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Atlante della storia umana

NeoliticoVillaggi e ceramica

Mehrgarh

Ai piedi del Belucistan si coltiva orzo e si allevano zebù: nasce l'agricoltura del subcontinente indiano

circa

12.000 a.C.Neolitico3.300 a.C.

In breve

Ai piedi del passo di Bolan, sulla piana del Kacchi in Belucistan, sorge Mehrgarh: fra i più antichi villaggi agricoli conosciuti del subcontinente indiano. A partire da circa il 7000 a.C. i suoi abitanti coltivarono orzo e grano e allevarono capre, pecore e zebù, prima ancora di conoscere la ceramica. Il sito fu occupato quasi senza interruzione per oltre quattromila anni, attraversando fasi neolitiche pre-ceramiche e ceramiche fino alla lavorazione del rame e alla fusione a cera persa. Mehrgarh non fu una città né uno stato, ma la sua lunghissima sequenza stratigrafica collega direttamente i primi villaggi di agricoltori alla civiltà urbana dell’Indo che sarebbe fiorita, più a valle, oltre quattro millenni più tardi.

Contesto

La piana del Kacchi, oggi in Pakistan, è una fascia di terra alluvionale stretta fra le montagne del Belucistan e la valle dell’Indo, alimentata dalle acque stagionali del fiume Bolan che scende dal passo omonimo. Quel passo è da sempre uno dei corridoi naturali fra l’altopiano iranico e l’Asia meridionale: chi lo attraversava trovava ai suoi piedi acqua, suoli fertili e un clima meno arido delle steppe circostanti. Nella Mezzaluna Fertile, oltre mille chilometri a ovest, orzo e alcune varietà di grano erano già state addomesticate da qualche millennio, insieme a pecore e capre; è un’ipotesi diffusa che pratiche e specie legate all’agricoltura si siano diffuse verso est lungo l’altopiano iranico fino a raggiungere il Belucistan, ma i resti vegetali di Mehrgarh mostrano anche chicchi di orzo piccoli e tondeggianti, diversi dalle forme del Vicino Oriente: un segno di selezione locale, non di semplice importazione. Sul bovino il quadro è più netto: lo zebù (Bos indicus), diverso dal bovino taurino domesticato in Anatolia e Mesopotamia, ha profilo genetico e areale di diffusione selvatica propri del subcontinente, ed è quindi verosimile che a Mehrgarh la sua domesticazione sia stata un processo indipendente, non un arrivo da fuori. In questa cornice, popolazioni che già frequentavano la piana del Kacchi per la caccia trovarono le condizioni per fissarsi in villaggi stabili.

Svolgimento

Gli scavi, condotti a partire dal 1974 dalla Missione archeologica francese in Pakistan guidata da Jean-François Jarrige insieme alla moglie Catherine Jarrige, portarono alla luce una sequenza che gli archeologi hanno diviso in periodi successivi, dal più antico al più recente. Nel periodo I, fra circa il 7000 e il 5500 a.C., gli abitanti costruivano case rettangolari pluricellulari in mattoni di fango a forma di sigaro, affiancate da piccoli granai per l’orzo e il grano; non usavano ancora la ceramica, tanto che questa fase viene definita neolitico “pre-ceramico” o aceramico. Coltivavano soprattutto orzo a sei file, insieme a grano vestito e nudo, giuggiole e datteri, e allevavano capre, pecore e, in misura crescente, zebù, che nel tempo prese il sopravvento sulla selvaggina cacciata. In questa stessa fase antica compare una pratica sorprendente: su undici molari di nove adulti sepolti nel cimitero del sito sono stati trovati fori circolari praticati con punte di selce montate su trapani ad arco, una sorta di proto-odontoiatria che si ripete per oltre un millennio, la testimonianza più antica conosciuta di questo tipo. Dal periodo II, dopo il 5500 a.C., compare la ceramica, dapprima semplice e poi via via più elaborata e dipinta; si diffondono la lavorazione della conchiglia marina turbinella, portata da oltre cinquecento chilometri dal mare arabico, e perline in lapislazzuli provenienti dalle montagne del Badakhshan afghano e in turchese dall’Himalaya, segno di reti di scambio che attraversavano l’Iran e l’Asia centrale. Nei periodi successivi, fra il quinto e il quarto millennio, si moltiplicano le figurine fittili femminili, fra le più antiche del subcontinente, i forni per la cottura del vasellame e le prime lavorazioni del rame. Al sito è legato anche il più antico oggetto conosciuto realizzato con la tecnica della fusione a cera persa: un piccolo amuleto di rame puro a forma di ruota a raggi, di circa seimila anni fa, il cui processo produttivo è stato ricostruito nel dettaglio da analisi di fotoluminescenza condotte nel 2016. Verso la fine del quarto millennio l’artigianato specializzato — lavorazione della selce, conceria, produzione di perline, metallurgia — occupa una parte crescente della popolazione, e l’insediamento cresce fino a coprire decine di ettari, prima che l’attività si sposti gradualmente verso il vicino sito di Nausharo, pochi chilometri a sud, occupato a partire da circa il 2800 a.C.

