano trappole isolate ma un sistema integrato, capace di tenere separati bacini a diversi stadi di allevamento e di gestire le piene stagionali. Builth stimò che la resa potesse nutrire fino a diecimila persone, una cifra che colloca l’impianto oltre la sussistenza familiare e dentro la categoria di un’economia di produzione e scambio. Le anguille in eccesso venivano affumicate in tronchi d’albero cavi e conservate, oppure scambiate con i gruppi vicini in occasione di grandi raduni stagionali.
Attorno alle trappole, a Tyrendarra, a Kurtonitj e altrove, sorsero centinaia di abitazioni in pietra a pianta circolare, con base di blocchi basaltici e probabile copertura di rami e pelli: più di trecento fondazioni sono state censite nel paesaggio di Budj Bim. Erano case pensate per restare, non ripari di una notte.
Conseguenze
Nel breve periodo, il surplus alimentare stabile e prevedibile sostenne una popolazione insediata in modo permanente o semi-permanente attorno ai bacini per gran parte dell’anno, con una vita cerimoniale e sociale che i raduni legati alla stagione delle anguille rendevano possibile su scala che andava oltre il singolo gruppo di parentela.
Nel lungo periodo, la vicenda coloniale spezzò e poi in parte restituì quella continuità. Coloni britannici che osservarono le trappole negli anni Quaranta dell’Ottocento ne notarono la complessità, arrivando a descriverle come opera “di uomini civilizzati”, ma senza per questo riconoscerne agli occhi delle autorità coloniali il valore di un’economia organizzata da attribuire ai Gunditjmara. Per circa vent’anni, dalla fine degli anni Trenta agli anni Sessanta dell’Ottocento, i Gunditjmara combatterono contro l’espansione degli allevatori europei nelle cosiddette guerre dell’Eumeralla, usando il terreno lavico accidentato di Budj Bim, impraticabile a cavallo, come rifugio difensivo. La resistenza non impedì la perdita delle terre: nel 1867 fu istituita la missione aborigena di Lake Condah, e l’uso quotidiano delle trappole si interruppe per gran parte del secolo successivo.
Il riconoscimento arrivò per gradi, a partire dalla fine del Novecento: prima il lavoro di Builth e poi quello di McNiven diedero al sistema un fondamento scientifico pubblico; nel 2007 la Corte federale australiana riconobbe ai Gunditjmara il titolo nativo sulla regione, e nel 2008 lo Stato del Victoria restituì loro formalmente il lago Condah. Nel 2019 il paesaggio di Budj Bim entrò nella Lista del patrimonio mondiale UNESCO, primo sito australiano iscritto per i soli valori culturali aborigeni: oggi è gestito direttamente dalla Gunditj Mirring Traditional Owners Aboriginal Corporation e dalla Winda-Mara Aboriginal Corporation, con guardiani (i Budj Bim Rangers) che ne curano insieme la conservazione ecologica e quella culturale.
Nel frattempo altrove
- 7.500 a.C.Çatalhöyük — Medio Oriente
- 7.000 a.C.Mehrgarh — Asia meridionale
- 7.000 a.C.Nasce il mais — Americhe
- 6.500 a.C.Il Sahara verde — Africa
- 6.000 a.C.L'agricoltura arriva in Europa — Europa
- 6.000 a.C.Il miglio del Fiume Giallo — Asia orientale
- 5.500 a.C.Canali di irrigazione — Medio Oriente
Come lo sappiamo
Le date poggiano su prove di tipo diverso, che si controllano a vicenda. La più antica, i 6600 anni del canale di Muldoons, viene dal radiocarbonio su frammenti di carbone intrappolati nei sedimenti alluvionali che avevano sepolto le pareti scavate: un metodo diretto, applicato allo scavo stesso della roccia, non a un reperto trovato nei paraggi. L’età della colata lavica su cui l’intero sistema è costruito viene invece dalla datazione argon-argon di Matchan e colleghi, una tecnica indipendente che misura il decadimento radioattivo nei minerali della lava e non ha alcun rapporto diretto con l’attività umana: dice solo da quando il terreno esisteva nella forma che i Gunditjmara poi modificarono.
Per buona parte del Novecento la portata del sistema fu sottovalutata: osservatori coloniali e poi alcuni archeologi lo lessero come pesca opportunistica su un terreno naturalmente favorevole, non come un’infrastruttura costruita e mantenuta di proposito. Fu la modellazione idraulica tridimensionale di Heather Builth, integrata dalle carote di sedimento e polline analizzate con Peter Kershaw, a mostrare che canali, dighe e bacini formavano un sistema unico e intenzionale, e a introdurre per primo il termine “acquacoltura” per descriverlo.
Restano incerti almeno due punti. Il primo è la popolazione sostenuta: la stima di diecimila persone si basa su modelli di resa energetica dell’anguilla applicati all’estensione del sistema, non su un conteggio diretto, ed è una stima, non un dato. Il secondo è la cronologia complessiva: la data di 6600 anni riguarda un solo canale del complesso di Muldoons, il solo finora datato in modo diretto; i tre ambiti che compongono oggi il paesaggio Budj Bim - il vulcano stesso, il lago Condah e Tyrendarra - hanno quasi certamente avuto fasi costruttive proprie e non ancora tutte datate, per cui l’estensione massima del sistema potrebbe essere più recente della sua prima costruzione. Anche il legame fra la tradizione orale sull’origine di Budj Bim e l’eruzione datata a 37.000 anni fa resta un’ipotesi proposta dai geocronologi, plausibile ma non dimostrabile con gli strumenti dell’archeologia.
Approfondimenti
- Ian J. McNiven e altri, “Dating Aboriginal stone-walled fishtraps at Lake Condah, southeast Australia” (Journal of Archaeological Science, 2012) — lo scavo e le datazioni al radiocarbonio che fissano l’antichità del sistema.
- Heather Builth, The Archaeology and Socioeconomy of the Gunditjmara (tesi di dottorato, Flinders University, 2002) — la ricostruzione idraulica che per prima parlò di acquacoltura invece che di pesca opportunistica.
- Heather Builth e altri, “Environmental and cultural change on the Mt Eccles lava-flow landscapes of southwest Victoria, Australia” (The Holocene, 2008) — le carote di sedimento e polline che collocano la modifica del paesaggio nel tempo lungo.
- Erin L. Matchan e altri, “Early human occupation of southeastern Australia: new insights from 40Ar/39Ar dating of young volcanoes” (Geology, 2020) — la datazione della colata lavica e l’ipotesi, dichiaratamente prudente, sulla tradizione orale.
- UNESCO World Heritage Centre, scheda “Budj Bim Cultural Landscape” (2019) — il testo dell’iscrizione e la descrizione dei tre componenti del paesaggio.