In breve
Tra il 2500 e il 1500 a.C. circa, a monte della terza cateratta del Nilo, nell’attuale Sudan settentrionale, il regno di Kerma fu una potenza africana indipendente. Controllava il commercio del fiume tra l’Egitto e l’Africa interna — oro, avorio, ebano, incenso, pelli e prigionieri ridotti in schiavitù — e da quella posizione traeva la sua ricchezza. La capitale, dominata dalla Deffufa, un tempio-torre di mattoni crudi alto una ventina di metri, seppelliva i suoi re in grandi tumuli con centinaia di persone uccise per accompagnarli. Rivale dell’Egitto del Medio Regno, che le oppose una catena di fortezze alla seconda cateratta, Kerma fu infine conquistata dal Nuovo Regno di Thutmose I intorno al 1500 a.C.
Contesto
La Nubia era la valle del Nilo a monte della prima cateratta, tra l’attuale Egitto meridionale e il Sudan settentrionale. Il fiume vi scorreva incassato tra deserti e interrotto da rapide rocciose — le cateratte — che rendevano difficile la navigazione e facevano di ogni tratto navigabile un punto di controllo. Kerma sorse a monte della terza cateratta, dove il Nilo attraversava una pianura alluvionale più ampia, il bacino di Kerma, con suoli adatti ai cereali e pascoli per il bestiame. Intorno al 2000 a.C. il Sahara orientale era ormai più arido di quanto fosse due millenni prima: le popolazioni che un tempo pascolavano nelle savane oggi desertiche si erano concentrate lungo il fiume. L’allevamento dei bovini aveva un peso economico e simbolico grande, e attorno a un solo tumulo reale si allinearono i teschi di quasi quattromila capi. Il grano e il bestiame della pianura nutrivano la città; le merci di lusso che risalivano da sud non vi restavano, ma proseguivano verso nord, e Kerma prelevava la sua parte facendo da intermediario. A nord, oltre il deserto, c’era l’Egitto, uno stato territoriale che dal Medio Regno guardava a sud come a una riserva di oro e di uomini. Kerma stava sul principale corridoio fra l’Africa mediterranea e l’Africa interna: la sua ricchezza nasceva da questa posizione, non dalla vicinanza al vicino settentrionale.
Svolgimento
La cultura di Kerma si formò intorno al 2500 a.C. e durò circa mille anni; George Reisner, che scavò il sito fra il 1913 e il 1916, ne distinse tre fasi — Antico, Medio e Classico. Nella fase classica, tra il 1750 e il 1500 a.C. circa, la città raggiunse la massima estensione. Al suo centro sorgeva la Deffufa occidentale, una massa di mattoni crudi alta una ventina di metri, il maggiore edificio in mattoni dell’Africa antica fuori dall’Egitto. A est della città si estendeva una necropoli con migliaia di tumuli; i più grandi, i sepolcri dei re, coprivano fosse dove insieme al sovrano furono deposti centinaia di individui, servitori e forse familiari uccisi per accompagnarlo nella morte. Kerma controllava il traffico lungo il Nilo: da sud risalivano oro (gli Egizi chiamavano quella regione, e forse il metallo, nub), avorio, ebano, incenso, pelli di animali e persone ridotte in schiavitù, dirette verso l’Egitto. Proprio per intercettare quel commercio i faraoni del Medio Regno, soprattutto Sesostri III intorno al 1870 a.C., costruirono una catena di fortezze in mattoni alla seconda cateratta, fra cui Buhen. Durante il Secondo periodo intermedio, quando l’Egitto si frammentò (1650-1550 a.C. circa), Kerma approfittò della debolezza del vicino e spinse a nord, arrivando a razziare l’alto Egitto. La riscossa venne dai faraoni della XVIII dinastia: intorno al 1500 a.C. Thutmose I risalì il fiume fin oltre la quarta cateratta, prese Kerma e la distrusse. La Nubia divenne allora una provincia egizia, retta da un funzionario che portava il titolo di «figlio regale di Kush».
