In breve
Sulla piana di Salisbury, nel sud dell’Inghilterra, sorge un cerchio di pietre costruito in fasi lunghe secoli, a partire da circa il 3000 a.C. Comunità neolitiche prive di scrittura scavarono prima un fossato circolare usato come cimitero a cremazione, poi eressero pietre portate dal Galles a duecentocinquanta chilometri e grandi blocchi di arenaria allineati ai solstizi d’inverno e d’estate. Non fu opera di un re né di un solo evento, ma un cantiere collettivo e stagionale, legato a raduni di massa come quelli documentati nel vicino insediamento di Durrington Walls. Stonehenge conta perché mostra che società senza città e senza stato sapevano progettare allineamenti astronomici e coordinare lavoro su scala quasi continentale.
Contesto
La piana di Salisbury, nel sud dell’Inghilterra, è un altopiano di gesso con suoli sottili, buoni per il pascolo e poveri di pietra affiorante: le rocce del monumento vennero tutte da lontano. Dopo il ritiro dei ghiacci la Britannia era stata ripopolata da cacciatori, ma la svolta arrivò intorno al 4000 a.C., quando l’agricoltura attraversò la Manica. Contadini che allevavano bovini, pecore e maiali e coltivavano cereali si insediarono sulla piana, e con loro comparve una tradizione monumentale: recinti a fossato interrotto e lunghi tumuli di terra (long barrow) per i morti. Erano comunità senza scrittura, senza ruota e, all’inizio, senza metalli: lavoravano pietra, legno, corno e osso. Le popolazioni erano piccole e disperse, ma capaci di coordinare grandi cantieri stagionali, quando la fine dei raccolti e delle nascite del bestiame liberava braccia. Stonehenge non nacque quindi in un paesaggio vuoto: si aggiunse a un territorio già segnato da tumuli e recinti, e per secoli fu il centro di una regione fittamente monumentalizzata, con altri henge, viali e sepolture entro pochi chilometri. Il gesso trattiene bene le tracce dei pali e delle buche scavate, e proprio questo ha permesso agli archeologi di leggere le fasi del sito.
Svolgimento
Il monumento fu costruito in fasi lunghe secoli. Intorno al 3000 a.C. venne scavato un fossato circolare con argine, cioè un henge, largo circa cento metri; lungo il bordo interno si aprirono cinquantasei buche, note come buche di Aubrey dal nome dell’antiquario del Seicento John Aubrey. In questa prima fase l’area funzionò anche come cimitero: nelle buche e nel fossato furono deposte ossa umane cremate, forse di alcune decine di individui in più generazioni. Fra il 2900 e il 2500 a.C. circa vennero erette le pietre più piccole, le cosiddette bluestones, blocchi di dolerite che provenivano dalle colline Preseli nel Galles occidentale, a circa duecentocinquanta chilometri di distanza. Intorno al 2500 a.C. arrivarono i grandi sarsen, blocchi di arenaria pesanti fino a venticinque tonnellate, trascinati da una trentina di chilometri a nord. I sarsen furono disposti in un cerchio con architravi orizzontali fissati mediante giunti a tenone e mortasa, e in cinque grandi triliti a ferro di cavallo all’interno. L’asse del monumento fu orientato in modo che il sole tramontasse fra le pietre al solstizio d’inverno e sorgesse in linea con esse al solstizio d’estate. Nel frattempo, a poco più di tre chilometri, sorgeva l’insediamento di Durrington Walls, un vasto villaggio di case con focolari, attivo soprattutto intorno al 2500 a.C. Gli scavi del progetto Stonehenge Riverside, diretto da Mike Parker Pearson negli anni 2000, vi trovarono enormi quantità di ossa di maiale macellate in pieno inverno; l’analisi degli isotopi nei denti mostrò che molti animali erano cresciuti in regioni lontane della Britannia e portati lì per essere consumati. Durrington, costruita in legno, e Stonehenge, costruita in pietra e legata ai morti, sembrano due poli di un unico complesso rituale, uniti da un viale che scendeva al fiume Avon.
