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Atlante della storia umana

Età del bronzoImperi fluviali

Il carro da guerra

Nelle steppe eurasiatiche il carro leggero a raggi rivoluziona la guerra e accompagna l'espansione delle lingue indoeuropee

circa

3.300 a.C.Età del bronzo1.200 a.C.

In breve

Attorno al 2000 a.C., nelle steppe a est dei monti Urali, la cultura di Sintashta costruì i più antichi carri a ruote raggiate finora noti: telai leggeri, ruote con cerchione di legno curvato a vapore, due cavalli guidati con morso e paraguance. In un paio di secoli il carro leggero da guerra si diffuse su gran parte dell’Eurasia — l’Anatolia ittita, l’Egitto degli Hyksos, la Cina degli Shang — senza appartenere a un centro unico. Trasformò la guerra, rendendola affare di élite capaci di allevare e addestrare cavalli, e accompagnò l’espansione delle lingue indoeuropee, pur senza spiegarla da solo. Non va confuso col carro pesante a ruote piene, molto più antico e trainato da buoi, che serviva a trasportare merci, non a combattere.

Contesto

Attorno al 2000 a.C. le steppe eurasiatiche formavano un corridoio quasi ininterrotto di praterie dal Danubio all’Altaj. A est degli Urali, nell’odierna Russia meridionale fra i fiumi Ural e Tobol, viveva una popolazione di allevatori e metallurghi che dipendeva dalla mobilità: mandrie di bovini, ovini e soprattutto cavalli sfruttavano un’erba che nessuna agricoltura stanziale avrebbe potuto convertire in cibo altrettanto bene. Il cavallo era stato addomesticato secoli prima, e il suo ruolo iniziale era stato quello di animale da carne e da latte più che da sella. Due tecnologie preesistevano al carro leggero. La prima era il veicolo a ruote piene, pesante e lento, trainato da buoi, noto in Mesopotamia e sulla steppa già dal IV millennio: serviva a trasportare, non a combattere. La seconda era la metallurgia del bronzo, che in questa regione disponeva di rame locale e produceva armi e finimenti in quantità. Mancava invece il clima adatto all’agricoltura intensiva: inverni lunghi, piogge scarse, suoli buoni per il pascolo più che per il grano. Fu in questo ambiente, dove la ricchezza si misurava in capi di bestiame e la distanza in giorni di cavalcata, che presero forma insediamenti fortificati a pianta circolare, cinti da terrapieni e palizzate.

Svolgimento

La fase prese nome dalla cultura archeologica di Sintashta, databile fra il 2100 e il 1800 a.C. circa. I suoi villaggi racchiudevano officine metallurgiche, ma sono le necropoli a restituire di più. Nel sito di Krivoye Ozero, e in altri cimiteri sintashtiani, gli scavatori trovarono tombe in cui l’impronta delle ruote era rimasta impressa nel terreno: due ruote a raggi, alloggiate in fosse, accompagnate da cavalli sacrificati e da paraguance in osso o corno. Le datazioni al radiocarbonio collocano questi carri attorno al 2000 a.C., il che ne fa i più antichi veicoli a ruote raggiate finora documentati. L’innovazione non era la ruota in sé, ma il modo di costruirla: un cerchione di legno curvato a vapore, raggi sottili, un mozzo che riduceva il peso al minimo. Un telaio leggero, due cavalli guidati con morso e paraguance, un guidatore e un arciere: il mezzo era veloce, manovrabile, e rendeva l’arco un’arma mobile.

Nei due o tre secoli successivi il carro leggero comparve lontano dalla steppa. In Anatolia il regno ittita ne fece uno strumento di stato: al XIV secolo a.C. risale il manuale di Kikkuli, maestro di scuderia di origine mitannica, che prescriveva giorno per giorno l’addestramento dei cavalli da tiro, con termini tecnici di matrice indoiranica. In Egitto il carro arrivò nel XVII-XVI secolo a.C., associato agli Hyksos, e i faraoni del Nuovo Regno lo adottarono come arma di prestigio. In Cina comparve nella tarda età Shang, attorno al 1200 a.C., già maturo, senza antecedenti locali che ne documentino uno sviluppo graduale sul posto.

