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Atlante della storia umana

Età del bronzoNascita degli stati

Nasce la scrittura

A Uruk i segni contabili su argilla diventano cuneiforme

circa

3.300 a.C.Età del bronzo1.200 a.C.

In breve

A Uruk, città sull’Eufrate nella bassa Mesopotamia (la Warka delle fonti arabe, l’Erech biblica), tra il 3400 e il 3000 a.C. circa i sistemi di registrazione contabile su argilla si trasformarono in scrittura. Non nacque per raccontare storie, ma per tenere i conti del tempio: razioni d’orzo, capi di bestiame, giornate di lavoro. I primi testi conservati sono liste amministrative e liste lessicali, non poesia né cronaca. Il soggetto di questa invenzione non fu un re né un poeta, ma lo scriba-contabile che doveva far quadrare un surplus. La scrittura, inoltre, non nacque una volta sola: comparve in modo indipendente anche in Egitto, in Cina e in Mesoamerica.

Contesto

La bassa Mesopotamia del IV millennio a.C. era una pianura alluvionale calda e priva di pioggia sufficiente: senza irrigazione dai canali dell’Eufrate non si coltivava nulla. Il suolo dava orzo e datteri, i pascoli davano pecore e capre, ma mancavano pietra da costruzione, metalli e legname da opera, che arrivavano da lontano per scambio. In questo ambiente crebbe Uruk, che verso il 3300 a.C. era probabilmente l’insediamento più grande del mondo, con decine di migliaia di abitanti raccolti attorno ai recinti templari dell’Eanna. Il tempio non era solo un luogo di culto: era un’impresa economica che raccoglieva raccolti, immagazzinava orzo, distribuiva razioni e organizzava squadre di lavoro. Le scodelle a orlo smussato, prodotte in serie a migliaia e usate una sola volta, misuravano con ogni probabilità proprio quelle razioni: un contenitore standardizzato per un’economia che erogava cibo a squadre di lavoratori. Gestire questa concentrazione di beni e persone richiedeva memoria affidabile, non affidata alla parola. L’argilla, abbondante e a costo nullo, offriva il supporto; il calamo di canna, tagliato dalle stesse rive, offriva lo strumento. La premessa materiale della scrittura fu dunque un surplus da amministrare e un materiale da modellare a portata di mano.

Svolgimento

Il primo stadio, secondo la ricostruzione di Denise Schmandt-Besserat, furono i gettoni d’argilla (token): piccole forme geometriche che rappresentavano quantità di merci. Dalla fine del IV millennio alcuni gettoni venivano racchiusi dentro sfere cave d’argilla, le bolle (bullae), sigillate per garantire una transazione; sulla superficie della bolla si imprimevano i gettoni contenuti, così da leggere il conto senza romperla. Da quel gesto, sostiene questa tesi, si passò a incidere direttamente i segni su una tavoletta piatta, rendendo inutile il contenitore. Con la fase Uruk IV, intorno al 3300 a.C., comparvero le prime tavolette vere e proprie: numeri impressi con l’estremità del calamo e pittogrammi tracciati con la punta, che registravano orzo, bestiame, forza lavoro. Questo sistema è chiamato proto-cuneiforme. Le tavolette più antiche non impiegavano un solo modo di contare: enumeravano gli animali in una maniera, misuravano l’orzo in un’altra, calcolavano le superfici in una terza, adattando i segni numerici alla merce registrata. L’intero repertorio comprendeva circa milleduecento segni distinti. Nella fase successiva, Uruk III o Jemdet Nasr, tra il 3100 e il 2900 a.C. circa, il tratto inciso lasciò il posto a segni composti da impronte a cuneo, prodotte premendo il calamo nell’argilla molle: nacque il cuneiforme propriamente detto. I testi più antichi non contenevano nomi di dèi né imprese di sovrani. Erano conti di magazzino e, accanto ad essi, liste lessicali: elenchi ordinati di professioni, di città, di animali, di vasi. Queste liste servivano a formare gli scribi e a fissare le categorie con cui l’amministrazione ordinava il mondo.