Conseguenze
A breve termine la conquista pose fine all’indipendenza politica della regione: per circa quattro secoli, durante il Nuovo Regno, la Nubia fino alla quarta cateratta fu una provincia egizia, con templi, città nuove come quella ai piedi del Gebel Barkal e un’élite locale che adottò forme egizie. L’oro nubiano finanziò in parte la potenza egizia del secondo millennio. La tradizione statuale nubiana, però, non si spense. Nel lungo periodo, dopo il ritiro egizio intorno al 1070 a.C., a Napata — poco a valle dell’antica Kerma — sorse un nuovo regno di Kush; nell’VIII secolo a.C. i suoi re conquistarono l’Egitto e vi regnarono come XXV dinastia, i «faraoni neri». Kerma fu il primo anello di una catena di stati nubiani indipendenti durata più di due millenni. C’è poi una conseguenza storiografica. Kerma attesta che già nel terzo millennio, a sud dell’Egitto, esisteva uno stato africano ricco e organizzato, con un’economia propria fondata sul controllo di una via commerciale, e non una semplice periferia del vicino. Le fonti egizie, che la chiamavano «vile Kush», la descrissero come un nemico da sottomettere: quell’immagine ha pesato a lungo sul modo in cui la Nubia è stata raccontata anche in tempi recenti.
Nel frattempo altrove
- 2.600 a.C.Caral e la costa peruviana — Americhe
- 2.200 a.C.Erlitou — Asia orientale
- 2.100 a.C.Gilgameš — Medio Oriente
- 2.000 a.C.Il carro da guerra — Europa
- 1.790 a.C.Il codice di Hammurabi — Medio Oriente
- 1.750 a.C.Declino dell'Indo — Asia meridionale
- 1.300 a.C.La cultura Lapita — Oceania
Come lo sappiamo
Le fonti sono di due tipi molto diversi e squilibrati fra loro. Da un lato i testi, quasi tutti egizi: iscrizioni reali, liste di tributi, i cosiddetti testi di esecrazione — cocci e figurine con maledizioni contro i nemici del faraone, Kush compreso. Sono documenti di parte, prodotti dall’avversario per giustificare la guerra e la razzia, e vanno letti come propaganda di corte, non come cronaca. Kerma non ha lasciato scrittura propria, e questo silenzio pesa: la sua voce ci arriva filtrata da chi la combatteva. Dall’altro lato l’archeologia, che qui è la fonte principale. Reisner scavò il sito per la spedizione di Harvard e Boston fra il 1913 e il 1916 e ne fissò la cronologia relativa; dagli anni Settanta la missione svizzera diretta da Charles Bonnet ha riportato alla luce l’intera città, con i quartieri, i palazzi e i templi, correggendo e ampliando quel quadro. La ceramica di Kerma, dalle pareti sottilissime e dai riflessi rossi e neri, è tra le più raffinate del bronzo africano e serve da fossile guida per datare i contesti. Restano questioni aperte. Se Kerma fosse un vero regno urbano con un potere centrale — la tesi di Bonnet, che si appoggia alla scala della città e delle sepolture reali — oppure un grande chiefdom, è ancora discusso, così come la sua estensione territoriale e le date precise delle fasi. Sappiamo meno di Kerma che delle città egizie contemporanee non perché fosse una società più semplice, ma perché l’archeologia sudanese è stata a lungo meno finanziata e interrotta dalle guerre.
Approfondimenti
- David O’Connor, Ancient Nubia: Egypt’s Rival in Africa (1993) — legge la Nubia come rivale e non come periferia dell’Egitto, che è esattamente il punto in gioco.
- Derek A. Welsby, The Kingdom of Kush (1996) — colloca Kerma nella lunga storia degli stati nubiani, fino ai faraoni di Napata e Meroe.
- Charles Bonnet, i rapporti di scavo della città — dallo scavatore che l’ha riportata alla luce viene il quadro archeologico su cui poggia oggi ogni ricostruzione, comprese le date e la tesi del regno urbano.