In breve
Nella Terra di Arnhem, nel Territorio del Nord australiano, esiste una delle tradizioni pittoriche più lunghe conosciute: comincia nel tardo Pleistocene e non si è mai interrotta fino a oggi. A Nawarla Gabarnmang un frammento di roccia dipinta, caduto dal soffitto del riparo e poi sepolto da strati databili, fu datato indirettamente a circa 28.000 anni fa in uno studio pubblicato nel 2013 da ricercatori che includevano membri del popolo Jawoyn, custodi tradizionali del sito. Da allora gli stili sono cambiati più volte — dalle figure dinamiche ai grandi spiriti Mimih, dalle figure Yam alle scene con navi e cavalli europei — ma la pratica non si è fermata: la pittura aborigena contemporanea ne è discendente diretta, e i Jawoyn e altri popoli custodi partecipano oggi alla ricerca e ne orientano l’accesso e l’interpretazione.
Contesto
L’altopiano di arenaria della Terra di Arnhem, nell’Australia settentrionale, offre migliaia di ripari sotto roccia scavati dall’erosione in milioni di anni: pareti verticali protette dalla pioggia, superfici lisce, soffitti bassi raggiungibili senza impalcature. È una geologia che si presta alla pittura più di quasi ogni altro paesaggio del continente, ed è anche una regione che Homo sapiens raggiunse presto: le prove più antiche di presenza umana in Australia, a Madjedbebe, non lontano da qui, risalgono a decine di migliaia di anni prima.
Il periodo era quello del mondo glaciale: fra 45.000 e 12.000 anni fa il livello del mare oscillò più volte, la Terra di Arnhem restò comunque parte del continente Sahul, e il clima locale attraversò fasi più aride e più umide senza che l’occupazione umana della regione si interrompesse. In questo lungo arco non esistono altrove nel mondo molte tradizioni pittoriche di cui si possa seguire il filo per un tempo comparabile: la maggior parte dei grandi cicli parietali europei, per quanto antichi, chiuse la propria storia migliaia di anni fa. Qui la pittura non chiuse mai: continuò a essere praticata, reinterpretata e in certi casi ridipinta sulle stesse pareti, generazione dopo generazione, fino al presente.
Svolgimento
Le pitture più antiche note nella regione non sono figure intere conservate sulla parete, ma un piccolo frammento di roccia dipinta, staccatosi dal soffitto del riparo di Nawarla Gabarnmang in un’epoca remota e poi ricoperto da sedimenti che continuarono ad accumularsi sopra di esso. Un’équipe guidata dall’archeologo Bruno David, con Jean-Jacques Delannoy e ricercatori Jawoyn, datò con il radiocarbonio il materiale organico negli strati immediatamente sopra e sotto il frammento, in uno studio pubblicato nel 2013: il pigmento non poteva essere più recente dello strato che lo copriva, il che colloca la pittura a circa 28.000 anni fa. È la datazione indiretta più antica per un pigmento su roccia nell’Australia settentrionale.
Da quel punto in poi la sequenza stilistica della Terra di Arnhem si allunga per decine di migliaia di anni, ed è una delle più lunghe cronologie relative dell’arte rupestre al mondo. Le fasi più antiche comprendono le cosiddette Dynamic Figures, silhouette umane in movimento dipinte con tratti sottili e spesso armate di lance e boomerang, databili su base stilistica a un periodo compreso fra circa 10.000 e 15.000 anni fa. Seguirono gli stili Yam, con figure vegetali e umane più massicce dipinte in ocra, e i grandi Mimih, spiriti filiformi ed estremamente allungati che secondo le tradizioni orali locali abitano le fessure della roccia e insegnarono agli esseri umani a dipingere e a cacciare. Più tardi ancora comparvero gli stili di contatto: figure con fucili, navi a vela e cavalli, testimonianza diretta dell’arrivo degli europei nel continente a partire dalla fine del Settecento, dipinte con le stesse tecniche usate per i soggetti tradizionali.
Nessuna di queste fasi cancellò la precedente: le pareti della Terra di Arnhem mostrano spesso pitture sovrapposte, di epoche diverse, una sull’altra sulla stessa roccia. La pittura aborigena contemporanea — su corteccia, tela e ancora su roccia in alcuni siti attivi — discende direttamente da questa tradizione: motivi, tecniche di tratteggio incrociato e soggetti spirituali compaiono tanto nelle opere degli ultimi secoli quanto in quelle vendute oggi nelle gallerie d’arte aborigena. Non è un revival: è la continuazione di una pratica che non ha mai smesso di essere praticata.
