In breve
Nella Francia sudoccidentale e nella Spagna settentrionale, fra circa ventuno e quattordicimila anni fa, alcuni gruppi di cacciatori-raccoglitori dipinsero sulle pareti di due grotte — Lascaux in Dordogna, Altamira in Cantabria — grandi composizioni di cavalli, cervi, uri e bisonti in nero, rosso e ocra. Lascaux fu scoperta nel 1940 da quattro ragazzi che seguivano il loro cane in un buco nel terreno; Altamira era nota dal 1868, ma la sua origine paleolitica fu riconosciuta solo dopo il 1902, dopo decenni in cui la comunità scientifica francese l’aveva liquidata come un falso. Le due grotte, insieme, resero visibile a un pubblico europeo la portata di un’arte molto più antica e più sofisticata di quanto si fosse disposti a credere.
Contesto
Nel tardo Pleistocene l’Europa occidentale attraversava le fasi finali dell’ultima glaciazione: praterie fredde e steppe punteggiate di boschi radi, mandrie di cavalli selvatici, cervi, uri e bisonti che ne costituivano la base alimentare. I gruppi umani che vivevano in queste regioni erano cacciatori-raccoglitori del Paleolitico superiore, organizzati in bande mobili ma capaci di ritrovarsi in siti ricorrenti, con una cultura materiale elaborata — utensili in osso e corno, ornamenti, pietra scheggiata lavorata con tecniche raffinate.
La Dordogna e la Cantabria condividevano un tratto geologico che ne fa due delle regioni più dense al mondo di grotte decorate: substrati calcarei carsificati, con reti sotterranee profonde e, in alcuni tratti, condizioni climatiche stabili che permisero la conservazione dei pigmenti per millenni. Non erano le prime grotte dipinte del continente: nella stessa area, la grotta Chauvet, in Ardèche, era già stata frequentata e decorata fra circa 37.000 e 33.500 anni fa, quasi ventimila anni prima di Lascaux. Lascaux e Altamira appartengono dunque a una fase tarda di questa tradizione, non alla sua origine: quando furono realizzate, la pittura rupestre nella regione aveva già alle spalle una storia lunghissima, di cui restano però pochi altri esempi confrontabili per qualità.
Svolgimento
Ad Altamira le prime figure, tracce di mani e segni più semplici, risalgono forse al Paleolitico medio-superiore, ma il nucleo che rese celebre la grotta — il grande soffitto policromo con bisonti accovacciati, cavalli e un cervo — si data al Magdaleniano, in un intervallo convenzionale fra circa 18.500 e 14.000 anni fa. La grotta fu scoperta nel 1868 da un cacciatore locale, ma la scoperta scientifica risale al 1879: l’archeologo dilettante Marcelino Sanz de Sautuola vi stava scavando il pavimento in cerca di reperti quando sua figlia Maria, allora bambina, alzò lo sguardo e vide i bisonti dipinti sul soffitto. Sautuola pubblicò la scoperta nel 1880, attribuendola al Paleolitico, ma la comunità scientifica, riunita in particolare nell’ambiente francese della preistoria, la respinse come un falso: si riteneva inconcepibile che cacciatori-raccoglitori paleolitici avessero potuto produrre un’arte così controllata nel disegno e nell’uso del colore. Sautuola morì nel 1888 senza vedere riconosciuta la propria scoperta.
Il riconoscimento arrivò solo dopo il 1902, quando nuove grotte dipinte scoperte in Francia — fra cui, molti anni dopo, la stessa Lascaux — offrirono confronti che nessuno poteva più liquidare come falsi isolati. Nello stesso anno uno dei più autorevoli detrattori di Sautuola, il preistorico Émile Cartailhac, pubblicò un articolo dal titolo esplicito, Mea culpa d’un sceptique, in cui ammise pubblicamente l’errore.
Lascaux fu scoperta molto più tardi, il 12 settembre 1940, da quattro adolescenti di Montignac — fra cui Marcel Ravidat — guidati dal loro cane Robot, che li portò a un’apertura nel terreno aperta dallo sradicamento di un albero. All’interno trovarono una successione di sale — la Sala dei Tori, il Diverticolo Assiale, la Navata, l’Abside, il Pozzo — decorate con oltre 600 figure dipinte e quasi 1.500 incise: cavalli, cervi, uri e i grandi tori della Sala dei Tori, alcuni lunghi più di cinque metri, il più vasto insieme di pitture parietali paleolitiche mai portato alla luce in Europa. Le datazioni convenzionalmente usate collocano l’esecuzione principale intorno a 17.000-21.000 anni fa, nel pieno Magdaleniano antico.
In entrambe le grotte gli artisti sfruttarono i rilievi naturali della roccia — bozze, concavità, spigoli — per dare volume alle figure, facendo coincidere il corpo di un bisonte o il dorso di un cavallo con una curva già presente nella parete: una tecnica che presuppone di aver studiato la parete prima di dipingere. I pigmenti erano minerali — ossidi di ferro per i rossi e i gialli, manganese e carbone per i neri — macinati e applicati anche soffiandoli o con tamponi.
