In breve
Nella grotta di Blombos, sulla costa dell’oceano Indiano circa trecento chilometri a est di Città del Capo, un’équipe guidata da Christopher Henshilwood portò alla luce, fra il 1991 e gli anni duemila, alcuni dei reperti più antichi al mondo di marcatura intenzionale e di ornamento personale: blocchi di ocra incisi con motivi geometrici, conchiglie forate usate come perline, e un piccolo kit per preparare ocra liquida conservato in gusci di abalone. Le datazioni coprono un arco fra circa 100.000 e 72.000 anni fa. Contano perché mostrano che comportamenti considerati un tempo tipici solo dell’uomo “moderno” europeo esistevano già, decine di migliaia di anni prima, in Africa meridionale.
Contesto
La grotta si apre in una falesia calcarea sulla costa del Capo Occidentale, con vista sull’oceano Indiano e a poca distanza da fiumi che nel Pleistocene portavano acqua dolce fin quasi alla battigia. Nel Middle Stone Age, l’industria litica della regione — nota come Still Bay, dal sito eponimo poco più a est — comprendeva punte bifacciali finemente lavorate per ritocco, segno di una manualità già sofisticata. La grotta veniva occupata in modo discontinuo da gruppi di cacciatori-raccoglitori che sfruttavano risorse marine (molluschi, foche, a volte pesce) insieme a selvaggina terrestre: una dieta mista che in quel periodo era rara altrove e che testimonia una capacità di adattamento a un ambiente costiero complesso.
Prima degli scavi di Blombos, la narrazione dominante nell’archeologia della preistoria collocava la comparsa del “comportamento moderno” — arte, ornamenti, pensiero simbolico condiviso — nell’Europa di circa 40.000 anni fa, con l’arrivo del Paleolitico superiore e delle sue pitture rupestri, dei suoi flauti d’osso, delle sue Veneri. Tutto ciò che veniva prima, in Africa o altrove, era letto come “arcaico”. Questa cornice era già in discussione quando Henshilwood iniziò a scavare sistematicamente a Blombos, ma mancavano ancora prove materiali capaci di spostare l’attenzione fuori dall’Europa in modo difficilmente contestabile.
Svolgimento
Gli scavi sistematici iniziarono nel 1997, dopo sondaggi precedenti, e interessarono più fasi di occupazione, indicate dagli archeologi con sigle di strato (M1, M2, CP e altre, dall’alto verso il basso).
Nel 2002 Henshilwood e collaboratori pubblicarono su Science due blocchi di ocra rossa, provenienti dallo strato M1, con motivi a linee incrociate incisi deliberatamente sulla superficie levigata: non graffi casuali da uso come colorante, ma disegni geometrici ripetuti con intenzione, ottenuti probabilmente con una punta di pietra o d’osso. La datazione OSL (luminescenza otticamente stimolata) di quello strato indicava circa 77.000 anni fa.
Nel 2004 lo stesso gruppo pubblicò, sempre su Science, conchiglie forate di Nassarius kraussianus, un piccolo mollusco marino, trovate a decine negli strati M1 e M2, datati fra circa 75.000 e 72.000 anni fa. I fori non erano naturali: analisi al microscopio mostrarono tracce d’usura da sfregamento contro una cordicella e contro altre conchiglie, oltre a residui di ocra sulla superficie interna dei fori. Il quadro più coerente era quello di perline infilate su un filo, indossate a lungo come collana o ornamento cucito su un indumento.
Nel 2011 arrivò il terzo annuncio, relativo a uno strato più profondo e quindi più antico, indicato come CP, datato attorno ai 100.000 anni fa: due gusci di Haliotis midae (abalone) usati come contenitori, trovati insieme a frammenti di ocra macinata, ossa lunghe usate come mescolatori, pietre da macinazione e residui di grasso e carbone. La ricostruzione proposta da Henshilwood e colleghi è quella di un processo produttivo in più fasi — raschiare l’ocra, macinarla, mescolarla con grasso animale e piccole quantità di osso bruciato, conservare il composto liquido nel guscio — che presuppone pianificazione, non un gesto estemporaneo.
Conseguenze
A breve termine, dentro la disciplina, l’effetto fu un dibattito acceso su cosa contasse davvero come prova di simbolismo, discusso più oltre. A lungo termine l’effetto fu più profondo: Blombos, insieme a scoperte analoghe in altri siti sudafricani, contribuì a smontare l’idea di una “rivoluzione” improvvisa e localizzata in Europa, sostituendola con l’immagine di un processo gradiale, iniziato in Africa decine di migliaia di anni prima che i gruppi umani anatomicamente moderni raggiungessero l’Europa.