Conseguenze

Nel breve periodo il carro ridefinì chi poteva combattere. Costruirlo richiedeva legnami stagionati, colla e artigiani specializzati; mantenerlo richiedeva cavalli addestrati e foraggio. Non era un’arma popolare ma aristocratica: attorno ad esso si formarono élite di guerrieri-proprietari, dalla piana anatolica alla valle del Nilo alla pianura cinese. Le grandi battaglie campali del tardo bronzo, come Qadeš nel 1274 a.C. fra Egitto e Ittiti, furono scontri di carri prima che di fanterie.

Nel lungo periodo due effetti vanno tenuti distinti. Il primo è militare: il carro dominò i campi di battaglia per circa mezzo millennio, poi la cavalleria montata e la fanteria pesante lo resero obsoleto fra l’età del ferro e i primi grandi imperi. Il secondo è linguistico, e più incerto. La comparsa di termini tecnici indoiranici nei testi ittiti e mitannici, e la coincidenza fra la diffusione del carro e l’espansione delle lingue indoeuropee verso l’Iran e l’India, hanno fatto del veicolo un indizio di quei movimenti. Ma il carro accompagnò quelle lingue, non le trainò da solo: chi lo lega a un’unica migrazione conquistatrice forza le prove. La tecnologia viaggiò più in fretta e più lontano di qualsiasi popolo.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

Le prove sono di due ordini che si combinano male, ed è qui che stanno i problemi aperti. Da un lato l’archeologia della steppa: le sepolture di Sintashta e di Krivoye Ozero, con le impronte delle ruote, i cavalli e i paraguance, datate al radiocarbonio attorno al 2000 a.C. Sono documenti muti ma diretti. Dall’altro i testi del Vicino Oriente, di molti secoli più tardi e prodotti da stati per cui il carro era ormai uno strumento maturo: il manuale di Kikkuli è un trattato tecnico di scuderia, non un racconto d’origine, e va letto per quello che è.

Il nodo dibattuto è la priorità. David Anthony, in The Horse, the Wheel, and Language (2007), sostiene sulla base delle datazioni che il carro a raggi nacque nella steppa e di lì si diffuse; altri studiosi contendono questa priorità e ipotizzano uno sviluppo parallelo, o anteriore, nel Vicino Oriente, dove i veicoli a ruote hanno una storia lunghissima. La questione resta aperta perché le datazioni assolute più antiche vengono dalla steppa, ma la documentazione vicino-orientale è più ricca e le lacune cronologiche ampie. Ancora più discusso è il peso del carro nella dispersione indoeuropea: che i due fenomeni si sfiorino nel tempo è accertato, che l’uno spieghi l’altro no. La scelta di questa voce è di trattare il carro come una tecnologia trans-eurasiatica senza un unico centro proprietario, e la connessione linguistica come un’ipotesi forte ma non dimostrata.

Approfondimenti

  • David W. Anthony, The Horse, the Wheel, and Language (2007) — l’argomento più completo a favore dell’origine steppica del carro e del suo legame con le lingue indoeuropee, da chi ha lavorato direttamente sui dati archeologici.
  • Stuart Piggott, Wagon, Chariot and Carriage (1992) — la storia lunga del veicolo a ruote, utile per tenere distinto il carro pesante da trasporto da quello leggero da guerra.
  • Il manuale di Kikkuli (XIV secolo a.C.) — il più antico trattato di addestramento dei cavalli da carro: un testo tecnico ittita, da leggere come manuale di scuderia e non come cronaca di eventi.

Riferimenti

  • David W. Anthony, The Horse, the Wheel, and Language, 2007, Princeton University Press
  • Stuart Piggott, Wagon, Chariot and Carriage, 1992, Thames & Hudson

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