In breve
Fra il 1650 e il 1180 a.C. circa, sull’altopiano dell’Anatolia centrale, gli Ittiti costruirono uno dei grandi stati dell’età del bronzo, con capitale a Hattuša e una lingua indoeuropea scritta in cuneiforme. Nel 1274 a.C. affrontarono l’Egitto di Ramesse II nella battaglia di Qadeš e nel 1259 a.C. firmarono con lui un trattato di pace: il più antico di cui si conservi il testo, oggi ricordato da una copia esposta alla sede dell’ONU. Sapevano fondere il ferro, ma non lo producevano in massa né ne detenevano il segreto: il metallo restava raro e di prestigio, mentre il bronzo dominava armi e utensili. La vera età del ferro sarebbe venuta dopo il loro crollo, non durante.
Contesto
L’altopiano anatolico centrale, attorno all’ansa del fiume Kızılırmak (l’Halys delle fonti greche), era una terra alta e continentale: inverni rigidi, estati secche, adatta ai cereali in asciutta e all’allevamento di pecore e buoi più che all’agricoltura irrigua delle pianure mesopotamiche. Era però ricca di metalli. Le montagne del Tauro e del Ponto contenevano rame, argento e giacimenti di ferro; mancava invece lo stagno, indispensabile per legare il rame nel bronzo, che arrivava da lontanissimo, forse dall’Asia centrale, lungo rotte carovaniere lunghe e vulnerabili. Su questa base materiale — grano, greggi, metalli e una posizione a cavallo fra il mondo egeo e quello siro-mesopotamico — diverse comunità si organizzarono in città-stato. Fra queste alcune parlavano una lingua indoeuropea, la più antica documentata di quella famiglia, che i suoi parlanti chiamavano nesili e che gli studiosi moderni chiamano ittita. Il nome “Ittiti” è esterno e tardo: deriva dagli Ḫatti, la popolazione precedente di cui gli immigrati indoeuropei presero il posto e l’eredità. La regione conosceva già la scrittura: nel XIX secolo a.C. i mercanti di Aššur avevano impiantato colonie commerciali, i karum, il cui archivio a Kültepe documenta un traffico di stagno e tessuti in cambio d’argento.
Svolgimento
Intorno al 1650 a.C. il re Ḫattušili I unificò più centri e fece di Hattuša (l’odierna Boğazköy) la capitale; il suo successore Muršili I spinse le armate lungo l’Eufrate e nel 1595 a.C. circa saccheggiò Babilonia, ponendo fine alla dinastia di Hammurabi. Seguì un lungo periodo oscuro di lotte dinastiche. Il regno tornò grande potenza con l’Impero, fra il 1350 e il 1180 a.C.: Šuppiluliuma I, attorno al 1350 a.C., smontò il regno di Mitanni e portò il confine ittita in Siria settentrionale, dove entrò in attrito con l’Egitto. Lo scontro culminò nel 1274 a.C. presso Qadeš, sull’Oronte, dove il re Muwatalli II affrontò il faraone Ramesse II. La battaglia non ebbe un vincitore netto. Circa quindici anni dopo, nel 1259 a.C., il re Ḫattušili III e Ramesse II firmarono un trattato di pace e alleanza reciproca: è il più antico trattato di pace di cui si conservi il testo, e per questo una sua copia è oggi esposta nella sede dell’ONU a New York. Il ferro, intanto, compariva nella corrispondenza di corte come materiale raro e prezioso: una lettera ittita prometteva a un sovrano straniero una lama di “buon ferro”, scusandosi che al momento nei magazzini non ce n’era. Gli Ittiti sapevano dunque fondere e forgiare il ferro, ma lo trattavano come metallo di prestigio, non come materia di uso comune. Attorno al 1180 a.C. Hattuša fu abbandonata e incendiata, nel quadro del crollo che travolse molti stati del Mediterraneo orientale alla fine dell’età del bronzo.
