In breve
Fra il 28 novembre 1520 e il 6 marzo 1521 la flotta al comando di Ferdinando Magellano attraversò l’oceano Pacifico senza avvistare terra utile per novantotto giorni: fu la prima volta che una spedizione europea misurò, sulla propria pelle, quanto fosse davvero grande quell’oceano. La flotta, cinque navi e circa duecentosettanta uomini, era salpata dalla Spagna nel 1519 per raggiungere le Molucche seguendo una rotta verso ovest, nella convinzione — sbagliata — che le isole delle spezie cadessero nell’emisfero assegnato alla Spagna dal trattato di Tordesillas. Sbarcata a Guam esausta e decimata dallo scorbuto, la spedizione raggiunse poi le Filippine, dove un’alleanza appena stretta col sovrano di Cebù si rivelò fatale: Magellano morì il 27 aprile 1521 nello scontro con Lapu-Lapu, capo dell’isola di Mactan. Delle cinque navi partite, una sola, la Victoria, tornò in Spagna nel settembre 1522 con diciotto superstiti, completando il primo giro del mondo per mare.
Contesto
Il progetto nacque da un problema geografico irrisolto. Nel 1494 il trattato di Tordesillas aveva diviso il mondo non ancora esplorato lungo un meridiano nell’Atlantico, assegnando le terre a est al Portogallo e quelle a ovest alla Spagna; ma nessuno sapeva dove cadesse la linea corrispondente sul lato opposto del globo, perché calcolare la longitudine in mare restava impossibile senza uno strumento affidabile per misurare il tempo. Il Portogallo aveva già raggiunto le spezie per la via orientale, con Vasco da Gama nel 1498 e poi con una rete di porti fortificati fino a Malacca, conquistata nel 1511. Chi controllava i chiodi di garofano e la noce moscata delle Molucche — le uniche isole al mondo dove crescevano quegli alberi — poteva rivenderli in Europa con margini enormi: un premio che la Spagna, esclusa dalla rotta del Capo, non aveva ancora incassato.
Ferdinando Magellano, nobile portoghese, aveva preso parte proprio alla conquista di Malacca, dove acquisì come schiavo un giovane della regione che le fonti chiamano Enrique de Malacca e che parlava malese: sarebbe stato il suo interprete per tutto il viaggio. Caduto in disgrazia presso il re Manuele I del Portogallo per una controversia su un rimborso di spese, nel 1517 Magellano offrì i propri servizi al giovane re di Spagna Carlo I, sostenendo — sulla base di calcoli di longitudine che si sarebbero rivelati sbagliati — che le Molucche cadessero nell’emisfero spagnolo se raggiunte navigando verso ovest, attraverso un passaggio che riteneva esistesse a sud dell’America già esplorata dai castigliani.
Svolgimento
La flotta di cinque navi — Trinidad, San Antonio, Concepción, Victoria e Santiago — salpò da Sanlúcar de Barrameda il 20 settembre 1519 con circa duecentosettanta uomini. Attraversato l’Atlantico e costeggiato il Brasile, scese lungo la costa della Patagonia fino alla baia di San Julián, dove svernò fra marzo e agosto del 1520: nell’inverno australe tre capitani spagnoli si ammutinarono contro il comando portoghese, e Magellano represse la rivolta facendo giustiziare Gaspar de Quesada e abbandonando a terra Juan de Cartagena e un sacerdote complice. La Santiago, mandata in esplorazione più a sud, naufragò senza vittime.
Il 21 ottobre 1520 la flotta raggiunse l’imboccatura di uno stretto — oggi chiamato di Magellano — e impiegò circa trentotto giorni a percorrerlo fra canali stretti e maree violente; durante l’attraversamento la San Antonio disertò e tornò in Spagna. Il 28 novembre 1520 le tre navi rimaste sboccarono in un oceano che Magellano, colpito dalla calma delle acque dopo i mesi nello stretto, chiamò Pacifico.
Cominciò allora la traversata che dà il nome a questa voce. La rotta scelta, molto a nord dell’arcipelago polinesiano centrale, evitò quasi tutte le isole abitate dell’oceano: per novantotto giorni gli uomini non videro altro che due isolotti disabitati. Le provviste finirono, l’acqua imbarcata marcì e lo scorbuto — di causa allora sconosciuta — uccise diciannove uomini; i superstiti mangiarono biscotto ridotto in polvere e infestato di vermi, segatura mescolata a cuoio bollito, e i topi che riuscivano a catturare. Il 6 marzo 1521 la flotta avvistò Guam, nelle isole oggi dette Marianne. Lo sbarco finì in scontro: gli abitanti Chamorro, per cui la proprietà dei beni funzionava secondo regole diverse da quelle spagnole, presero una scialuppa dalla nave ammiraglia, e Magellano rispose uccidendo alcuni di loro e bruciando un villaggio prima di ripartire — episodio da cui nacque il nome spagnolo dell’arcipelago, Isole dei Ladri.