Conseguenze
Sul momento, l’effetto più concreto fu sociale: spostare le bluestones dal Galles e i sarsen sulla piana richiese di reclutare, nutrire e coordinare centinaia di persone per stagioni intere. Le feste di Durrington, con bestiame condotto da regioni distanti, indicano raduni periodici che tenevano insieme comunità sparse su gran parte dell’isola: il cantiere era esso stesso un modo di fare società. A lungo termine, la piana rimase un luogo di sepoltura privilegiato: nei secoli successivi, in piena età del bronzo, il paesaggio intorno si riempì di tumuli a cupola di capi e famiglie che vollero essere seppelliti in vista delle pietre. Stonehenge smise di essere un cantiere ma continuò a orientare i vivi verso i morti e verso il sole. Una conseguenza è anche storiografica: il sito mostra che società prive di scrittura, di città e di stato potevano progettare allineamenti astronomici precisi e organizzare lavoro su scala continentale. Il fascino successivo fece il resto: druidi immaginati nel Settecento, misurazioni, ipotesi astronomiche, fino alla protezione legale e al turismo di massa di oggi, che è a sua volta diventato un problema di conservazione.
Nel frattempo altrove
- 3.400 a.C.Prime fasi dell'Indo — Asia meridionale
- 3.200 a.C.Nasce la scrittura — Medio Oriente
- 3.100 a.C.L'Egitto unificato — Africa
- 2.900 a.C.Le città-stato sumere — Medio Oriente
- 2.600 a.C.Caral e la costa peruviana — Americhe
- 2.200 a.C.Erlitou — Asia orientale
- 1.300 a.C.La cultura Lapita — Oceania
Come lo sappiamo
Non esiste alcuna fonte scritta contemporanea: chi costruì Stonehenge non lasciò testi, e i primi resoconti sono medievali e fantasiosi, come quello di Goffredo di Monmouth nel XII secolo, che attribuiva il trasporto delle pietre a Merlino. Tutto ciò che sappiamo viene quindi dall’archeologia e dalle scienze naturali. La cronologia poggia sulla datazione al radiocarbonio di ossa, corni di cervo usati come picconi e carboni trovati nelle buche; le fasi restano approssimate a secoli, non ad anni. La provenienza delle pietre si stabilisce per via geochimica: le bluestones sono state ricondotte ad affioramenti precisi delle Preseli, i sarsen a un’area del West Woods a nord della piana. Gli isotopi dello stronzio e dell’ossigeno nei denti dei maiali di Durrington indicano che gli animali crebbero lontano, prova materiale di spostamenti su lunga distanza. Molto però resta discusso. La funzione è incerta: cimitero e calendario solstiziale sono documentati, ma se il luogo servisse anche alla guarigione o al culto degli antenati è interpretazione, non fatto. Come si mossero i sarsen non è dimostrato: slitte di legno, rulli e forza umana sono ricostruzioni plausibili, non provate. Sul Galles il dibattito è aperto: Parker Pearson ha proposto nel 2021 che il cerchio di Waun Mawn, nelle Preseli, fosse un monumento più antico smontato e in parte trasferito a Stonehenge; altri archeologi giudicano l’ipotesi fragile per la scarsità delle prove di collegamento. La voce segue la datazione ormai consolidata delle fasi principali, ma tratta funzione, tecniche di trasporto e origine gallese come questioni ancora contese.
Approfondimenti
- Mike Parker Pearson, Stonehenge: Exploring the Greatest Stone Age Mystery (2012) — il resoconto di chi ha diretto gli scavi recenti e ha collegato il sito a Durrington Walls; utile per capire come si costruisce un’interpretazione dai dati.
- Rosemary Hill, Stonehenge (2008) — breve storia non degli antichi costruttori ma dei moderni: come ogni epoca, dai druidi ai turisti, ha reinventato il monumento.
- Francis Pryor, Britain BC (2003) — inquadra Stonehenge nel Neolitico britannico più ampio, spiegando la società agricola e monumentale che lo rese possibile.