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Atlante della storia umana

Connessioni globaliConquista e scambio

La Riforma

Lutero usa la stampa per rompere l'unità religiosa d'Europa

esatto

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In breve

Il 31 ottobre 1517 il monaco agostiniano Martin Lutero, professore di teologia biblica all’università di Wittenberg, rese pubbliche novantacinque tesi contro la vendita delle indulgenze. Il testo, moltiplicato in poche settimane dalla stampa a caratteri mobili, circolava in tutto il Sacro Romano Impero prima che Roma riuscisse a rispondere: era il primo grande caso in cui la tipografia batteva sul tempo l’autorità che vorrebbe controllare un dibattito teologico. Nei decenni successivi la disputa si allargò fino a spaccare in modo permanente l’unità religiosa dell’Europa occidentale, produsse guerre che durarono oltre un secolo e trasformò la stampa da novità tecnica in strumento di massa. Non era l’opera di un uomo solo: era un frate con delle tesi in latino, e un torchio già radicato in centinaia di città europee.

Contesto

Nel 1517 la stampa a caratteri mobili aveva già settant’anni di vita: entro il 1500 centinaia di città europee avevano una tipografia propria, e la stima più citata dagli storici del libro era che in mezzo secolo fossero stati stampati intorno ai venti milioni di volumi. Era un’infrastruttura già pronta, non un’invenzione di Lutero: quando le sue tesi divennero un caso, esisteva già la rete che le poteva moltiplicare in settimane invece che in anni.

La pratica delle indulgenze — il pagamento in cambio di una riduzione della pena dovuta per i peccati — era medievale e diffusa da secoli. Nel 1517 assunse però una forma specifica e interessata. Alberto di Brandeburgo aveva appena comprato da Roma la dispensa per accumulare tre sedi vescovili contemporaneamente, cosa vietata dal diritto canonico, e per pagare quella tassa si era indebitato con la banca Fugger di Augusta. Papa Leone X, che doveva finanziare la ricostruzione della basilica di San Pietro, gli concesse di vendere indulgenze nei suoi territori a condizione di dividerne il ricavato a metà con Roma: metà alla fabbrica di San Pietro, metà a estinguere il debito con i Fugger. La predicazione del domenicano Johann Tetzel, che promuoveva la vendita nei territori confinanti con la Sassonia elettorale, era dunque anche un meccanismo di credito bancario travestito da teologia.

Il terzo elemento era politico. Il Sacro Romano Impero era un mosaico di centinaia di principati, e i principi elettori — fra cui Federico il Saggio di Sassonia, signore di Lutero — avevano un interesse proprio a limitare il drenaggio fiscale verso Roma e la capacità concreta di proteggere un suddito scomodo. Senza quella protezione, la vicenda di Lutero avrebbe probabilmente seguito la sorte di Jan Hus, bruciato un secolo prima per posizioni per certi versi simili.

Svolgimento

Lutero non pubblicò un manifesto: scrisse, in latino accademico, la Disputatio pro declaratione virtutis indulgentiarum — le tesi diventate famose come le “novantacinque tesi” — e il 31 ottobre 1517 la inviò all’arcivescovo Alberto, proponendo una disputa universitaria sul valore delle indulgenze. Era un atto interno al mondo dei teologi. Divenne un evento pubblico quando qualcun altro la tradusse in tedesco e la stampò: entro poche settimane circolava a Norimberga, Lipsia e Basilea, e nel giro di due mesi in gran parte dell’Impero.

Nel 1518 Lutero fu convocato ad Augusta davanti al cardinale Cajetan, che gli chiese di ritrattare; rifiutò. Nel 1519, nella disputa di Lipsia contro il teologo Johann Eck, fu spinto a negare che un concilio potesse essere infallibile — posizione che Eck accostava a quelle già condannate di Hus. Nel 1520 pubblicò in rapida successione tre trattati — Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca, La cattività babilonese della Chiesa, La libertà del cristiano — venduti in migliaia di copie nel giro di settimane: erano pamphlet a stampa, non trattati per pochi dotti. Roma rispose con la bolla Exsurge Domine, che minacciava la scomunica; il 10 dicembre 1520 Lutero la bruciò pubblicamente a Wittenberg insieme a testi di diritto canonico. La scomunica arrivò formalmente nel gennaio 1521.

Convocato alla dieta di Worms davanti all’imperatore Carlo V nell’aprile 1521, Lutero rifiutò ancora di ritrattare e fu messo al bando dell’Impero. Federico il Saggio lo fece nascondere al castello di Wartburg, dove nell’arco di undici settimane tradusse il Nuovo Testamento in tedesco: uscì a stampa nel settembre 1522, ed era un progetto linguistico ed economico insieme, perché rendeva un unico volume a stampa accessibile a chiunque sapesse leggere il tedesco, non il latino dei chierici.

Il movimento però non restò sotto il controllo di Lutero. Nel 1524-1525 la guerra dei contadini tedeschi mescolava le sue idee di libertà cristiana a rivendicazioni sociali ed economiche concrete — fine della servitù, accesso ai boschi comuni, riduzione delle decime — e Lutero condannò i rivoltosi con un trattato durissimo; la repressione dei principi lasciò sul terreno forse centomila morti. Era il momento in cui il movimento sceglieva il campo dei principi contro quello dei contadini. Nel 1529, alla dieta di Spira, i principi che protestarono contro la revoca della tolleranza religiosa diedero origine al termine “protestante”; nel 1530, alla dieta di Augusta, Filippo Melantone presentò la Confessio Augustana, il primo testo dottrinale organico del luteranesimo.

