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Atlante della storia umana

OriginiIl mondo glaciale

Pitture rupestri a Sulawesi

Scene di caccia dipinte su parete in Indonesia:

contestato

7 MaOrigini · scala logaritmica12.000 a.C.

In breve

Nella regione carsica di Maros-Pangkep, nel Sulawesi meridionale, un gruppo di ricercatori guidato da Maxime Aubert e Adam Brumm pubblicò a partire dal 2014 una serie di datazioni che spostarono l’arte figurativa più antica conosciuta fuori dall’Europa. Nel 2014 il metodo dell’uranio-torio, applicato ai depositi di calcite cresciuti sopra uno stencil di mano a Leang Timpuseng, diede un’età minima di circa 39.900 anni, comparabile alle datazioni europee più antiche note allora. Nel 2019 una scena di caccia dipinta a Leang Bulu’ Sipong 4 — figure semi-umane che inseguono con lance e corde babirussa e anoa selvatici — fu datata ad almeno 43.900 anni: probabilmente la più antica scena narrativa dipinta oggi conosciuta. Nel 2021 un dipinto di babirussa a Leang Tedongnge arretrò ancora la soglia, a non meno di 45.500 anni. La sequenza non fece di Sulawesi un rivale tardivo dell’Europa: mostrò un centro autonomo di innovazione simbolica, e mise in discussione l’idea stessa che l’arte figurativa avesse avuto un’unica culla.

Contesto

Sulawesi si trova in quella che i biogeografi chiamano Wallacea: la fascia di isole indonesiane che, anche nelle fasi più fredde del Pleistocene, quando il livello del mare scendeva di sessanta-ottanta metri, non si univa mai né alla piattaforma asiatica (Sunda) né a quella australiana (Sahul). I bracci di mare che la separavano erano di origine tettonica, profondi migliaia di metri: nessun abbassamento glaciale li avrebbe mai prosciugati. Chiunque raggiungesse Sulawesi, Homo sapiens incluso, doveva quindi attraversare tratti di mare aperto con imbarcazioni, non semplicemente camminare su una pianura emersa — la stessa condizione che rese la colonizzazione di Sahul, più a est, una delle prime prove di navigazione intenzionale della specie.

La regione di Maros-Pangkep, a nord di Makassar, è uno dei paesaggi carsici a torri più estesi al mondo: decine di migliaia di ettari di rilievi calcarei isolati, scavati per milioni di anni dall’acqua piovana in migliaia di grotte e ripari, che in lingua makassarese e bugis si chiamano leang. Lo stesso processo carsico, secoli dopo che le pareti furono dipinte, fece crescere sopra le pitture sottili croste di calcite — i “popcorn di calcare”, per la loro forma a grumi — che sigillarono i pigmenti e sarebbero diventate, decenni più tardi, lo strumento per datarli. I cacciatori-raccoglitori che occuparono questi ripari dipinsero con ocra rossa e pigmenti neri sagome di mani e di animali endemici dell’isola: il maiale-cervo babirussa e il piccolo bufalo anoa.

Le pitture erano note da tempo: l’archeologo olandese H.R. van Heekeren le documentò già negli anni cinquanta, ma senza un metodo di datazione assoluta le attribuì, per confronto stilistico, a poche migliaia di anni fa. La ricerca archeologica in Indonesia, meno finanziata e meno visibile internazionalmente di quella sul Paleolitico europeo, non aveva gli strumenti per verificare l’ipotesi: il divario non era nella storia, ma nei mezzi con cui la si indagava.

Svolgimento

Fra il 2011 e il 2013 Aubert, Brumm e colleghi indonesiani, fra cui Muhammad Ramli, campionarono i popcorn di calcite che ricoprivano stencil di mano e figure animali in dodici grotte della regione. I risultati, pubblicati su Nature nel 2014, diedero a uno stencil di mano di Leang Timpuseng un’età minima di 39.900 anni — allora il più antico stencil databile al mondo — e a una figura di babirussa nello stesso riparo un’età minima di 35.400 anni, fra le raffigurazioni animali più antiche allora conosciute in assoluto.

Le ricognizioni proseguirono negli anni successivi. Nel 2017 il gruppo individuò a Leang Bulu’ Sipong 4 un pannello lungo circa quattro metri e mezzo con almeno otto figure animali e diverse sagome umane con tratti animaleschi — teste di uccello, code, musi allungati — oggi chiamate theriantropi, raffigurate mentre inseguono babirussa e anoa con lance e forse corde. Datata con lo stesso metodo e pubblicata su Nature nel 2019, la scena risultò vecchia almeno 43.900 anni: la più antica composizione narrativa dipinta oggi nota, più antica di qualunque pittura narrativa comparabile finora datata in Europa.