Il 16 marzo la spedizione raggiunse le isole che sarebbero diventate le Filippine, prima a Homonhon e poi a Limasawa, dove l’interprete Enrique scoprì di poter comunicare nella propria lingua con gli abitanti: prova che le reti commerciali del mondo malese arrivavano fin lì, ben prima che una nave europea vi mettesse piede. A Cebù, dal 7 aprile, Magellano strinse un’alleanza col sovrano locale, Rajah Humabon, che il 14 aprile 1521 si fece battezzare insieme a diverse centinaia di sudditi. Per consolidare l’alleanza, Magellano scelse di intervenire contro Lapu-Lapu, capo della vicina isola di Mactan, che rifiutava di sottomettersi: il 27 aprile, alla testa di una sessantina di uomini contro forze locali assai più numerose, fu ucciso nello scontro insieme a diversi compagni.
Conseguenze
Nella settimana successiva, Humabon fece uccidere in un banchetto altri ventisette uomini della spedizione, fra cui i due capitani rimasti, Duarte Barbosa e João Serrão: le fonti spagnole attribuiscono l’istigazione a Enrique, forse per vendetta di una libertà promessa da Magellano e mai concessa — un punto che resta indimostrato. Ridotto a un centinaio di uomini, insufficiente a governare tre navi, l’equipaggio superstite bruciò la Concepción al largo delle Filippine e proseguì su Trinidad e Victoria fino a raggiungere Tidore, nelle Molucche, l’8 novembre 1521, dove caricò chiodi di garofano quanti poté portarne. La Trinidad, che imbarcava acqua, tentò di tornare verso Panama attraverso il Pacifico, ma i venti contrari la respinsero indietro; i portoghesi la sequestrarono poco dopo, e quasi nessuno del suo equipaggio rivide la Spagna. La Victoria, al comando del basco Juan Sebastián Elcano, proseguì invece verso ovest, doppiò il capo di Buona Speranza senza fare scalo per timore dei portoghesi ed entrò a Sanlúcar de Barrameda il 6 settembre 1522: diciotto europei, su circa duecentosettanta partiti, avevano compiuto il primo giro del mondo per mare.
L’effetto più immediato fu insieme cartografico ed economico: l’oceano che i pochi superstiti avevano attraversato era enormemente più vasto di quanto ogni carta europea avesse previsto, e questo rendeva insostenibile l’idea di una linea di Tordesillas prolungabile con precisione fino alle Molucche. Nel 1529 la Spagna vendette al Portogallo, col trattato di Saragozza, i propri diritti sulle isole delle spezie per trecentocinquantamila ducati: rinunciava a un possesso che, in pratica, non era mai stata in grado di rifornire. Una rotta di ritorno praticabile attraverso il Pacifico, verso il Messico, non si trovò fino al 1565: per quasi mezzo secolo la traversata di Magellano restò un’impresa isolata, non l’inizio di un commercio regolare.
Nel frattempo altrove
- 1500La tratta atlantica — Africa
- 1517La Riforma — Europa
- 1519La caduta degli imperi americani — Americhe
- 1520Solimano — Medio Oriente
- 1526I Moghul — Asia meridionale
- 1543Copernico e Vesalio — Europa
- 1600La porcellana di Jingdezhen — Asia orientale
Come lo sappiamo
Il resoconto principale è il diario di Antonio Pigafetta, gentiluomo vicentino imbarcato come soprannumerario e uno dei diciotto tornati sulla Victoria: la sua Relazione del primo viaggio intorno al mondo, diffusa in copie manoscritte dal 1525, resta la fonte più ricca su ogni tappa del viaggio, comprese quelle di cui non sopravvive alcun resoconto indipendente. È però un testo di parte, scritto da chi aveva tutto l’interesse a presentare l’impresa come una vittoria della fede e della corona spagnola: sul lato di Guam e delle Filippine non resta nessuna voce chamorro o visaya con cui confrontarlo. Il giornale di rotta del pilota Francisco Albo, più arido ma quasi giornaliero nelle posizioni registrate, permette di controllare le date di Pigafetta e resta la base per contare i novantotto giorni della traversata.
Restano punti dichiaratamente dibattuti. Il numero esatto dei giorni senza terra varia di una o due unità a seconda di quale momento si conti come ingresso nel Pacifico. La sorte di Enrique dopo il massacro di Cebù non è nota, e con essa resta aperta una domanda che la storiografia recente pone sempre più spesso: se fosse originario del mondo malese e avesse già viaggiato dall’Asia sudorientale al Portogallo prima di imbarcarsi con Magellano, Enrique — non Elcano — potrebbe essere stata la prima persona a completare un giro del pianeta, in due tappe anziché in una. Nessuna fonte lo conferma con certezza. Infine, la memoria di Lapu-Lapu come primo resistente a un potere coloniale è una lettura filippina del Novecento: Pigafetta lo descrive come un capo locale ostile, non come un eroe nazionale, categoria che nel 1521 non esisteva ancora per nessuno.
Approfondimenti
- Antonio Pigafetta, Relazione del primo viaggio intorno al mondo (1525) — il racconto di chi c’era, da leggere sapendo che uno dei diciotto superstiti aveva ogni interesse a raccontare un’impresa riuscita.
- Laurence Bergreen, Over the Edge of the World (2003) — la sintesi più leggibile sull’intero viaggio, utile per il contesto politico fra Spagna e Portogallo.
- Harry Kelsey, The First Circumnavigators (2016) — mette al centro i marinai comuni e figure come Enrique, non Magellano: un correttivo utile alla storia dei grandi uomini.
- O. H. K. Spate, The Spanish Lake (1979) — colloca la traversata dentro la storia più lunga di un oceano già abitato e navigato da secoli, non di uno spazio vuoto in attesa di essere trovato.