In breve
Nella valle del Wahgi, negli altopiani della Papua Nuova Guinea, a 1.550 metri di quota, un terreno paludoso porta i segni di un drenaggio agricolo praticato quasi senza interruzione per settemila anni, forse diecimila. A Kuk Swamp gli scavi hanno messo in luce canali, buche da palo e resti di amido di taro e banana su strumenti di pietra: prove che in questo angolo isolato del Pacifico l’agricoltura non arrivò da fuori, ma nacque per conto proprio, indipendentemente dagli altri grandi centri mondiali di domesticazione delle piante. Nel 2008 l’UNESCO ha iscritto il sito, con il nome di Kuk Early Agricultural Site, nella Lista del Patrimonio Mondiale.
Contesto
Gli altopiani della Nuova Guinea sono un ambiente che la narrazione classica sulle origini dell’agricoltura ha per lungo tempo ignorato. I manuali di preistoria elencavano la Mezzaluna Fertile, la Cina, la Mesoamerica, le Ande e l’Africa occidentale come i luoghi dove le piante furono addomesticate in modo indipendente: un altopiano tropicale isolato al centro di un’isola del Pacifico, raggiungibile solo attraverso foreste e catene montuose, sembrava periferico per definizione, un luogo che avrebbe ricevuto colture da altrove, non uno che le avesse generate.
Eppure gli altopiani offrivano già, allo stato selvatico o semi-selvatico, alcune delle risorse vegetali giuste: taro (Colocasia esculenta), banane (Musa spp.) e igname (Dioscorea sp.) crescevano nella regione, e gruppi di cacciatori-raccoglitori li sfruttavano da millenni prima di qualunque forma di coltivazione vera e propria. Con il riscaldamento dell’inizio dell’Olocene, intorno a 10.000 anni fa, quello sfruttamento cominciò a intensificarsi in una palude ai piedi dei monti Hagen: il terreno andava drenato per essere reso coltivabile, ed è proprio quel drenaggio, ripetuto e rifatto per millenni, ad aver lasciato la stratigrafia che oggi si legge a Kuk.
Svolgimento
La storia della scoperta comincia per caso. Nel 1966 una squadra guidata dall’archeologo Jack Golson, dell’Australian National University, indagava i lavori di drenaggio in corso in una piantagione di tè della valle del Wahgi, al sito di Manton, poco distante da Kuk: le trincee moderne avevano intercettato fossati antichi riempiti di torba, insieme ad asce di pietra e a un bastone da scavo in legno che la datazione al radiocarbonio collocò a oltre 2.000 anni fa. Era abbastanza per capire che sotto quelle paludi si nascondeva una sequenza agricola lunghissima, e nel 1972 prese avvio a Kuk un programma di scavo sistematico che avrebbe occupato Golson e i suoi collaboratori — fra cui Wal Ambrose e Winifred Mumford — per gran parte del decennio successivo.
Il quadro moderno si deve però soprattutto a Tim Denham, allievo di Golson, che riprese gli scavi fra la fine degli anni ’90 e il 2003 con un approccio multidisciplinare: datazioni al radiocarbonio ricalibrate, analisi dei fitoliti nei sedimenti, ricerca dei granuli di amido conservati sul filo delle asce di pietra. Il lavoro, pubblicato su Science nel 2003, ha distinto diverse fasi di intervento sulla palude: già fra circa 10.220 e 9.910 anni cal BP (prima del presente) si notano tracce di sfruttamento delle piante e forse di una coltivazione incipiente sul margine della zona umida; entro 6.950-6.440 anni cal BP compare una coltivazione a piccoli tumuli di terra, con banane coltivate intensivamente, come indicano i fitoliti nei sedimenti; entro 4.350-3.980 anni cal BP la coltivazione si organizza in reticoli di fossati di drenaggio veri e propri, il tratto che rende il paesaggio di Kuk riconoscibile ancora oggi come prateria antropica ricavata dalla palude originaria.
A confermare che cosa venisse effettivamente coltivato sono stati soprattutto i residui: uno studio del 2006 di Richard Fullagar, Judith Field, lo stesso Denham e Carol Lentfer ha identificato, sul filo di strumenti di pietra vecchi di diecimila anni, granuli di amido morfologicamente compatibili con il taro e con l’igname, mentre i fitoliti di banana nei livelli coevi mostravano una pianta già intensivamente sfruttata ben prima che comparissero i fossati di drenaggio più elaborati.
Conseguenze
La conseguenza più immediata di questi scavi è stata concettuale: Kuk ha costretto ad ampliare l’elenco dei luoghi dove l’agricoltura è nata da sé, senza contatti con altri centri, aggiungendo la Nuova Guinea alla Mezzaluna Fertile, alla Cina, alla Mesoamerica, alle Ande e all’Africa occidentale. Non è un dettaglio periferico della storia dell’agricoltura ma una correzione a quella storia: la domesticazione delle piante non è un’invenzione unica diffusasi poi nel mondo, ma un evento che si è ripetuto, in tempi vicini, in continenti diversi e senza che gli attori si conoscessero fra loro.
