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Atlante della storia umana

Età assialeLa svolta assiale

Socrate, Platone, Aristotele

In tre generazioni si definiscono etica, politica, logica e metodo scientifico occidentali

esatto

1.200 a.C.Età assiale200 a.C.

In breve

Fra la seconda metà del V secolo e la fine del IV secolo a.C., ad Atene, tre generazioni di maestri e allievi ridefinirono il vocabolario concettuale della filosofia occidentale. Socrate (470-399 a.C.) non scrisse nulla, ma nel suo interrogare in pubblico che cosa fosse la virtù pose le domande da cui l’etica prese forma come disciplina. Platone, suo allievo, fondò ad Atene l’Accademia e affidò le proprie idee a dialoghi in cui Socrate era quasi sempre il protagonista. Aristotele, allievo di Platone e poi precettore di Alessandro Magno, fondò il Liceo e lasciò trattati sistematici su logica, biologia, politica ed etica. La loro eredità conta perché fissò le domande — non le risposte — che la filosofia occidentale avrebbe continuato a porsi per secoli.

Contesto

Atene, nel V secolo a.C., era una democrazia diretta in cui ogni cittadino maschio adulto poteva parlare nell’assemblea e sedere come giudice popolare: saperla usare, la parola pubblica, era un potere concreto. In questo clima arrivarono i sofisti, maestri itineranti che insegnavano retorica dietro compenso e spesso sostenevano che giusto e ingiusto fossero convenzioni variabili da città a città. Socrate si mosse nello stesso spazio pubblico — l’agorà, le palestre, le case dei ricchi — ma senza farsi pagare e senza rivendicare di insegnare alcunché: si limitava, diceva, a interrogare chi pretendeva di sapere.

Il contesto politico pesò sulla sua vicenda più di quanto la filosofia da sola spieghi. Atene uscì sconfitta dalla guerra del Peloponneso nel 404 a.C. ed ebbe per alcuni mesi un governo oligarchico violento, i Trenta Tiranni, fra cui figuravano ex frequentatori di Socrate come Crizia. Restaurata la democrazia nel 403, il sospetto che il suo insegnamento avesse formato uomini ostili al governo popolare non si dissipò, anche se un’amnistia formale impediva di processarlo per fatti politici. Fu in questo clima — alimentato anche da decenni di satira comica contro di lui — che nel 399 a.C. tre cittadini lo accusarono formalmente.

Svolgimento

Nel 399 a.C. Meleto, Anito e Licone accusarono Socrate, allora settantenne, di corrompere i giovani e di non riconoscere gli dei della città. Il processo si tenne davanti a una giuria popolare di alcune centinaia di cittadini; Socrate, secondo i resoconti, si difese senza implorare clemenza e fu condannato a morte per un margine di voti relativamente stretto. Rifiutò l’esilio che gli avrebbe permesso di sfuggire alla pena e bevve la cicuta in carcere, circondato dagli allievi, nello stesso anno.

Fra i presenti c’era Platone, nato ad Atene nel 428 o nel 427 a.C. da famiglia aristocratica. La morte del maestro segnò la sua traiettoria: dopo alcuni viaggi, forse in Sicilia e in Italia meridionale presso i pitagorici, fondò ad Atene intorno al 387 a.C. l’Accademia, comunità di ricerca che restò attiva per secoli. Vi affidò il pensiero a dialoghi scritti — l’Apologia, il Fedone, la Repubblica, fra i più noti — in cui Socrate discute con interlocutori diversi di virtù, giustizia, conoscenza e anima. Nella maturità Platone elaborò la teoria delle idee, secondo cui le cose sensibili sono copie imperfette di forme immutabili, e nella Repubblica disegnò una città ideale governata da filosofi.

Fra gli allievi dell’Accademia arrivò, nel 367 a.C., Aristotele, diciassettenne, originario di Stagira nella Calcidica. Vi rimase circa vent’anni, fino alla morte di Platone nel 348 o 347 a.C. Lasciò allora Atene, e nel 343-342 a.C. il re macedone Filippo II lo chiamò a corte come precettore del figlio tredicenne, il futuro Alessandro Magno. Tornato ad Atene nel 335 a.C., fondò il Liceo, scuola con una biblioteca e una raccolta di materiali naturalistici a sostegno di un programma di ricerca enciclopedico. Vi produsse trattati su logica (l’Organon, che formalizza il sillogismo come schema di inferenza valida), biologia (basata su dissezioni e osservazioni dirette, con classificazioni per genere e specie), etica e politica — quest’ultima fondata su una raccolta comparata di 158 costituzioni greche, di cui sopravvive solo la Costituzione degli Ateniesi. Molti di questi testi, a differenza dei dialoghi platonici destinati a un pubblico colto, sono giunti come appunti di corso per gli allievi del Liceo, il che spiega il loro stile spesso conciso e a tratti oscuro. Aristotele morì nel 322 a.C. a Calcide, in Eubea, dove si era ritirato dopo la morte di Alessandro, quando ad Atene tornò a circolare un’accusa di empietà contro di lui.