Conseguenze
Nell’immediato, la datazione di Nawarla Gabarnmang spostò indietro di diversi millenni la cronologia nota della pittura rupestre nell’Australia settentrionale, e la colloca fra le più antiche testimonianze di pigmento su roccia databili al mondo, in un dibattito sull’origine dell’arte figurativa che coinvolge anche Sulawesi e le grotte europee.
Nel lungo periodo, la conseguenza più rilevante è la continuità stessa. La Terra di Arnhem mostra che una tradizione pittorica può attraversare cambiamenti di clima, di fauna cacciata, di tecnologia e infine il contatto coloniale senza spezzarsi: cambia il repertorio delle immagini, non la pratica del dipingere e di trasmetterne il significato. Questo lega il passato più remoto al presente: i popoli custodi, fra cui i Jawoyn per Nawarla Gabarnmang, mantengono ancora oggi conoscenze orali sul significato di alcune figure, e la ricerca archeologica nella regione si svolge in collaborazione strutturata con loro, non su di loro. L’accesso ai siti e spesso l’interpretazione delle immagini dipendono da questa relazione, che vale ancora adesso.
Nel frattempo altrove
- 71.950 anni faLa grande espansione — Africa
- 30.000 a.C.Scompaiono i Neanderthal — Europa
- 26.000 a.C.Prima argilla cotta — Europa
- 21.000 a.C.Le impronte di White Sands — Americhe
- 20.000 a.C.La ceramica più antica — Asia orientale
- 14.000 a.C.I Natufiani — Medio Oriente
- 7.000 a.C.Mehrgarh — Asia meridionale
Come lo sappiamo
Datare l’arte rupestre all’aperto è tecnicamente più difficile che datare un manufatto sepolto. Un pigmento su una parete esposta non porta quasi mai con sé materiale organico proprio: l’ocra, per lo più a base di ossidi di ferro, non contiene carbonio da sottoporre a radiocarbonio, e la superficie della roccia resta esposta a pioggia, escursioni termiche e crescita di licheni per millenni, il che rende rarissima una datazione diretta e affidabile del pigmento stesso.
Per questo motivo la datazione di Nawarla Gabarnmang è indiretta: non si è datato il pigmento, ma gli strati sedimentari sopra e sotto il frammento di roccia dipinta caduto dal soffitto, usando il radiocarbonio su materiale organico contenuto in quegli strati. Il ragionamento — se la pittura era già sul frammento quando si staccò e fu sepolto, allora è almeno antica quanto lo strato che lo copre — è solido, ma dipende da condizioni precise: che la sequenza non sia stata disturbata da scavi di animali, e che il distacco sia stato un evento singolo e non un processo lento che avrebbe permesso ad acqua o sedimento di percolare attraverso crepe preesistenti. Delannoy e i colleghi, insieme ai ricercatori Jawoyn che conoscevano la stratigrafia del riparo per aver seguito gli scavi, documentarono la sequenza con attenzione a questi rischi, ma resta un limite di metodo comune a ogni datazione indiretta: si stabilisce un’età minima dello strato di copertura, non una data diretta del gesto di dipingere.
Le fasi stilistiche successive — Dynamic Figures, Yam, Mimih, stili di contatto — sono invece ordinate soprattutto su base relativa: sovrapposizione delle pitture sulla stessa parete, cambiamento dei soggetti raffigurati (la comparsa di specie animali che si estinguono o mutano distribuzione, poi di navi e cavalli) e confronto stilistico fra siti. È una cronologia meno precisa nelle cifre assolute di quanto lo sia per i millenni più recenti, ma coerente su scala regionale, costruita da decenni di rilievi sul campo nella Terra di Arnhem.
Un punto va detto esplicitamente: il significato di molte immagini non si ricava dall’archeologia, ma dalla conoscenza orale dei popoli custodi, che decidono anche quali informazioni possano essere condivise pubblicamente. Dove quella conoscenza non viene condivisa, la scheda non colma il vuoto con un’ipotesi: lo lascia segnato come tale.
Approfondimenti
- Bruno David e altri, “A 28,000 year old excavated painted rock from Nawarla Gabarnmang, northern Australia” (Journal of Archaeological Science, 2013) — lo studio con la datazione del frammento caduto, e la discussione tecnica del metodo indiretto.
- La voce «Arrivo in Australia» di questo atlante — per il contesto della prima occupazione umana della regione, decine di migliaia di anni prima delle datazioni discusse qui.
- La voce «Pitture rupestri a Sulawesi» di questo atlante — utile per confrontare un’altra tradizione antica di pittura su roccia e il dibattito su dove si trovi l’arte figurativa più antica del mondo.