Conseguenze

Nel breve periodo, Mehrgarh mostrò che un pacchetto agricolo — cereali coltivati, animali da allevamento, villaggi stabili — poteva mettere radici anche fuori dai confini della Mezzaluna Fertile, con un proprio equilibrio fra piante di origine forse mediorientale e un bovino addomesticato sul posto. Sul lungo periodo la sua importanza sta soprattutto nella continuità: la sequenza di Mehrgarh copre, senza soluzioni evidenti, l’arco che va dai primi villaggi neolitici fino alle soglie della civiltà urbana dell’Indo, che sarebbe fiorita a partire dal 2600 a.C. circa in centri come Harappa e Mohenjo-daro. Tecniche di edilizia in mattoni, granai comunitari, artigianato specializzato della perlinatura e della metallurgia, reti di scambio verso l’Iran e l’Asia centrale: molti degli elementi che caratterizzeranno le città dell’Indo sono già visibili, in forma di villaggio, a Mehrgarh secoli o millenni prima. Per questo il sito è considerato un precursore diretto, e non un episodio isolato, della civiltà indo-harappana. La sua scoperta ha inoltre spostato la data d’inizio dell’agricoltura nel subcontinente indiano indietro di alcuni millenni rispetto a quanto si pensava prima degli scavi degli anni Settanta, imponendo di trattare l’Asia meridionale come un centro autonomo di sperimentazione agricola e non solo come terminale di diffusioni arrivate da altrove.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

Non esistono testi scritti su Mehrgarh: tutto quello che si sa viene dagli scavi stratigrafici della Missione archeologica francese, attivi dal 1974 al 1986 e poi di nuovo fra il 1997 e il 2000, pubblicati nei rapporti di scavo curati da Catherine Jarrige, Jean-François Jarrige, Richard Meadow e Gonzague Quivron. Le fonti materiali sono di tre tipi: l’architettura e la stratigrafia dei mattoni crudi; i resti botanici e faunistici, che permettono di distinguere semi e ossa domestici da quelli selvatici e di seguirne l’evoluzione morfologica nel tempo; e i manufatti — ceramica, perline, oggetti in metallo — che datano relativamente le fasi e ne tracciano i contatti a distanza. Restano aperti almeno due punti di discussione, che questa voce non scioglie in silenzio. Il primo riguarda l’origine dell’agricoltura: se orzo e zebù locali indichino una domesticazione autonoma nel Belucistan, come sostenuto a lungo dagli stessi Jarrige, oppure se l’intero pacchetto — comprese le varietà di grano, di origine quasi certamente vicino-orientale — sia arrivato con agricoltori già formati, come indicano lavori più recenti di archeobotanica; il quadro più probabile è misto, con specie importate e specie o varietà selezionate sul posto. Il secondo punto è cronologico e più recente: nel 2025 una nuova serie di datazioni al radiocarbonio condotta sullo smalto dentale, meno soggetto a contaminazioni rispetto al carbone usato in precedenza, ha proposto per il cimitero neolitico pre-ceramico un arco compreso fra il 5200 e il 4900 a.C. circa, molto più tardo e più breve della cronologia lunga stabilita dagli scavi originari, che risaliva fino al 7000 a.C. La discussione fra le due letture è ancora aperta, e questa voce segue la cronologia più diffusa nella letteratura di sintesi, segnalando la revisione come questione da seguire, non come punto già risolto.

Approfondimenti

  • Catherine Jarrige, Jean-François Jarrige, Richard H. Meadow, Gonzague Quivron (a cura di), Mehrgarh: Field Reports 1974-1985 from Neolithic Times to the Indus Civilization (1995) — il rapporto di scavo di riferimento, con la sintesi delle undici campagne che hanno definito la sequenza del sito.
  • Andrea Coppa et al., Early Neolithic tradition of dentistry (Nature, 2006) — la scoperta dei molari forati, con la ricostruzione della tecnica di foratura e la sua durata nel tempo.
  • Dorian Q. Fuller, Finding Plant Domestication in the Indian Subcontinent (Current Anthropology, 2011) — un quadro d’insieme, aggiornato sull’archeobotanica, del dibattito fra domesticazione locale e diffusione da fuori.
  • Mathieu Thoury et al., High spatial dynamics-photoluminescence imaging reveals the metallurgy of the earliest lost-wax cast object (Nature Communications, 2016) — l’analisi dell’amuleto in rame di Mehrgarh, il più antico oggetto noto fuso a cera persa.
  • Benjamin Mutin, Antoine Zazzo, Luca Bondioli et al., New radiocarbon dates of human tooth enamel reveal a late appearance of farming life in the Indus Valley (Scientific Reports, 2025) — la revisione cronologica più recente, da leggere insieme ai rapporti di scavo per capire la portata della discussione.

Riferimenti

  • Catherine Jarrige, Jean-François Jarrige, Richard H. Meadow, Gonzague Quivron (a cura di), Mehrgarh: Field Reports 1974-1985 from Neolithic Times to the Indus Civilization, 1995, Department of Culture and Tourism, Government of Sindh / Ministère des Affaires Étrangères
  • Andrea Coppa, Luca Bondioli, Andrea Cucina, David W. Frayer, Catherine Jarrige, Jean-François Jarrige, Gonzague Quivron, Massimo Rossi, Massimo Vidale, Roberto Macchiarelli, Early Neolithic tradition of dentistry, 2006, Nature, vol. 440 doi:10.1038/440755a
  • Mathieu Thoury et al., High spatial dynamics-photoluminescence imaging reveals the metallurgy of the earliest lost-wax cast object, 2016, Nature Communications, vol. 7 doi:10.1038/ncomms13356
  • Dorian Q. Fuller, Finding Plant Domestication in the Indian Subcontinent, 2011, Current Anthropology, vol. 52, suppl. 4 doi:10.1086/658900
  • Benjamin Mutin, Antoine Zazzo, Luca Bondioli et al., New radiocarbon dates of human tooth enamel reveal a late appearance of farming life in the Indus Valley, 2025, Scientific Reports, vol. 15 doi:10.1038/s41598-025-92621-5

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