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Atlante della storia umana

NeoliticoMetalli e prime città

Sorgo e miglio africani

Il Sahel addomestica i propri cereali, senza aspettare la Mezzaluna Fertile

contestato

12.000 a.C.Neolitico3.300 a.C.

In breve

Nel Sahel, la fascia semi-arida a sud del Sahara, comunità africane addomesticano in modo indipendente i propri cereali: il sorgo (Sorghum bicolor) e il miglio perlato (Pennisetum glaucum), a cui si affianca il fonio (Digitaria exilis), coltivato ancora oggi in Africa occidentale. Sono piante capaci di fruttificare con poca pioggia e su suoli poveri, dove grano e orzo mediorientali non attecchiscono: un pacchetto agricolo pensato, per così dire, per la savana e non per la mezzaluna irrigua. A differenza della Mezzaluna Fertile, qui la cronologia resta incerta e discussa: le date proposte per la piena domesticazione oscillano di millenni, e il luogo o i luoghi d’origine restano oggetto di dibattito.

Contesto

L’agricoltura del Sahel nasce sui resti di un mondo che si stava restringendo. Per gran parte dell’Olocene antico il Sahara non era deserto ma savana umida, punteggiata di laghi e mandrie (si veda sahara-verde): in quel paesaggio, popolazioni di cacciatori-raccoglitori e poi di pastori raccoglievano già semi di graminacee selvatiche, fra cui gli antenati di sorgo e miglio, con macine di pietra che compaiono in siti sahariani ben prima di qualunque campo coltivato. Quando, dopo il 5500 a.C. circa, il monsone arretrò e il deserto riprese terreno, quelle stesse piante selvatiche — già familiari come risorsa di raccolta — divennero la base logica su cui costruire un’agricoltura capace di reggere l’aridità crescente più a sud, nella fascia che oggi chiamiamo Sahel.

La sfida ambientale è precisa: il grano e l’orzo del Vicino Oriente chiedono piogge invernali regolari e non tollerano bene il caldo secco prolungato; il sorgo e il miglio perlato, al contrario, hanno cicli brevi, radici profonde e la capacità di fruttificare con precipitazioni annue anche inferiori ai trecento millimetri, concentrate in un’unica breve stagione monsonica estiva. Sono, in questo senso, piante disegnate dalla selezione naturale per l’ambiente in cui gli umani del Sahel le trovarono.

Svolgimento

Il quadro archeologico è frammentario, e va detto subito: molto meno solido di quello disponibile per grano e orzo (si veda grano-e-orzo-domestici). I chicchi di questi cereali sono piccoli, si conservano male, e il Sahel è stato scavato in modo assai meno sistematico del Vicino Oriente o della Cina.

Per il miglio perlato l’evidenza più citata viene dalla valle del Tilemsi, nel Mali nord-orientale, dove il sito di Karkarichinkat ha restituito chicchi carbonizzati datati intorno al 2500 a.C.: una data che, quando fu proposta, retrodatò di circa un millennio le stime correnti sulla domesticazione di questa pianta, mostrando che il processo era già completo nell’Africa occidentale interna assai prima di quanto si pensasse. Più tardi, fra il 2000 e il 1000 a.C. circa, il miglio perlato compare come base economica dell’insediamento di Dhar Tichitt, in Mauritania: un complesso di villaggi di pietra secca sull’orlo di un altopiano, con centinaia di abitazioni, che alcuni studiosi considerano fra le prime forme di vita proto-urbana dell’Africa subsahariana.

Il fonio, coltivato ancora oggi soprattutto in Guinea, Mali e Nigeria settentrionale, ha una storia quasi invisibile: i suoi semi sono minuscoli anche da carbonizzati, e non esiste, a oggi, una sequenza archeobotanica chiara che ne fissi tempi e luogo di domesticazione. Si presume un’origine nella stessa area del Sahel occidentale, per continuità d’uso etnobotanico, più che per prova diretta.

Per il sorgo la situazione è ancora più aperta. Jack Harlan, il botanico che più ha lavorato sulla pianta, propose già negli anni Settanta un modello “non centrico”: non un unico luogo d’origine, ma diverse razze del sorgo coltivato — bicolor, guinea, caudatum, kafir, durra — nate in tempi e regioni diverse lungo una fascia che va dall’Africa occidentale al Sudan e all’Etiopia, ciascuna adattata alle pratiche agricole locali. Zone del Sahel centro-orientale, in particolare l’area sudanese, sono spesso indicate come possibile epicentro per alcune di queste razze, ma senza un sito che offra una sequenza continua da pianta selvatica a pianta domestica. Aggiunge complessità un fatto spesso descritto come un vero e proprio paradosso: alcuni dei ritrovamenti più antichi di chicchi di sorgo dall’aspetto inequivocabilmente domestico non vengono dall’Africa ma dal subcontinente indiano, in contesti databili al II millennio a.C., più antichi di quanto l’Africa stessa, finora, sia riuscita a documentare per la propria pianta d’origine.