Questo spostamento non è un dettaglio da specialisti: cambia dove si colloca l’origine del pensiero simbolico della nostra specie, e con essa l’origine probabile del linguaggio articolato, che molti ricercatori associano alla stessa capacità cognitiva. Va detto esplicitamente, perché il silenzio su questo punto verrebbe letto come conferma della vecchia narrazione euro-centrata: le prove più antiche e più solide di comportamento simbolico non vengono dall’Europa del Paleolitico superiore, vengono dall’Africa meridionale di decine di migliaia di anni prima, ed è un’inversione di prospettiva, non una nota a margine.
Nel frattempo altrove
- 200 kaI Denisoviani — Asia orientale
- 120 kaSapiens in Levante — Medio Oriente
- 66.950 anni faArrivo in Australia — Oceania
- 45.000 a.C.Sapiens in Europa — Europa
- 40.000 a.C.Pitture rupestri a Sulawesi — Asia orientale
- 21.000 a.C.Le impronte di White Sands — Americhe
- 7.000 a.C.Mehrgarh — Asia meridionale
Come lo sappiamo
La datazione si basa soprattutto su OSL applicata ai granuli di sabbia degli strati sedimentari, un metodo che stima da quanto tempo un granulo non è più esposto alla luce e che comporta margini di errore di alcune migliaia di anni. Per questo motivo “Blombos” non ha una sola data: i blocchi di ocra incisi vengono dallo strato M1, attorno a 77.000 anni fa; le conchiglie forate dagli strati M1 e M2, fra 75.000 e 72.000; il kit per l’ocra liquida da uno strato più profondo, CP, attorno a 100.000 anni fa. Il valore convenzionale usato in questa scheda, 100.000 anni fa, corrisponde al reperto più antico fra quelli sicuramente datati, non a un evento unico: appiattire tutto su una cifra sola sarebbe fuorviante, ed è il motivo per cui la precisione dichiarata qui è “contestato”.
Il secondo punto dibattuto è interpretativo, e riguarda cosa conti come prova di simbolismo. Henshilwood e i suoi coautori sostengono una lettura forte: i motivi a linee incrociate sarebbero disegni deliberati, prodotti e forse letti da altri membri del gruppo, e quindi testimonianza di una capacità di attribuire significato condiviso a un segno astratto — la definizione stessa di pensiero simbolico. Altri archeologi sono più cauti: un motivo geometrico ripetuto può nascere anche come sottoprodotto di un gesto motorio abituale, senza che chi lo incide intenda comunicare nulla a nessuno, e senza prove dirette che altri membri del gruppo condividessero un codice di lettura di quei segni. La stessa cautela vale, con sfumature diverse, per le conchiglie forate: che venissero indossate è difficilmente contestabile, viste le tracce d’uso; che l’ornamento comunicasse un’identità sociale condivisa — appartenenza a un gruppo, status, età — resta un’inferenza plausibile ma non dimostrata direttamente dai reperti.
Il terzo punto, storiograficamente il più importante, è la revisione di cornice che questi ritrovamenti hanno imposto. Fino agli anni novanta prevaleva l’idea di una “rivoluzione simbolica” improvvisa, avvenuta in Europa attorno a 40.000 anni fa con l’arrivo del Paleolitico superiore: prima di allora, secondo quella lettura, l’umanità anatomicamente moderna si comportava ancora in modo “arcaico”. Blombos, insieme ad altri siti sudafricani come Sibudu e Pinnacle Point, ha reso quella narrazione insostenibile: mostra comportamenti simbolici già decine di migliaia di anni prima, in un continente che la storiografia più vecchia trattava come periferico. La lettura oggi prevalente non è più quella di una rivoluzione, ma di un processo lungo e africano, con tappe disperse nello spazio e nel tempo di cui Blombos è una delle più antiche e meglio documentate, non l’unica né necessariamente la prima.
Approfondimenti
- Christopher S. Henshilwood e altri, “Emergence of Modern Human Behavior: Middle Stone Age Engravings from South Africa” (2002) — l’articolo che ha portato i blocchi di ocra incisa all’attenzione internazionale, con la descrizione tecnica dei motivi.
- Christopher S. Henshilwood e altri, “Middle Stone Age Shell Beads from South Africa” (2004) — l’analisi delle conchiglie forate e delle tracce d’usura che indicano l’uso come ornamento indossato.
- Christopher S. Henshilwood e altri, “A 100,000-Year-Old Ochre-Processing Workshop at Blombos Cave, South Africa” (2011) — la ricostruzione del processo produttivo in più fasi, utile per capire perché si parla di pianificazione e non di un gesto isolato.