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Atlante della storia umana

Imperi antichiL'apogeo

Il regno di Aksum

Una potenza africana che conia moneta propria e controlla il mar Rosso

circa

200 a.C.Imperi antichi500 d.C.

In breve

Fra il I e il VII secolo, sull’altopiano dell’attuale Etiopia settentrionale e in Eritrea, il regno di Aksum divenne una delle potenze del mondo tardoantico. Controllava il porto di Adulis sul mar Rosso e partecipava al commercio dei monsoni che collegava il Mediterraneo all’India. Fece due cose che nel mondo antico pochissimi stati facevano: coniò moneta propria, in oro, argento e bronzo, con leggende in greco e in ge’ez; e nel IV secolo adottò il cristianesimo, quasi contemporaneamente all’impero romano e in modo indipendente da esso. Le sue stele monolitiche sono fra i più grandi blocchi di pietra mai eretti da mani umane.

Contesto

Il Corno d’Africa settentrionale era un altopiano fra i 2000 e i 2500 metri, con piogge estive monsoniche e suoli vulcanici fertili: si coltivavano cereali africani come il teff e l’orzo, e l’agricoltura d’altura sosteneva una popolazione densa. A poche decine di chilometri, e duemila metri più in basso, c’era la costa del mar Rosso. Questa combinazione — un entroterra produttivo affacciato su una rotta marittima intercontinentale — era la premessa materiale di tutto il resto.

Aksum non nacque dal nulla. La precedeva nella regione una tradizione statuale di lingua semitica meridionale, quella di D’MT, attestata fra l’VIII e il V secolo a.C., con architettura in pietra e iscrizioni. E la precedeva, più a nord lungo il Nilo, il regno di Kush con capitale a Meroe, potenza africana con scrittura propria e industria del ferro: Aksum ne ereditò in parte il ruolo commerciale, e nel IV secolo ne annunciò la fine.

Il fattore che cambiò la scala era il monsone. Quando fra il I secolo a.C. e il I d.C. i naviganti del mar Rosso impararono a sfruttare i venti stagionali per attraversare l’oceano Indiano in mare aperto, il traffico fra Egitto romano e India crebbe enormemente. Adulis si trovava esattamente sulla strada.

Svolgimento

Il Periplo del mar Eritreo, manuale di navigazione greco della metà del I secolo, descrive Adulis come emporio e nomina un sovrano dell’interno, Zoscales, interessato al commercio e capace di leggere il greco. È la prima attestazione esterna del regno.

Nel II e III secolo Aksum si espanse. Esportava avorio, gusci di tartaruga, corno di rinoceronte, incenso, oro e persone ridotte in schiavitù; importava vetro, tessuti, metalli lavorati e vino. Dalla fine del III secolo cominciò a coniare moneta, e la scelta fu politica prima che economica: una zecca dichiara sovranità, e le leggende bilingui in greco e ge’ez dichiarano a chi si sta parlando. Le monete aksumite si ritrovano in India meridionale e in Arabia.

Nella capitale si erigono le stele: monoliti di granito scolpiti a imitazione di edifici a più piani, innalzati sulle tombe dei sovrani. Il più grande, oggi caduto e frantumato, misura circa trentatré metri e pesa oltre cinquecento tonnellate; se fosse rimasto in piedi sarebbe il più grande monolito mai eretto. Estrarlo, trasportarlo e alzarlo richiedeva un’organizzazione del lavoro paragonabile a quella dei cantieri egizi.

Intorno al 330 il re Ezana si convertì al cristianesimo. La cronologia si legge sulle sue monete, dove il disco e il crescente lasciano il posto alla croce, ed è una delle datazioni più eleganti dell’archeologia tardoantica: il cambio di simbolo su un oggetto seriale e datato. Le fonti attribuiscono la conversione all’opera di Frumenzio, poi primo vescovo di Aksum, consacrato ad Alessandria — legame che unirà per sedici secoli la chiesa etiope a quella copta. Ezana annunciò anche una campagna contro Meroe, che in quegli anni cessò di essere una capitale.