Conseguenze

Nel breve periodo la Riforma produsse una frattura militare oltre che dottrinale: la Lega di Smalcalda raccolse i principi protestanti in un’alleanza difensiva nel 1531, e la guerra che ne seguì nel 1546-1547 — l’anno stesso della morte di Lutero, a Eisleben il 18 febbraio 1546 — si concluse con una vittoria imperiale che però non risolse nulla. La soluzione arrivò nel 1555 con la pace di Augusta: il principio cuius regio, eius religio lasciava a ogni principe la scelta fra cattolicesimo e luteranesimo per il proprio territorio, istituzionalizzando la divisione religiosa dell’Impero invece di sanarla.

Nel lungo periodo gli effetti erano almeno tre, e non tutti dottrinali. Il primo era patrimoniale: dove il principe sceglieva la Riforma, i beni di monasteri e conventi passavano alle casse pubbliche o alla nobiltà locale, un trasferimento di terre e rendite con conseguenze economiche dirette e durature, indipendenti dalla teologia che le accompagnava. Il secondo era linguistico: la traduzione luterana della Bibbia contribuiva a fissare il tedesco moderno, e l’enfasi protestante sulla lettura diretta delle Scritture spingeva — con un’intensità che restava dibattuta fra gli storici — verso reti scolastiche più diffuse nei territori riformati. Il terzo era che la frattura del 1517-1555 non si richiuse: la pace di Augusta escludeva i calvinisti, e la tensione irrisolta contribuiva, insieme a cause politiche e dinastiche indipendenti dalla religione, alla guerra dei trent’anni che dal 1618 devasterà l’Europa centrale.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

Le fonti erano abbondanti per gli standard del Cinquecento. Gli scritti di Lutero sopravvivevano quasi per intero nell’edizione critica di Weimar, decine di migliaia di pagine; a questi si aggiungevano i verbali delle diete imperiali e un corpus enorme di Flugschriften — fogli volanti a stampa, spesso illustrati per un pubblico che non sapeva leggere il latino e in parte nemmeno il tedesco scritto.

Restavano tre punti su cui conviene essere espliciti invece di scegliere in silenzio. Il primo era la scena fondativa: che Lutero abbia affisso le tesi sul portone della chiesa del castello di Wittenberg il 31 ottobre 1517 era un dettaglio che compariva per la prima volta negli scritti di Filippo Melantone, pubblicati dopo la morte di Lutero, e non in nessuna fonte contemporanea ai fatti; l’invio per lettera all’arcivescovo Alberto, quello stesso giorno, era invece documentato. La data usata in questa scheda è quella convenzionale, ma il gesto dell’affissione restava un’aggiunta successiva più che un fatto accertato. Il secondo era la celebre frase pronunciata a Worms, “Qui sto, non posso fare altrimenti”: non compariva nel resoconto immediato della dieta, ma solo nelle edizioni a stampa successive, ed era probabilmente un’aggiunta editoriale più che una citazione letterale.

Il terzo punto era storiografico e riguardava le cause della diffusione. Eisenstein attribuiva alla stampa un ruolo trasformativo quasi indipendente dal contenuto che veicolava; Scribner, studiando i fogli illustrati destinati a chi non sapeva leggere, mostrava che la propaganda a stampa funzionava insieme a predicazione orale e immagini, non al posto loro. La ricostruzione qui proposta seguiva la seconda lettura: la stampa fu condizione necessaria alla velocità della diffusione, ma la sua efficacia dipese da canali di comunicazione preesistenti — pulpiti, mercati, taverne — che il solo torchio non avrebbe raggiunto da sé.

Approfondimenti

  • Diarmaid MacCulloch, Reformation: Europe’s House Divided, 1490-1700 (2003) — la sintesi più ampia, che colloca Lutero dentro un secolo di frattura religiosa europea invece di isolarlo come un caso a sé.
  • Euan Cameron, The European Reformation (1991) — meno narrativo, più analitico: utile per capire perché il movimento attecchisce in certe regioni e non in altre.
  • Elizabeth L. Eisenstein, The Printing Press as an Agent of Change (1979) — la tesi che la stampa non fu solo un mezzo, ma una causa.
  • R. W. Scribner, For the Sake of Simple Folk (1981) — la lettura opposta, utile per capire di cosa si discute: la propaganda visiva per chi non sapeva leggere.
  • Martin Lutero, Disputatio pro declaratione virtutis indulgentiarum (1517) — la fonte primaria, breve e in latino accademico: non il pamphlet incendiario che la fama suggerisce.

Riferimenti

  • Martin Luther, Disputatio pro declaratione virtutis indulgentiarum, 1517
  • Diarmaid MacCulloch, Reformation: Europe's House Divided, 1490-1700, 2003, Allen Lane
  • Euan Cameron, The European Reformation, 1991, Clarendon Press
  • Elizabeth L. Eisenstein, The Printing Press as an Agent of Change: Communications and Cultural Transformations in Early-Modern Europe, 1979, Cambridge University Press
  • R. W. Scribner, For the Sake of Simple Folk: Popular Propaganda for the German Reformation, 1981, Cambridge University Press

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