In breve
Nel bacino dei fiumi Yi e Luo, nell’attuale Henan, verso l’inizio del II millennio a.C. crebbe Erlitou, il più grande centro della Cina di quell’epoca. Fra circa il 1750 e il 1530 a.C. ebbe fondazioni di palazzi su terrazze di terra battuta, strade orientate secondo i punti cardinali e officine che fondevano bronzo. Vi comparvero i primi recipienti rituali in bronzo, i jue, prodotti con la fusione a stampi in sezione che sarebbe rimasta la tecnica cinese per oltre un millennio. Molti studiosi identificano Erlitou con la dinastia Xia dei testi tardi, ma nessun documento coevo lo attesta, e questo divarico fra archeologia e tradizione scritta è il nodo della voce.
Contesto
Il bacino del Yiluo, dove i fiumi Yi e Luo confluiscono prima di raggiungere il corso medio del Fiume Giallo, era una pianura di suoli di loess, sciolti e fertili, facili da lavorare con strumenti semplici. Il clima dell’Olocene medio era più caldo e umido di oggi, e questo rendeva la piana adatta a un’agricoltura che si reggeva soprattutto sul miglio, cereale domesticato nella Cina del nord millenni prima; il frumento, arrivato da ovest, aveva un ruolo ancora minore. Il miglio maturava in fretta e sopportava la siccità, e permetteva un raccolto sicuro dove le piogge estive erano irregolari; a esso si affiancavano il maiale, allevato nei villaggi da millenni, e la caccia. Su questa base agricola si erano già formate, nel III millennio, le comunità della cosiddetta cultura di Longshan: villaggi cinti da mura di terra battuta, in competizione fra loro, con ceramiche fini e una crescente differenziazione sociale. Erlitou non nacque quindi in un vuoto. Ereditava tecniche costruttive, una gerarchia di insediamenti e un territorio in cui alcuni centri avevano già iniziato a prevalere sugli altri. La novità fu la scala e la concentrazione: uno solo di quei centri crebbe fino a dominare la regione.
Svolgimento
Il sito si estese fino a circa trecento ettari e conobbe più fasi, distinte dagli archeologi in quattro periodi principali collocati grosso modo fra il 1750 e il 1530 a.C. Al centro sorse un recinto con grandi fondazioni di palazzi costruite in hangtu, terra battuta strato su strato entro casseforme: piattaforme rialzate su cui poggiavano edifici in legno, allineate e orientate secondo i punti cardinali, servite da strade che disegnavano una pianta regolare. A sud dell’area dei palazzi lavorava un’officina di bronzo. Qui si fondevano rame, stagno e piombo con la tecnica a stampi in sezione: si costruiva un modello, se ne ricavavano matrici in argilla assemblate attorno a un’anima, e nel vuoto si colava il metallo. Era una procedura diversa dalla fusione a cera persa diffusa altrove, e richiedeva molte mani coordinate. Da quelle fonderie uscirono i jue, i primi recipienti rituali cinesi in bronzo, coppe su tre piedi per versare bevande fermentate durante le cerimonie. In una tomba di rango si rinvenne un oggetto composto da oltre duemila tessere di turchese disposte a forma di drago. Il bronzo di Erlitou non serviva anzitutto ad armi o utensili: serviva al culto e al prestigio. Controllare i giacimenti di rame, stagno e piombo, e la manodopera specializzata delle fonderie, era una forma diretta di potere. I metalli non affioravano nel bacino del Yiluo: il rame e lo stagno venivano da giacimenti lontani, e procurarli richiedeva reti di scambio o di prelievo che il centro doveva tenere aperte. Nutrire gli artigiani, i costruttori delle terrazze e chi non coltivava significava che il miglio delle campagne circostanti confluisse verso i palazzi, segno di un potere capace di estrarre e ridistribuire il surplus.
