In breve
Il 2 luglio 1997 la Thailandia lascia fluttuare il baht, innescando una crisi finanziaria che in pochi mesi travolge Indonesia, Corea del Sud e Malaysia e costringe il Fondo Monetario Internazionale a interventi senza precedenti. Un giorno prima, il 1° luglio, Hong Kong passa dal Regno Unito alla Cina dopo 156 anni di dominio coloniale, secondo la formula «un paese, due sistemi» pensata per preservarne per cinquant’anni l’ordinamento capitalistico. I due eventi non sono collegati per cause, ma condividono lo stesso momento e la stessa domanda: quanto reggono, sotto pressione, i sistemi ibridi costruiti a cavallo tra capitale globale e sovranità politica.
Contesto
Per un decennio le economie del Sud-est asiatico erano state presentate come modello: crescita a due cifre, esportazioni manifatturiere, tassi di cambio ancorati al dollaro americano e mercati dei capitali aperti agli investitori stranieri. Il termine “tigri asiatiche” descriveva Thailandia, Indonesia, Malaysia, Corea del Sud e altre economie che negli anni Ottanta e Novanta avevano attratto ingenti capitali a breve termine, spesso intermediati da banche e conglomerati con legami stretti — e poco trasparenti — con i governi. Il cambio fisso rendeva conveniente indebitarsi in dollari a tassi bassi per investire in valuta locale, ma esponeva il sistema a un rischio strutturale: se gli investitori esteri avessero perso fiducia e ritirato i capitali in massa, le riserve valutarie delle banche centrali non sarebbero bastate a difendere il cambio.
Hong Kong, colonia britannica dal 1842 dopo la prima guerra dell’oppio, era diventata nel frattempo un centro finanziario e manifatturiero di rilievo mondiale. Il suo status era già segnato: la Dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984 aveva fissato il ritorno del territorio alla sovranità cinese per il 1997, allo scadere della concessione novantanovennale dei Nuovi Territori del 1898, con l’impegno di Pechino a mantenere per cinquant’anni il sistema economico e giuridico locale attraverso una futura Legge fondamentale. Il governatore Chris Patten, insediato nel 1992, aveva tentato negli ultimi anni coloniali di allargare la rappresentanza elettiva del Consiglio legislativo, scontrandosi con l’opposizione cinese che vedeva in quelle riforme un tentativo tardivo di condizionare l’assetto post-1997.
Svolgimento
La crisi finanziaria si aprì formalmente il 2 luglio 1997, quando la Banca di Thailandia, esaurite le riserve spese per difendere il cambio, lasciò fluttuare il baht: la valuta perse in poche settimane oltre il 20% del valore. Il contagio si propagò rapidamente attraverso i canali che avevano reso possibile il boom: gli stessi investitori che si erano esposti sulla Thailandia rivalutarono il rischio sull’intera regione e ritirarono capitali da paesi con squilibri simili. Le Filippine e la Malaysia furono le prime a risentirne; il primo ministro malese Mahathir Mohamad accusò pubblicamente gli speculatori valutari, in particolare George Soros, di aver orchestrato l’attacco. Ad agosto l’Indonesia chiese assistenza al FMI; la rupia indonesiana crollò di oltre l’80% rispetto al dollaro nei mesi successivi, alimentando un’inflazione che avrebbe contribuito alla caduta del presidente Suharto nel maggio 1998. A ottobre e novembre la crisi raggiunse la Corea del Sud, settima economia mondiale, il cui governo negoziò col FMI il pacchetto di salvataggio più grande mai concesso fino ad allora, circa 58 miliardi di dollari. A metà ottobre 1997 anche la borsa di Hong Kong, il cui dollaro restava agganciato a quello statunitense, subì un attacco speculativo respinto solo con un massiccio intervento della Hong Kong Monetary Authority.
In parallelo, alla mezzanotte tra il 30 giugno e il 1° luglio 1997, una cerimonia nel nuovo centro congressi di Wan Chai sancì la fine del dominio britannico su Hong Kong: la bandiera britannica fu ammainata alla presenza del principe Carlo, del primo ministro Tony Blair e del presidente cinese Jiang Zemin, e issata quella della Repubblica Popolare Cinese accanto alla nuova bandiera della Regione amministrativa speciale. Tung Chee-hwa, armatore vicino a Pechino, divenne il primo Capo dell’esecutivo. Entrò in vigore la Legge fondamentale, che garantiva per cinquant’anni — fino al 2047 — l’autonomia giudiziaria, la libertà di stampa e il sistema economico capitalistico del territorio, mantenendo però a Pechino il controllo su difesa e politica estera.
