In breve
A partire dalla seconda metà del V millennio a.C., lungo le coste atlantiche d’Europa — dalla Bretagna alle isole britanniche, dal Portogallo alla Spagna meridionale — comunità neolitiche cominciarono a erigere grandi monumenti in pietra: dolmen isolati, tombe a corridoio coperte da tumuli, e allineamenti di centinaia o migliaia di menhir come quelli di Carnac in Bretagna. Sono fra le più antiche architetture monumentali del pianeta, più vecchie di Stonehenge e delle piramidi egizie. Per decenni gli archeologi si sono divisi fra chi vedeva un’unica origine — vicino-orientale o atlantica — diffusa per mare, e chi vedeva invenzioni indipendenti sorte in più luoghi. Un riesame recente di oltre duemila datazioni al radiocarbonio, insieme a studi di genetica antica sugli scheletri sepolti nelle tombe, ha riaperto la questione e sposta oggi l’origine del fenomeno in un’area ristretta della Francia nord-occidentale, intorno al 4700 a.C., da cui si sarebbe poi propagato via mare lungo le coste.
Contesto
L’agricoltura aveva raggiunto le coste atlantiche dell’Europa nella prima metà del V millennio a.C., dopo un cammino di oltre due millenni dal Vicino Oriente attraverso il Mediterraneo e il corridoio danubiano. Le comunità che si insediarono su quelle coste — Bretagna, Irlanda, Gran Bretagna, Portogallo, Spagna atlantica — erano piccoli gruppi di agricoltori e allevatori, spesso a contatto o in successione con cacciatori-raccoglitori mesolitici che occupavano da millenni le stesse coste e gli stessi estuari. Non avevano metalli, città né scrittura: lavoravano legno, osso, selce e la pietra locale, che lungo questo litorale è spesso abbondante e facile da cavare — il granito della Bretagna, l’arenaria e il calcare delle isole britanniche, lo scisto e il calcare della penisola iberica.
In questo contesto la terra buona non era illimitata, e le comunità agricole avevano bisogno di segnare una presenza duratura sul territorio che coltivavano, in un paesaggio dove i confini non correvano su carta ma su memoria e reputazione. È l’ipotesi proposta negli anni Settanta da Colin Renfrew: i monumenti in pietra, visibili a distanza e capaci di durare per generazioni, avrebbero funzionato come segnali territoriali per società senza gerarchie centralizzate, organizzate per lignaggi — un modo per rivendicare la terra attraverso il legame con gli antenati sepolti al suo interno. È un’ipotesi influente, non un fatto dimostrato: resta motivo di discussione quanto la funzione territoriale prevalesse su quella più propriamente religiosa o commemorativa.
Svolgimento
Le prime forme monumentali compaiono in Bretagna, nella regione del golfo del Morbihan, entro la seconda metà del V millennio a.C.: tumuli allungati come quello di Saint-Michel a Carnac, il gigantesco Grand Menhir Brisé di Locmariaquer — spezzato in più tronconi, pesava in origine oltre trecento tonnellate — e i primi allineamenti di pietre ritte. Uno scavo recente a Le Plasker, nel comune di Plouharnel, condotto entro il progetto internazionale NEOSEA, ha datato con quasi cinquanta campioni al radiocarbonio l’erezione di un tratto degli allineamenti fra il 4600 e il 4300 a.C., confermando che l’area di Carnac è oggi la regione megalitica più antica conosciuta d’Europa, precedente alle isole britanniche. Gli allineamenti di Carnac — Ménec, Kermario, Kerlescan — arrivano oggi a contare più di tremila pietre ritte su circa quattro chilometri, ma furono costruiti ed estesi in fasi successive per secoli, fino al IV millennio: a differenza dei dolmen, non contengono sepolture, e la loro funzione specifica resta ignota.
Da questo nucleo bretone, secondo la modellazione bayesiana di oltre duemila datazioni pubblicata nel 2019 da Bettina Schulz Paulsson, il fenomeno megalitico si sarebbe diffuso via mare in tre ondate principali nel giro di pochi secoli: prima verso la costa mediterranea francese e la costa atlantica iberica, poi verso le isole britanniche e l’Irlanda, dove sorsero le grandi tombe a corridoio del Boyne — Newgrange, Knowth, Dowth — e i cairn a camera della Scozia; infine, più tardi, verso le coste del Mar Baltico. È una tesi che ha riaperto un dibattito antico. A metà Novecento l’archeologo Vere Gordon Childe immaginava una singola origine vicino-orientale, portata in Europa da naviganti-missionari di una “religione megalitica”; l’ipotesi cadde negli anni Settanta quando la ricalibrazione del radiocarbonio, guidata proprio da Renfrew, mostrò che i megaliti atlantici erano più antichi dei loro presunti modelli orientali. Renfrew ne trasse la conclusione opposta: nessuna diffusione, ma invenzioni locali indipendenti in più regioni europee. Il lavoro di Schulz Paulsson, con un campione di date molto più ampio e un metodo statistico più rigoroso, propone una via di mezzo: un’unica origine, ma non vicino-orientale — atlantica, bretone — seguita da una rapida diffusione marittima lungo coste già frequentate da comunità di naviganti e pescatori.