Nel 2020 una nuova ricognizione raggiunse Leang Tedongnge, in una valle isolata di Maros-Pangkep accessibile solo in stagione secca. Vi si trovava la figura di un maiale-cinghiale delle specie Sus celebensis, affiancata da due stencil di mano. Pubblicata nel 2021 su Science Advances, la datazione diede un’età minima di 45.500 anni, spostando ancora la soglia più indietro nel tempo.

Conseguenze

Nell’immediato, il risultato del 2014 arrivò a ridosso delle datazioni più antiche allora accettate per l’arte europea — uno stencil di mano di El Castillo, in Spagna, annunciato nel 2012 a circa 40.800 anni — e fu raccontato dai media come una gara fra due continenti per il primato. Quella cornice semplificava un risultato più interessante: arte figurativa sofisticata comparve nello stesso periodo in due estremi opposti dell’Eurasia, senza che nulla indichi un contatto diretto fra le due tradizioni.

Nel lungo periodo l’effetto fu un cambio di modello. Ricognizioni successive nel Borneo indonesiano, sull’altro lato di Wallacea, trovarono figure animali datate in modo comparabile, rafforzando l’idea che l’arte figurativa fosse comparsa in più luoghi del Sud-est asiatico indipendentemente dall’Europa, non come un’eco tardiva. La scoperta portò anche più collaborazione internazionale e più risorse alla ricerca archeologica indonesiana, prima sottofinanziata rispetto a quella sui siti paleolitici europei: la differenza nel numero di siti datati riflette quanto si è cercato, non quanto sia accaduto.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

Il metodo usato in tutti e tre gli studi è la datazione uranio-torio applicata non al pigmento, ma ai popcorn di calcite cresciuti sopra di esso. Quando l’acqua piovana attraversa il calcare, scioglie carbonato di calcio e vi trasporta tracce di uranio disciolto; quando evapora sulla parete della grotta, deposita sottili croste di calcite che intrappolano quell’uranio, il quale decade in torio con un ritmo noto. Misurando il rapporto fra i due elementi in un campione di crosta si ottiene da quanto tempo quella crosta si è formata — non da quanto tempo esiste la pittura sottostante.

Qui sta il limite decisivo, ed è la ragione per cui questa scheda segna la datazione come contestata: la crosta si formò dopo che la mano fu dipinta o l’animale tracciato, quindi l’età ottenuta è un’età minima. La pittura può essere più vecchia della crosta che la ricopre, anche di molto, e il metodo non dice di quanto: 39.900 anni per lo stencil di Leang Timpuseng significa “almeno da allora”, non “esattamente allora”.

Questo rende delicato il confronto diretto con l’Europa, dove le date più citate per l’arte parietale vengono spesso dal radiocarbonio applicato al pigmento stesso — in genere carbone vegetale usato per tracciare una figura, come a Chauvet — non privo di problemi propri, dal rischio di contaminazione alla legna già vecchia al momento della combustione, ma più vicino all’atto di dipingere. Mettere fianco a fianco un’età minima ricavata da una crosta successiva e un’età diretta ricavata dal pigmento non è un confronto fra pari: il divario reale fra Sulawesi ed Europa potrebbe essere maggiore di quanto le cifre pubblicate suggeriscano, non minore, perché le pitture indonesiane potrebbero essere ben più antiche dei loro popcorn.

Resta un punto più di fondo. Chiedersi “dove è nata per prima l’arte figurativa” presuppone un’unica invenzione diffusasi poi da un centro agli altri. Le prove di Sulawesi, insieme a quelle di Blombos in Sudafrica e ai risultati del Borneo indonesiano, indicano piuttosto che la capacità di rappresentare in modo figurativo comparve, con tempi e forme diverse, in popolazioni di Homo sapiens lontanissime fra loro, senza un contatto che spieghi la somiglianza. Se l’origine fu multipla e indipendente invece che unica e diffusa, la domanda sul primato è mal posta quanto la sua risposta: non esiste una prima volta da assegnare a un solo luogo.

Approfondimenti

  • Maxime Aubert e altri, “Pleistocene cave art from Sulawesi, Indonesia” (Nature, 2014) — lo studio che per primo applicò l’uranio-torio ai popcorn di calcite di Maros-Pangkep: la fonte per capire il metodo e i suoi limiti.
  • Maxime Aubert e altri, “Earliest hunting scene in prehistoric art” (Nature, 2019) — la descrizione del pannello di Leang Bulu’ Sipong 4 e dei theriantropi, utile per capire perché si parla di scena narrativa e non di semplice figura isolata.
  • Adam Brumm e altri, “Oldest cave art found in Sulawesi” (Science Advances, 2021) — la datazione del dipinto di Leang Tedongnge, l’ultima tappa nota di una soglia che continua ad arretrare.

Riferimenti

  • Maxime Aubert e altri, Pleistocene cave art from Sulawesi, Indonesia, 2014, Nature
  • Maxime Aubert e altri, Earliest hunting scene in prehistoric art, 2019, Nature
  • Adam Brumm e altri, Oldest cave art found in Sulawesi, 2021, Science Advances

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