Conseguenze
Nel breve periodo, il FMI impose ai paesi asiatici in crisi programmi di austerità fiscale, rialzo dei tassi d’interesse, liberalizzazione commerciale e ristrutturazione bancaria: condizioni che economisti come Joseph Stiglitz, allora capo economista della Banca Mondiale, avrebbero criticato duramente come inadatte a una crisi di liquidità più che di solvibilità, e come amplificatrici della recessione. La Malaysia, unica tra i paesi colpiti, rifiutò l’assistenza del FMI e impose controlli sui movimenti di capitale, una scelta allora considerata eterodossa e in seguito rivalutata da parte della letteratura economica. La crisi accelerò comunque una revisione permanente della vigilanza bancaria regionale e spinse diversi paesi asiatici ad accumulare, nei decenni successivi, riserve valutarie molto più ampie proprio per non ritrovarsi nella stessa posizione di vulnerabilità.
A Hong Kong, l’effetto più immediato della crisi finanziaria regionale fu una recessione tra il 1998 e il 1999, aggravata dalla necessità di difendere l’aggancio del dollaro locale al dollaro USA con tassi d’interesse elevati. Sul piano politico, il passaggio di sovranità del 1° luglio produsse effetti che si sarebbero manifestati soprattutto nei decenni successivi: le proteste contro la proposta legge sulla sicurezza nazionale nel 2003, il movimento degli ombrelli nel 2014, le manifestazioni di massa del 2019 contro una legge sull’estradizione e infine, nel 2020, l’imposizione diretta da Pechino di una nuova legge sulla sicurezza nazionale che ha ristretto in modo sostanziale lo spazio politico e giudiziario previsto dalla Legge fondamentale, ben prima della scadenza formale del 2047. Il principio «un paese, due sistemi», concepito per attraversare mezzo secolo, si sarebbe rivelato molto più eroso di quanto previsto già a un quarto del suo percorso.
Nel frattempo altrove
- 1966La rivoluzione verde — Asia meridionale
- 1991La fine dell'URSS — Europa
- 1994La fine dell'apartheid — Africa
- 1994Il genocidio ruandese — Africa
- 2001L'11 settembre — Americhe
- 2011Le primavere arabe — Medio Oriente
- 2015Le isole e il livello del mare — Oceania
Come lo sappiamo
La crisi finanziaria è documentata da un’enorme mole di dati macroeconomici — tassi di cambio, flussi di capitale, riserve valutarie delle banche centrali — pubblicati dal FMI, dalla Banca Mondiale e dalle banche centrali nazionali, oltre che da centinaia di interviste dirette a funzionari raccolte da Paul Blustein per ricostruire le decisioni prese nelle stanze del FMI, del Tesoro americano e dei governi coinvolti. Resta dibattuto quanto la crisi sia stata causata da una liberalizzazione troppo rapida dei movimenti di capitale imposta dagli stessi organismi internazionali, come sostiene Stiglitz, e quanto invece da un “capitalismo clientelare” interno ai paesi colpiti, come sostenevano inizialmente FMI e Tesoro americano: la storiografia economica successiva ha in parte riabilitato le critiche di Stiglitz, ma il dibattito non si è chiuso.
Sul passaggio di Hong Kong esistono fonti diplomatiche britanniche e cinesi, gli atti della Legge fondamentale e del Consiglio legislativo, e testimonianze dirette come quelle raccolte da Jonathan Dimbleby grazie all’accesso privilegiato concessogli dall’ultimo governatore Chris Patten. Resta oggetto di interpretazione quanto le riforme elettorali di Patten negli ultimi anni coloniali fossero un genuino tentativo di consolidare le libertà locali prima del 1997 o un atto politico rivolto più all’opinione pubblica britannica che a un effettivo radicamento istituzionale, e quanto l’erosione dell’autonomia di Hong Kong nei decenni successivi fosse già implicita nell’accordo del 1984 o rappresenti invece una rottura rispetto agli impegni presi.
Approfondimenti
- Paul Blustein, The Chastening: Inside the Crisis That Rocked the Global Financial System and Humbled the IMF (2001) — ricostruzione giornalistica dettagliata, basata su interviste dirette a chi negoziò i salvataggi.
- Joseph E. Stiglitz, Globalization and Its Discontents (2002) — la critica più influente alle politiche del FMI durante la crisi, scritta da chi vi assistette dall’interno della Banca Mondiale.
- Jonathan Dimbleby, The Last Governor: Chris Patten and the Handover of Hong Kong (1997) — cronaca ravvicinata degli ultimi anni coloniali, con accesso diretto al governatore.
- John M. Carroll, A Concise History of Hong Kong (2007) — inquadra il 1997 dentro la storia più lunga del territorio, coloniale e post-coloniale.