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Atlante della storia umana

Secolo delle masseRicostruzione e decolonizzazione

I diritti civili

Il movimento guidato da King ottiene la fine della segregazione legale negli Stati Uniti dopo un secolo dall'abolizione della schiavitù

esatto

1914Secolo delle masse1991

In breve

Tra il 1955 e il 1968 il movimento afroamericano per i diritti civili smantellò la segregazione legale negli Stati del Sud, ottenendo il Civil Rights Act del 1964 e il Voting Rights Act del 1965. Il boicottaggio degli autobus di Montgomery lanciò Martin Luther King come guida di una strategia di disobbedienza civile nonviolenta esplicitamente ispirata a Gandhi, culminata nella marcia su Washington del 1963 e nel discorso “I Have a Dream”. L’assassinio di King nel 1968 chiuse la fase eroica del movimento senza fermarne l’eredità legislativa e simbolica.

Contesto

Un secolo dopo l’abolizione della schiavitù, sancita dal tredicesimo emendamento nel 1865, gli Stati del Sud degli Stati Uniti restavano regolati dalle leggi Jim Crow: una fitta rete di norme statali e locali che imponeva la separazione razziale su scuole, trasporti, ristoranti, bagni pubblici e seggi elettorali, formalmente giustificata dalla dottrina “separati ma uguali” convalidata dalla Corte Suprema nella sentenza Plessy v. Ferguson del 1896. Nella pratica la separazione non fu mai uguale: le scuole, i quartieri e i servizi riservati alla popolazione nera ricevevano risorse pubbliche drasticamente inferiori, mentre l’accesso al voto veniva eroso da tasse elettorali, test di alfabetizzazione applicati in modo discriminatorio e intimidazione, spesso violenta, da parte di gruppi come il Ku Klux Klan.

Alcune crepe in questo sistema si erano già aperte prima del 1955. Nel 1954 la Corte Suprema, con la sentenza Brown v. Board of Education, dichiarò incostituzionale la segregazione nelle scuole pubbliche, ribaltando Plessy v. Ferguson e offrendo per la prima volta una base giuridica solida alla contestazione della segregazione. La Grande Migrazione, che dal primo dopoguerra aveva spostato milioni di afroamericani dal Sud rurale verso le città industriali del Nord, aveva inoltre creato una popolazione nera urbana, sindacalizzata e più esposta ai mezzi di comunicazione di massa, con maggiori risorse organizzative rispetto alle comunità rurali del Sud. Sul piano internazionale, la Guerra Fredda spingeva Washington a mostrarsi paladina della libertà nel confronto con l’Unione Sovietica, rendendo la segregazione un imbarazzo di politica estera oltre che un’ingiustizia interna. In questo clima, organizzazioni come la NAACP (fondata nel 1909) avevano già maturato decenni di battaglie legali, mentre figure come A. Philip Randolph avevano dimostrato fin dagli anni Quaranta la capacità di mobilitare pressione di massa sul governo federale.

Svolgimento

Il 1 dicembre 1955 Rosa Parks, sarta e segretaria della sezione NAACP di Montgomery, in Alabama, si rifiutò di cedere il proprio posto a un passeggero bianco su un autobus urbano e fu arrestata. Non fu un gesto improvvisato: Parks era un’attivista già formata, e la sua vicenda venne scelta dalla comunità nera locale come caso su cui organizzare una reazione collettiva. Il 5 dicembre iniziò il boicottaggio degli autobus di Montgomery, guidato dalla neocostituita Montgomery Improvement Association e dal suo presidente, il ventiseienne pastore battista Martin Luther King Jr., arrivato in città da poco più di un anno. Per 381 giorni la popolazione nera di Montgomery, che costituiva la maggioranza dei passeggeri della rete urbana, si organizzò in car pooling e cammini a piedi pur di non salire sugli autobus, resistendo ad arresti, intimidazioni e all’attentato dinamitardo contro la casa di King. Il boicottaggio si concluse il 20 dicembre 1956, dopo che la Corte Suprema, nella causa Browder v. Gayle, aveva dichiarato incostituzionale la segregazione sugli autobus pubblici.

L’esperienza di Montgomery rese King il volto pubblico di una nuova strategia, fondata sulla disobbedienza civile nonviolenta che King stesso attribuiva esplicitamente al modello elaborato da Gandhi nella campagna di indipendenza indiana, mediato in ambito cristiano dal pensiero della resistenza passiva. Nel 1957 King contribuì a fondare la Southern Christian Leadership Conference per coordinare le campagne in tutto il Sud. Negli anni seguenti il movimento si allargò con i sit-in ai banconi riservati ai bianchi avviati dagli studenti neri di Greensboro, North Carolina, nel 1960, con i Freedom Rides del 1961 organizzati dal CORE per testare la desegregazione dei trasporti interstatali, e con la campagna di Birmingham del 1963, dove le immagini della polizia locale che disperdeva manifestanti pacifici, inclusi minori, con idranti e cani ebbero un forte impatto sull’opinione pubblica nazionale.

