In breve
Il 9 gennaio 2007 Steve Jobs presenta l’iPhone, messo in vendita negli Stati Uniti il 29 giugno; l’App Store, aperto nel luglio 2008, e la risposta di Google con Android trasformano il telefono cellulare in un computer tascabile sempre connesso alla rete. Nel giro di un decennio miliardi di persone nel mondo, comprese molte che non avevano mai posseduto un computer, iniziano a informarsi, comunicare, lavorare e organizzarsi politicamente attraverso un unico dispositivo portatile.
Contesto
Alla metà degli anni Duemila i telefoni cellulari erano già diffusissimi, ma “smart” in un senso molto più limitato di oggi. I dispositivi Palm, a partire dal Palm Pilot del 1996 e poi dai Treo con tastiera integrata, avevano introdotto calendari, rubriche e piccole applicazioni di terze parti, ma restavano prodotti di nicchia per professionisti. BlackBerry, marchio della canadese Research In Motion, dominava il mercato aziendale dalla fine degli anni Novanta grazie alla posta elettronica push e alla tastiera fisica QWERTY, tanto da guadagnarsi il soprannome di “CrackBerry” per la sua capacità di creare dipendenza negli utenti business. In Europa e in Asia, Nokia era il primo produttore mondiale di telefoni e il suo sistema operativo Symbian, lanciato nel 1998, equipaggiava la maggioranza degli smartphone venduti: modelli come il Nokia 9000 Communicator (1996) e la serie N offrivano navigazione web rudimentale, fotocamere e piccoli negozi di applicazioni, ma con interfacce basate su tastiere numeriche o stiloli, pensate per un uso a menu più che a tocco diretto. Microsoft, con Windows Mobile, inseguiva lo stesso mercato aziendale di BlackBerry e Palm. Mancava però un dispositivo capace di unire in un solo oggetto una vera navigazione internet, un’interfaccia pensata per le dita invece che per stiloli o tastierini, e un mercato di applicazioni aperto a sviluppatori esterni su scala di massa: era proprio su questo terreno che Apple, reduce dal successo dell’iPod nella musica digitale, stava lavorando in gran segreto dal 2004 sotto la guida di Steve Jobs, con l’obiettivo dichiarato di “reinventare il telefono”.
Svolgimento
Il 9 gennaio 2007, al Macworld di San Francisco, Steve Jobs annunciò l’iPhone descrivendolo come tre prodotti in uno: un iPod widescreen con controlli touch, un telefono cellulare rivoluzionario e un innovativo dispositivo di comunicazione via internet. Il dispositivo, sviluppato a Cupertino, in California, sotto il nome in codice “Project Purple”, aboliva la tastiera fisica a favore di uno schermo multi-touch capacitivo e di un sistema operativo derivato da Mac OS X. Il telefono arrivò in vendita negli Stati Uniti il 29 giugno 2007, al prezzo di 499 o 599 dollari a seconda della capacità di memoria, in esclusiva con l’operatore AT&T, e generò code di clienti fuori dai negozi Apple paragonabili a quelle per il lancio di una console o di un film evento. Nella sua prima versione l’iPhone non permetteva applicazioni di terze parti: Jobs immaginava che gli sviluppatori usassero applicazioni web ottimizzate per Safari, la soluzione che Apple preferiva anche per ragioni di sicurezza e controllo. La pressione degli sviluppatori e la comparsa di applicazioni non ufficiali su dispositivi sbloccati (“jailbroken”) convinsero però Apple a cambiare rotta: il 10 luglio 2008 aprì l’App Store insieme all’iPhone 3G, un negozio digitale integrato nel dispositivo dove chiunque poteva scaricare programmi di terze parti, spesso a pagamento, con Apple che tratteneva il 30% dei ricavi. Nel giro di poche settimane le applicazioni disponibili superarono le diecimila, inaugurando un’economia di sviluppatori indipendenti che non aveva precedenti su questa scala. Google, che dal 2005 possedeva la piccola startup Android Inc. e stava sviluppando un proprio sistema operativo mobile pensato inizialmente per fotocamere digitali e poi riorientato su modello BlackBerry, rispose riprogettando il progetto attorno a un’interfaccia touch dopo aver visto l’iPhone. Il primo smartphone Android, l’HTC Dream (noto anche come T-Mobile G1), arrivò sul mercato statunitense il 22 ottobre 2008, seguito a breve dall’Android Market, il negozio di applicazioni concorrente. A differenza di Apple, Google concesse in licenza Android gratuitamente a produttori terzi come Samsung, HTC, Motorola e, più tardi, decine di aziende cinesi, permettendo una diffusione assai più rapida su fasce di prezzo diverse. Tra il 2008 e il 2012 il mercato mondiale degli smartphone passò da poche decine di milioni a diverse centinaia di milioni di unità vendute l’anno, con Android che superò l’iPhone in quota di mercato globale già nel 2010-2011 pur restando Apple il produttore più redditizio del settore.