Conseguenze

Dove sorgo, miglio perlato e fonio attecchirono, resero possibile qualcosa che grano e orzo non avrebbero mai permesso: un’agricoltura stabile in una fascia climatica troppo secca per i cereali della Mezzaluna Fertile. Su questa base si costruirono le economie agricole del Sahel storico, dai villaggi fortificati di Dhar Tichitt fino, molti secoli più tardi, ai regni che dominarono le rotte del Sahara e dell’oro, come l’antico Ghana (si veda verso-il-ghana), e alle società dell’Africa occidentale forestale e sub-sahariana, come la cultura di Nok in Nigeria (si veda cultura-nok), che integrò questi cereali nella propria economia insieme alla lavorazione del ferro.

Il secondo effetto fu la diffusione fuori dall’Africa. Sorgo e miglio perlato attraversarono il Mar Rosso e l’Oceano Indiano, con ogni probabilità grazie a reti di scambio marittime e costiere di cui restano poche tracce dirette, e divennero colture di base nel subcontinente indiano — il sorgo come jowar, il miglio perlato come bajra — dove restano oggi fra i cereali più coltivati nelle regioni semi-aride del Deccan. È uno scambio agricolo antico quanto quello, meglio noto, fra Mezzaluna Fertile ed Europa, ma che si muove nella direzione opposta rispetto ai flussi più familiari alla storia scolastica: dall’Africa verso l’Asia, non il contrario.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

Prima di tutto una avvertenza di metodo per questa voce: le fonti elencate non sono state verificate tramite ricerca web in questa sessione di lavoro, per esaurimento del budget di ricerca disponibile. Vanno controllate — titoli, autori, anni, editori — prima che la voce possa passare a stato: completa.

Detto questo, il punto più importante da capire su questo argomento è che la sua cronologia è fra le più incerte e dibattute dell’intera preistoria agricola mondiale, assai più di quella del grano o del riso. Per questo motivo lo yearPrecision di questa voce è stato impostato su “contestato” invece che su “esatto”: l’anno indicato, il 5000 a.C., va inteso come una convenzione di collocazione — l’epoca in cui l’uso intensivo delle graminacee selvatiche del Sahel comincia a intensificarsi dopo il ritiro del monsone — non come una data di domesticazione piena, che per il miglio perlato la migliore evidenza archeobotanica sposta piuttosto al terzo millennio a.C., e per il sorgo resta semplicemente non fissabile con i dati oggi disponibili.

Le ragioni di questa incertezza sono in parte pratiche e in parte di merito. I semi di questi cereali sono piccoli e si conservano male anche carbonizzati; il Sahel è stato scavato in modo molto meno sistematico e continuativo del Vicino Oriente; e per il sorgo, in particolare, il record genetico (che suggerisce processi di selezione antichi) e il record archeobotanico (che mostra chicchi morfologicamente domestici solo in tempi relativamente tardi, e per primi fuori dall’Africa) non collimano bene fra loro — un disallineamento che gli specialisti discutono apertamente, senza che vi sia oggi consenso su come risolverlo. Anche il ruolo del fonio, per la sua scarsissima visibilità archeologica, resta più materia di inferenza etnobotanica che di prova diretta. Chi legge questa voce dovrebbe trattare ogni data qui riportata come un’ipotesi di lavoro, non come un fatto assodato.

Approfondimenti

  • Jack R. Harlan, Jan M. J. de Wet, Ann B. L. Stemler (a cura di), Origins of African Plant Domestication (1976) — il volume che ha impostato il modello “non centrico” per la domesticazione del sorgo e degli altri cereali africani.
  • Jack R. Harlan, Crops and Man (1992) — la sintesi divulgativa dello stesso autore su come nascono le piante coltivate, sorgo e miglio compresi.
  • Katie Manning, Ruth Pelling, Tom Higham, Jean-Luc Schwenniger, Dorian Q. Fuller, “4500-Year-Old Domesticated Pearl Millet Blooms Late in Savannah”, PLoS ONE (2011) — le date di Karkarichinkat che hanno retrodatato il miglio perlato dell’Africa occidentale.
  • Dorian Q. Fuller, Elisabeth Hildebrand, “Domesticating Plants in Africa” (2013) — panoramica aggiornata, e onesta sui limiti dei dati, su tutti i centri di domesticazione del continente.
  • David W. Phillipson, African Archaeology (2005) — per collocare sorgo e miglio dentro il quadro più ampio della preistoria africana.

Riferimenti

  • Jack R. Harlan, Jan M. J. de Wet, Ann B. L. Stemler (a cura di), Origins of African Plant Domestication, 1976, Mouton
  • Jack R. Harlan, Crops and Man, 1992, American Society of Agronomy
  • Katie Manning, Ruth Pelling, Tom Higham, Jean-Luc Schwenniger, Dorian Q. Fuller, 4500-Year-Old Domesticated Pearl Millet Blooms Late in Savannah, 2011, PLoS ONE
  • Dorian Q. Fuller, Elisabeth Hildebrand, Domesticating Plants in Africa, 2013, in P. Mitchell e P. Lane (a cura di), The Oxford Handbook of African Archaeology, Oxford University Press
  • David W. Phillipson, African Archaeology, 2005, Cambridge University Press

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