Nel VI secolo Aksum è ancora abbastanza forte da intervenire oltremare: intorno al 525 il re Kaleb invade lo Himyar, nell’attuale Yemen, in una guerra che le fonti presentano in termini religiosi e che fu anche una lotta per il controllo dello stretto. È il momento di massima estensione, e l’ultimo.

Dal VII secolo il declino. L’espansione islamica ridisegnò il traffico del mar Rosso, Adulis perse importanza, la monetazione cessò. Il centro politico si spostò verso l’interno e verso sud, dove la continuità dinastica e religiosa proseguirà per secoli in altre forme.

Conseguenze

La prima conseguenza è storiografica, e riguarda noi più che loro: Aksum smentisce l’idea che l’Africa antica al di fuori dell’Egitto sia stata priva di stati complessi, di scrittura, di monetazione e di commercio a lunga distanza. Non è un’eccezione da spiegare; è un caso normale in un continente di cui si è studiato poco.

La seconda è religiosa. Il cristianesimo etiope è una delle tradizioni cristiane più antiche del mondo e una delle poche che non passa né da Roma né da Costantinopoli. La sua lingua liturgica, il ge’ez, sopravvive come lingua di culto; le chiese scavate nella roccia di Lalibela, molto più tarde, appartengono alla stessa continuità.

La terza è economica. Aksum dimostra che il sistema dei monsoni non era un affare fra Roma e l’India con l’Africa in mezzo: era una rete a più nodi, in cui un regno dell’altopiano etiope poteva coniare la propria moneta e imporre le proprie condizioni. Il commercio antico non aveva un centro.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

Le fonti sono di tre tipi e si controllano a vicenda. I testi esterni: il Periplo per il I secolo, autori greci e siriaci per il VI, le fonti arabe per la fase successiva. Le iscrizioni locali, in ge’ez, sabeo e greco, fra cui quelle attribuite a Ezana: documenti di parte, ma datati e localizzati. E l’archeologia: stele, tombe, i resti urbani di Aksum e di Adulis, e soprattutto le monete, che essendo seriali e stratificabili offrono una cronologia relativa insolitamente buona per la regione.

Restano incertezze notevoli, e alcune non sono colmabili con le fonti attuali. La cronologia dei primi secoli è approssimativa: il 200 usato in questa scheda indica il consolidamento del regno come potenza commerciale, non un evento. La conversione di Ezana è collocata intorno al 330 sulla base della numismatica, ma se sia stata una scelta personale, una mossa diplomatica verso Roma o l’esito di una presenza cristiana già radicata fra i mercanti resta discusso. L’estensione territoriale è nota molto male: le iscrizioni elencano popoli sottomessi con nomi che spesso non sappiamo collocare, e le mappe che si vedono nei manuali sono più fiduciose delle prove.

Va detto infine che la ricerca archeologica nel Corno d’Africa è stata a lungo interrotta da guerre e sottofinanziata rispetto a quella mediterranea. Quando si dice che di Aksum sappiamo meno che di Roma, la differenza non sta nella complessità delle due società, ma in quanti archeologi hanno lavorato e per quanti anni.

Approfondimenti

  • David W. Phillipson, Foundations of an African Civilisation (2012) — la sintesi archeologica di riferimento, scritta da chi ha scavato sul posto.
  • Periplo del mar Eritreo — la fonte del I secolo, breve e disponibile in traduzione: un manuale per mercanti, quindi interessato a prezzi e venti più che a re.
  • Stuart Munro-Hay, Aksum (1991) — più datato, ma ancora il riferimento sulla numismatica, che è la spina dorsale della cronologia.

Riferimenti

  • Periplo del mar Eritreo
  • David W. Phillipson, Foundations of an African Civilisation: Aksum and the Northern Horn, 2012, James Currey
  • Stuart Munro-Hay, Aksum: An African Civilisation of Late Antiquity, 1991, Edinburgh University Press

Alcuni di questi riferimenti non sono ancora stati controllati sull'originale: sono elencati in TODO-fonti.md in attesa di verifica. Preferiamo dirlo che lasciarlo intendere.