Conseguenze

Nel breve periodo la scrittura fu uno strumento di controllo. Permise al tempio e poi al palazzo di registrare debiti, razioni e obblighi di lavoro con una precisione che la sola memoria non garantiva, e rese lo scriba una figura indispensabile e specializzata. Le liste lessicali fondarono una tradizione scolastica: copiare gli stessi elenchi per secoli tenne insieme un mestiere e un modo di classificare. La stessa lista ordinata di professioni fu ricopiata per quasi mille anni, e se ne ritrovarono copie in siti lontani come Ebla, segno di quanto a lungo quella scuola resistette immutata. Nel lungo periodo gli usi si allargarono ben oltre la contabilità, ma lentamente: solo diversi secoli dopo l’argilla ospitò leggi, lettere, inni e narrazioni come l’epica di Gilgamesh. Sarebbe un errore far discendere la letteratura, o il diritto, direttamente da quelle tavolette di orzo: il salto dalla registrazione al testo che si legge ad alta voce fu graduale e non scontato. Va anche detto che la scrittura non fu un’invenzione mediorientale unica poi diffusasi ovunque. I geroglifici egizi sono quasi coevi, e in Cina e in Mesoamerica sistemi di scrittura nacquero più tardi e in modo autonomo. L’esperienza di Uruk mostra un percorso possibile, quello che parte dai conti, non l’unico né il modello di tutti gli altri.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

Le prove sono soprattutto materiali. Migliaia di tavolette, gettoni e bolle provengono dagli scavi di Uruk, condotti dagli archeologi tedeschi nel recinto dell’Eanna, e da altri siti come Jemdet Nasr; dai soli livelli arcaici di Uruk provengono alcune migliaia di tavolette e frammenti, in grande maggioranza di contenuto amministrativo, e la loro sequenza stratigrafica dà l’ordine relativo delle fasi Uruk IV e III. Le date assolute intorno al 3300 e al 3000 a.C. restano però approssimative, ancorate alla stratigrafia più che a misure precise. C’è un limite che va dichiarato: il proto-cuneiforme non è del tutto decifrato. I numeri si leggono, molti pittogrammi si riconoscono, ma non sappiamo con certezza quale lingua vi stia sotto, se già il sumerico o meno, perché quei testi annotano quantità e oggetti senza registrare la grammatica del parlato. I primi indizi di una lettura fonetica si colgono nei nomi di persona, resi con il principio del rebus, cioè con segni scelti per il loro suono più che per il loro significato. Da qui una prima questione dibattuta: se un sistema che non trascrive una lingua sia già “scrittura” oppure una contabilità grafica che scrittura diventa solo dopo. La seconda questione riguarda l’origine: la tesi che deriva la scrittura dai gettoni, formulata da Schmandt-Besserat, è stata molto influente ma è contestata, perché non tutti i gettoni corrispondono a segni successivi e la continuità proposta resta in parte congetturale. Questa voce la presenta come ricostruzione autorevole e non come fatto acquisito. Resta infine la questione della priorità cronologica rispetto all’Egitto, dove le etichette iscritte della tomba U-j di Abido sono datate intorno al 3320 a.C.: le due tradizioni sono così vicine nel tempo che stabilire chi venne prima è, allo stato, indecidibile.

Approfondimenti

  • Denise Schmandt-Besserat, How Writing Came About (1996) — l’esposizione della tesi gettoni-scrittura da chi l’ha formulata: da leggere per capire l’argomento, tenendo presente che è discusso.
  • Jean-Jacques Glassner, The Invention of Cuneiform (2003) — una lettura del cuneiforme come sistema linguistico, utile per soppesare cosa distingua la scrittura dalla pura contabilità.
  • Hans J. Nissen, Archaic Bookkeeping (1993) — mostra concretamente come funzionavano le prime tavolette amministrative, con numeri, razioni e liste alla mano.

Riferimenti

  • Denise Schmandt-Besserat, How Writing Came About, 1996, University of Texas Press
  • Jean-Jacques Glassner, The Invention of Cuneiform, 2003, Johns Hopkins University Press
  • Hans J. Nissen, Archaic Bookkeeping, 1993, University of Chicago Press

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