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Atlante della storia umana

OriginiIl mondo glaciale

La ceramica più antica

Vasi di terracotta a Xianrendong, in Cina:

contestato

7 MaOrigini · scala logaritmica12.000 a.C.

In breve

Nella grotta di Xianrendong, nella provincia cinese dello Jiangxi, un’équipe sino-americana portò alla luce frammenti di vasellame che nel 2012 furono datati, con il radiocarbonio, a circa 20.000-19.000 anni fa: la ceramica funzionale più antica oggi conosciuta al mondo. La datazione, pubblicata su Science da Xiaohong Wu e colleghi, fra cui Ofer Bar-Yosef, cadeva nel pieno dell’Ultimo Massimo Glaciale, il punto più freddo dell’ultima era glaciale, e precedeva di oltre diecimila anni la comparsa dell’agricoltura in qualunque parte del mondo. I frammenti, anneriti dal fuoco su una faccia, appartenevano quasi certamente a contenitori usati per cuocere, non a oggetti decorativi o rituali. La scoperta costrinse a rivedere un’idea diffusa da decenni, quella secondo cui i vasi di terracotta erano un’invenzione legata alla vita sedentaria e all’agricoltura: a Xianrendong li fabbricarono cacciatori-raccoglitori mobili, in uno degli ambienti più ostili che l’Asia orientale avesse mai attraversato.

Contesto

La grotta di Xianrendong si apre su un pendio calcareo nella contea di Wannian, nello Jiangxi, in Cina meridionale, non lontano dal bacino del fiume Yangtze. Era occupata a intermittenza da gruppi umani già dal tardo Pleistocene, e lo sarebbe rimasta per millenni, fino a ben dentro il Neolitico: una lunga sequenza di strati che avrebbe reso, come si vedrà, la datazione dei livelli più antichi tutt’altro che semplice.

Fra circa 26.500 e 19.000 anni fa il pianeta attraversava l’Ultimo Massimo Glaciale. Anche la Cina meridionale, mai coperta dai ghiacci, ne risentiva: un clima più freddo e secco riduceva le foreste, e molte risorse vegetali e animali su cui i gruppi umani avevano fatto affidamento nei millenni precedenti si facevano più scarse. In un periodo simile ogni fonte di calorie contava, comprese quelle racchiuse in semi duri, tuberi fibrosi, ossa ricche di grasso o molluschi d’acqua dolce: materiali che il corpo umano digerisce male, o non digerisce affatto, senza un trattamento previo col calore e con l’acqua.

Fino agli anni duemila la ricostruzione prevalente legava la comparsa della ceramica a una sequenza di tratti che si riteneva comparissero insieme: prima l’agricoltura, poi la vita sedentaria in villaggi stabili, e solo allora contenitori pesanti e fragili, poco pratici da portare dietro a gruppi in movimento. Un vaso di terracotta, in questa lettura, aveva senso solo per chi restava fermo abbastanza a lungo da poterlo usare senza doverlo trasportare a ogni spostamento.

Svolgimento

Xianrendong e il sito vicino di Diaotonghuan furono scavati una prima volta negli anni Sessanta, e di nuovo negli anni Novanta, ma fu la ripresa degli scavi nei primi anni duemila a rendere possibile una datazione affidabile dei livelli più profondi. L’équipe che li condusse era congiunta: da una parte l’Università di Pechino, con Xiaohong Wu; dall’altra il Peabody Museum di Harvard, con Ofer Bar-Yosef. Il gruppo applicò la spettrometria di massa con acceleratore (AMS), che permette di datare campioni di carbonio molto piccoli con un margine d’errore ridotto, direttamente sul carbone associato agli strati con i frammenti di ceramica, invece di affidarsi a una cronologia dedotta genericamente dalla sequenza.

I risultati, pubblicati su Science nel 2012, collocarono i frammenti più antichi a circa 20.000-19.000 anni fa: un’epoca in cui l’agricoltura non esisteva in nessuna parte del pianeta, e in cui l’Ultimo Massimo Glaciale aveva appena superato il proprio culmine. I cocci erano grezzi, a pareti spesse, cotti a bassa temperatura, e mostravano su una superficie tracce di annerimento e residui carboniosi compatibili con l’esposizione diretta al fuoco: il segno, secondo chi li analizzò, di vasi messi sulla fiamma per cuocere, non di oggetti tenuti a distanza da essa.

Xianrendong non restò un caso isolato a lungo. Nella grotta di Yuchanyan, nello Hunan, un’altra équipe datò frammenti di ceramica a un’epoca comparabile, intorno a 18.000 anni fa; più a nord, nel bacino del fiume Amur, fra la Russia dell’Estremo Oriente e il Giappone, la ceramica della cosiddetta fase Jomon incipiente raggiunse date solo di poco più recenti, fra circa 16.000 e 13.000 anni fa. Nessuno di questi gruppi coltivava, e nessuno viveva in insediamenti permanenti: erano cacciatori-raccoglitori mobili, distribuiti su una fascia molto ampia dell’Asia orientale.

