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Atlante della storia umana

Età del bronzoIl sistema internazionale

La dinastia Shang

Bronzi rituali, sacrifici e ossa oracolari incise:

circa

3.300 a.C.Età del bronzo1.200 a.C.

In breve

Fra circa il 1600 e il 1046 a.C. la dinastia Shang dominò la media valle del Fiume Giallo, nella Cina settentrionale attuale. Fu uno stato in cui il potere del re era insieme liturgico ed economico: controllava il monopolio della fusione del bronzo, un’industria che occupava migliaia di operai, e amministrava il calendario e la divinazione. Il re interrogava gli antenati incidendo domande su scapole di bue e piastroni di tartaruga, le ossa oracolari (jiaguwen), che portano la più antica scrittura cinese conosciuta e che, riscoperte a partire dal 1899, sono anche il primo grande archivio di stato della Cina. La capitale finale sorgeva a Yin, presso l’odierna Anyang, scavata dal 1928; là si trovavano le fonderie, le tombe reali con centinaia di vittime sacrificate e la sepoltura intatta di Fu Hao, regina e comandante militare.

Contesto

La media valle del Fiume Giallo era una pianura di loess, il limo fine depositato dal vento e facile da lavorare anche con strumenti semplici. Vi si coltivavano da millenni i due migli del Nord della Cina — il panico e il miglio comune — insieme all’allevamento di maiali e buoi; l’agricoltura del miglio, resistente alla siccità, sosteneva villaggi densi e poi centri murati. Prima degli Shang, nel Neolitico finale, la cultura di Longshan aveva già costruito mura di terra battuta e prodotto ceramiche raffinate. Più vicina agli Shang, la cultura di Erlitou (circa 1900-1500 a.C.) aveva palazzi in terra battuta e le prime fusioni di bronzo su scala urbana: molti archeologi la collegano alla dinastia Xia della tradizione, ma l’identificazione resta discussa perché a Erlitou non è stata trovata scrittura. La premessa materiale del potere Shang era il metallo. Il bronzo richiedeva rame e stagno estratti da giacimenti spesso lontani centinaia di chilometri, trasportati, fusi e colati: una filiera lunga che solo un’autorità capace di mobilitare manodopera e rifornimenti poteva tenere insieme. Attorno al 1200 a.C. arrivò dalle steppe il carro leggero a due ruote con cavalli, che entrò negli eserciti e nelle tombe dei re.

Svolgimento

La tradizione storiografica cinese, fissata secoli dopo, attribuiva agli Shang una successione di capitali spostate più volte. L’ultima e più duratura fu Yin, presso Anyang, dove secondo lo Shiji il re Pan Geng trasferì la corte intorno al 1300 a.C. e dove la dinastia rimase fino alla caduta. È il sito che l’archeologia documenta meglio. Sotto il re Wu Ding, che regnò attorno alla metà del XIII secolo a.C., la divinazione oracolare raggiunse la sua forma più ricca: i divinatori applicavano una fonte di calore all’osso preparato, leggevano le crepe che ne risultavano come risposta degli antenati o del dio supremo Di, e poi incidevano accanto la domanda, talvolta l’esito e la verifica. Le domande riguardavano il raccolto e la pioggia, la caccia, le spedizioni militari, la nascita di eredi, i sacrifici da offrire e i giorni propizi per compierli. Il re era il sommo divinatore, il tramite fra i vivi e i morti della sua stessa stirpe. Ad Anyang lavoravano fonderie che colavano bronzi rituali con la tecnica degli stampi multipli in argilla, assemblati attorno a un nucleo: recipienti per il vino e il cibo delle cerimonie agli antenati, alcuni pesanti decine di chili. Il cimitero reale di Xibeigang conteneva grandi tombe a pozzo e centinaia di fosse con vittime sacrificate, spesso decapitate, molte identificate come prigionieri del popolo Qiang catturati in guerra. Nel 1976 fu scavata la tomba di Fu Hao, consorte di Wu Ding: non saccheggiata, restituì oltre quattrocento bronzi, centinaia di giade e sedici persone sacrificate, e le ossa oracolari la nominano a capo di eserciti. Intorno al 1046 a.C. i Zhou, un popolo del bacino del fiume Wei a ovest, sconfissero l’ultimo re Shang nella battaglia di Muye e presero il potere.