Sul piano locale, il drenaggio sistematico della palude ha fornito le basi economiche per popolazioni relativamente dense negli altopiani, un tratto che gli antropologi avrebbero poi descritto etnograficamente presso gruppi come i Melpa dell’area di Mount Hagen. Su una scala più larga, taro e banane messi a coltura negli altopiani sono entrati, nei millenni successivi, nel bagaglio agricolo che gli Austronesiani e i portatori della cultura di Lapita avrebbero portato con sé nella colonizzazione del Pacifico, contribuendo — insieme a colture di altra origine — a rendere possibile l’insediamento umano su isole prive di risorse vegetali coltivabili autoctone. Molto più tardi, a partire dal Cinquecento, l’arrivo della patata dolce avrebbe trasformato ancora una volta l’agricoltura degli altopiani, ma su un sistema di drenaggio e di gestione del suolo che affondava già le radici in quella storia lunga diecimila anni.
Il riconoscimento internazionale è arrivato nel 2008, quando l’UNESCO ha iscritto il Kuk Early Agricultural Site nella Lista del Patrimonio Mondiale, citando l’evidenza di una trasformazione indipendente delle pratiche vegetali su un arco di settemila, forse diecimila anni, come motivazione centrale dell’iscrizione.
Nel frattempo altrove
- 8.500 a.C.Riso nello Yangtze — Asia orientale
- 7.500 a.C.Çatalhöyük — Medio Oriente
- 7.000 a.C.Mehrgarh — Asia meridionale
- 7.000 a.C.Nasce il mais — Americhe
- 6.500 a.C.Il Sahara verde — Africa
- 6.000 a.C.L'agricoltura arriva in Europa — Europa
- 6.000 a.C.Il miglio del Fiume Giallo — Asia orientale
Come lo sappiamo
La base delle conoscenze su Kuk è stratigrafica: decenni di scavo, dai primi sondaggi di Golson negli anni ’70 alla revisione di Denham a cavallo del 2000, hanno permesso di ricostruire una sequenza di fasi di drenaggio sovrapposte, ciascuna datata al radiocarbonio su legno e carbone recuperati dai fossati stessi. A questo si aggiunge l’archeobotanica: l’analisi dei fitoliti — i minuscoli residui di silice che le piante lasciano nei sedimenti anche quando la materia organica si è decomposta — ha permesso di riconoscere la presenza di banane coltivate, mentre l’analisi dei granuli di amido sopravvissuti sul filo delle asce di pietra ha permesso di distinguere il taro dall’igname, due piante che a occhio nudo, una volta trasformate in cibo, non lascerebbero alcuna traccia.
Il punto più discusso resta la fase più antica, quella intorno a 10.000 anni cal BP: le buche da palo e le irregolarità del terreno di quel livello sono compatibili con una coltivazione incipiente, ma alcuni specialisti restano cauti nell’attribuire con certezza un’origine antropica, e non naturale, a strutture così precoci e così semplici. È un problema che si ripresenta in molti siti dell’origine dell’agricoltura nel mondo: la linea fra “raccogliere piante selvatiche gestite con cura” e “coltivare” non è netta, ma graduale, e la documentazione più antica di Kuk si colloca proprio su quella soglia sfumata. La sintesi più aggiornata dell’intero programma di scavo, con tutti i dati stratigrafici, botanici e cronologici, è raccolta nel volume collettivo curato da Golson, Denham e colleghi nel 2017.
Approfondimenti
- Tim P. Denham et al., “Origins of Agriculture at Kuk Swamp in the Highlands of New Guinea”, Science 301 (2003) — lo studio che ha fissato le fasi cronologiche della coltivazione a Kuk.
- Richard Fullagar, Judith Field, Tim Denham, Carol Lentfer, “Early and mid Holocene tool-use and processing of taro… at Kuk Swamp”, Journal of Archaeological Science 33 (2006) — l’analisi dei residui di amido che identifica taro e igname sugli strumenti di pietra.
- Jack Golson, Tim Denham, Philip Hughes, Pamela Swadling, John Muke (a cura di), Ten Thousand Years of Cultivation at Kuk Swamp in the Highlands of Papua New Guinea, Terra Australis 46, ANU Press (2017) — la sintesi completa di mezzo secolo di scavi.
- UNESCO World Heritage Centre, scheda “Kuk Early Agricultural Site” (iscrizione 2008) — la motivazione ufficiale del riconoscimento e i criteri applicati.