In breve
Fra il IV e l’VIII secolo prese forma nel Sahel occidentale una rete di scambio che collegò per quasi un millennio l’oro dell’Africa occidentale ai mercati mediterranei. Non era un evento ma un processo, e poggiava su tre condizioni materiali: l’adozione del cammello come animale da carico nel Sahara, la disponibilità di sale nelle depressioni del deserto, e la presenza di oro nei bacini del Senegal e del Niger superiore. Dove si incontravano queste tre cose nascevano città come Awdaghost e Kumbi Saleh, e con esse il potere politico che divenne l’impero del Ghana. Era la storia meno raccontata di questa era, e non perché fosse meno importante.
Contesto
Il Sahara non era sempre stato un deserto: fino a circa cinquemila anni fa era una savana con laghi, come mostravano le pitture rupestri del Tassili. La sua aridificazione, dovuta a uno spostamento della fascia monsonica, aveva creato una barriera che per millenni aveva reso il contatto fra Africa mediterranea e Africa subsahariana difficile ma non impossibile.
Ciò che cambiava il costo di quella traversata era un animale. Il cammello a una gobba fu introdotto in Nordafrica dall’Asia probabilmente nei primi secoli dell’era volgare, e la sua diffusione nel Sahara occidentale si collocò fra il III e il V secolo. Un cammello portava duecento chili, sopportava giorni senza bere e camminava su sabbia dove un carro affondava: non rendeva il deserto facile, lo rendeva attraversabile con margine di profitto.
La seconda condizione era geologica. Nel Sahara c’erano depressioni saline dove il sale si estraeva in lastre — Taghaza era la più nota — e nel Sahel il sale era scarsissimo e indispensabile, in un clima caldo e per conservare il cibo. A sud, nei bacini fluviali della Senegambia e dell’alto Niger, l’oro alluvionale si raccoglieva lavando la sabbia. Due beni di alto valore e basso volume, situati a poche settimane di cammino l’uno dall’altro, con un deserto in mezzo: era l’assetto perfetto per un commercio a lunga distanza.
La terza condizione era politica, e veniva dopo: qualcuno doveva garantire le piste, riscuotere pedaggi e proteggere i mercati. Era da lì che nascevano gli stati del Sahel.
Svolgimento
La cronologia di questo processo era la più incerta di tutta l’era, e conveniva dirlo prima di raccontarla. Non c’erano fonti scritte locali per i primi secoli: la scrittura arrivò nel Sahel con l’islam, dall’VIII secolo in poi, e tutto ciò che precedeva andava ricostruito con l’archeologia e con fonti esterne più tarde.
Quello che l’archeologia mostrava era la crescita di insediamenti urbani nel Sahel già prima dell’arrivo dei mercanti arabi. Il sito di Jenné-jeno, sul delta interno del Niger, era abitato dal III secolo a.C. e nella prima metà del I millennio era una città di migliaia di abitanti, con lavorazione del ferro e agricoltura di riso africano: la vita urbana nel Sahel non era una conseguenza del commercio transahariano, lo precedeva.
Fra il IV e il VI secolo si moltiplicavano nel deserto le tracce di transito, e nel Sahel comparivano oggetti nordafricani. Awdaghost, ai margini meridionali del deserto, divenne un terminale carovaniero. Più a sud Kumbi Saleh, generalmente identificata con la capitale del Ghana, cresceva fino a diventare un centro con quartieri distinti per i mercanti stranieri e per la corte locale.
Dall’VIII secolo le fonti arabe cominciarono a parlarne, e il quadro si mise a fuoco: al-Fazari e poi al-Bakri descrivevano il Ghana come un regno ricchissimo che tassava l’oro in transito e manteneva il segreto sulle sue miniere. Il sovrano, riferiscono, non permetteva ai mercanti di risalire alle sorgenti dell’oro: un monopolio informativo, che era una forma di potere economico sofisticata.
L’oro sahariano finì nelle zecche dell’Ifriqiya e dell’al-Andalus, e da lì nelle economie mediterranee: una parte non piccola della moneta d’oro che circolava nel Mediterraneo medievale era di provenienza sudanese.