Conseguenze
Nel breve periodo l’iPhone e i suoi concorrenti Android spinsero un’ondata di innovazione hardware e software: fotocamere sempre più sofisticate, GPS integrato, reti dati di terza e poi quarta generazione (3G dal 2008, 4G LTE dal 2010), e un intero settore di applicazioni che reinventò servizi preesistenti, dai taxi (Uber, 2009) alla messaggistica (WhatsApp, 2009) fino ai social network pensati esplicitamente per il consumo mobile, come Instagram (2010). Sul lungo periodo lo smartphone divenne per centinaia di milioni di persone nei paesi in via di sviluppo il primo e unico computer mai posseduto, saltando la fase del personal computer da tavolo e portando internet in regioni dove le infrastrutture di rete fissa erano scarse o assenti. L’economia del lavoro fu trasformata dalla nascita della cosiddetta gig economy: piattaforme che assegnano corse, consegne o piccoli incarichi tramite app, retribuendo lavoratori formalmente autonomi ma di fatto coordinati algoritmicamente, un modello che ha sollevato dibattiti giuridici e sindacali tuttora aperti in molti paesi. Sul piano dell’informazione e della politica, la disponibilità di fotocamere, connessione internet permanente e social media in tasca cambiò il modo in cui le notizie circolano e le proteste si organizzano: durante le primavere arabe del 2010-2011, smartphone e social network come Facebook e Twitter furono strumenti chiave per documentare le manifestazioni e coordinare i manifestanti in Tunisia, Egitto e altrove, anche se storici e sociologi concordano che la tecnologia da sola non spiega né le cause profonde né gli esiti, spesso divergenti, di quelle rivolte. Più in generale la connessione permanente ha alimentato fenomeni discussi ancora oggi: la crescita economica e di influenza di poche grandi piattaforme digitali, preoccupazioni per la salute mentale legate all’uso intensivo dello schermo, la diffusione più rapida di disinformazione e la sorveglianza, sia commerciale sia statale, resa possibile da dispositivi che raccolgono costantemente dati di localizzazione e comportamento.
Nel frattempo altrove
- 2001La Cina nel WTO — Asia orientale
- 2004Lo tsunami dell'Oceano Indiano — Asia orientale
- 2007M-Pesa e il denaro mobile — Africa
- 2011Le primavere arabe — Medio Oriente
- 2015L'accordo di Parigi — Europa
- 2015Le isole e il livello del mare — Oceania
- 2023L'India più popolosa — Asia meridionale
Come lo sappiamo
Buona parte della ricostruzione dello sviluppo interno dell’iPhone si basa su interviste a ex dipendenti Apple raccolte da giornalisti dopo il lancio, poiché l’azienda ha sempre mantenuto una riservatezza estrema sui progetti in corso: il giornalista Brian Merchant, in “The One Device” (2017), ha ricostruito il progetto “Purple” intervistando decine di ingegneri e designer coinvolti, mentre la biografia autorizzata di Walter Isaacson, “Steve Jobs” (2011), si basa su interviste dirette con Jobs stesso condotte negli ultimi anni della sua vita. La rivalità tra Apple e Google su iPhone e Android è documentata da Fred Vogelstein in “Dogfight” (2013), che ha intervistato dirigenti di entrambe le aziende. I dati di vendita e di quota di mercato provengono da rapporti trimestrali delle aziende e da società di analisi di settore come IDC e Gartner, mentre le comunicazioni ufficiali di lancio (il keynote di Jobs del gennaio 2007, i comunicati stampa di Apple e Google) restano registrate integralmente in video e trascrizioni. Resta dibattuto quanto peso attribuire agli smartphone e ai social media nelle rivolte politiche come le primavere arabe: la studiosa Zeynep Tufekci, in “Twitter and Tear Gas” (2017), sostiene che i social media abbiano reso più facile organizzare proteste di massa ma anche più fragile la loro capacità di trasformarsi in cambiamento politico duraturo, una tesi che ha alimentato un dibattito accademico tuttora aperto tra chi enfatizza il ruolo della tecnologia e chi lo ridimensiona a favore di cause sociali ed economiche preesistenti. Discusso è anche il primato dell’invenzione dello smartphone in senso stretto: dispositivi come l’IBM Simon (1994) o i Nokia Communicator avevano già unito telefono e computer da tasca anni prima, per cui la storiografia tende a trattare l’iPhone non come la prima macchina del genere ma come quella che ne definisce il formato dominante e ne innesca l’adozione di massa.
Approfondimenti
- Brian Merchant, The One Device: The Secret History of the iPhone (2017) — la ricostruzione più dettagliata dello sviluppo interno dell’iPhone, basata su interviste a ex dipendenti Apple.
- Fred Vogelstein, Dogfight: How Apple and Google Went to War and Started a Revolution (2013) — la storia della rivalità tra Apple e Google su iPhone e Android.
- Walter Isaacson, Steve Jobs (2011) — la biografia autorizzata di Steve Jobs, con il capitolo dedicato alla genesi dell’iPhone.
- Zeynep Tufekci, Twitter and Tear Gas: The Power and Fragility of Networked Protest (2017) — l’analisi più citata sul ruolo di smartphone e social media nelle proteste politiche contemporanee.