Conseguenze
A breve termine, il crollo del 1180 a.C. cancellò lo stato ittita come potenza: la capitale fu abbandonata, l’archivio si interruppe e in Anatolia centrale la scrittura cuneiforme scomparve. Sopravvissero però, per alcuni secoli, piccoli regni “neo-ittiti” nella Siria settentrionale, che conservarono la tradizione geroglifica luvia e il nome degli Ittiti — tanto che la Bibbia ebraica, molto dopo, avrebbe ancora parlato di “Ittiti” senza sapere nulla del grande impero anatolico. A lungo termine conta soprattutto il ferro, ma in modo opposto al luogo comune: la sua vera diffusione venne dopo il crollo, non durante. Quando le rotte dello stagno si spezzarono e il bronzo divenne difficile da approvvigionare, il ferro — il cui minerale era localmente abbondante — passò da metallo di lusso a metallo di lavoro. L’età del ferro nacque così dalla penuria che seguì il collasso dei grandi stati del bronzo, non dal monopolio di uno di essi. Resta invece duraturo il trattato del 1259 a.C.: non tanto come atto giuridico isolato, quanto come prova che due potenze del XIII secolo a.C. sapevano regolare i loro rapporti con un documento scritto, bilingue e paritario, prevedendo estradizioni e mutuo soccorso militare.
Nel frattempo altrove
- 1.600 a.C.La dinastia Shang — Asia orientale
- 1.600 a.C.L'eruzione di Thera — Europa
- 1.500 a.C.I Veda — Asia meridionale
- 1.450 a.C.Micene — Europa
- 1.350 a.C.Akhenaton — Africa
- 1.300 a.C.La cultura Lapita — Oceania
- 1.250 a.C.Gli Olmechi — Americhe
Come lo sappiamo
Le fonti sono di due ordini che si controllano a vicenda. Il primo è l’archivio di Hattuša, migliaia di tavolette in cuneiforme scoperte a Boğazköy a partire dal 1906 e in gran parte in lingua ittita, decifrata da Bedřich Hrozný nel 1915. Contengono trattati, leggi, rituali, corrispondenza diplomatica: sono documenti di corte, redatti dal potere e sul potere, e vanno letti come tali. Il secondo ordine è egiziano: le iscrizioni di Ramesse II sui templi di Karnak, Luxor e Abu Simbel raccontano Qadeš come un trionfo personale del faraone. È il confronto fra le due tradizioni a permettere di correggere entrambe. Qadeš è un caso da manuale: le fonti egizie cantano la vittoria, ma il fatto che il confine non si spostò e che il trattato seguì da pari a pari indica un esito indeciso, ed è la lettura che questa voce adotta. Il punto più frainteso è il ferro. L’idea di un “monopolio ittita del ferro”, di una tecnologia tenuta segreta e fonte della loro forza militare, è in gran parte una costruzione storiografica moderna: le lettere mostrano un metallo scarso e cerimoniale, e l’archeologia non restituisce eserciti armati di ferro, mentre il bronzo restò l’arma e l’utensile normali per tutta la durata dell’impero. Resta incerta anche la cronologia assoluta: le date qui usate seguono la cosiddetta cronologia media, ma oscillano di alcuni decenni a seconda dei sincronismi astronomici accettati.
Approfondimenti
- Trevor Bryce, The Kingdom of the Hittites (2005) — la storia politica di riferimento, che ricostruisce l’impero tavoletta per tavoletta e ridimensiona con cautela il mito del ferro.
- Trevor Bryce, Life and Society in the Hittite World (2002) — l’altra faccia: come si viveva, si coltivava e si commerciava, oltre i re e le battaglie.
- Il trattato ittito-egizio del 1259 a.C. — da leggere nelle due versioni, quella egizia sui muri dei templi e quella ittita su tavoletta: due racconti dello stesso patto.
- Le tavolette di Hattuša — l’archivio di corte da cui viene quasi tutto ciò che sappiamo, prezioso e parziale insieme, perché parla la lingua del palazzo.