Conseguenze
La conseguenza di lungo periodo era che l’Africa occidentale entrò stabilmente nell’economia mondiale come esportatrice del bene monetario più pregiato. Ne seguirono gli imperi del Mali e del Songhai, il pellegrinaggio di Mansa Musa che nel 1324 fece crollare il prezzo dell’oro al Cairo, e Timbuctù come centro di studi.
La seconda conseguenza era la diffusione dell’islam a sud del Sahara, che avveniva per via commerciale prima che per conquista: i mercanti portavano una religione insieme alle merci, le corti la adottavano per ragioni anche diplomatiche, e con essa arrivava la scrittura araba e con la scrittura arrivavano gli archivi. Era la ragione per cui la storia del Sahel diventava improvvisamente più documentata dall’XI secolo: non perché prima accadesse meno, ma perché prima nessuno la scriveva in una lingua che si sia conservata.
La terza conseguenza era ambientale e andava detta. Il commercio transahariano non trasportava solo sale e oro: trasportava anche persone ridotte in schiavitù, in un traffico che precedeva di secoli quello atlantico e che era durato più a lungo. Ometterlo renderebbe la storia dell’oro sahariano più pulita di quanto fosse stata.
Nel frattempo altrove
- 250 d.C.Il periodo classico maya — Americhe
- 300 d.C.Verso il Pacifico orientale — Oceania
- 320 d.C.L'età Gupta — Asia meridionale
- 380 d.C.Il cristianesimo religione di stato — Europa
- 476 d.C.Cade l'impero d'Occidente — Europa
- 538 d.C.Il buddhismo in Giappone — Asia orientale
- 541 d.C.La peste di Giustiniano — Medio Oriente
Come lo sappiamo
Le fonti erano di tre tipi, e la loro asimmetria era il problema centrale di questa voce.
L’archeologia era la sola fonte contemporanea ai fatti. Gli scavi di Jenné-jeno condotti da Roderick e Susan McIntosh avevano rovesciato l’idea che l’urbanizzazione saheliana fosse un effetto del contatto esterno. Gli scavi di Kumbi Saleh e di Awdaghost documentavano quartieri, moschee e importazioni. La datazione della diffusione del cammello si basava su resti osteologici e su raffigurazioni rupestri, e aveva margini larghi.
Le fonti arabe erano ricche ma tarde: cominciavano nell’VIII-IX secolo e descrivevano situazioni che potevano essere consolidate da tempo. Erano anche fonti esterne, scritte da chi guardava il Sahel dall’altra sponda del deserto e aveva interessi commerciali propri.
Le fonti orali e le cronache locali più tarde, come il Tarikh al-Sudan, conservavano tradizioni dinastiche che gli storici usavano con cautela: erano state trasmesse per generazioni con funzioni legittimanti.
Su cosa era aperto il dibattito. La datazione dell’inizio del traffico transahariano regolare oscillava di almeno due secoli fra gli autori, e il 400 usato in questa scheda era una convenzione che indicava una fase, non un anno. L’identificazione di Kumbi Saleh con la capitale del Ghana era largamente accettata ma non dimostrata. La cronologia dell’impero del Ghana prima dell’VIII secolo era essenzialmente ignota: le liste dinastiche che si trovavano in alcune sintesi andavano oltre ciò che le prove permettevano.
C’era infine una ragione strutturale del nostro non sapere, e non era la mancanza di eventi. La ricerca archeologica nell’Africa occidentale era iniziata tardi, era stata condotta in gran parte durante e dopo il periodo coloniale con risorse limitate, e riguardava un’area immensa. Le lacune di questa voce misuravano la storia della disciplina, non quella del Sahel.
Approfondimenti
- Nehemia Levtzion, Ancient Ghana and Mali (1973) — il classico su cui poggia gran parte della sintesi successiva, basato sulle fonti arabe.
- Richard W. Bulliet, The Camel and the Wheel (1975) — perché un animale può cambiare la geografia economica di un continente.
- John Thornton, Africa and Africans in the Making of the Atlantic World (1998) — utile per il seguito, e per capire che gli stati africani negoziavano da posizioni di forza.