Conseguenze

Nell’immediato, per i gruppi che occupavano Xianrendong, il vaso di terracotta fu probabilmente uno strumento di sopravvivenza in un momento di scarsità. Bollire un alimento in un contenitore resistente al fuoco rendeva masticabili radici e semi altrimenti troppo duri, distruggeva tossine presenti in molte piante selvatiche, ammorbidiva il collagene delle ossa fino a farne emergere il grasso, e permetteva di sfruttare molluschi e altre risorse acquatiche che una cottura diretta sulla brace avrebbe reso più dispersive da raccogliere e consumare. In un ambiente glaciale dove la selvaggina si era fatta più rara e le stagioni più dure, un vaso ampliava concretamente la gamma di ciò che si poteva mangiare, senza richiedere nulla di più della materia prima già disponibile: argilla, acqua, fuoco.

Sul lungo periodo la scoperta impose una correzione teorica più ampia di quanto il singolo ritrovamento suggerisca. Il modello che legava ceramica, agricoltura e sedentarietà in una sequenza obbligata - prima ci si ferma, poi si coltiva, solo allora si fabbricano vasi - non regge più come racconto universale: a Xianrendong la sequenza fu rovesciata, e la ceramica comparve per prima, fra gruppi mobili, più di diecimila anni prima di qualunque campo coltivato nella regione. La tecnologia ceramica, in altre parole, non richiedeva la vita di villaggio per essere utile: richiedeva un motivo sufficiente, e la fame in un mondo glaciale lo era.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

Datare con precisione dei frammenti di ceramica preistorici trovati in una grotta occupata a più riprese per migliaia di anni è un problema che nessuna singola misura può risolvere del tutto. A Xianrendong il deposito era stato rimaneggiato da millenni di occupazioni successive: scavare, accendere fuochi, seppellire i morti o semplicemente camminare su un pavimento di terra mescola materiale più antico con materiale più recente, e un pezzo di carbone può finire spostato di strato rispetto all’oggetto che si vuole datare. Fu per questo che l’équipe di Wu e Bar-Yosef insistette su datazioni AMS multiple, condotte direttamente sul carbone in stretta associazione stratigrafica con i frammenti, invece di affidarsi a una data unica o a una cronologia dedotta dalla sola profondità: il metodo riduce il rischio di contaminazione fra strati, ma non lo elimina, ed è la ragione per cui questa scheda segna la datazione come contestata.

La seconda questione aperta riguarda l’origine: unica o multipla? Alcuni ricercatori, sulla base delle date ravvicinate di Xianrendong e di Yuchanyan - fra cui Elisabetta Boaretto, che ha lavorato sulla cronologia di Yuchanyan insieme a Wu e Bar-Yosef - leggono questa vicinanza come il segno di un’invenzione comparsa più volte in modo indipendente, in una rete di gruppi di cacciatori-raccoglitori dell’Asia orientale già in qualche forma di contatto reciproco. Altri restano più cauti: le stesse difficoltà stratigrafiche che complicano Xianrendong si ripresentano, in forme diverse, anche a Yuchanyan e nei siti dell’Amur, e distinguere un’unica origine regionale diffusa rapidamente da invenzioni indipendenti separate da poche migliaia di anni resta, allo stato attuale delle prove, una domanda che i soli dati radiometrici non possono chiudere. Va anche detto che la ricerca su questi siti ha ricevuto per decenni meno risorse e meno attenzione internazionale di quante ne abbiano avute i grandi scavi europei e mediorientali: uno squilibrio che è parte del motivo per cui la cronologia dell’Asia orientale glaciale resta meno definita di altre.

Approfondimenti

  • Xiaohong Wu e altri, “Early Pottery at 20,000 Years Ago in Xianrendong Cave, China” (Science, 2012) - lo studio che stabilì la datazione discussa in questa scheda, con il dettaglio del metodo AMS applicato strato per strato.
  • Elisabetta Boaretto e altri, “Radiocarbon Dating of Charcoal and Bone Collagen Associated with Early Pottery at Yuchanyan Cave, Hunan Province, China” (PNAS, 2009) - il sito che offre il confronto più diretto con Xianrendong, utile per valutare l’ipotesi di un’origine regionale condivisa.
  • Yaroslav V. Kuzmin, “Chronology of the Earliest Pottery in East Asia: Progress and Pitfalls” (Antiquity, 2006) - una rassegna critica delle datazioni disponibili per l’intera regione, compreso il bacino dell’Amur, utile per capire quanto restino fragili molte delle cronologie più antiche.
  • Junko Habu, Ancient Jomon of Japan (Cambridge University Press, 2004) - per collocare la ceramica Jomon incipiente, comparabile per età a quella di Xianrendong, dentro la sua sequenza culturale più ampia.

Riferimenti

  • Xiaohong Wu e altri, Early Pottery at 20,000 Years Ago in Xianrendong Cave, China, 2012, Science
  • Elisabetta Boaretto e altri, Radiocarbon Dating of Charcoal and Bone Collagen Associated with Early Pottery at Yuchanyan Cave, Hunan Province, China, 2009, PNAS
  • Yaroslav V. Kuzmin, Chronology of the Earliest Pottery in East Asia: Progress and Pitfalls, 2006, Antiquity

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