Conseguenze

Nel breve periodo, l’Accademia e il Liceo divennero i due poli su cui si organizzò la vita filosofica ateniese per generazioni, e presto vi si affiancarono altre scuole — stoici ed epicurei — nate in parte per reazione ai due maestri. La morte stessa di Socrate produsse un effetto immediato: diede ai suoi allievi, Platone in testa, un martire e un problema da elaborare, e la letteratura socratica che ne seguì fu in parte un tentativo collettivo di dare senso a quella condanna.

Nel lungo periodo, l’eredità dei tre pensatori è il vocabolario con cui l’Occidente ha discusso a lungo certe domande: come si deve vivere (l’etica), quali forme di governo esistono e quali sono preferibili (la politica, nella sistemazione comparativa di Aristotele), quali inferenze sono valide indipendentemente dal loro contenuto (la logica del sillogismo) e come si osserva e si classifica il mondo naturale (il metodo della biologia aristotelica). Attraverso traduzioni e commenti arabi e poi latini medievali, i trattati di Aristotele diventarono per secoli il fondamento degli studi universitari europei. Va detto con chiarezza, però, che questo non fu l’inizio della filosofia in senso assoluto: nello stesso torno di secoli, in altre regioni dell’Eurasia, altre tradizioni elaboravano in modo indipendente domande analoghe sull’etica, sulla conoscenza e sull’ordine politico, con esiti diversi e altrettanto sistematici.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

Il problema centrale di questa voce riguarda Socrate, e ha un nome consolidato nella disciplina: il «problema socratico». Socrate non scrisse una riga: tutto ciò che sappiamo del suo pensiero viene filtrato da altri, con interessi diversi. La fonte più ampia è Platone, ma Platone era anche un filosofo in proprio, che usò il personaggio di Socrate come portavoce per idee in sviluppo lungo decenni di scrittura. Su come distinguere l’uno dall’altro la storiografia si divide. Una linea, di impostazione più antica, distingue un «Socrate storico» — più vicino ai dialoghi platonici giovanili e alle Memorabilia di Senofonte, dove domina un interrogare scettico più che una dottrina positiva — da un «Socrate portavoce» che nei dialoghi della maturità di Platone, come la Repubblica, espone teorie (la teoria delle idee, l’anima tripartita) che difficilmente il Socrate storico avrebbe sostenuto in quella forma; Gregory Vlastos è il nome più associato a questa distinzione. Un’altra linea, più scettica, dubita che sia possibile isolare in modo affidabile un nucleo storico dietro la costruzione letteraria di Platone, e tratta l’intera questione come irrisolvibile con le fonti disponibili.

A complicare il quadro c’è Senofonte, generale e scrittore che conobbe Socrate e ne lasciò un ritratto più moralista e meno ironico di quello platonico, utile come controllo ma a sua volta parziale. E c’è Aristofane, commediografo, che in Le Nuvole (423 a.C., quando Socrate aveva circa 47 anni) lo mise in scena come un ciarlatano che insegna a corrompere gli argomenti e a non credere agli dei tradizionali: ritratto comico e ostile, ma prezioso proprio per questo, perché mostra come Socrate fosse percepito da almeno una parte dei concittadini vent’anni prima del processo, con accuse — empietà, corruzione dei giovani — quasi identiche a quelle formali del 399 a.C.

Per Platone la situazione è più solida: possediamo opere sue dirette, non mediate da altri, anche se la cronologia relativa dei dialoghi e l’autenticità di alcuni fra i minori restano discusse. Per Aristotele il problema è diverso: buona parte dei trattati superstiti deriva da appunti per la didattica interna del Liceo, non da opere rifinite per la pubblicazione, il che spiega uno stile spesso denso che ha fatto discutere generazioni di commentatori.

Approfondimenti

  • Platone, Apologia di Socrate — la fonte più immediata sul processo, scritta dall’allievo che vi assistette: da leggere sapendo che è anche un’arringa difensiva postuma.
  • Senofonte, Memorabilia — il contrappunto meno letterario a Platone, utile per misurare quanto del “Socrate” dei dialoghi sia costruzione filosofica.
  • Aristofane, Le Nuvole — la voce ostile e comica, indispensabile per capire come Socrate fosse visto da un contemporaneo critico vent’anni prima della condanna.
  • Gregory Vlastos, Socrates: Ironist and Moral Philosopher (1991) — la formulazione più influente della distinzione fra Socrate storico e Socrate portavoce di Platone.
  • Jonathan Barnes (a cura di), The Cambridge Companion to Aristotle (1995) — un’introduzione ai trattati aristotelici e al problema del loro stile da appunti di corso.

Riferimenti

  • Platone, Apologia di Socrate
  • Senofonte, Memorabilia
  • Gregory Vlastos, Socrates: Ironist and Moral Philosopher, 1991, Cambridge University Press
  • Jonathan Barnes (a cura di), The Cambridge Companion to Aristotle, 1995, Cambridge University Press

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