Nella penisola iberica il fenomeno assunse forme proprie. Nell’Alentejo portoghese sorsero migliaia di “antas”, dolmen semplici con corridoio d’accesso, costruiti fra il IV e il III millennio a.C. e talvolta riusati fino all’età del rame. Ad Antequera, nell’Andalusia interna, il dolmen di Menga — fra 3800 e 3600 a.C. — è la più grande struttura dolmenica d’Europa, con una camera lunga venticinque metri coperta da lastre fino a centottanta tonnellate, orientata verso il profilo roccioso della Peña de los Enamorados.
Conseguenze
Questi monumenti non furono costruiti e chiusi una volta sola: tombe a corridoio e dolmen restarono in uso per generazioni, riaperti per deporre nuovi corpi o per rimuovere e ricomporre le ossa più vecchie, in un rituale di sepoltura collettiva e progressiva più che di seppellimento individuale. Uno studio di genetica antica pubblicato nel 2019 da Federico Sánchez-Quinto e colleghi, su genomi ricavati da ventiquattro individui sepolti in cinque megaliti di Francia, Irlanda e Svezia, ha trovato ripetuti legami di parentela fra gli inumati e una netta prevalenza maschile con la stessa linea di discendenza paterna che si ripete nel tempo: prova che almeno in alcuni casi la stessa tomba restava per generazioni il sepolcro di uno stesso lignaggio, prevalentemente patrilineare ma non esclusivamente maschile.
Sul lungo periodo, la tradizione monumentale durò per quasi due millenni, evolvendo verso forme sempre più elaborate — tombe a corridoio con camere a falsa cupola, gallerie coperte, complessi come Newgrange orientati agli equinozi e ai solstizi — prima di declinare, fra la fine del III millennio e l’inizio dell’età del bronzo, quando nuovi costumi funerari incentrati sulla sepoltura individuale, spesso legati alla diffusione della cultura del vaso campaniforme, presero il sopravvento. Sul piano storiografico, la revisione recente ha ridato ad alcune comunità agricole prive di scrittura e di metalli il credito di aver inventato, per prime in Europa, un’architettura monumentale in pietra capace di mobilitare lavoro collettivo su larga scala — senza che questo richiedesse né uno stato né un centro di potere unico.
Nel frattempo altrove
- 6.600 a.C.Budj Bim — Oceania
- 6.000 a.C.Il miglio del Fiume Giallo — Asia orientale
- 5.000 a.C.Aratro e buoi — Medio Oriente
- 5.000 a.C.Sorgo e miglio africani — Africa
- 4.000 a.C.Patata e quinoa — Americhe
- 4.000 a.C.La ruota e la vela — Medio Oriente
- 3.400 a.C.Prime fasi dell'Indo — Asia meridionale
Come lo sappiamo
La cronologia poggia quasi interamente sul radiocarbonio: ossa umane, carboni, e in qualche caso corna di cervo usate come utensili da scavo, trovati nei tumuli e nei riempimenti delle buche di palo. Il salto recente è stato di metodo più che di nuovi scavi: Schulz Paulsson ha raccolto e riesaminato con modellazione bayesiana oltre duemila date già pubblicate, molte delle quali risalenti a scavi di decenni fa e di qualità disomogenea, per costruire una cronologia comparabile fra regioni diverse. Alla datazione si affianca oggi il DNA antico, che permette di leggere i legami di parentela fra gli inumati direttamente dai resti scheletrici, e l’analisi geologica delle pietre stesse, che ne rintraccia la cava d’origine e quindi le distanze di trasporto.
Restano questioni aperte. La funzione dei monumenti è tuttora dibattuta: alcuni furono con certezza tombe collettive, ma gli allineamenti di Carnac non contengono sepolture, e la loro funzione — processionale, cerimoniale, calendariale — è materia di ipotesi, non di prova. È discusso anche quanto il modello di Renfrew, pensato per spiegare il fenomeno come marcatura territoriale di società agricole in espansione, sia applicabile ovunque allo stesso modo, o se in alcune regioni contasse di più il culto degli antenati. Infine, la stessa tesi di un’origine unica bretone convive con il fatto che buona parte del campione di Schulz Paulsson viene da datazioni storiche non sempre verificabili: alcuni archeologi restano cauti, e non escludono che ricerche future possano di nuovo spostare l’ago fra diffusione e invenzioni parallele. Questa voce segue la ricostruzione più recente e meglio sostenuta dai dati, trattandola come l’ipotesi più solida oggi disponibile, non come una parola definitiva.
Approfondimenti
- Bettina Schulz Paulsson, Radiocarbon dates and Bayesian modeling support maritime diffusion model for megaliths in Europe, PNAS (2019) — lo studio che sposta l’origine del fenomeno in Francia nord-occidentale e ne ricostruisce la diffusione marittima.
- Federico Sánchez-Quinto e altri, Megalithic tombs in western and northern Neolithic Europe were linked to a kindred society, PNAS (2019) — il DNA antico dei sepolti nei megaliti, e cosa dice sulla parentela e sull’uso delle tombe nel tempo.
- Colin Renfrew, Before Civilization: The Radiocarbon Revolution and Prehistoric Europe (1973) — l’opera che, ricalibrando il radiocarbonio, demolì per prima il diffusionismo vicino-orientale e propose il modello dei megaliti come marcatori territoriali.
- Audrey Blanchard e altri, Le Plasker in Plouharnel (fifth millennium cal BC): a newly discovered section of the megalithic complex of Carnac, Antiquity (2025) — lo scavo che precisa la cronologia più antica degli allineamenti di Carnac.