Conseguenze
Sul breve periodo, Erlitou mostrò la formazione di uno stato primario nella pianura centrale, con potere e risorse concentrati in un unico centro che dominava un territorio di insediamenti minori. Sul lungo periodo pesarono soprattutto le eredità tecniche e rituali. La fusione a stampi in sezione divenne la firma della metallurgia cinese e restò in uso per oltre un millennio, attraverso i centri di Erligang e poi le fonderie della dinastia Shang. Con essa passò l’idea che il bronzo servisse al culto degli antenati e legittimasse chi comandava: dai jue di Erlitou ai grandi vasi ding degli Shang e degli Zhou corre una linea riconoscibile, in cui il possesso dei recipienti rituali contava quanto il possesso delle armi. Conviene però non leggere questa continuità come una discendenza dinastica lineare già scritta all’epoca. L’idea di una successione ordinata di dinastie, con gli Xia all’origine, è una costruzione dei testi molto posteriori; ciò che l’archeologia documenta è la trasmissione di tecniche e di pratiche, non una staffetta di case regnanti.
Nel frattempo altrove
- 2.600 a.C.Caral e la costa peruviana — Americhe
- 2.600 a.C.Mohenjo-daro e Harappa — Asia meridionale
- 2.334 a.C.Sargon di Akkad — Medio Oriente
- 2.100 a.C.Gilgameš — Medio Oriente
- 2.000 a.C.Il carro da guerra — Europa
- 2.000 a.C.Il regno di Kerma — Africa
- 1.300 a.C.La cultura Lapita — Oceania
Come lo sappiamo
Erlitou è noto quasi solo per via archeologica. Gli scavi cominciarono nel 1959, quando una ricognizione guidata da Xu Xusheng cercava proprio le tracce degli Xia, e da allora hanno restituito la stratigrafia dei palazzi, gli scarti delle fonderie, le tombe e datazioni al radiocarbonio che collocano l’apogeo del sito nella seconda metà del II millennio. Sul piano dei testi, la fonte che nomina gli Xia è lo Shiji di Sima Qian, compilato intorno al 100 a.C., più di mille anni dopo: un’opera di corte che ordina il passato in una successione di dinastie e va letta come tale, non come cronaca coeva. Il punto decisivo è questo: a Erlitou non è stata trovata scrittura, nulla di paragonabile alle iscrizioni oracolari che a Anyang permettono di collegare i resti agli Shang con nomi e date. Da qui la frattura. Molti archeologi cinesi identificano Erlitou con gli Xia, posizione rafforzata dal Progetto cronologico Xia-Shang-Zhou concluso intorno al 2000; molti studiosi occidentali restano cauti, perché nessun documento contemporaneo chiama quel centro con quel nome, e ritengono che far coincidere un nome tradizionale con una cultura materiale sia un passo non dimostrato. Anche la cronologia assoluta dell’orizzonte è discussa, perché le date al radiocarbonio, una volta calibrate, lasciano margini di un secolo o più sull’inizio e sulla fine delle quattro fasi. Questa voce tratta Erlitou per ciò che i reperti provano, cioè una cultura archeologica e un centro statale, e considera l’equazione con gli Xia un’ipotesi non conclusa.
Approfondimenti
- Li Liu, The Archaeology of China (2012) — la sintesi più aggiornata sulla Cina neolitica e del bronzo antico, con il quadro degli scavi di Erlitou visti da chi lavora sul campo.
- Kwang-chih Chang, The Archaeology of Ancient China (1986) — più datato, ma resta il classico che ha impostato in Occidente il rapporto fra archeologia e tradizione testuale cinese.
- Li Feng, Early China (2013) — utile per capire come e perché i testi tardi come lo Shiji costruirono la successione delle dinastie, Xia compresi.
- Sima Qian, Shiji (Memorie di uno storico) — la fonte che elenca gli Xia: da leggere per quello che è, una storia di corte compilata mille anni dopo i fatti.