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Atlante della storia umana

Connessioni globaliLe rotte oceaniche

La stampa a caratteri mobili

Gutenberg combina metallo, torchio e inchiostro grasso

contestato

1400Connessioni globali1650

In breve

Fra la fine degli anni Trenta del Quattrocento e il 1440, l’orafo Johannes Gutenberg mise a punto, fra Strasburgo e Magonza, un sistema per riprodurre testi in serie: caratteri singoli fusi in una lega di piombo, stagno e antimonio, un torchio derivato da quelli per il vino, e un inchiostro grasso adatto al metallo. Caratteri mobili esistevano già da secoli in Asia orientale, ma solo il sistema renano incontrò un alfabeto di poche decine di segni e un mercato di acquirenti privati, e bastò a moltiplicare la produzione libraria europea di un ordine di grandezza in due generazioni. Il primo prodotto databile con certezza, nell’ottobre del 1454, fu una lettera d’indulgenza per finanziare la difesa di Cipro dai turchi; l’anno seguente uscì l’opera più ambiziosa, una Bibbia latina in circa centottanta copie. In pochi decenni la tecnica raggiunse centinaia di città europee, e il costo di un testo scritto crollò abbastanza da rendere impossibile, per qualunque autorità, controllarne per intero la circolazione.

Contesto

Prima di Gutenberg un libro europeo nasceva dalla mano di un copista: nei monasteri, e sempre più spesso, dal Duecento, nelle botteghe laiche che rifornivano le università e una borghesia urbana ormai alfabetizzata. Riprodurre un’opera di media lunghezza richiedeva mesi di lavoro specializzato, e la domanda di testi cresceva più in fretta di quanto gli scriptoria potessero soddisfarla.

Un vincolo materiale si era però già allentato: dal Duecento la carta, giunta in Europa attraverso il mondo islamico e la Spagna, affiancava la pergamena, e nel Tre e Quattrocento i mulini della valle del Reno e dell’Italia settentrionale la producevano a un costo assai più basso delle pelli conciate. Senza carta economica, moltiplicare le copie restava limitato dalla disponibilità di bestiame: le sole copie della futura Bibbia di Gutenberg stampate su pergamena, poche decine, richiesero le pelli di alcune migliaia di vitelli.

I caratteri mobili non erano un’idea nuova. In Cina l’artigiano Bi Sheng compose testi con caratteri di argilla cotta negli anni 1040; in Corea la corte Goryeo fondeva caratteri in bronzo, e nel 1377 un tempio di Cheongju vi stampò lo Jikji, il più antico libro a caratteri mobili metallici oggi conservato. La differenza non stava nell’idea, ma nella scrittura e nel mercato: un alfabeto di poche decine di lettere rende conveniente un piccolo numero di matrici riusabili all’infinito, mentre migliaia di caratteri logografici riducono quel vantaggio; e in Corea la stampa restava un’impresa di corte per testi amministrativi, non un’attività commerciale come sarebbe presto avvenuto in Europa.

Gutenberg — Johannes Gensfleisch zur Laden zum Gutenberg — nacque a Magonza intorno al 1400 da una famiglia di orafi patrizi. Nel 1428, durante uno scontro fra corporazioni e patrizi che tolse a questi ultimi i privilegi civici, i Gensfleisch furono costretti a lasciare la città; Gutenberg si trasferì a Strasburgo, dove i documenti lo attestano già attivo come orafo e tagliatore di pietre.

Svolgimento

Il primo progetto noto di Gutenberg a Strasburgo non riguardava i libri: nel 1438 un contratto quinquennale con tre soci previde la fabbricazione in serie di specchietti metallici per i pellegrini di Aquisgrana, un pellegrinaggio rimandato dal 1439 al 1440 per un’epidemia di peste. Alla morte di uno dei soci, Andreas Dritzehn, alla fine del 1438, gli eredi citarono Gutenberg in giudizio per essere ammessi all’impresa; la causa del dicembre 1439 è il primo documento a nominare un’attività segreta con piombo, stagno e antimonio fusi, delle “forme” e un torchio — mai la parola “stampa”, ma gli ingredienti erano quelli della fusione dei caratteri.

Non esiste un documento che fissi un anno preciso per l’invenzione: il 1440 di questa scheda è convenzionale, dentro la finestra aperta dalla causa del 1439 (si veda «Come lo sappiamo»). Tornato a Magonza entro il 1448, Gutenberg avviò un’officina tipografica vera e propria: nel 1450 un prestito di 800 fiorini dal mercante Johann Fust finanziò l’attrezzatura, seguito nel 1452 da un secondo prestito uguale che trasformò probabilmente il rapporto in una società editoriale.

Il primo prodotto databile con sicurezza fu, il 22 ottobre 1454, una lettera d’indulgenza a 31 righe commissionata da Paulinus Chappe, agente a Magonza del re di Cipro Giovanni II, per raccogliere fondi contro l’avanzata ottomana dopo la caduta di Costantinopoli, l’anno precedente. Seguì, in dicembre, il Türkenkalender, un almanacco a stampa che invitava alla crociata: la tipografia nasceva già come strumento di propaganda e di finanza, non solo come tecnica erudita.

L’opera maggiore fu una Bibbia latina in due volumi, composta in colonne di 42 righe: vista quasi pronta, in fascicoli sciolti, alla fiera di Francoforte dell’ottobre 1454, fu messa in vendita dalla primavera del 1455. Ne uscirono circa centottanta copie, centoquarantacinque su carta e le restanti su pergamena, ciascuna pagina composta a mano con migliaia di caratteri incisi in un punzone d’acciaio, battuti in una matrice di rame e colati in una lega di rapida solidificazione.