Conseguenze

Nell’immediato, la conquista Zhou non cancellò l’apparato Shang ma lo ereditò: i vincitori continuarono a fondere bronzi rituali e a praticare il culto degli antenati, e formularono la dottrina del Mandato del Cielo per giustificare il rovesciamento, sostenendo che gli Shang lo avessero perduto per cattivo governo. Fu un modo di scrivere la sconfitta del predecessore che sarebbe rimasto lo schema di ogni cambio di dinastia successivo. A lungo termine pesano tre eredità. La prima è la scrittura: i caratteri incisi sulle ossa oracolari sono l’antenato diretto e riconoscibile della scrittura cinese, che da allora non ha mai avuto una rottura completa nella sua trasmissione. La seconda è il modello di stato in cui l’autorità politica, il monopolio di una tecnologia costosa come il bronzo e il controllo del rapporto con l’invisibile stavano nelle stesse mani. La terza è storiografica: la lista dei re Shang, tramandata come leggenda, si è rivelata sostanzialmente esatta, e questo ha cambiato il modo in cui si valuta l’attendibilità delle fonti cinesi più antiche.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

Le fonti sono di tre tipi e si controllano a vicenda. Le ossa oracolari, oltre centomila frammenti incisi, sono la fonte primaria e vanno lette per quello che sono: non una cronaca, ma il registro di un archivio divinatorio di corte, che dice ciò che al re interessava chiedere agli antenati e tace il resto; è la lettura che David N. Keightley ha imposto come metodo. I bronzi rituali, alcuni con brevi iscrizioni dedicatorie, datano e collocano gruppi di potere. L’archeologia di Anyang, avviata nel 1928 dall’Academia Sinica e proseguita fino a oggi, fornisce il contesto materiale: fonderie, palazzi, il cimitero reale, la tomba intatta di Fu Hao scavata nel 1976. Le fonti testuali tramandate sono molto più tarde: lo Shiji di Sima Qian, di circa il 100 a.C., riporta la lista dei re Shang a più di un millennio di distanza. La saldatura fra le due arrivò nel 1917, quando Wang Guowei confrontò i nomi dei re incisi sulle ossa con la lista dello Shiji e trovò che coincidevano quasi del tutto: fu la prova che rese storica una dinastia fino ad allora sospettata di essere leggenda. Restano questioni aperte. La cronologia assoluta è incerta: la data del 1046 a.C. per la conquista Zhou è quella proposta dal Progetto cronologico Xia-Shang-Zhou, ma altre stime la collocano decenni prima o dopo, perché mancano ancoraggi astronomici sicuri. E soprattutto è discussa l’estensione reale del dominio Shang: la scoperta a Sanxingdui, nel Sichuan, di bronzi contemporanei ma stilisticamente lontanissimi — grandi maschere e figure che nulla hanno in comune con il repertorio di Anyang, e senza scrittura associata — mostra che nella Cina del Bronzo esistevano centri di potere non-Shang di grande ricchezza. Gli Shang furono una delle civiltà del loro tempo, non l’unica, come sottolineano Kwang-chih Chang e Robert L. Thorp.

Approfondimenti

  • Kwang-chih Chang, Shang Civilization (1980) — la sintesi che ha collocato gli Shang nel loro paesaggio economico e politico, e non li ha trattati come centro unico.
  • David N. Keightley, Sources of Shang History (1978) — insegna a leggere le ossa oracolari per quello che sono, un archivio divinatorio di corte con i suoi silenzi.
  • Robert L. Thorp, China in the Early Bronze Age (2006) — parte dagli scavi di Anyang e affronta di petto la questione dei poli coevi non-Shang come Sanxingdui.
  • Shiji di Sima Qian — la fonte tarda, di un millennio posteriore, la cui lista di re fu poi confermata dalle ossa: utile per capire come nasce la tradizione dinastica.

Riferimenti

  • Kwang-chih Chang, Shang Civilization, 1980, Yale University Press
  • David N. Keightley, Sources of Shang History, 1978, University of California Press
  • Robert L. Thorp, China in the Early Bronze Age: Shang Civilization, 2006, University of Pennsylvania Press

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