Conseguenze
A breve termine, per chi le realizzò, l’effetto di queste pitture resta in gran parte ipotetico: probabilmente servivano a riti collettivi, legati alla caccia, all’iniziazione o alla trasmissione di conoscenze fra generazioni, in luoghi la cui oscurità e difficoltà di accesso — alcune sale di Lascaux si raggiungono solo strisciando o calandosi — suggeriscono che non fossero spazi di uso quotidiano.
A lungo termine, l’effetto riguarda soprattutto noi. Il riconoscimento di Altamira dopo il 1902 e la scoperta di Lascaux nel 1940 cambiarono la percezione europea del Paleolitico: dimostrarono che le capacità simboliche e tecniche di questi gruppi umani non erano rudimentali. Le due grotte divennero anche mete di massa: negli anni cinquanta Lascaux riceveva fino a 1.200 visitatori al giorno, e il calore, l’anidride carbonica e i microrganismi portati dall’esterno alterarono il microclima della cavità, favorendo la crescita di funghi e alghe sulle pareti dipinte. Lascaux fu chiusa al pubblico nel 1963; Altamira seguì un percorso più graduale di restrizioni fino alla chiusura quasi totale dei primi anni duemila. Entrambe furono sostituite da repliche costruite nelle vicinanze — Lascaux II e poi Lascaux IV, la Neocueva de Altamira — che permettono la visita senza mettere a rischio gli originali.
Nel frattempo altrove
- 28.000 a.C.L'arte rupestre australiana — Oceania
- 20.000 a.C.La ceramica più antica — Asia orientale
- 16.000 a.C.Il cane — Asia orientale
- 15.000 a.C.Popolamento delle Americhe — Americhe
- 14.000 a.C.I Natufiani — Medio Oriente
- 7.000 a.C.Mehrgarh — Asia meridionale
- 6.500 a.C.Il Sahara verde — Africa
Come lo sappiamo
Datare l’arte parietale con precisione è un problema diverso da datare un insediamento: le pitture, realizzate con pigmenti minerali, non contengono materiale organico da sottoporre a radiocarbonio. A Lascaux si è potuto datare direttamente solo il carbone usato in alcune figure nere, riferibile alla frequentazione umana ma non necessariamente coevo a ogni pittura; ad Altamira le stime si basano in parte sull’uranio-torio applicato alle concrezioni calcitiche formatesi sopra o sotto gli strati di pigmento, un metodo indiretto che fissa un limite ma non la data esatta dell’esecuzione. Per questo la datazione resta convenzionale: l’anno usato in questa scheda, -17000, indica una fase centrale del Magdaleniano riferita al nucleo principale di Lascaux, ma diversi soffitti di Altamira sono probabilmente più antichi, e in entrambe le grotte le pareti mostrano mani diverse in epoche diverse: la data non descrive un evento puntuale ma una lunga sequenza di interventi.
Anche il significato delle immagini resta dibattuto, e conviene dirlo invece di scegliere in silenzio. La lettura più diffusa le collega a pratiche rituali legate alla caccia o all’iniziazione, sulla base della scelta ricorrente di poche specie e della collocazione in ambienti profondi e difficili da raggiungere. Alcuni ricercatori, a partire dagli studi di Alexander Marshack sui segni incisi accanto alle figure, hanno proposto che certe sequenze di punti funzionassero come calendari stagionali legati ai cicli lunari; più di recente è stata avanzata l’ipotesi, minoritaria e discussa, che alcuni raggruppamenti di punti corrispondano a costellazioni conosciute, lettura che la maggior parte degli specialisti considera non dimostrata per assenza di controlli statistici solidi.
Il caso di Altamira è inoltre un esempio di manuale di come un pregiudizio possa ritardare un riconoscimento scientifico. Il rifiuto iniziale non nacque da una lettura debole delle prove materiali, ma dalla convinzione preliminare che cacciatori-raccoglitori del Paleolitico non potessero aver prodotto un’arte così controllata: un metro di superiorità implicito, applicato al passato, che impedì per oltre vent’anni di vedere ciò che era davanti agli occhi. Sautuola morì prima delle scuse di Cartailhac; la vicenda resta un monito contro il leggere le società del passato assumendo che la complessità tecnica debba corrispondere a una scala di progresso lineare di cui il presente sarebbe il punto più alto.
Approfondimenti
- Norbert Aujoulat, Lascaux: Movement, Space and Time (2005) — lo studio più sistematico sulla composizione delle figure e sull’ordine in cui furono dipinte, di chi ha lavorato a lungo dentro la grotta.
- Antonio Beltrán (a cura di), The Cave of Altamira (1998) — la sintesi di riferimento sul sito spagnolo, utile anche per la storia della scoperta e del rifiuto scientifico.
- Jean Clottes, What Is Paleolithic Art? (2016) — discute le diverse ipotesi sul significato delle pitture, comprese quelle rituali e simboliche, senza sceglierne una come definitiva.