Il successo commerciale attirò un contenzioso: nel novembre del 1455 Fust citò Gutenberg per riavere i prestiti con gli interessi, oltre duemila fiorini in tutto, e il verbale del notaio Ulrich Helmasperger resta il documento più dettagliato sulla vicenda. Fust vinse e ottenne officina e caratteri; il suo nuovo socio Peter Schöffer, uno scrivano formatosi a Parigi che ne aveva sposato la figlia, pubblicò con lui nel 1457 il Salterio di Magonza — il primo libro a stampa con un colophon che dichiarava data, luogo e stampatore, ciò che la Bibbia di Gutenberg non porta.

Conseguenze

Nel breve periodo la stampa cambiò l’economia del libro più del suo contenuto: comporre una pagina restava lento e costoso, ma una volta composta si poteva ristampare a un costo marginale molto più basso della copiatura a mano. Entro il 1462 la tecnica non era più un segreto di Magonza: il sacco della città, durante un conflitto per il seggio arcivescovile, disperse le maestranze tipografiche, che insieme a stampatori in cerca di nuovi mercati la portarono in altre città tedesche, poi in Italia (Subiaco nel 1465, Venezia entro il 1469), in Francia e nei Paesi Bassi. Entro il 1480 esistevano officine in oltre cento città europee, entro il 1500 in oltre 250, per una produzione stimata in decine di migliaia di edizioni e svariati milioni di copie: più di quante ne avesse prodotte in un millennio la sola copiatura manoscritta.

Nel lungo periodo gli effetti furono culturali, religiosi ed economici. Un testo stampato riduceva gli errori di trascrizione che si accumulavano copia dopo copia, e permetteva di riprodurre in modo identico tavole astronomiche e illustrazioni anatomiche: un vantaggio di cui avrebbero beneficiato, un secolo dopo, Copernico e Vesalio. La possibilità di stampare in poche settimane migliaia di copie di un opuscolo in tedesco, e non solo in latino colto, fu la condizione materiale della rapida diffusione delle tesi di Lutero dopo il 1517. Le autorità impiegarono decenni a costruire censure e indici dei libri proibiti, perché il costo di produrre un testo era crollato più in fretta della capacità di sorvegliarlo; restò anche un costo meno raccontato, quello della crescente domanda di stracci di lino e cotone per la carta, che mise sotto pressione le economie tessili di raccolta in tutta Europa.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

Su Gutenberg non possediamo nessuna pagina scritta di suo pugno che racconti l’invenzione: quasi tutto ciò che sappiamo viene da atti notarili e cause civili, documenti nati per stabilire chi dovesse soldi a chi, non per descrivere una tecnica. Per questo conosciamo con precisione le cifre che doveva a Fust, e assai meno i passaggi tecnici del suo lavoro.

La datazione dell’invenzione è convenzionale, e va dichiarata come tale. Il 1440 di questa scheda non corrisponde a un evento preciso: è una cifra tonda dentro la finestra suggerita dalla causa di Strasburgo del 1439, dove i testimoni parlano di piombo, stagno, antimonio e un torchio senza mai nominare la stampa. Alcuni storici, come Albert Kapr, collocano l’intuizione decisiva già a fine anni Trenta a Strasburgo; altri ancorano l’invenzione al 1450, quando a Magonza nacque un’officina realmente operativa. Il primo prodotto databile con certezza, in ogni caso, resta la lettera d’indulgenza del 22 ottobre 1454.

Resta discusso anche l’esito della causa del 1455. La lettura tradizionale, di biografie ottocentesche celebrative, descrive Gutenberg rovinato ed estromesso dall’attività creata; una storiografia più recente, rileggendo l’atto di Helmasperger, ha osservato che la sentenza potrebbe avergli permesso di continuare a stampare su scala ridotta fino agli anni Sessanta — ipotesi compatibile con la pensione di corte che Gutenberg ricevette dal 1465 dall’arcivescovo Adolfo di Nassau, fino alla morte a Magonza nel 1468.

Infine, l’idea dei caratteri mobili non nacque in Europa: nacque in Asia orientale, secoli prima, ed è documentata da fonti cinesi e coreane indipendenti da quelle europee. Non risulta alcuna prova di una trasmissione diretta fino a Gutenberg: la lettura oggi prevalente è quella di un’invenzione indipendente, resa possibile da un contesto — alfabeto, domanda commerciale, metallurgia degli orafi renani — diverso da quello asiatico, non da un’idea superiore.

Approfondimenti

  • Elizabeth L. Eisenstein, The Printing Press as an Agent of Change (1979) — l’argomento classico su come la stampa abbia trasformato la circolazione del sapere in Europa, utile per seguire gli effetti oltre Magonza.
  • Albert Kapr, Johann Gutenberg (1996) — la biografia più solida sul piano documentario, attenta a separare quel poco che è attestato dalla leggenda successiva.
  • Stephan Füssel, Gutenberg und seine Wirkung (1999) — uno storico della stampa che ha lavorato sugli archivi di Magonza, per il dettaglio tecnico e la ricostruzione della diffusione europea.
  • Thomas Francis Carter, The Invention of Printing in China and Its Spread Westward (1925) — la storia più antica e indipendente dei caratteri mobili in Asia orientale, indispensabile per non trattare Gutenberg come punto di origine assoluto.

Riferimenti

  • Elizabeth L. Eisenstein, The Printing Press as an Agent of Change, 1979, Cambridge University Press
  • Albert Kapr, Johann Gutenberg, 1996, Scolar Press
  • Stephan Füssel, Gutenberg und seine Wirkung, 1999, Insel Verlag
  • Thomas Francis Carter, The Invention of Printing in China and Its Spread Westward, 1925, Columbia University Press

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