Il 28 agosto 1963 circa 250.000 persone parteciparono alla Marcia su Washington per il lavoro e la libertà, organizzata da una coalizione di organizzazioni per i diritti civili e sindacali guidata tra gli altri da A. Philip Randolph e Bayard Rustin. Dai gradini del Lincoln Memorial, King pronunciò il discorso noto come “I Have a Dream”, che divenne il testo simbolo del movimento. L’anno seguente, dopo l’assassinio del presidente John F. Kennedy nel novembre 1963, il suo successore Lyndon B. Johnson spinse il Congresso ad approvare il Civil Rights Act, firmato il 2 luglio 1964, che vietò la discriminazione razziale nei luoghi pubblici, nel lavoro e nei programmi finanziati dal governo federale. Il 7 marzo 1965, la repressione violenta di una marcia per il diritto di voto a Selma, in Alabama — passata alla storia come “Bloody Sunday” — spinse Johnson a presentare una nuova legge, il Voting Rights Act, firmato il 6 agosto 1965, che eliminò gli ostacoli discriminatori all’accesso al voto e istituì un controllo federale sulle giurisdizioni con storia di discriminazione elettorale.

Negli anni successivi il movimento si allargò a temi economici e alle disuguaglianze urbane del Nord, mentre crescevano le tensioni con correnti più radicali come il Black Power. Il 4 aprile 1968 Martin Luther King fu assassinato a Memphis, in Tennessee, dove si trovava per sostenere uno sciopero dei netturbini. L’omicidio provocò rivolte in decine di città statunitensi e accelerò l’approvazione, il 11 aprile 1968, del Civil Rights Act di quell’anno, che vietò la discriminazione nella vendita e nell’affitto di abitazioni.

Conseguenze

Nell’immediato, il Civil Rights Act e il Voting Rights Act smantellarono l’impalcatura giuridica della segregazione: entro pochi anni la partecipazione elettorale della popolazione nera del Sud crebbe in modo marcato, in Stati come il Mississippi passando da percentuali minime a una quota paragonabile a quella della popolazione bianca, e il numero di afroamericani eletti a cariche pubbliche nel Sud aumentò costantemente nei decenni seguenti. La segregazione formale nei luoghi pubblici e nei trasporti scomparve dal quadro legale, anche se le disuguaglianze economiche, abitative e scolastiche di fatto restarono ampie e sono tuttora oggetto di dibattito politico e storiografico.

Sul piano più lungo, il movimento cambiò il linguaggio e il repertorio della protesta politica in tutto il mondo: la combinazione di disobbedienza civile organizzata, non violenza disciplinata e ricerca attiva della copertura mediatica, già sperimentata da Gandhi nella marcia del sale del 1930 e ripresa consapevolmente da King, divenne un modello imitato da movimenti antiapartheid, femministi, per i diritti degli omosessuali e ambientalisti nei decenni successivi. Il movimento contribuì inoltre a spostare la coalizione elettorale del Partito Democratico e a spingere una parte dell’elettorato bianco del Sud verso il Partito Repubblicano, un riallineamento politico ancora oggi al centro dell’analisi storica statunitense. L’assassinio di King nel 1968, seguito due mesi dopo da quello di Robert Kennedy, chiuse simbolicamente la fase di mobilitazione di massa guidata dalla leadership pacifista della prima metà degli anni Sessanta, mentre il movimento si frammentava tra ali più moderate e correnti più radicali.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

Il movimento per i diritti civili è tra gli episodi più densamente documentati della storia statunitense del Novecento: fu seguito quotidianamente dalla stampa e dalla televisione nazionale, che nella campagna di Birmingham e nella marcia su Washington trasmisero immagini in diretta o quasi in diretta a un pubblico di massa. Esistono i verbali e le sentenze dei processi (Browder v. Gayle, Brown v. Board of Education), gli archivi del FBI, che sorvegliò e in parte cercò di screditare King e altre figure del movimento, gli archivi della NAACP e della Southern Christian Leadership Conference, le registrazioni audio e video dei discorsi di King, e un ampio corpo di testimonianze orali raccolte da progetti universitari e dal Martin Luther King Papers Project diretto da Clayborne Carson. King stesso lasciò discorsi, sermoni, lettere — tra cui la celebre Lettera dal carcere di Birmingham del 1963 — e appunti autobiografici poi raccolti postumi.

Restano dibattuti, tra gli storici, il peso relativo della leadership carismatica di King rispetto all’organizzazione dal basso portata avanti da figure meno note e da organizzazioni studentesche come lo SNCC, spesso oscurate nella memoria pubblica dalla centralità attribuita a King; l’entità reale dell’impatto economico del movimento sulle condizioni materiali della popolazione nera, che alcuni storici giudicano modesto rispetto ai risultati sul piano dei diritti formali; e il ruolo dello spionaggio dell’FBI, i cui documenti, in parte desecretati solo decenni dopo, hanno rivelato l’ampiezza della sorveglianza illegale subita da King e da altri leader del movimento.

Approfondimenti

  • Taylor Branch, Parting the Waters: America in the King Years, 1954-63, Simon & Schuster, 1988
  • David J. Garrow, Bearing the Cross: Martin Luther King, Jr., and the Southern Christian Leadership Conference, William Morrow, 1986
  • Jeanne Theoharis, The Rebellious Life of Mrs. Rosa Parks, Beacon Press, 2013
  • Clayborne Carson (a cura di), The Autobiography of Martin Luther King, Jr., Warner Books, 1998

Riferimenti

  • Taylor Branch, Parting the Waters: America in the King Years, 1954-63, 1988, Simon & Schuster
  • David J. Garrow, Bearing the Cross: Martin Luther King, Jr., and the Southern Christian Leadership Conference, 1986, William Morrow
  • Jeanne Theoharis, The Rebellious Life of Mrs. Rosa Parks, 2013, Beacon Press
  • Clayborne Carson (a cura di), The Autobiography of Martin Luther King, Jr., 1998, Warner Books

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